Intervista a Paolo Rostagno Giaiero

Paolo Rostagno Giaiero è un tipo originale e attivo nel mondo delle traduzioni di videogiochi (e non solo, come avrete modo di leggere). Da un contatto per email è nata questa interessantissima intervista, in cui espone il suo metodo e illustra il modo ideale per tradurre un videogioco. Oltretutto, Paolo ci ha fatto un graditissimo regalo, che trovate alla fine dell’intervista: la traduzione in italiano di Aztaka, completa di istruzioni per utilizzarla.

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Artwork di Zeno Clash

Ars Ludica: Ciao, Paolo, presentati ai nostri lettori.

Paolo Rostagno Giaiero: Salve! Sono un orientalista specializzato in linguistica indoeuropea e afroasiatica! Ovverosia: uno squilibrato socialmente pericoloso che si è studiato sanscrito; persiano; indiano; arabo; ebraico; aramaico e un’altra mezza dozzina di lingue europee (e non) vive e morte. (Roba utilissima e spendibilissima sull’odierno mercato del lavoro: difatti, per il mio ultimo saggio sulla letteratura araba, non ho visto il becco di un quattrino!)

AL: Come ti è nata la passione per le traduzioni?

PRG: Di sicuro non a scuola! Credete davvero che si possa imparare una lingua a forza di questionari a crocette; inserendo a casaccio mezze paroline fra spazi vuoti e altri esercizietti da enigmista simili? Carta straccia. Se riesco a masticare un poco di inglese posso solo dire grazie a Fallout e Planescape: Torment! Ai miei tempi, quando ero ancora giovane e bello, molti videogiochi non erano mica tradotti! Nossignore! Si giuocava da contorsionisti, colla mano destra in preda a lancinanti crampi su sorcio e tastiera, e le dita della sinistra rattrappite nel disperato tentativo di tenere il segno su più pagine del vocabolario! Un’infanzia difficile. Magari ho avuto la semplice fortuna di vivere da sempre in un ambiente plurilinguistico: abito in un piccolo paese alpino e mi basta mettere il naso fuori di casa per sentir tranquillamente parlare italiano, francese, occitano e piemontese.

AL: Quali giochi hai tradotto nella nostra lingua? Come sei entrato in contatto con gli sviluppatori dei giochi che hai tradotto?

PRG: Ho partecipato a vari progetti, alcuni dei quali, come Aztaka purtroppo, non sono andati in porto. Posso però affermare con orgoglio di esser stato il traduttore ufficiale di Zeno Clash (acclamato da pubblico e critica come uno dei più bei giochi del 2009 e ormai oggetto di culto), di Euflorìa (vincitore di numerosi premi) e dello straordinario The Ball.

Tra me e Zeno Clash fu un vero e proprio colpo di fulmine. Ne vidi la stramba pubblicità e lo preacquistai immediatamente. (In realtà fu mera taccagneria: già costava poco, ma cosi facendo risparmiai un paio di euro sonanti!) Tosto che l’avevo finito, pensai : “Stupendo! Peccato non sia disponibile in italiano…” Tre nanosecondi dopo, gonfio come una vescica di porco, mi dissi: “Lo faccio io! Mo scrivo una bella letterina agli sviluppatori!” E così fu. Poi una cosa tira l’altra e… eccomi qui!

Aztaka, la traduzione di Paolo ve la regaliamo noi!

AL: Qual è stato il lavoro che ti ha regalato più soddisfazioni?

PRG: Arduo a dirsi. Per quanto concerne Zeno Clash, ricordo l’entusiasmo e la follia di gettarsi nell’ignoto; per Euflorìa la curiosità di poterne leggere la trama in anteprima; per The Ball l’emozione di vedere un gioco in diverse fasi del suo sviluppo e collaudarlo di persona: molte delle mie osservazioni sono poi addirittura confluite nella versione finale! Ora che ho provato sulla mia pelle cosa significa localizzare un prodotto informatico, posso assicurare che l’intero processo non è affatto una passeggiata e richiede assoluta dedizione. Bisogna tradurre, ricaricare e ripetere in continuazione le stesse porzioni di gioco alla ricerca della giusta ispirazione, di quella sfumatura sfuggente… chiunque pensi sia uno spasso si sbaglia di brutto! Ultimata la stesura di The Ball ero pienamente convinto fosse pressoché perfetta: “Buona la prima!” esultai. Non appena arrivò la beta quasi mi venne un infarto: non c’azzeccava nulla! Non posso asserire di averla riscritta da zero, ma di sicuro non c’è una singola riga che non abbia subito almeno un ritocchino!

AL: Normalmente traduci cercando di trasformare in italiano qualsiasi parola. Ci puoi spiegare la tua filosofia di traduzione facendoci qualche esempio e illustrandoci i tuoi modelli?

PRG: È un imperativo! Il nostro povero, bistrattato italiano è senz’ombra di dubbio la lingua più bella del mondo e mi empie di orrore leggere/sentire certe frasi come: “Vado a fare shopping!” …troppo difficile dire: “Esco a fare acquisti/compere/spese?” Si può sapere che cacchio è il Ministero del Welfare? E la nuova legge anti-stalking? “Antipersecutoria” suonava male? Non so da voi, ma dalle nostre parti “privacy” si dice “riservatezza”! Istruzioni: “Esegui il download del file e poi lancia l’installer!” Diamine! “Scarica il programma e installalo!” non va? Tra amici:* “Il mio àvatar skillatissimo non è riuscito a killare l’ultimo boss del dungeon!” (*Letto in Rete durante una partitella a Guild Wars.) Primo: se proprio si vuole scimmiottare gli inglesi, o meglio gli statunitensi, lo si faccia perbene e in luogo di “àvatar” si grugnisca un obbrobrio tipo “èveta” (giusto per la cronaca: si pronuncia “avatàra”. Evviva, non ho passato indarno tre anni chino sui libri di sanscrito!) Secondo; ci si inventi qualcosa, per esempio: “Manco il mio eroe pompato al massimo è riuscito a stendere il mostro alla fine del livello!” Qualsiasi sociologo da strapazzo può informarci circa l’esterofilia dilagante e altre cialtronate, o che così parlando ci sentiamo importanti, che facciamo uso di termini derivati dalla presunta cultura dominante per emularla, oppure che creiamo appositamente dei gerghi per includere/escludere gli altri individui a nostro piacimento, eccetera. Innegabile. E quindi? Sarò l’ennesimo Don Chisciotte che carica i mulini a vento: me ne frego! Nelle mie traduzioni, dalla prima all’ultima riga non troverete una sola parola straniera. Naturalmente a tutto c’è un limite; provate a immaginare una recensione di Half-Life 2 che esordisca così: “Il magnifico videogioco Emivita 2 è il seguito del celeberrimo Tempo di Dimezzamento di un Isotopo Radioattivo del 1998.” Che tristezza! Neanche un pazzo furioso come me si spingerebbe a tanto!

