Strange games

Scartabecommodore64llando un po’ su un sito che elenca quasi tutti i giochi usciti per Commodore 64 mi è tornata la voglia di provarne qualcuno. Tra i vari classici che hanno riempito l’infanzia e l’adolescenza di molti videogiocatori e la soverchiante quantità di immondizia ho notato la presenza di alcuni titoli quantomeno fantasiosi, seppur non sempre realizzati ottimamente. La softpedia del piccolo Commodore contiene veramente di tutto (praticamente ci sono gli embrioni di qualsiasi genere si sia affermato nel corso degli anni). Osservando meglio l’amalgama formato da quei giochi di cui spesso si sono persi gli autori e, in molti casi, di cui è difficile ricavare l’anno di pubblicazione, segni dell’inevitabile caos e della natura prettamente artigianale dell’industria ancora acerba, realizzabili da una sola persona e pubblicabili senza troppi vincoli, è emerso un quadro non ben definibile ma decisamente omogeneo fatto di anarchia e ostentazione del peggiore dei bigottismi, di goliardia e di conservazione, di moralità, immoralità e amoralità. Insomma, gli sviluppatori erano così liberi e il territorio che stavano attraversando era quasi completamente inesplorato che spulciando nell’immane quantità di videogiochi realizzati negli anni 80 e nei primi anni 90 è possibile scoprire forme di pensiero molto differenti tra loro e, soprattutto, una ricchezza tematica e una eterogeneità di immaginari che è andata completamente perduta nei videogiochi commerciali moderni. In minima parte si può trovare qualcosa di assimilabile nel mondo degli sviluppatori indie, ma non è la stessa cosa: i due fenomeni si somigliano, ma non sono sovrapponibili.

Questo articolo nasce dall’aver scoperto o ricordato alcuni titoli insoliti sia per il tema che per la rappresentazione. Dei molti che ho scovato ho realizzato una piccola e spero indicativa selezione, essendo impossibilitato a parlare di tutti. Ad esempio ho scelto volontariamente di tenere fuori tutte le opere realizzate con il S.E.U.C.K., anche se giochi come Poo Poo – The Bathroom from Hell avrebbero meritato ampiamente di finire nella lista. Simulatori di sauna o di scasso di casseforti non sono mancati, così pure un simulatore di serenata, ma magari li teniamo per una seconda puntata. Volendo avevo rintracciato anche un simulatore di roulette russa, a dirla tutta, ma alla fine ho dovuto scegliere ed eccoci qua con i nostri otto strani titoli per Commodore 64 che spero riescano almeno a strapparvi un sorriso.

Sodoma
1984 – VDF
Ma che bello! Un videogioco dedicato agli ultimi giorni della città distrutta da un Dio biblico particolarmente infuriato perché gli abitanti giocavano tutto il giorno a fare il trenino! No, non proprio. Sodoma si conquista un posto d’onore in questa carrellata di freak videoludici per il suo concept surreale e volgarissimo. Il giocatore è chiamato a interpretare un membro maschile (come sono scientifico) che deve riuscire a… impalare al volo dei culi che cadono dal cielo. La difficoltà consiste nella velocità di caduta delle natiche e nel fatto che è richiesta una certa precisione nell’impalamento. Premendo il tasto di fuoco è possibile accelerare la velocità di movimento del pene consumando degli spermini. Notevole il secondo livello, in cui lo sviluppatore ha compiuto delle scelte cromatiche degne di un alcolizzato che ama vomitarsi nelle mutande (azzurrino fosforescente su bianco… suvvia).

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Da ricordare: penetrando le natiche in cima allo schermo compare la scritta: “oh, la’ la’!!!”.

Bonduelle Soccer
1987
Bonduelle è una copia carta carbone di International Soccer della Commodore, ma con una particolarità: i giocatori hanno la forma di grosse patate. Probabilmente si tratta di un titolo promozionale per il marchio Bonduelle (non ci metterei la mano sul fuoco), ma fa un certo effetto vedere queste enormi mongolfiere gialle con le gambe e le braccia che prendono a calci un pallone. Oltretutto gli sviluppatori hanno deciso di usare il colore giallo per entrambe le squadre, distinguendole soltanto con una fascia colorata, scelta che rende molto confusionaria l’azione. Attenzione: dopo aver giocato a questa roba, passa completamente la voglia di mangiare patate (ormai le vedo correre nel piatto dando calci ai pomodori pachino… mi dispiace ucciderle).

