About Simone "Karat45" Tagliaferri

Nacqui, e già questo è un miracolo, vista la mole. Da piccolo ero restio al cibo, poi ho smesso (di essere restio). Appassionato di videogiochi sin dalla più tenera età, in cui un Frogger casalingo mi rubò l'anima, sono cresciuto a pane e 8 bit, poi 16 bit, poi 32 bit, poi 64 bit e infine un numero indeterimnato di bit che mi hanno fatto salire il colesterolo ma anche fatto scoprire un sacco di mondi eccezionali (ad esempio quello di Samantha Fox). Ad oggi sono tormentato da una domanda: ci sono più carboidrati in una fetta di pane o in New Super Mario Bros.? Non ci dormo la notte. Ma forse è colpa del caldo (se leggete questo profilo d'inverno sappiate che è stato scritto a fine Giugno). Ho fondato, insieme agli altri tizi presenti in questa pagina, Ars Ludica sperando di poterlo riempire di pornazzi. Ho capito troppo tardi che doveva essere un blog sulla cultura dei videogiochi scritto da sfigati. È l'essere evidentemente sfigato che non mi ha permesso di tirarmi indietro. Così eccoci qua.

[podcast] Il tentacolo viola 14

Per il quattordicesimo episodio de Il tentacolo viola, si è scelto un ospite d’eccezione: Ferruccio Cinquemani, l’uomo che gioca su PC con il joypad e se ne vanta su Facebook. Scaricatelo, se proprio ci tenete.
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Torna il PSN e torna Ferruccio. Gli adepti del Tentacolo Davide, Andrea e Paolo riospitano per la terza volta il siculo-svedese in un meta-podcast dove si parla, oltre che di Sony, dei progetti di Nintendo per continuare a dominare il mondo, dell’amore di Davide per il 2D e di Gabe Newell che odia gli sbruffoni online. Oltre che di altri podcast.

Sono belli i regali che Sony darà ai suoi utenti? Ma a noi ce ne frega qualcosa? E soprattutto come si pronuncia Sword????
Le risposte di questi e altri incredibili enigmi nel quattordicesimo episodio per podcast del Tentacolo Viola.
Scarrricate ed ascoltate!!!

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[creazioni] Sogno

Sogno un giorno in cui le redazioni vengano riempite di scatole di giochi con già il voto obbligatorio stampato sopra, ovviamente dieci, così che il videogiocatore sia costretto a leggere prima di delirare il suo commento in preda all’hype più sfrenato e gettarti letame addosso per un centesimo di voto che gli è andato storto.

Sogno il giorno in cui non dovrò più leggere il commento: “Mio al Day One”, con Day One scritto rigorosamente maiuscolo, come se la data di uscita di un gioco fosse il giorno del giudizio e nell’atto stesso dell’acquisto non fosse già implicito l’iniziare a desiderare ciò che verrà dopo, ovvero il Day One successivo. L’insoddisfazione perenne è il loro migliore amico.

Sogno il giorno in cui l’utente medio si renderà conto che le immagini e i video promozionali sono necessariamente edulcolorati e presentati al meglio, quindi non sono indicativi del gioco e, anzi, spesso lo nascondono dietro una patina di mera spettacolarità.

Sogno il giorno in cui il lettore si renda conto che senza soldi non si va da nessuna parte e che il gratis a tutti i costi impone dei limiti che spesso portano alla morte dei progetti migliori.

Sogno il giorno in cui le notizie saranno distinte dal marketing.

Sogno il giorno in cui i materiali per la stampa non siano dati dai PR ma vengano obbligatoriamente messi in un sito deposito dal quali tutti gli operatori del settore possano attingere liberamente, in modo da evitare pressioni sotto forma di simpatici consigli e concessioni.

Sogno il giorno in cui la parola embargo sarà riservata solo alle dittature.

Sogno il giorno in cui non vivano più geni che sono tali solo perché sfruttano il lavoro degli altri.

Sogno il giorno in cui la critica specializzata si renda conto che è possibile esaminare un videogioco al di là delle questioni produttive.

Sogno il giorno in cui venga abolita la parola “divertimento”, seguita da “intrattenimento”.

Sogno il giorno in cui l’espressione “voglio solo staccare il cervello” diventi motivo di interdizione permanente.

Sogno troppo, e per questo vivo poco e male, ma non riesco a fare a meno di farlo, perché in fondo i videogiochi, come i sogni, piacciono perché provengono da un lato nascosto e intangibile del nostro esistere, di cui necessariamente celiamo l’oscenità.