Il giocatore ‘arcore’

Oggi vorrei spezzare una lancia in favore dei titoli casual, magari quelli ultracommerciali che fanno inorridire il giocatore ‘arcore’, ovvero il giocatore con il trucco e il tacco alto. Notavo sfogliando il catalogo online di una piattaforma di digital delivery completamente dedicata al casual gaming che, in fondo, si tratta di prodotti di un’onestà disarmante. Non promettono mai nulla di più di quello che effettivamente contengono. Nessuna mirabolante pretesa di realismo, nessun sensazionalismo tecnologico, nessuna rivoluzione a un tot al pixel. Niente di niente. Sono tutti uguali, ma nessuno pretende di essere diverso dagli altri. Sono democratici perché se il tuo vecchio computer è in grado di farli girare avrai un’esperienza di gioco identica a quella di chi ha un computer da ventimila euro raffreddato direttamente da Crystal il Cigno. Nessuno ti promette un’IA capace di distinguere un venditore di bava da un politico serio e, soprattutto, non ti vengono presentati come svolte epocali che lasceranno profondi solchi nell’industria tutta, facendo calare le mutande alle fighette di passaggio. Sono prodotti che stanno bene dove stanno, che respirano da soli e che hanno successo se vendono qualche migliaio di copie, non se ne vendono qualche milione. Ecco, si tratta di titoli d’ammasso ma che non pretendono di essere altro e, soprattutto, che non nascondono la loro essenza dietro complicate formule di marketing. Oltretutto mancano completamente del machismo, maschilismo e idiotismo narrativo della gran parte dei titoli cosiddetti tripla A. Il perché di questa ‘sincerità’ di fondo è facile da capire: essendo dedicati a un’utenza poco scafata e appartenente a entrambi i sessi, non ha senso cercare di venderli per quello che non sono, quindi, paradossalmente è possibile evitare di sparare le stronzate che invece vengono usate (con successo, direi) per convincere il giocatore ‘arcore’ di turno che sta per comprare l’esperienza definitiva della sua inutile vita, mentre invece spesso sta comprando soltanto un prodotto molto commerciale, ma con un’interfaccia di gioco più complicata. In fondo il giocatore ‘arcore’ ha una psicologia semplice e per esaltarlo basta che qualcuno crei un gioco in cui si possono far muovere le tette alle protagoniste femminili. Questo sì che è adulto e maturo.

In foto: uno degli editor di IGN

Articolo già apparso su: Babel 17

12 commenti su “Il giocatore ‘arcore’

  1. Condivido, quello che è da ricordare però, è come la denominazione di “hardcore Gamer” sia oramai distante da quella che era all’inizio.

    Un tempo per fregiarsi di un “titolo” del genere bisognava finire R-Type con un credito, disintegrare la propria vita sociale per cavarsi fuori dai dungeon di Phantasy Star II disegnandone a mano le mappe, mantenere comunque una propria identità mentale esigente che non si accontentava delle promesse o di un involucro sbirluccicante.

    Ora, invece, il significato del termine è completamente degenerato.
    Per essere un hardcore gamer bisogna possedere(più o meno lecitamente)tutti i titoli triple A, quelli con lo score su Metacritic più alto ed esaltarli sui vari forum.
    Non è richiesto giocarli, sviscerarli e saperne leggere meriti e difetti in maniera libera ed incondizionata, l’importante è possederli ed insultare chi si diverte a spazzolare cavalli virtuali(ogni riferimento a Ferruccio è puramente NON casuale!XD), inventando di volta in volta passioni per Giulia quando ne esce un nuovo capitolo(legate di norma, ben poco fantasiosamente, al mestiere più antico del mondo)e lamentandosi “dell’abbasamento della qualità media della lineup della console che li ospita”.

    Gli “Arcore Gamer” sono, ora, i fanboy della mediocricità travestita a festa.

  2. Non si può non condividere con Karat. Soprattutto se in apertura c’ha messo una foto di Jessica Chobot al bagno.

  3. Credo che le distinzioni tra giochi vadano cercate nei dettagli. Posto che giochi come Bioshock, Heavy Rain e Mass Effect 2 saranno per sempre “capolavori” aldilà del fatto che siano scene di sesso ridicole o dialoghi infiniti o “caratterizzazioni” soporifere, penso che bisognerebbe andare oltre questi mali necessari e trovare quelle 2, 3 cose che possono davvero funzionare o fare la differenza. Il resto, lo si può categorizzare come si vuole o per quello che è.

  4. il tanto denigrato “utente casual” è quello che compra per il passaparola di amici, conoscenti, pubblicità o copertina, ignorando totalmente siti, riviste forum e quant’altro. Per i siti e riviste rappresenta un nemico naturale! Nel momento in cui il pubblico di Donna Moderna comprerà più giochi dei lettori di Multiplayer e TGM messi assieme che fine pensate faranno? Da qui la denigrazione dovuta a quel infantile giochetto mentale che definisco “la dignità a negazione”: ad esempio “quel politico ruba – non lo voto = sono onesto”
    “i jrpg sono retrogamming – ME2 non è un rpg = Bioware fa giochi fighi”
    “i casual sono giochetti stupidi – compro solo FPS = sono un hardcore tostissimo”.

  5. Per come la vedo io il giocatore “arcore” è paragonabile al tifoso di calcio italiano medio che si guarda tutti i processi del lunedi (repliche comprese), si infervora quando ascolta i pronostici di Mosca, si accanisce sui dibattiti per le formazioni sbagliate e gli allenatori incapaci: insomma è una mente semplice.
    Ma come tutte le menti semplici vivono felici nel loro mondo di frutta candita e chi sta meglio di loro?
    ps
    non leggo Donna Moderna, ma ho visto l’anime di Nana, vale lo stesso?

  6. Si va bene, sono daccordo, i giochi casual vivono senza superare le il loro territorio; certo un pochino di frizza al cul mi viene però per i casual gamer, vedendo gente che conosco da anni, che ha sempre boicottato i videogame, che mi considerava computerdipendete e diceva “io? MAI!” giocare ora tutti i santi giorni a FarmVille, grandi imprenditori di vacche, quando io quasi venti anni fa giocavo a sim city e le mie metropoli non se le filava nessuno…

    Concordo pienamente con Fattanz per la differenza tra gli Arcore (MI) gamer e Le_Mirage per quanto riguarda il distinguo tra giochi tripla A

  7. @Gioan
    ma secondo te farmville è un gioco? E guarda te lo dice una che purtroppo ogni tanto ci butta 10 minuti (i peggio spesi della giornata forse), ma ha proprio il fascino del trash.
    Non me la prenderei tanto per questo, sono quelle cose che fai quando le hai davanti e che dimentichi dopo che sei stato in vacanza 2 settimane. Ma è proprio per questo che forse un senso ce l’hanno, sono “disimpegnativi” invece che impegnativi, e in fondo non gliene frega niente a nessuno.
    I gamer “arcore” sono salvi ancora!

  8. Si sposa bene poichè la parola “casual” o “hardcore” è veramente irritante come la parola “Berlusconi”

  9. Har har, karat vecchio porco, ho letto tutto solo per la foto di jessica chobot, come slinguazza le psp lei…”il giocatore con il trucco e il tacco alto” e’ bellissima asd.

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