AL: Cosa ne pensi delle traduzioni medie dei videogiochi nella nostra lingua? Ti sembrano adeguate?

Eufloria

PRG: Non mi lamento, in fondo nulla è perfetto. In casi disperati è quasi sempre possibile reinstallare e/o impostare i programmi in altri idiomi; c’è chi lo fa (o per vantarsi dice di averlo fatto o volerlo fare): io no.

Mi fa sorridere il fatto che, spesso e volentieri, le versioni nostrane siano piuttosto edulcorate rispetto agli originali. Non sia mai che, se un qualche personaggio dice una parolaccia, la si ripeta anche nella nostra sacerrima lingua! Ma per carità, proprio noi italiani ci autocensuriamo? Noi, gli unici sommi e indiscussi maestri del turpiloquio???

AL: C’è qualche titolo, a parte quelli che hai tradotto tu, di cui hai ammirato il lavoro di localizzazione?

PRG: E chi ha mai detto che ammiro le mie medesime traduzioni? Ogniqualvolta le rileggo mi viene la pelle d’oca e vorrei rifarle daccapo! Dunque… la Blizzard Entertainment non perdona: indimenticabili gli intermezzi di Starcraft, Diablo II e Warcraft III. Hanno colpito nel segno Batman: Arkham Asylum, inaspettatamente bellissimo nonché doppiato in maniera ineccepibile e BioShock… chi se lo scorda Sander Cohen, mentre recita la sua poesiola “Il Coniglio Selvatico”? Potrà sembrare strano, ma persino a distanza di anni rammento ancora con piacere certi dettagli, come la voce di Kaelyn in Mask of the Betrayer o le gesta di Jerrod, raccontate dal narratore di Icewind Dale! Ho anche apprezzato il lavoro svolto sulla saga di Drakensang. Il primo premio spetta però a The Witcher. Credo che, finora, sia stata l’impresa di localizzazione più titanica della storia del videoludo. Alzi la mano chi non ha mai vaneggiato di rigiocarselo in ungherese sottotitolato in cinese! Mi auguro però che la traduzione di The Witcher 2 sia il più possibile fedele a quella dei racconti de Il Guardiano degli Innocenti e impieghi la grafia “Wyzima” e i termini “Strigo” e “Ranuncolo” al posto degli attuali “Vizima”, “Witcher ” e “Dandelion”, presi di peso dalla versione inglese…

AL: E altri che proprio ti hanno lasciato con l’amaro in bocca e la voglia di ritradurli?

PRG: È assai irrispettoso criticare il lavoro del prossimo, come soleva dire il buon vecchio Marziale: parcere personis dicere de uitiis! Ebbene, se proprio mi tocca fare qualche nome lo farò: Oblivion e Half-life 2. Tuttavia, vorrei spezzare una lancia in favore dei traduttori di Oblivion: si trattava di un’impresa monumentale (circa un milione di parole!!!) e ovviamente non hanno avuto l’opportunità di cesellarlo a fondo prima della pubblicazione; non è superfluo ricordare quanto sia ambiguo il barbaro inglese e vi ho appena riferito la fine che ha fatto la mia modesta versione preliminare di The Ball… Nessuna scusante invece per la Valve Corporation: possibile che una delle maggiori ditte informatiche del mondo non riesca a gestire decentemente testi e voci di una manciata di personaggi? E che dire di Episode Two e Portal? Anche se la qualità delle interpretazioni di Merle Dandridge (Alyx Vance) e Ellen McLain (GlaDOS) è eccelsa e inarrivabile, è assurdo che un’epopea importante come quella di Tempo di Dimezz… ehm… Half-Life non sia completamente doppiata, tanto più che i primi due giochi e mezzo lo sono stati! Non si abbandona una serie a metà! Lancio un appello ai visitatori: volontari cercansi! Qualora tra di voi si celasse qualche smanettone in grado di estrarre e manipolare il materiale necessario dal motore grafico Source… si faccia avanti: mi cimenterò nel doppiaggio di Episode Two e Portal gratuitamente.

The Ball, il prossimo gioco tradotto in italiano da Paolo.

AL: Come vedi il rapporto tra la traduzione e il gioco? Credi che una buona localizzazione influenzi molto o poco l’esperienza del giocatore con il titolo?

PRG: La localizzazione di un prodotto artistico, e nel nostro caso stiamo appunto parlando della decima arte, è quantomai necessaria: non è ammissibile escludere a priori da una potenziale esperienza estetica intere fette di popolazione! E deve essere di qualità, alla stregua di un romanzo: andreste voi al cinema, sapendo che la pellicola proiettata è tradotta e doppiata da schifo? Lo visiteresti un museo senza nemmeno un opuscolo informativo nella tua lingua? Da non sottovalutare, inoltre, il possibile utilizzo di un videogioco a scopo didattico: anziché una di quelle deprimenti registrazioni allegate alle grammatiche, zeppe di dialoghetti alquanto insulsi e ridicoli, come esercizio d’ascolto e lettura, mi sono servito in più di un’occasione di Dragon Age: Origins (l’entrata in scena di Morrigan è il pezzo preferito dai miei allievi). Lungi dall’essere stata un’oziosa perdita di tempo, l’esperimento si è rivelato un successo totale: tutti i miei studenti sono diventati bravissimi! Miracoli della localizzazione: l’altro giorno sono andato a trovare mio padre, settantenne, e l’ho colto con le mani nel sacco… si stava trastullando con Crazy Machines 2! (Quest’anno si è sbafato anche la riedizione speciale di The Secret of Monkey Island e Machinarium!) Naturalmente, in pubblico, ostentando parossistico ribrezzo nei confronti dell’intrattenimento elettronico, negherebbe tutto e neppure sotto tortura confesserebbe di essere egli stesso un videogiocatore. (La nonna, centenaria, si diverte invece coi solitari di Windows… Non sto scherzando.)

AL: Cosa ti piacerebbe tradurre in futuro? Hai qualche genere preferito, oppure ti piace tradurre qualsiasi cosa purché ti metta alla prova?

PRG: In realtà sto già armeggiando intorno alcuni progetti interessanti, ma se ti dicessi quali… poi dovrei ucciderti! (Scusami, avevo sempre sognato di dirlo!!!) Mi piace illudermi di essere una sorta di bardo postmoderno, un trovatore digitale che offre i propri servigi letterari al mecenate informatico di turno: perciò mi sforzo di essere creativo, mi azzardo a proporre neologismi, mi affanno nel ricercare sinonimi e circonlocuzioni: gli antichi e gli scaldi non avevano paura di osare inediti kenningar e spingere ai limiti il proprio pensiero e linguaggio! Oggigiorno la contaminazione è tale che non si può più fare una netta distinzione fra i generi: in linea di massima vado matto per i giochi di ruolo, ma sono decisamente onnivoro! Dopo la cocente delusione per Invisible War sto aspettando con trepidazione il prossimo Deus Ex: Human Revolution! Mi piacerebbe proprio mettere le mani sopra un titolo similare e farne una traduzione futurista, ma scevra di anglicismi: sarebbe davvero una sfida da “Missione Impossibile”!

