About Simone "Karat45" Tagliaferri

Nacqui, e già questo è un miracolo, vista la mole. Da piccolo ero restio al cibo, poi ho smesso (di essere restio). Appassionato di videogiochi sin dalla più tenera età, in cui un Frogger casalingo mi rubò l'anima, sono cresciuto a pane e 8 bit, poi 16 bit, poi 32 bit, poi 64 bit e infine un numero indeterimnato di bit che mi hanno fatto salire il colesterolo ma anche fatto scoprire un sacco di mondi eccezionali (ad esempio quello di Samantha Fox). Ad oggi sono tormentato da una domanda: ci sono più carboidrati in una fetta di pane o in New Super Mario Bros.? Non ci dormo la notte. Ma forse è colpa del caldo (se leggete questo profilo d'inverno sappiate che è stato scritto a fine Giugno). Ho fondato, insieme agli altri tizi presenti in questa pagina, Ars Ludica sperando di poterlo riempire di pornazzi. Ho capito troppo tardi che doveva essere un blog sulla cultura dei videogiochi scritto da sfigati. È l'essere evidentemente sfigato che non mi ha permesso di tirarmi indietro. Così eccoci qua.

L.A. cretineide

Il fatto: 130 sviluppatori di Team Bondi si sono lamentati dei turni di lavoro massacranti a cui sono stati sottoposti per realizzare il videogioco L.A. Noire per Rockstar, circa dodici ore al giorno, e poi di non essere stati ricompensati in nessun modo e di essere stati estromessi dai crediti.

Le implicazioni sono abbastanza chiare, per chiunque abbia un cervello: scarsa considerazione del lavoro, nessuna remunerazione dei risultati, difficoltà nel presentare il gioco tra i propri lavori e così via.

Lo so, in Italia sono tutti argomenti alieni e poco comprensibili. Qui devi fare tutto gratis ed essere felice di farlo. I giocatori vogliono tutto gratis perché tu fai un lavoro bellissimo e non devi essere pagato per farlo (figurarsi i lettori). Se ti pagano (poco) devi considerarti fortunato, quasi un privilegiato, anche se lavori 25 ore al giorno. Qui ci sono i geni che guadagnano con il lavoro degli altri… e fanno bene, visto quello che pensano alcuni rappresentati del mondo dei videogiocatori. Dei novelli Brunetta, ma più cretini.

Ho rubato per voi alcuni commenti alla notizia postata su Multiplayer.it

L’articolo: L.A. Noire: accuse a Rockstar sul trattamento degli sviluppatori

I commenti (non metto il singolo autore perché li considero parte di un cervello collettivo bacato che opera attraverso diverse fonti. Le parentesi sono mie):

“certo nn è bello nn comparire nei crediti ma credo ke debbano solo baciare i piedi a rockstar ke ha investito più di 50 milioni di dollari in questo gioco!!!” (sillogismo perfetto)

“Un’altro caso da risolvere per Cole Phelps!! ” (questo pensa che sia tutto un bel gioco)

“Ok, Mi spiace per loro … però cavolo avrebbero potuto farlo uscire anche per pc! :'( “ (uno che sa quali sono le priorità della vita)

“Un giallo su L.A. Noire… che coincidenza…XD XD XD” (anche questo si diverte tanto… in fondo si parla solo di sfruttamento sul lavoro)

“si ma nn x forza bisogna fare questo casino, sono sicuro ke c’è stato un errore risolvibile facilmente, questa notizia mette in cattiva luce i rockstar ke sicuramente nn era loro intenzione” (questo ha un altarino della Rockstar in casa… guai a toccargli i suoi miti. È uno di quelli che considera bene le notizie solo quando non vengono date)

“ma che cazzate, ma chi li legge i titoli di coda??? l’importante e’ che percepiscano lo stipendio, il resto sono solo lagne…il lavoro e’ stato retribuito (tra l’altro bene)?ok, a posto cosi’!” (zi badrone, noi continuare a fare tuoi giochini e tu non arrabbiare)

“Bè turni da 12 ore al giorno mi sembrano un tantino esagerati. Comunque lavorare il fine settimana ora è una cosa ”normale”. Specialmente in Italia. Io lavoro il sabato mattina e a volte anche la domenica. Un mio amico ed altri fanno i turni in fabbrica sia il sabato che la domenica e, sicuramente, non percepiscono i loro stipendi. Quindi non capisco le lamentele del fine settiamana. Non comparire nei crediti è una cosa grave, però sono cose che noi non possiamo giudicare ne sapere.” (questo, vivendo in un paese di merda in cui è normale sfruttare la gente senza pagarla, non ci vede niente di strano nello scoprire che tali abusi succedono anche altrove. Anzi, secondo me, dopo aver letto la notizia, è pure un po’ più soddisfatto della sua vita)

