Oggi vorrei spezzare una lancia in favore dei titoli casual, magari quelli ultracommerciali che fanno inorridire il giocatore ‘arcore’, ovvero il giocatore con il trucco e il tacco alto. Notavo sfogliando il catalogo online di una piattaforma di digital delivery completamente dedicata al casual gaming che, in fondo, si tratta di prodotti di un’onestà disarmante. Non promettono mai nulla di più di quello che effettivamente contengono. Nessuna mirabolante pretesa di realismo, nessun sensazionalismo tecnologico, nessuna rivoluzione a un tot al pixel. Niente di niente. Sono tutti uguali, ma nessuno pretende di essere diverso dagli altri. Sono democratici perché se il tuo vecchio computer è in grado di farli girare avrai un’esperienza di gioco identica a quella di chi ha un computer da ventimila euro raffreddato direttamente da Crystal il Cigno. Nessuno ti promette un’IA capace di distinguere un venditore di bava da un politico serio e, soprattutto, non ti vengono presentati come svolte epocali che lasceranno profondi solchi nell’industria tutta, facendo calare le mutande alle fighette di passaggio. Sono prodotti che stanno bene dove stanno, che respirano da soli e che hanno successo se vendono qualche migliaio di copie, non se ne vendono qualche milione. Ecco, si tratta di titoli d’ammasso ma che non pretendono di essere altro e, soprattutto, che non nascondono la loro essenza dietro complicate formule di marketing. Oltretutto mancano completamente del machismo, maschilismo e idiotismo narrativo della gran parte dei titoli cosiddetti tripla A. Il perché di questa ‘sincerità’ di fondo è facile da capire: essendo dedicati a un’utenza poco scafata e appartenente a entrambi i sessi, non ha senso cercare di venderli per quello che non sono, quindi, paradossalmente è possibile evitare di sparare le stronzate che invece vengono usate (con successo, direi) per convincere il giocatore ‘arcore’ di turno che sta per comprare l’esperienza definitiva della sua inutile vita, mentre invece spesso sta comprando soltanto un prodotto molto commerciale, ma con un’interfaccia di gioco più complicata. In fondo il giocatore ‘arcore’ ha una psicologia semplice e per esaltarlo basta che qualcuno crei un gioco in cui si possono far muovere le tette alle protagoniste femminili. Questo sì che è adulto e maturo.
In foto: uno degli editor di IGN
Articolo già apparso su: Babel 17
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