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Paolo ci ha gentilmente donato la traduzione in italiano di Aztaka (SITO UFFICIALE) da lui realizzata, ma mai pubblicata ufficialmente, perché gli sviluppatori hanno apparentemente smesso di supportare il gioco e non hanno completato la patch che doveva comprendere il supporto per più lingue. Fortunatamente ci siamo noi. Vediamo come far parlare Aztaka nella lingua di Dante:

Per prima cosa:

SCARICATE IL FILE (92Kb circa)

Poi seguite le seguenti, semplici, istruzioni:

Scompattate l’archivio Aztaka_ITA.zip con un qualsiasi programma. Vi ritroverete due file: Languages.xml e Aztaka.cfg. Sovrascrivete il file”Languages.xml” nella cartella principale di Aztaka (nel mio caso: C:\Programmi\Steam\steamapps\common\aztaka) e “Aztaka.cfg” (forse in C:\Documents and Settings\Proprietario\Impostazioni locali\Dati applicazioni\Aztaka) con quelli omonimi del nostro archivio.
ATTENZIONE: il secondo file (Aztaka.cfg) potrebbe essere nascosto. Se così fosse, andate nelle opzioni di visualizzazione cartella e spuntate l’opzione per mostrare i file nascosti.
Ricordate inoltre, che la traduzione italiana non è supportata ufficialmente dagli sviluppatori.

71 commenti su “Intervista a Paolo Rostagno Giaiero

  1. @ Vittorio “lamb-O” Bonzi:
    Forse la nostra è una semplice questione di “sfortuna”: le parole inglesi e quelle italiane fanno a pugni, mentre altri termini stranieri come “embargo”, “manga” o “sauna” filano lisci come l’olio.

    Tuttavia la stampa specializzata ha delle responsabilità e dei doveri di (in)formazione: non si può scrivere un pezzo in ITALIACANO come quello inventato poc’anzi e poi pretendere che i ragazzi non assimilino e ripetano quel linguaggio. Immagina che un profano legga un articolaccio come quello: che idea si farà del videoludo? Tutti i santi giorni leggo sui giornali o sento in televisione che i videogiochi, novello capro espiatorio, sono la fonte di ogni male: ignoranza, aggressività, violenza, omicidi e chi più ne ha più ne metta. (Chissà a cosa diavolo avrà videogiocato Giulio Cesare prima di mettere a ferro e fuoco mezza Gallia…) Basta! Nessuno dice mai che sono un nuovo modo di raccontare una storia e di trasmettere anche informazioni e cultura. Quanti sanno che BioShock, per esempio, prende spunto dalle idee della scrittrice russa Ayn Rand* e del filosofo americano Robert Nozick? Quanti altri, dopo aver giocato a Mass Effect, non si getterebbero a capofitto nella lettura del grande universo della Fondazione di Asimov?

    Diciamo un’altra, ancor più tragica, verità: la scuola va avanti a suon di verifiche a crocette, la televisione ci propina solo Grandi Fardelli e Isole di Dementi… i videogiochi saranno l’ultima speranza di illuminazione del genere italico!!! ;-P

    *Si legga lo stupendo romanzo breve: AYN RAND, Antifona, Liberilibri, 2003.

  2. Vittorio “lamb-O” Bonzi wrote:

    @ Maestro Iachelino:
    A me va benissimo “wiedźmin”, infatti – peraltro, da videogiocatore, trovo il duopolio Giappone-Anglosassonia alquanto asfissiante e non chiedo di meglio che vedere un po’ di rimescolamento delle carte. Per il pochissimo tempo che ho dedicato a The Witcher (essendo pezzente non ho un sistema adeguato) avevo pure impostato il parlato in polacco…
    Dico solo che se quella che si cerca è una resa del termine, tra un termine italiano magari desueto e un termine che viene da una lingua che non è quella originale e che è pure un neologismo messo insieme alla bell’e meglio, la prima scelta è senz’altro migliore. Avevo interpretato in questo modo la risposta nell’intervista, magari sbagliando…

    Pensi di essere l’unico ad averlo provato in polacco?
    Cmq desueti è poco, purtroppo alcune parole rimangono solo grazie ai vari negromanti della lingua che resuscitano parole zombie naturalmente filtrate dal normale evolversi della lingua.
    Riguardo alle traduzioni, benché sia d’accordo che non si debba eccedere nelle parole straniere quando non occorre, trovo molto più altezzoso forzare la propria lingua, una lingua come le altre, per senso di appartenenza, andando spesso a mettere termini che fanno scorrere la frase ma che non ne riprendono perfettamente il significato, o come in altri casi complicare la lettura o introdurre forme altrettando brutte.

  3. Non è vero che esistono termini intraducibili: qui in Piemonte, tra amici, “facebook” lo chiamiamo affettuosamente “facia d’buc” che significa “muso di caprone”! 😀

  4. Vittorio “lamb-O” Bonzi wrote:

    MIK0 wrote:
    Pensi di essere l’unico ad averlo provato in polacco?
    No.

    Preciso che in fondo alla mia frase doveva starci una faccina che le dava un senso un po’ diverso.
    Comunque ho apprezzato la possibilità offerta di poter provare in più lingue, e cosa che manca in quasi tutit i giochi, di poter selezionare parlato e sottotitoli in lingue diverse.

    Simone Tagliaferri wrote:

    Sinceramente, preferisco chi usa una parola desueta a chi si affida a certe scorciatoie mentali.

    Non so cos’è meglio tra un estremo e l’altro.

  5. @ MIK0:
    Dovremmo fare un nuovo videogioco:
    “I Negromanti della Lingua Italiana” contro “Gli Esterofili Servili!” Chi vincerà? “Ai posteri l’ardua sentenza!” 😀

    Riciclo quanto scritto prima:

    Il nuovo sci-fi rpg della software house XYZ è un vero e proprio must-have! Il team di programmatori ha realizzato una space opera nettamente al di sopra dello standard, mossa da un engine next-gen e dotata di un gameplay ricco di feature innovative. Il level design del multiplayer è perfetto per gli amanti dello sniping.

    Il nuovo gioco di ruolo fantascientifico della casa di sviluppo XYZ è un vero e proprio acquisto obbligato! La squadra di programmatori ha realizzato un’epopea spaziale nettamente al di sopra della media, mossa da un motore grafico avveniristico e dotata di uno stile di gioco ricco di caratteristiche innovative. La struttura dei livelli multigiocatore è perfetta per gli amanti del cecchinaggio.