“DI sicuro non saranno sfruttati come pescatori o muratori poverini, andate a lavorare invece di lamentarvi….” (genio assoluto)

“io sinceramente nn ci credo ke la rockstar sia così cogliona da trattenere 12 ore al giorno un lavoratore così da infrangere i loro diritti e iniziare delle cause legali, a ke pro fare tutto questo sopratutto nella loro posizione??” (questo è sceso dal pianeta di tamarreide, lo si capisce da come scrive)

“”stranamente” le lamentele arrivano solo DOPO i bassi numeri di vendita :” (i bassi numeri di vendita li ha visti solo lui, ma un bel complotto estivo ci sta bene)

“x me i gioki rockstar hanno anke dei difetti ke si potrebbero risolvere come la grafica ke rispetto ad altri gioki è scadente e il doppiaggio sl in inglese” (questo non ha proprio resistito a parlare di grafica in una notizia su questioni che riguardano il mondo del lavoro, è stato più forte di lui).

“chi di voi ha mai letto i crediti di un gioco…nessuno al mondo lo ha fatto…!!!!!” (quando si dice: “centrare un problema”)

[podcast] Ringcast #48

Finalmente è uscito Ringcast #48, episodio dedicato all’E3 2011 con il miglior Gatsu di sempre.
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Allora, in un disperato post precedente vi avevo detto che il podcast di commento all’E3 2011 era perso. E invece. Con uno scatto di reni degno del protagonista di un cartone animato giapponese in fin di vita, il nostro magico Vitoiuvara ha deciso di prendere in mano la situazione (in fondo, è tutta colpa sua che non ha fatto il backup) e ha rieditato i file cercando di mettere insieme qualcosa di sensato. Fa niente che nel processo le mie parti siano state interpretate da GlaDos.

Tenendo a mente che l’episodio è stato ridimensionato da 2:30 ad appena un’oretta, fiondatevi quindi a scaricare l’alluncinato resoconto dell’E3 appena trascorso che RingCast può, ancora una volta, offrirvi (questa è la quarta volta, la terza dall’inizio della formula Nerd-Coop).

Per l’occasione, torna ai microfoni anche il nostro ascoltatore Michele, adorato dalle folle e da un sacco di ragazze Svervegesi.

In streaming: QUI

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Link diretto MP3 (Episodio 48): Click con il tasto destro del mouse > Salva con nome QUI

Blog: http://www.parliamodivideogiochi.it

Duke Nukem Forever

Pubblicato da 2K Games | Sviluppato da 3D Realms/Gearbox | Piattaforme: PC (versione testata), Xbox 360, PS3 | Rilasciato nel Giugno 2011

Le tette possono sconvolgere ancora al punto da far considerare bello un gioco?

 

Duke Nukem Forever è un gioco irrimediabilmente legato a un’epoca che non esiste più. È l’eroe americano post muro di Berlino che si sente padrone del mondo e che crede di poter fare tutto, perché ormai non ha più nemici. Duke è il simpatico arrogante, liberato da tutti i freni inibitori della Guerra Fredda, che tratta gli alieni come stracci perché tanto sa che nulla possono contro di lui. È un vincente ancora prima di combattere, perché ha già vinto comunque vada.

L’inizio del gioco è conclusivo per qualsiasi analisi tematica, con le gemelle Holsom, distorsione puttanesca delle gemelle Olsen, che gli fanno un pompino mentre gioca all’ultimo livello di Duke Nukem 3D rifatto con il nuovo motore grafico. Il problema è che le gemelle Olsen erano famose quando Duke Nukem Forever era nei primi anni di sviluppo, mentre oggi sono soltanto un residuato bellico del lolitismo degli anni 90, maschere delle erezioni di un tempo di fanciulli che oggi sono ormai uomini cocainomani e dediti al porno amatoriale, tumefatte e dissolte nel ricordo appannato della loro immagine di bambine di successo.