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Da ricordare: i portieri patatosi che quando si tuffano per parare un tiro sono la cosa più goffa vista sui monitor di questo pianeta.

Crucifixion
1986 – Schlunz, 701 & Stoffel
Qui andiamo sul blasfemo. In Crucifixion il giocatore è alla guida di due legionari romani che, schivando i fulmini lanciati da Dio, devono accerchiare Gesù costringendolo a salire sulla croce posta al centro dello schermo. Un legionario parte dalla sinistra del crocifisso, l’altro dalla destra. I movimenti sono limitati a destra-sinistra, mentre premendo il tasto di fuoco si cambia legionario. Nonostante le meccaniche molto semplici, Crucifixion è difficile da giocare, soprattutto perché i fulmini sono così veloci che sono impossibili da schivare. Ovviamente il gioco si fa notare per il suo tema, ovvero per la presenza di un Gesù riluttante a farsi crocifiggere, di un Dio che prova ad aiutarlo in tutti i modi e per una certa ironia di fondo sottolineata dalle musiche di accompagnamento e da alcuni elementi alieni al contesto come un’astronave che, finita la partita, attraversa la parte alta dello schermo.

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Da ricordare: l’omino in carrozzella che passa in fondo allo schermo quando si perde una vita.

AMP – Attack of the Mutant Pricks
19xx – Jeff Minter
Avete presente Attack of the Mutant Camels di Jeff Minter? Sì, parlo di quello con i cammelli giganti che camminano verso destra che il giocatore deve cercare di distruggere schivando i loro malefici attacchi? Bene, Attack of the Mutant Prick è lo stesso identico gioco, accreditato allo stesso autore, probabilmente in vena di scherzi, soltanto che al posto dei cammelli ci sono degli enormi peni. Non si può dire che i pionieri dello sviluppo dei videogiochi mancassero d’ironia e di volgarità… in fondo è proprio per questa anarchia creativa che ci piace ricordarli e parlare di loro, cercando di non farli cadere nell’oblio.

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Da ricordare: fa una certa impressione sorvolare una selva di peni giganti.

Attack of the Tomato
1984 – Ellis Horwood Ltd.
Nei panni di un’astronave bianca bisogna distruggere dei pomodori giganti che arrivano dondolando dalla parte destra dello schermo, colpendoli più volte. Tutto qui. Il gioco è lento e scatta da morire, ma l’idea di fondo è di quelle folli e quindi un po’ mi piace. Sembra più un esercizio di programmazione che un gioco commerciale, ma è abbastanza pazzo da meritare di essere inserito in questa carrellata di stranezze videoludiche.

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Da ricordare: i pomodori che scoppiano.

Mani
198x – CE.S.E./Super G
Immaginate un tizio digitalizzato che occupa tutto lo schermo e che batte le mani ritmicamente. Ecco, ora indovinate quante volte ha battuto la mano destra, quindi la sinistra. Questo è Mani. L’idea è talmente ridicola e la meccanica di gioco così povera che sfiora il sublime, anche perché ultimamente siamo talmente pieni di videogiochi di abilità che teoricamente dovrebbero mettere alla prova il nostro cervello, che possiamo considerare Mani un antesignano all’amatriciana del genere (pare sia stato realizzato in Italia). E ora, battiamo le mani tutti insieme e mettiamoci a contare!

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Da ricordare: colui che si è fatto digitalizzare battendo le mani. Se passi da queste parti, mandaci una foto o, almeno, salutaci!

Pianetozzo
Super Game 2000 n°11
Il gioco è degno di entrare in questa carrellata per un solo, infimo particolare: il titolo. Più che altro quello che gli hanno dato i pirati italiani, visto che l’originale Inglese è molto diverso e molto più serio (vediamo chi lo trova). Pianetozzo è eco di Vito Catozzo o di un Diego Abatantuono in grande spolvero. Leggendolo veniamo catapultati dritti negli anni ottanta dei paninari e delle chiome esplose sopra le teste della gioventù disimpegnata figlia degli anni di piombo. Quindi, care le mie squittinzie (c’è un serio dibattito in rete se la parola vada scritta con una o due ‘t’), del gioco possiamo pure non parlare… tanto che ci frega?