    Miko, potresti spiegarmi, per cortesia, esattamente
    (1) perché, secondo te, il primo testo è preferibile al secondo?
    (2) in quali punti il secondo testo è -parole tue- altezzosamente forzato, scorrevole ma scorretto, di complicata lettura e brutto?

    Le uniche parole da “negromanti” potrebbero essere “epopea” e “avveniristico”: ma la prima si apprende alle elementari, quando si studia la Mesopotamia e i miti del mondo antico; la seconda è un composto del verbo “venire”… insomma, siamo già messi così male, già a un tale punto di non ritorno?

    Tantissime parole straniere sono intraducibili e ben vengano, anzi, come qualcuno ha giustamente suggerito, esse ci arricchiscono: pensiamo a jazz; yoga; origami; feng shui; eccetera. Però… se una parola italiana c’è, porcaccia la miseriaccia, usiamola! Non mi sembra di chiedere la Luna!
    In che modo ci arricchisce dire “boxe”? Manco l’avessero inventato gli americani il pugilato! Oggi a pranzo mi sono ingozzato con una bella frittata, mica un’omelette! Qualche tempo fa, forse in un profilo, ho letto: “Mi piace fare shopping e chattare di gossip e fashion su internet con altre girls!” (Trad. Mi piace fare compere, spettegolare e discutere di moda in Rete con le altre ragazze!) Tutto ciò, al contrario, ci impoverisce.

    Per quanto concerne la terminologia informatica forse dobbiamo dare la colpa ai primi pionieri italiani della rivoluzione informatica negli anni ’70-’80 del Novecento, i quali non hanno avuto il coraggio di osare o forse erano i classici geniacci della matematica privi di solide basi di italiano. D’altronde non si può sapere tutto (Socrate direbbe che in realtà non sappiamo un bel niente!) e gli umanisti non sanno un accidenti di materie scientifiche, io stesso sono un disastro coi numeri: conto colle dita e non riesco a concepire una cifra maggiore di 20 (sì, uso anche quelle dei piedi!). Molti scienziati o filosofi sono, purtroppo, dei pessimi comunicatori. Provate a sfogliazzare l’orrendo libro di scienze che avevate a scuola e confrontatelo con “Il libro di fisica” di Asimov: vedrete che differenza! Se oggi ridiamo di un “negromante” che al posto di “computer” usa “elaboratore”, “calcolatore”, “computatore” o “computiere” (non diciamo forse “pallottoliere”?),* possiamo solo dire grazie a chi ha promosso quel prestito straniero con noncuranza.

    * Si noti la ricchezza espressiva e il numero di sinonimi disponibili in italiano! Dobbiamo proprio farci mettere i piedi in testa dalla barbarie anglosassone?

  6. Maestro Iachelino wrote:

    @ MIK0:
    Dovremmo fare un nuovo videogioco:
    “I Negromanti della Lingua Italiana” contro “Gli Esterofili Servili!” Chi vincerà? “Ai posteri l’ardua sentenza!”

    Prendo un canestro di mais scoppiettante e assisto alla battaglia dalla posizione neutrale in cui mi trovo.
    Non capisco per andare da un estremo all’altro.
    Inoltre trovo abbastanza forzata la nomenclatura che cerchi di dare al tuo ipotetico nemico.

    Riciclo quanto scritto prima:
    Il nuovo sci-fi rpg della software house XYZ è un vero e proprio must-have! Il team di programmatori ha realizzato una space opera nettamente al di sopra dello standard, mossa da un engine next-gen e dotata di un gameplay ricco di feature innovative. Il level design del multiplayer è perfetto per gli amanti dello sniping.
    Il nuovo gioco di ruolo fantascientifico della casa di sviluppo XYZ è un vero e proprio acquisto obbligato! La squadra di programmatori ha realizzato un’epopea spaziale nettamente al di sopra della media, mossa da un motore grafico avveniristico e dotata di uno stile di gioco ricco di caratteristiche innovative. La struttura dei livelli multigiocatore è perfetta per gli amanti del cecchinaggio.
    Miko, potresti spiegarmi, per cortesia, esattamente
    (1) perché, secondo te, il primo testo è preferibile al secondo?
    (2) in quali punti il secondo testo è -parole tue- altezzosamente forzato, scorrevole ma scorretto, di complicata lettura e brutto?

    Premetto che il mio discorso era generale e non diretto alla frase specifica, ma rispondo comunque dove posso.
    Prima qualcuno spieghi perché dovrebbe essere il contrario.
    Il primo testo è volutamente esagerato ma molte parole possono andare bene così come sono. Alcuni modi di tradurle in italiano, ne distruggono sia la forma che l’effetto.
    Parole usate in modo scorretto potrebbero essere Standard, perchè è vero che media viene infilata lì perché suona simile e ci può stare, ma i significati sono diversi. Non starei qui a questionare se non mi fosse chiesto, a me personalmente non preme forzare troppa precisione essendo io stesso limitato.
    Team si usa da una vita praticamente. Sci-fi ormai è sinonimo del genere e riconosciuto nel suo ambito.
    Next-gen è una parola nuova, ma tradurla come avveniristico mi pare molto personale, almeno “nuova generazione”.
    Cecchinaggio è una parola che tanto bella da dire non è, ma su questo potrei anche dire chissene frega. Sniping però è comune per le persone a cui è indirizzata la frase.

    In generale però, se non ci si può attenere ad una fedeltà dei termini, e già li trovare corrispondenza è un arduo compito, bisognerebbe attenersi alla regola di dare al lettore le stesse sensazioni ed emozioni date dal testo originale, questo dovrebbe fare una traduzione.
    Tradurre in italiano, capita, rende alcuni testi meno scorrevoli, alcune frasi dei barocchismi, e l’effetto sul lettore diverso da quello originale.
    Non fraintendere, mi sta bene il discorso che spesso si esageri all’opposto, non ho nulla da dire su questo. E ho anche precisato che vorrei vedere un po’ più di quel che citi nelle traduzioni, ma solo un po’, senza estremismi.

    Le uniche parole da “negromanti” potrebbero essere “epopea” e “avveniristico”: ma la prima si apprende alle elementari, quando si studia la Mesopotamia e i miti del mondo antico; la seconda è un composto del verbo “venire”… insomma, siamo già messi così male, già a un tale punto di non ritorno?

    Veramente alle elementari si studiava storia, non i miti, almeno da me, e francamente non so che cosa sia rimasto di quei ricordi. Epopea è una parola conosciuta anche se non troppo usata (non è di quelle morte comunque) e come ho specificato sopra il mio discorso non era incentrato su quella frase.
    Non capisco da cosa non si dovrebbe più tornare, stai implicitamente offendendo delle persone per un tuo giudizio personale.