Chi darebbe più un ruolo importante alle gemelle Olsen in un film o in un telefilm? La risposta più ovvia, ovvero nessuno, apre la strada alla domanda fondamentale che inquadra l’anacronismo di Duke Nukem Forever: che ci fanno le gemelle Olsen in un gioco uscito nel 2011? Chi dovrebbe riconoscerle a parte quelli come me che hanno superato i trenta?

Duke Nukem Forever è la riedizione in HD di un gioco mai uscito. I suoi maggiori difetti sono tutte quelle piccole contaminazioni del moderno che stonano con una struttura ancorata agli sparatutto di fine anni 90.  Il limite di due armi trasportabili, l’energia che si ripristina col tempo, i nemici poco reattivi, la facilità estrema, le sequenze scriptate: sono tutte le caratteristiche che determinano il successo degli sparatutto in prima persona moderni e che tanto piacciono alla critica, ma che qui stanno proprio male. Sembra di vedere Sofia Loren in perizoma.

Comunque, se c’è un difetto che imputo a Duke Nukem Forever è proprio quello di non aver osato tornare a proporre un gameplay più puro e meno legato a tutte quelle feature nevrotiche alla Call of Duty XXX (scegliere episodio a piacere). Sono in contraddizione rispetto a quanto scritto prima? In realtà no, ma tento di spiegarmi.

Duke è difettoso non tanto per la parte tecnica, quanto perché è troppo simile agli sparatutto moderni pur non essendo uno sparatutto moderno. Li scimmiotta ma non riesce a raggiungerli, nel senso che, essendo la maggior parte dei titoli di ultima generazione legati più al machismo grafico che alle abilità del giocatore, relegate a comparse tra i botti e le animazioni precalcolate, tentando di confrontarsi su questo livello con un motore grafico vecchio di anni ha perso in partenza.

L’unica operazione assennata sarebbe stata la negazione della banalizzazione e la radicalizzazione dei contenuti ludici: Duke Nukem 3D era dannatamente bello e dannatamente difficile. Duke Nukem Forever è facile e non stupisce sotto nessun punto di vista. È il solito sparatutto, che per un titolo del genere è la più grande delle offese.

Eppure in alcuni frangenti ci prova, ma sembra non volersi spingere mai oltre il lecito. Ad esempio il livello delle donne usate come incubatrici dagli alieni ha la sua potenza visiva e concettuale, soprattutto per gli eccessi a cui spinge il giocatore (volete evitare di essere attaccati dalla prole aliena? Per farlo bisogna ammazzare le ragazze), ma è un caso isolato e nei livelli seguenti non si ripete niente di così estremo, putroppo.

Arrivato alla diga ho anche provato a sparare a quel cretino del presidente americano (evidentemente un Obama bianco, che vuole fare la pace con gli alieni a prescindere dall’attacco e dà la colpa a Duke per il massacro), ma non c’è stato verso. Ha gli stessi poteri del Papa di Gioventù Ribelle e la cosa, ve lo confesso, mi ha rattristato (vabbé, se fosse stato eliminabile avrebbero dovuto cambiare il finale…)

Insomma, Duke Nukem Forever ci ha messo quindici anni per arrivare, ma non ci vorrà altrettanto per dimenticarlo. Non bastano delle battute ormai vecchie per fare un capolavoro, purtroppo. Nonostante le critiche, diciamo che è un buon gioco e morta lì, questo non posso negarlo (dovrei dire che mi ha divertito, ma rifuggo), e il personaggio rimane lo stesso amabile cafone di sempre (ma immagino che qualcuno lo sopporti poco).

Detto questo considero assurdo l’accanimento della critica contro il gioco. Duke Nukem Forever ha beccato voti che vanno dal due all’otto, con maggiore prevalenza per quelli negativi. In alcuni casi si è sputata bile su bile, più che analizzare il gioco. Ora, come ho detto non è un capolavoro, ma tolto il motore grafico è pur sempre in grado di confrontarsi con moltissimi dei più osannati tra gli FPS (qualcuno può affermare che i nemici di  Crysis 2, Black Ops o, per fare un altro nome, F.E.A.R. 2, siano più intelligenti e offrano maggiore sfida?), soprattutto in termini di level design e varietà delle situazioni.

Ma forse certi “giornalisti” umorali ce li meritiamo. In fondo sono quelli che all’apparizione di Modern Warfare 3 sullo schermo della conferenza Microsoft all’E3 2011, urlacchiavano come troiette in calore durante un bunga bunga… le stesse a cui Duke schiaffeggerebbe le tette.