La fine di GamePro

Quel che mi appresto a sfogliare è l’ultimo numero di GamePro, rivista a cui abbiamo augurato tanta fortuna in occasione del suo primo numero, su questo stesso blog. Di pagine ne sono state sfogliate in questi mesi e nell’ultimo periodo abbiamo anche salutato l’ingresso di Stefano Silvestri arrivato per affiancare Marco Accordi Rickards nella gestione della rivista che non navigava in buone acque già da diversi mesi. Purtroppo secondo Sprea, tutto questo non è bastato. Colpa dell’eccessiva italianizzazione della rivista? Fine dei fondi? Non ci è dato saperlo, o forse sì (se siete stati attenti). gamepro 27

Di tutta la mondezza che è uscita fuori in seguito a questo triste annuncio a noi ormai frega poco, perché alla fine gli unici sconfitti, chi sono? I lettori. GP checché se ne dica era l’unica rivista che affrontava il videogioco con un linguaggio e degli articoli più maturi. Ricca di approfondimenti e di interviste interessanti (sì, anche quelle italiane) era comprata soprattutto dai videogiocatori più scafati e meno interessati alle solite recensioni per microcefali. Adesso cosa ci resta? Siamo certi che stiamo per arrivare ad una svolta, una nuova era di informazione ci attende, probabilmente non resterà quasi più niente nelle edicole. Lo spazio sarà relegato alle riviste di gossip, gazzette varie e Cioè che regala i profumini alle undicenni in fase premestruale.

La chiusura di GamePro è assimilabile all’apertura del vaso di Pandora; la notizia ha funzionato da casus belli per molti degli operatori di primissimo piano dell’editoria italiana, fornendo loro la scusa per calare la maschera e divulgare tutte le tensioni e tutti i conflitti (in precedenza ipocritamente taciuti o mistificati) che animano il settore. Su tutti i grandi forum e su parecchi blog hanno imperversato e continuano ad imperversare aspre discussioni e vere e proprie dichiarazioni di guerra tra le varie fazioni, che giocano una partita che (a loro detta) verte su etica, rispetto del lavoratore e della libera concorrenza. Persino il lettore meno attento si trova a dover dubitare, ora, di rapporti lavorativi decennali spacciati per sincere amicizie sulle pagine di riviste con qualche lustro di storia alle spalle, ma che in realtà serbano rancori e perplessità covate per molto tempo.

Senza addentrarci nel merito delle inchieste e delle denunce sinora portate avanti (le quali sicuramente saranno arricchite di nuove e sorprendenti puntate, tanto ramificate che già da varie parti fanno capolino dei post riassuntivi), cerchiamo di individuare e definire per bene il problema principale: in Italia i videogiochi interessano veramente a qualcuno? Siamo appena divenuti orfani del magazine che più di tutti in edicola aspirava a trattare il medium videoludico da una prospettiva culturale piuttosto che dalla mera valutazione dei prodotti più recenti; la carta stampata vive un presente segnato da un futuro tutt’altro che roseo (una nota rivista per PC esce con 16 pagine in meno), e attende che le venga sferrato il colpo definitivo – la cosiddetta rivoluzione – che sia in grado di resettarla e di attrarre nuovi e migliori investimenti; i pochi saloni dedicati ai videogiochi non sono assolutamente all’altezza dei corrispettivi europei ma gli organizzatori non perdono occasione per farsi concorrenza sovrapponendosi nel tempo (invece di diversificare e potenziare l’offerta, s’intende); il nostro Paese rappresenta un mercato software da 670 milioni di euro (dati AESVI) eppure le aziende (le software house) operanti nel settore si contano sulle dita di una mano. La situazione, insomma, non è delle più piacevoli.

Nel frattempo, per rimediare mi sono abbonato a GamesTM perché sento ancora il piacere della lettura sul mio water.

29 commenti su “La fine di GamePro

  1. Bravo joe!

    l’attenzione deve essere riportata su noi lettori, non sulle lotte economiche.

    Alla fine chi paga più di tutti siamo noi, orfani di numerose riviste in questi anni!

  2. Condivido tutto l’articolo: la vera parte lesa sono i lettori sia per la mancanza di proposte valide, sia per la delusione che gli eventi collaterali hanno portato.

  3. Comincio a capirci veramente poco.
    A me par tutta una merda.
    Comunque avevo deciso di smettere di spendere in riviste già due mesi fa, avevo deciso di tenere solo Game Pro, multipiatta con articoli tutto sommato piacevoli, ma poi la svolta italiana mi ha un po’ schifato.
    La chiusura ha risolto il mio dubbio.
    ADSL e siti inglesi, per me, d’ora in avanti.
    Basta minchiate all’italiana.

  4. Ben lieto di non essere mai stato nel novero di chi ha spacciato rapporti lavorativi decennali per amicizie. Chiunque siano le persone a cui si fa riferimento.

    Paglianti, Tradardi, Ravanelli, Ualone, Babich, Rovati, Beretta, Abietti, Laviano e altri ancora. Persone con cui ho condiviso anni e anni di lavoro. Con le quali sono ancora assolutamente amico. Ma anche tanto.

    Saranno problemi altrui.