    Tantissime parole straniere sono intraducibili e ben vengano, anzi, come qualcuno ha giustamente suggerito, esse ci arricchiscono: pensiamo a jazz; yoga; origami; feng shui; eccetera. Però… se una parola italiana c’è, porcaccia la miseriaccia, usiamola! Non mi sembra di chiedere la Luna!
    In che modo ci arricchisce dire “boxe”? Manco l’avessero inventato gli americani il pugilato! Oggi a pranzo mi sono ingozzato con una bella frittata, mica un’omelette! Qualche tempo fa, forse in un profilo, ho letto: “Mi piace fare shopping e chattare di gossip e fashion su internet con altre girls!” (Trad. Mi piace fare compere, spettegolare e discutere di moda in Rete con le altre ragazze!) Tutto ciò, al contrario, ci impoverisce.
    Per quanto concerne la terminologia informatica forse dobbiamo dare la colpa ai primi pionieri italiani della rivoluzione informatica negli anni ’70-’80 del Novecento, i quali non hanno avuto il coraggio di osare o forse erano i classici geniacci della matematica privi di solide basi di italiano. D’altronde non si può sapere tutto (Socrate direbbe che in realtà non sappiamo un bel niente!) e gli umanisti non sanno un accidenti di materie scientifiche, io stesso sono un disastro coi numeri: conto colle dita e non riesco a concepire una cifra maggiore di 20 (sì, uso anche quelle dei piedi!). Molti scienziati o filosofi sono, purtroppo, dei pessimi comunicatori. Provate a sfogliazzare l’orrendo libro di scienze che avevate a scuola e confrontatelo con “Il libro di fisica” di Asimov: vedrete che differenza! Se oggi ridiamo di un “negromante” che al posto di “computer” usa “elaboratore”, “calcolatore”, “computatore” o “computiere” (non diciamo forse “pallottoliere”?),* possiamo solo dire grazie a chi ha promosso quel prestito straniero con noncuranza.
    * Si noti la ricchezza espressiva e il numero di sinonimi disponibili in italiano! Dobbiamo proprio farci mettere i piedi in testa dalla barbarie anglosassone?

    Però vedi quanto giudizio esprime il tuo discorso? C’è bisogno che spieghi l’altezzosità di ciò che scrivi dopo questo tuo intervento?
    Tu vuoi imporre una lingua che non esiste nemmeno da così tanto e che è in continua evoluzione, nel modo in cui tu la preferisci. Però la lingua se ne sbatte e fa quello che le pare, se deve lasciars indietro qualcosa lo fa e se deve assimilare altro pure.
    Il discorso “è la mia lingua allora è la migliore” non sta bene su una persona della cultura che dimostri. Non vedo perché riconoscere l’esistenza di altre lingue e non temerle debba essere un sinonimo di sudditanza, il discorso che porti è molto più adatto a 70-80 anni fa, e lì non c’era scelta.
    Tante lingue hanno una moltitudine di sinonimi e non è che basti questo a renderle ricche. L’italiano è complicato ma è anche un work in progress (traduco, in costruzione), per molti ha molti termini e tempi superflui, non è che siano una ricchezza in senso assoluto, come non lo è la cultura. La lingua è un mezzo, non un fine.
    Non solo noi prendiamo parole estere e le integriamo, è pieno di lingue che lo fanno, ed essere un po’ esterofili male non fa. Da questo a diventare sudditi di un’altra lingua ce ne vuole. Anzi, l’italiano tende ad essere troppo fiero ed orgoglioso di qualcosa di cui forse non dovrebbe, e magari più umiltà gli permetterebbe di aprirsi un po’ di più al mondo.
    L’italiano tra l’altro, nel suo essere così ricco di termini e quant’altro, non è comunque in grado di rendere totalmente il significato e le sensazioni di altre lingue, ma non è che sia una colpa in se, è una diversità. Non avrà l’immediatezza di certe espressioni inglesi, o la peculiarità intrisa di cultura di quelle giapponesi (grandi esterofili tra l’altro).
    A questo proposito aggiungo che purtroppo per quanto la lingua offrà possibilità, spesso è necessario un collegamente alla cultura della lingua tradotta per capirne il corretto significato e qui l’arma migliore sono le note (dove si può) ed è richiesto che sia il lettore ad assimilarle e non la lingua.

    Quindi ben venga voler utilizzare più parole ed a sfruttare di più le possibilità offerte dalla nostra lingua, appoggio la cosa, ma allo stesso tempo ricordarsi che una traduzione non è solo questo e che la resa finale richiede di considera molti più fattori e stare attenti a come si forza la traduzione.
    Io poi personalmente preferirei di più imparare tutte le lingua ed assimilare abbastanza delle loro culture per poter capire l’opera così com’è, ma ovviamente è un’utopia (soprattutto nel mio caso).

  7. Mi accorgo che ho scritto veramente male e con molti errori di battitura, mi sono impestato con il blockquote e non ci sto molto con la testa. Chiedo scusa.

  8. @ MIK0:
    Caro Miko, mi rendo conto di essermi scaldato più del necessario, ma confido che mi capirai dopo aver letto quanto segue.
    Le tue argomentazioni riguardo la domanda (2) sono corrette e magari ne terrò conto in futuro. Considera comunque che lo scopo dei due testi non era quello di farne una versione identica parola per parola (una maniera di tradurre sempre sbagliata), ma dimostrare che si potevano esprimere gli stessi concetti con o senza (ab)uso di parole inglesi. In quel contesto, al posto di “avveniristico” avrei potuto tranquillamente tentare alternative diversissime tra loro come “nuovo di zecca”, “da urlo”, “scritto da zero” o “di ultima concezione” lasciando immutato il senso generale del brano. Si veda il bel libro di UMBERTO ECO, “Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione”, 2003. Inoltre il termine mi serviva per introdurre il concetto di “non ritorno” di cui tratterò più avanti.
    Invece alla domanda (1) hai risposto con un semplice: “Perché no?”. Mi dispiace ma non basta! 😀 Provo ad abbozzare un’opinione a favore. Inventiamo una situazione: immaginiamo che un bimbo voglia videogiocare con proprio nonno; il nonno inaspettatamente si appassiona al videoludo e decide di sfogliare una rivista del nipotino o leggersi qualcosetta su di un sito; purtroppo, ai suoi tempi, il nonno non ha avuto la fortuna di poter studiare l’inglese. Un articolo scritto nello stile del primo testo lo escluderebbe: il primo testo è solo per qualcuno, il secondo parla a tutti. Stampali e falli vedere alla prima vecchietta che incontri per strada, poi fammi sapere! 😀 E’ inutile lodare un presunto arricchimento del linguaggio, se poi esso di fatto anzichè comunicare emargina.
    Ecco cosa intendo con “punto di non ritorno”:
    Capiterà quando qualcuno non saprà più cosa vuol dire “pugilato”, e troverà scritto sul dizionario che IN ITALIANO si dice “boxe”.
    Capita già oggi quando invece dei centri commerciali, dei grandi magazzini o dei supermercati, ci sono solo più megastore, outlet, supermarket e shopping centre. Da’ un’occhiata alle insegne della tua città: gli ingegneri e gli architetti adesso si fanno chiamare designer (farà più figo?) e fioriscono nuovi mestieri come gli advisor, i counselor e i problem solving manager (studio inglese da un quarto di secolo ormai e ancora non ho la più pallida idea di cosa diavolo significhi tutta sta roba!). Una volta le donne andavano dalla pettinatrice o dal parrucchiere, poi sono state dal coiffeur, oggi vanno dallo hair-stylist (… cambia l’insegna, ma il negozio è sempre quello!)
    cordy wrote:

