Hands on: Silent Hill Homecoming

Mi trovo da Gamestop, cerco un Mortal Kombat qualsiasi per Playstation 2, nel mentre lancio un’occhiata allo scaffale dedicato alla terza incarnazione della console Sony e trovo l’inaspettato: una copia di Silent Hill Homecoming. Mentre fra me e me penso a come possa essere possibile la presenza del suddetto gioco – si vocifera appunto di un ritardo per la versione europea – mi trovo già in cassa a pagare i miei acquisti. Arrivato a casa monto il bluray nel lettore Playstation 3 ed eccomi alla schermata iniziale. “Nuovo Gioco”.

Premo il tasto e sono subito nel buio… sento dei rumori… accendo la torcia e mi incammino? Oppure attendo cercando di capire cosa succede?

Bentornato a casa,
Bentornato a Silent Hill.

Nel corso di questo hands on vorrei andare ad evidenziare gli aspetti fondamentali del nuovo capitolo della serie Konami, partendo con quello che è evidente sin da subito: la grafica.

Vedendo i vari stralci sulle riviste, i siti, le immagini ed i video, ero rimasto abbastanza scettico sull’aspetto grafico del titolo in questione. Ho dovuto ricredermi: ottimo sistema di illuminazione, grafica tetra, ambienti claustrofobici enfatizzati dalle ombre generate dalla nostra torcia, nebbia sempre più pesante e palpabile. Tutto quello che Silent Hill ha proposto a livello visivo nelle sue varie reincarnazioni è stato aggiornato agli standard odierni con successo. Nota positiva sulle espressioni facciali dei protagonisti; soprattutto di Alex, il nuovo protagonista, che nel corso dell’avventura, a dispetto della sua educazione militare, proverà paura e sgomento e glielo si leggerà in faccia. Nota negativa? Playstation 3 e texture non sono mai andati d’accordo, pertanto alcune di queste risulteranno davvero poco definite. Si segnala anche qualche calo nel framerate.

In Homecoming le espressioni facciali dei personaggi sono molto curate

Venendo a questioni più tattili, con lo stick analogico di sinistra muoveremo Alex nelle varie direzioni, mentre con quello destro sarà possibile guardarsi intorno. Non è necessario premere alcun tasto per correre, poichè si potrà regolare l’andatura del protagonista con lo stick analogico sinistro. Alex è un soldato, il suo addestramento militare ha delle influenze sul sistema di combattimento. Per combattere contro le mostruosità che ci si pareranno davanti, sarà necessario equipaggiare un’ arma fra quelle presenti nel nostro inventario, richiamabile tramite la semplice pressione di un tasto. Una volta entrati in posizione di combattimento si potranno sferrare colpi rapidi o pesanti, oppure una combinazione dei due, innescando delle combo. Avremo anche la possibilità di schivare i colpi dei nostri avversari: sarà possibile sfruttare questa abilità di Alex anche quando non siamo in posizione di combattimento, rendendo più agevoli le eventuali fughe.

Il primo avversario che incontreremo sarà uninfermiera con la passione per le lame.

Oltre che per massacrare i vari avversari, le armi possono essere usate per aprire dei varchi, forzare serrature, armadi e quant’altro. L’interazione con l’ambiente è sicuramente migliorata rispetto al passato, niente di trascendentale, ma ad esempio se andiamo addosso ad alcuni oggetti, questi non rimarranno impiantati al suolo come statue di marmo: cadranno facendo rumore e rotolando in giro. Bisogna quindi muoversi cautamente in spazi ristretti, non si sa mai che qualche mostro se ne abbia a male se gli arriva qualcosa addosso. Nel gioco sono previste anche armi da fuoco, ma attualmente non ho ancora avuto modo di trovarne.

Stando a quanto visto ora, il potenziale per un buon Silent Hill c’è. La storia, come sempre, è studiata per interessare il giocatore senza mai rivelargli troppo; il sistema di controllo è finalmente fluido e ben congegnato. Altra nota positiva sono i caricamenti davvero ristretti ed una migliore gestione degli ambienti: è sparito quel bruttissimo stacco quando si entra in una qualsiasi porta, finalmente anche Silent Hill abbandona la struttura a stanze, rendendo l’esplorazione degli ambienti più continua.

Alcuni dubbi rimangono: il sistema di dialoghi, una delle novità del gioco, pare abbastanza inutile ai fini del gioco. Altro timore è che il sistema di combattimento alla lunga possa mettere troppo in vantaggio il giocatore sulle varie creature, andando quindi a distruggere la sensazione di impotenza del protagonista, anche se fino ad adesso il pathos non è mai andato a calare, e a livello generale rimane comunque una sensazione di “more of the same”.

Concludo dicendo che siamo di fronte al solito Silent Hill, con un pizzico di action. Non aspettatevi quindi un gioco rivoluzionario o con meccaniche innovative. Per i fan della serie Homecoming promette bene, per tutti gli altri è comunque un buon titolo.

Scusatemi ora, ritorno fra le nebbie ed i silenzi di Silent Hill.

7 commenti su “Hands on: Silent Hill Homecoming”

  1. Sono proprio curioso di sapere se alla fine si rivelerà un buon titolo degno della saga, dato che il team è completamente nuovo e americano. Certo che peggio del 4 non avranno fatto sicuramente, e ciò mi rincuora. 😀

  2. well done Cherno.

    Premetto che non ho mai giocato un titolo della serie, se non i primissimi minuti del primo capitolo, tuttavia la recensione fa capire perfettamente ed in maniera esaustiva com’è strutturato il gioco e cosa ci si possa aspettare dal gioco; sia per quanto riguarda i pregi che per quanto riguarda gli aspetti lacunosi.

  3. Riporto le impressioni finali di Cherno sul gioco:

    silent hill 1 e 2 rimangono irrangiungibili.
    Questo capitolo presenta un paio di tocchi di classe nella narrazione che mi han dato da pensare.
    Come pensavo i dialoghi sono pressochè inutili, tranne qualcuno che determina il finale.
    Ci sono un paio di enigmi vecchia scuola Silent Hill, ma solo un paio.
    Si pesta abbastanza.
    In generale esperienza di gioco piacevole.
    I finali sono deludenti, nel senso che sono fatti di fretta e furia. Potevano dare di più. Questa cosa mi ha fatto girare parecchio le palle.

  4. Mi chiedo quanto si debba considerare, in fase di valutazione, l’opinione dei fan. Ovvio che a loro basterà la solita minestra riscaldata, come è altrettanto ovvio che guarderanno con scetticismo ai cambiamenti. Mi sembrano dettagli ininfluenti e anzi pericolosi, qualora ci si lasci condizionare dal conservatorismo dei poveri fanatismi. Per il resto, la prima impressione di Cherno conferma i pessimi auspici che nutro in merito a questo titolo.

  5. Credo che l’opinione dei fan in fase di valutazione sia nulla. In una recensione
    però non è detto che lo scopo sia dire “il prodotto è unammerda” oppure “il
    prodotto è magnifico”, o almeno, può non essere lo scopo principale. Io credo
    che sia utile scrivere esattamente cosa è fatto bene e cosa no, cosicchè uno possa
    farsi un’opinione a prescindere dal gusto del recensore.

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