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Da ricordare: il titolo.

Chomp!
Cosmi – 1989
Anche su Commodore 64 c’erano degli acquari virtuali, ma erano molto diversi da quelli placidi che girano ora su computer e console. Niente relax e niente pace dei sensi new age, sull’8 bit più famoso di mamma Commodore vivere in un acquario era una tortura: bisognava procacciarsi il cibo e cercare di crescere abbastanza da non essere divorati dagli altri pesci. Bisognava inoltre saltare da un acquario all’altro, cercando di non finire fuori dalla vaschetta. La crescita era spropositata, come quella del sistema economico americano negli anni 80, una specie di yuppismo virtuale sotto forma ittica; la meta era diventare un enorme predatore capace di divorare tutta la concorrenza, una fantastica metafora di quegli anni, insomma.

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Da ricordare: la sequenza di morte con il pesciolino gettato nel cesso.

16 commenti su “Strange games

  1. grandissimo articolo, potrei amarti pure io ma non oso intromettermi nella tua relazione con alex. a meno che non si voglia organizzare una cosa a tre 🙂

  2. A parte l’erezione, e la strana coincidenza (con un amico, sabato scorso, abbiamo passato una serata come coglioni a caricare giochi del 64 su un emulatore, facendo a gara a chi si ricordava i titoli dei giochi)

    Vorrei far notare che l’astronave che passa, come dice Karat, in Crucifixion potrebbe essere una citazione di Brian di Nazaret imho..

    8)

  3. avrebbe dovuto essere exerion. scommetto che non è meglio di exerion. exerion è bellissimo. non assomiglia nemmeno a buck rogers (che è brutto). mannaggia!

  4. lo sprite dell’astronavina è praticamente lo stesso. ho il sospetto che abbiano fatto exerion senza lo sfondo. brr!

  5. Pianetozzo è Trilistron della QuelleSoft/CRL. Da notare che il numero delle lettere di entrambi i titoli è uguale (dieci) e la cosa non dovrebbe essere casuale (così almeno sosteneva un cruncher che all’epoca lavorava nell’ambiente delle cassette piratozze… mi pare che in alcuni casi fosse necessario inventarsi un titolo proprio anagrammando le stesse lettere di quello originale e che l’operazione non fosse così banale, infatti a leggere certi nomi un po’ forzati di giochi tarocchi si nota :asd: ).

    I cloni di Boulder Dash, se escludiamo quelli fatti con l’apposito Construction Kit (effettivamente una piaga quasi al livello del SEUCK :asd: ), non è che fossero poi tanti… non me ne vengono in mente a parte FlaschBier (basato sul popolare personaggio dei fumetti tedesco Werner), stroncato dalle riviste inglesi dell’epoca perché crucco, ma in realtà piuttosto divertente.

  6. Ho dei vaghi ricordi di “Mani” usato nel programma televisivo degli anni 80 “Tandem”, condotto peraltro dall’ottimo Frizzi.
    Anzi, se qualcuno è altrettanto vecchio e si ricorda la pletora di giochi per C64 che hanno usato in quel rutilante show e ne scrive i titoli, prometto anche un “oh,là là!”.
    E voglio esagerare, offro anche un “Perbacco” e un “Perdinci”!

  7. Un paio di precisazioni:
    -AMP non è di Jeff Minter, è un semplice hack realizzato da qualche disgraziato
    -MANI venne realizzato per una trasmissione della RAI, ovvero Tandem con fabrizio Frizzi. I concorrenti si sfidavano in vari giochi, tra cui questo. Diversi anni dopo uscì in edicola una raccolta con alcuni dei giochi utilizzati nello show. Tra i tanti ricordo Ammazza Media, Alfabeto pazzo, Cactus, Luna, Occhi, Compleanno e SuperGame.
    -PIANETOZZO è il nome “pirata” del gioco Trilistron, pibblicato originariamente in inghilterra dalla Q.Soft. All’epoca in edicola c’erano numerose compilation di giochi pirata con titoli cambiati, in questo modo gli editori italiani sfruttavano un vuoto legislativo e non erano perseguibili.

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