    Ho imparato più inglese in mezz’ora di Dragon Age che in 3 anni di medie e 2 di superiori!!!

    E’ standard… ehm… normale che un/a ragazzo/a capace e intelligente dopo 5 anni non sappia un accidenti? 😀

    Possibile che non se ne accorga nessuno? Sono davvero un folle che corre in spiaggia armato di paletta e secchiello per fermare un maremoto? (I più esterofili sostituiscano: maremoto > tsunami.)

    Mi batto sempre strenuamente contro l’imperante filosofia da “fast food” (visto che le uso pure io le parole inglesi? :-D): certo è più comodo e veloce ingozzarsi con qualche schifezza, magari pure sbrondolandosi in macchina in mezzo al traffico per risparmiare tempo, ma è salutare? Non è meglio fermarsi anche solo per 10 minuti in una bettola a lapparsi un modestissimo minestrone? Quando leggo in un gioco “settings” invece di “opzioni” o una roba come “slot di salvataggio”… mi arrabbio perché non riesco a fare a meno di chiedermi: “E’ stata una scelta consapevole, o il traduttore ha pensato: Massì, chissenefrega, lasciamo slot e buonanotte!”? Io mi sbatto di brutto per fare bene il mio lavoro, cerco sempre di curare i miei testi (per carità, il risultato può piacere o meno e lo accetto) …e poi mi piglio solo pesci in faccia.* Immagina di aprire il diario di un videogioco e confronta queste due colonne:
    Quest principali—–Trama Principale
    Quest secondarie—-Missioni Secondarie
    Quest Completate—Obiettivi Completati
    Sai la fatica che costa scervellarsi per trovare sempre nuove soluzioni, rispetto a fregarsene? Dove ho 3 volte “quest” giro la frase di modo che ci siano 3 termini differenti. Dove in inglese c’è sempre e solo la parola “ghost” alterno “spettro, spirito, ombra, fantasma, apparizione” (e ovviamente controllo che DURANTE il gioco funzioni, non faccia confusione e, nel caso, torno indietro e reimposto tutto daccapo). Fare attenzione a scrivere una volta “Figlio del Dio Sole”, un’altra “Rampollo del Nume Solare”? Ti rendi conto cosa significa sforzarsi di non ripetere mai due volte la stessa parola nel corso dell’intero gioco? Passare ore a controllare con la funzione “Trova precedente/successivo” che due parole uguali non siano troppo vicine o non ci siano affatto e modificare i dintorni per far quadrare il tutto? Dimmi la verità, di quanti giochi hai davvero ammirato la traduzione? Quante volte pur non essendo di per sé sbagliate, danno l’impressione di essere appena dei compitini svolti alla bell’e meglio? Non di rado sono di poco superiori a quanto si ottiene usando il traduttore automatico.

    * Sai che significa vedere professori universitari che cercano di far passar per loro il lavoro tuo e dover ricorrere alle minacce per ottenere ciò che ti spetta? O fare il correttore di bozze? Correggi gli strafalcioni degli altri, loro fanno bella figura e tu manco ti guadagni una nota di ringraziamento a piè di pagina! Ho tradotto il diario di un prigionero politico iracheno, incarcerato da Saddam Husayn negli anni ’80-’90. Un documento storico unico e inedito. E’ da anni in un cassetto, non lo si vuole pubblicare perché evidentemente racconta delle cose piuttosto scomode, e così via.

  9. @ Maestro Iachelino:
    Provo a rispondere senza dilungarmi perché le forze in questi giorni sono quello che sono e finisce che faccio un post come quello dell’altra volta. Comprimo dunque.
    Nessun problema, qualcuno forse più saggio di me mi ha fatto notare come forse la discussione avrebbe preso piega diversa in un altro contesto, magari di persona, rispetto ad un commento sul web. Spazio per fraitendimenti ce n’è. È chiaro comunque che ad entrambi non va di considerare la questione traduzione come qualcosa di poco conto. E già non è poco.
    Mi spiace per la tua esperienza, ma fatti dire il tuo scenario è quasi la norma in ambienti universitari di qualunque facoltà e anche dopo nel lavoro / ricerca. Probabilmente pubblicare qualcosa che hai anche creato non accadrà mai, quando arriverai a poterli firmare tu, firmerai quelli di altri, non so se riuscirai sia a creare che a firmare lo stesso documento. È triste, lo so.
    Però a parte questo discorso verso cui sei digresso, fai un po’ di confusione. Io non critico certo l’idea di tradurre, o il lavoro che ci può essere dietro. Lungi da me. Semmai posso criticare certi approcci verso di essa o meglio l’idea che per forza ci sia un’unica visione. Ad esempio non mi piace molto, come ti ho fatto notare, l’idea che per forza la lingua italiana debba prevalere su tutto, anche se forse ti sei fatto prendere dall’enfasi rischiando di essere troppo nazionalista nei tuoi commenti.
    L’esempio che mi fai del nonno col nipote ha un po’ di falle, ti spiego perché. Se è vero che trattare un testo, in verità diretto ad una cerchia di persone che conoscono l’argomento e quindi tecnico, con termini non di uso quotidiano, possa emarginare qualcuno è anche vero che la stessa cosa avviene già naturalmente tra generazioni tanto distanti solo per la differenza di utilizzo di alcuni termini. Considera poi che il nonno in questione potrebbe aver fatto tranquillamente solo le elementari ed anche questo già di per se può creare divario. Quindi eserci un distacco tra un testo con termini “tecnici” dedicato ad un utenza specializzata non è sicuramente il primo problema tra due generazioni diverse.
    Il discorso che mi fai sui termini inglesi che sono entrati a forza nell’uso comune, lo capisco ed in parte sono d’accordo. Ma ad esempio alcuni di questi termini allargano il significato del termine. Hair stylist è moderno anche per gli inglesi, e noi l’abbiamo semplicemente importato, ma non è l’equivalente di parrucchiere, perché a questo aggiunge una filosofia diversa al lavoro, l’integrazione di altre metodiche o prodotti accessori non propri della prima categoria (mi fermo qui perché non sono preparato in materia). Poi certo, nessuno vuole che si parli come un insegnante di fitness esaltato, ma come ho già detto quelli sono estermismi, non la norma.
    La lingua comunque si evolve da sola e filtra o assimila naturalmente, e bisogna tenerne conto.