  5. Non so se siano effettivamente dei problemi, ma tutto contribuisce a generare confusione nello spettatore esterno.

    A proposito, visto che sei qui, vorrei chiederti se hai qualche progetto in cantiere di cui puoi parlarci 😀

  6. Caro gorman, posso assicurarti che alla luce del marasma che è venuto fuori, per te e alcuni altri conservo ancora una profonda stima. Da oggi in poi continuerò a comprare TGM (per affetto e abitudine) e nient’altro qui in Italia, sperando in tempi migliori (che probabilmente arriveranno solo online).

  7. La vittima sarebbe stata comunque il lettore anche se GamePro fosse rimasta aperta.

    Di sicuro su Game Pro scrivevano i migliori talenti del giornalismo videoludico italiano, però il filtro d’ingresso alla rivista era nullo: bisognava saper scrivere (skill non scontata ma non siamo più nel primo cinquantennio del Novecento) ed essere disposti a fare gli schiavi.

    In questo contesto i lettori perdevano qualcosa ogni mese: gli articolisti bravi il cui lavoro era anche economicamente riconosciuto, che infatti lavoravano altrove.

    Io, poi, sono convinto che le vicende del budget sono vere a metà, per forza di cose quello corrisposto dalla casa madre doveva essere più alto (non bisogna essere esperti di economia aziendale per domandarsi chi si prenderebbe la responsabilità di dare luce verde ad un progetto con un budget simile?), magari non tutti erano sottopagati, perché la redazione non è fatta di soli giornalisti e grafici.

  8. Joe 670M euro/anno sono un mercato piccolissimo visti i budget dei progetti ed i costi di produzione, considera che in quel mercato mangiano tutti: developer, publisher, editoria, distributori, grossisti, commercianti al dettaglio. Per dirne una, il mercato Tedesco naviga attorno ai 3 MILIARDI di euro l’anno. E non è che la loro situazione industriale sia migliore della nostra…

    L’Italia non ha mercato. Punto. Lo dimostra anche l’industria dei giochi massivi, che considera l’Italia meno di Romania e Repubblica Ceca, come potenziale parco clienti (e non sarà un caso che nei suddetti paesi la banda larga è più diffusa che da noi, come anche gli hotspot gratuiti).

  9. @emanuele

    Nessun progetto in cantiere, lavoro per Giunti Editore come direttore della divisione Consumer New Media. Per ora nulla.

  10. A me pare invece che la cosa passi inosservata come una guerra tra tribù in qualche giungla di qualche isola sconosciuta. In fin dei conti quello che viene scritto da una rivista non è potenzialmente diverso da quello che viene scritto su web da chiunque, da chi ha un portale a tema a chi ha un blog in cui mette le sue opinioni. Forse si è preteso troppo da una stampa che per lo meno da noi non è così richiesta e che va a far parte di tutte le cose accessorie di cui poi non si sente così tanto il bisogno, almeno per la maggior parte dei videogiocatori. Senza per questo renderli microcefali. Insomma, il destino era diventare un prodotto di nicchia (o perseverare nell’esserlo) perché l’altra via di sopravvivenza era diventare prodotto di massa perdendo appeal.

    Per come la vedo io il giocatore interessato non ha bisogno di una rivista, ha bisogno di dati e opinioni argomentate, in qualsiasi forma.

  11. eh grazie mille, almeno te. “rivedetevi lo storico dei suoi commenti”, manco fossi un mostro o un lamer…

  12. ..tristezza, questo articolo arriva come un fulmine a ciel sereno per quanto mi riguarda.. avevo già preso l’ultimo numero, ma tra una cosa e l’altra, non mi ero ancora letto l’editoriale con l’infausta notizia!

    Che dire, mi spiace moltissimo per la redazione, che ha svolto davvero un ottimo lavoro in tutti questi numeri.. era l’unica rivista cartacea che continuavo a comprare con assiduità! [addirittura, l’anno scorso, mi ero fatto arrivare uno dei primi numeri col servizio arretrati.. non mi era mai capitato prima d’ora!]

    In bocca al lupo, di cuore, al buon Metalmark e a tutti gli altri.. 🙂

  13. @Joe
    ..ehm, ehm.. in effetti stamattina ho letto un po’ in giro, dalla discussione sul forum di GamesVillage al blog di ZAVE..
    Che delusione! Non immaginavo ci fosse una situazione così dietro la facciata della rivista..

  14. letto tutto, soprattutto la pappardella di Andro: oh. mio. Dio.

    (va bene così o rischia di finire nel mio “storico”? no così tanto per capire…)

  15. @gorman: grazie per la risposta (mi era sfuggita in precedenza)

    @aeiou: a parte il fatto che non credo esista uno storico sui tuoi interventi, non ti preoccupare dei tuoi interventi… fino a quando restano nei limiti dell’educazione, che non mi sembra siano stati varcati. 🙂

  16. credo che il limite non sia stato raggiunto neanche lontanamente, ma vabbè.
    in ogni caso, che storia vergognosa…

    a proposito, da quand’è che avete messo quella specie di toolbar? purtroppo non seguo il forum e quindi non so…

  17. ..era l’unica buona rivista in edicola..tristezza e basta…ho letto da qualche parte che l’età media dei videogiocatori si avvicina ai trentanni…ma a questo punto:1)i videogiocatori non sono maturi.2)non si parla di Italia..perchè credo che qui la rivista più venduta sia psm..che è tutto dire
    ..in un periodo come questo ed in previsione di un futuro sempre più prossimo dominato dall’informazione in rete..l’unica via da seguire credevo proprio che fosse quella di gamepro..approfondimenti,interviste e cura grafica…ed invece mi sbagliavo

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