    Per quanto riguarda gli esempi di frasi che hai fatto, capisco benissimo il problema di rendere una frase scorrevole e non ripetitiva mantenendone il significato ma personalmente cercherei di attenermi il più possibile al testo originale senza però essere letterale (che potrebbe non essere uno sbaglio se si traduce una lingua che ha la stessa costruzione grammaticale e termini di utilizzo simile). L’esempio di quest tradotta in tre modo diversi ad esempio non la capisco. In inglese non era diversificata e suppongo che possibilità di non renderla ripetitiva l’avessero anche loro. Trattandosi di un elenco mi da ancora meno motivi per usare tecniche che si usano in un testo continuo e che a mio avviso qui creano forse più confusione. Va benissimo sbattersi per far quadrare le frasi, ma mai metterci troppo del proprio, bisogna cercare di dare la stessa sensazione e significato dell’originale. Spesso ad esempio si tende, per fissazione, a cambiare il registro del testo tradotto, magari elevandolo, usando parole ricercate quando magari il testo originale è molto più terra terra. Ed è una forzatura.
    Idem per ghost, non è che non esistano alternative, che comunque hanno accezioni leggermente diverse, come anche lo hanno in italiano. A mio avviso si rischia più di sbagliare forzando regole che forse non hanno sempre motivo di essere applicate. Le ripetizioni non sono sempre il male peggiore. Un plauso alla dedizione, ma a volte bisogna fare attenzione che regola si sta seguendo e perché. Io ad esempio spesso rischio di essere troppo letterale per non cambiare troppo il testo. Poi bisogna prestare attenzione anche all’ordine degli elementi: magari cambiare l’ordine di alcuni può far scorrere meglio la frase ma bisogna considerare il contesto. Se traduci il dialogo / sottotitolo di un giallo e c’è il climax mentre si sta per svelare il colpevole, forse cambiare l’ordine e mettere magari prima il suo nome può farne saltare il pathos.
    Per il resto sul discorso compitini e traduzioni mi trovi d’accordo.

  10. Oggi ho fatto un salto in edicola. Assieme a una rivista di videogiochi [un videogame magazine] c’erano in allegato “Escape from Butcher Bay” e “Assault on Dark Athena”. Dato che me li ero ero lasciati sfuggire ambo [mi ero perso il bundle], l’ho presa al volo.
    Ho giocato circa un quarto d’ora al primo titolo (davvero notevole [cool]!), poi sono uscito dal programma [software] appositamente per scrivere quanto segue.

    Già in soli quindici minuti ho letto una marea di strafalcioni, peccato non avessi accanto a me il fido taccuino [block-notes] per segnarli tutti, tra i quali due vere chicche:

    “Ora sei tu il nuovo rooster!”
    e
    “L’ho fatto lungo con attenzione.”

    La prima frase dovrebbe significare qualcosa come “Ora sei tu il nuovo galletto [boss]!) e si riferisce al fatto che il nostro (anti)eroe si guadagna il rispetto degli altri detenuti, dopo aver smenazzato di brutto il capo [leader] di una banda [gang] di bulli carcerati.
    La seconda invece vorrebbe dire “Sono sopravvissuto così a lungo perché sono stato accorto”.

    E poi ve la prendete con uno che -perlomeno- si sforza di tradurre con cura i propri lavori e cerca di usare un italiano che sia giusto un pelo più forbito di quello di un bimbo di anni sei!

    E’ questo il livello qualitativo [lo standard di qualità] che volete vedere nelle localizzazioni del vostro passatempo preferito? Se sì, abbiate il coraggio di dirlo chiaro e tondo: cambio mestiere e vado a fare altro.

    Mo’ torno nel gioco [in-game] e proseguo la mia fuga da Butcher Bay! Ciao!

    (Tra parentesi quadre, per completezza, ho affiancato la versione da esterofili.)

  11. @ MIK0:
    Ha ha, Miko! Telepatia! Ci siamo scritti l’un l’altro contemporaneamente! Non avevo visto la tua risposta, prima di aggiungere un nuovo commento! 😀 Corro a leggerla!

  12. @ Maestro Iachelino:
    Dopo aver letto il mio commento capirai che non ce l’ho (io e credo sia uquale per gli altri) con le tue traduzioni o l’impegno che ci metti, quanto con il pensiero che hai espresso in proposito e la pretesa di superiorità data da certe frasi, anche se si è chiarito fossero date da un eccesso di enfasi. Capirai poi che si discute di modalità su traduzioni che almeno cercano di rendere comprensibile la frase, dove se con la prima che hai citato ci potevo anche arrivare, sulla seconda senza contesto non avrei mai indovinato.
    Però puntualizzo che a volte lasciare termini in lingua originale rende forse meglio, ma richiede di istruire il lettore sul suo significato. Questo perché la resa della traduzione o diventa eccessivamente lunga o non avrebbe corrispettivo anche se tradotto. Mi viene in mente l’esempio di giochi giapponesi dove magari alcuni concetti impliciti per noi sono estranei e non si può certo pensare di spiegarli ogni volta. O magari alcune parole rendono meglio la sensazione o l’immediatezza se mantenute in originale. Credo che si possa andare caso per caso in queste circostanze (l’ho già detto però che preferisco le note?). Ovvio che poi conta a chi è rivolto il testo, per molti un testo con molti termini stranieri può risultare più comprensibile ed immediato.

  13. MIK0 wrote:

    la discussione avrebbe preso piega diversa in un altro contesto, magari di persona, rispetto ad un commento sul web. Spazio per fraitendimenti ce n’è.

    L’ho notato pure io! Bisogna sempre ricordarsi di mettere le faccine, quando ci si accapiglia come squinzie in Rete. 😀 E’ incredibile come la stessa frase semplicemente letta, pronunciata con un certo tono o accompagnata da un qualche gesto possa trasmettere impressioni diverse e/o contrastanti. (Varrebbe quasi la pena aprire un’altra discussione apposta!)
    Ci fossimo incontrati di persona, magari avremmo risolto il tutto con una sana scazzottata da osteria in pieno stile Bud Spencer & Terence Hill! (Un’altra bellissima usanza italiana che un conservatore fanatico come me vorrebbe assolutamente tramandare ai posteri! :-D)

    Però non sono così solo: ho degli amici tedeschi (gente giovane, mica vecchi brontoloni come me!) che inorridiscono per la brutta piega presa dalla loro lingua ultimamante, specie nella nicchia videoludica. Ogni tanto mi mandano delle perle di insolita bruttezza, tipo:
    “Multiple-Choice-gesprächen”, “Das Happy-End-Endkampf” e (la più “bella” finora):
    “Die Story ist sehr cool und das Gameplay macht auch Spaß!”
    (Cioè: La STORY è molto COOL e il GAMEPLAY è pure divertente!) (Scommetto che a te piace! :-D)

    Facciamo così, la prossima localizzazione la facciamo a quattro mani, così ci moderiamo a vicenda, perché, come ci insegna la pubblicità: du is megl che uan! 😀

    Buonanotte, continueremo a litigare domani! 😀

  14. Salve, prima di tutto voglio complimentarmi con Maestro Iachelino, l’orgoglio per la lingua italiana e di conseguenza per il proprio paese da parte di un linguista è ammirevole, grazie di esistere; se non ci fossero persone come lui saremmo finiti già da un pezzo come i Rumeni che in certe zone della Romania industrializzate da investitori esteri parlano e scrivono un misto tra tedesco francese italiano inglese e Rumeno, una lingua mista senza patria (non è grave ma fa sembrare i Rumeni un popolo con poco carattere anche se non è vero… non trovate?).
    Personalmente vorrei aggiungere che come giocatore trentaseienne dai primi PC con CPU Intel 386 a volte avrei dato un braccio per avere il gioco perfettamente tradotto nella mia lingua e non per pigrizia o mancanza di mezzi per tradurre ma per il semplice fatto che se volevo imparare l’inglese mi sarei comprato un corso di lingue e non un gioco :D.
    Immaginatevi che strazio era essere bloccati in un gioco non perché non trovi un determinato oggetto ma perché non riuscivi a tradurre 2 o 3 parole (a volte questo a tutt’oggi mi fa rimpiangere di non essere nato inglese 😀 ; e non è giusto! Il gioco lo pago con soldi italiani).
    Credo che il sig. Maestro Iachelino stia cercando di farci capire non che qualsiasi termine straniero vada eliminato dalla faccia dell’Italia ma che con un bel po’ di impegno da parte dei traduttori si possa tradurre in italiano con maggiore efficacia anche le parole più impensabili; e personalmente preferirei ricercarmi nel vocabolario una parola italiana nuova che non conosco piuttosto che una straniera.
    Probabilmente quello che ci spinge ad usare termini stranieri nei nostri dialoghi è perché pensiamo di aver raggiunto il limite nel vocabolario della nostra lingua madre che le fa perdere fascino mistero e novità; ed essere circondati da tutti questi invadenti termini stranieri non ci aiuta, sono continue proposte di novità, mistero e fascino che ci attirano (ci sviano?).
    Non vi piacerebbe avere il vocabolario di Moreno Morello di striscia la notizia? Lo invidio quando parla fa impallidire qualsiasi termine straniero che conosco, ed è un Italiano alla portata di tutti noi.
    Forse gli insegnanti di Italiano odierni sono fiacchi :D.
    Inoltre pensate che oggi per la maggior parte dei giocatori ormai non abbiamo grossi problemi con l’inglese ma immaginate che casino se i giochi uscissero tutti in cinese con un misto tra ideogrammi e italiano! 😀
    E senza tener conto dell’intonazione della voce in cinese, ad esempio la parola “fan” può voler dire “vela”, “irritato, preoccupato”, “opposto, rovescio” o “riso”! (tratto dalla settimana enigmistica) 😀
    Se ognuno di noi conoscesse per filo e per segno ogni singola parola del nostro vocabolario italiano allora saremmo veramente liberi di usare termini stranieri a nostro piacimento ma credo che a quel punto sarebbero gli stranieri ad assorbire il fascino del nostro linguaggio e a noi le parole straniere sembrerebbero troppo vaghe per essere inserite nei nostri dialoghi (utopia?).
    Comunque non buttiamoci giù! Noi tutti abbiamo già qualcosa che gli stranieri faticano a tradurre!
    Le parolacce! 😀 Vero! Esempio gli americani san dire solo “fuck off” noi Italiani invece abbiamo penso un 200.000 modi di mandare qualcuno a quel paese 😀
    Pensate quante nuove parolacce potremmo inventare se conoscessimo tutto il vocabolario di Italiano 😀
    Quando smetteranno di tradurci i giochi (io mi impicco) vorrà dire o che l’Italia non conta più niente o che ci siamo estinti 😀

    Ciao a tutti
    APO

    P.S. non crocifiggetemi grazie 😀 ; Rumeni scusatemi se vi ho tirato in ballo, ho lavorato un po’ ad Arad, Arad e Timisoara mi piacciono molto.

  15. Ho appena finito di vedere “Cado dalle Nubi” con Checco Zalone.

    La mia scena preferita:

    – Scusa, ma che cos’è il “personal trainer”?
    – Il preparatore atletico.
    – Ah… fa la ginnastica…
    – Sì, la ginnastica.
    – Ma vaffanculo va’!

  16. Il prof. Alberto A. Sobrero, nella sua introduzione all’interessante saggio di Claude Hagège, Storie e destini delle lingue d’Europa, 1995, scriveva:

    “Tutti abbiamo sorriso almeno una volta dell’anglofobia francese, e molti di noi hanno fatto dello spirito sulle proposte ultrapuristiche e scioviniste del ministro Toubon, peraltro bocciate dalle Camere francesi nell’estate del 1994. Giustamente. Ma, a guardare in casa nostra, troviamo il vizio opposto: e non è detto che sia preferibile. I due atteggiamenti fondamentali, da noi, sembrano essere: l’esterofilia provincialotta, tipo periferia dell’impero (rafforzata dalla recente sudditanza tecnologica e musicale all’impero di lingua angloamericana), e il disinteresse totale. […]
    Si può trovare una via di mezzo, ragionevole e realistica? Forse sì. Per farlo, prima dei proclami e delle guerre sante ci vuole però una seria e ricca documentazione, una seria e problematica riflessione storica, una seria e realistica progettualità. Merci rarissime, in questi tempi frettolosi, minimalistici, aprogettuali.”

  17. Per caso esiste una version aggiornata alle utlime patch della traduzione di Aztaka? Perché sono riuscito comunque ad applicare la traduzione modificando il .cfg ma purtroppo sembrano esserci comunque alcune incopatibilità ed alcuni stringhe non le riconosce sostituite da un generico ….

    Grazie (per una traduzione che ero convinto nemmeno esistesse)

  18. Il realtà il gioco ha subito delle modifiche sostanziali (ne è stato cambiato il motore) ma non ne è ancora stata rilasciata la versione aggiornata. Questa versione includerà l’italiano della patch che citi eventualmente rivisto e corretto. Non si conosce però una data.

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