About Simone "Karat45" Tagliaferri

Nacqui, e già questo è un miracolo, vista la mole. Da piccolo ero restio al cibo, poi ho smesso (di essere restio). Appassionato di videogiochi sin dalla più tenera età, in cui un Frogger casalingo mi rubò l'anima, sono cresciuto a pane e 8 bit, poi 16 bit, poi 32 bit, poi 64 bit e infine un numero indeterimnato di bit che mi hanno fatto salire il colesterolo ma anche fatto scoprire un sacco di mondi eccezionali (ad esempio quello di Samantha Fox). Ad oggi sono tormentato da una domanda: ci sono più carboidrati in una fetta di pane o in New Super Mario Bros.? Non ci dormo la notte. Ma forse è colpa del caldo (se leggete questo profilo d'inverno sappiate che è stato scritto a fine Giugno). Ho fondato, insieme agli altri tizi presenti in questa pagina, Ars Ludica sperando di poterlo riempire di pornazzi. Ho capito troppo tardi che doveva essere un blog sulla cultura dei videogiochi scritto da sfigati. È l'essere evidentemente sfigato che non mi ha permesso di tirarmi indietro. Così eccoci qua.

Ringcast Ep. 40

Gatsu e soci hanno registrato un altro episodio di Ringcast. Sperando che il Dicembre del 2012 arrivi presto, vi lascio all’ascolto.
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Anche RingCast raggiunge gli -anta. Il quarantesimo episodio del podcast più amato dai dietologi, dai videogiocatori padri e da chi fa polemica per un 9.7 che secondo lui avrebbe dovuto essere almeno un 9.8, ospita oggi due veterani del settore – e non stiamo parlando di Vitoiuvara e Ferruccio. Direttamente da Multiplayer.it, Andrea Palmisano e Umberto Moioli ci parleranno della loro vita, delle opere di bene con cui hanno graziato l’umanità intera e della languida amicizia che li lega agli altri membri dello staff.

Insieme a loro il solito terzetto si intratterrà in argomenti tipo: la passione di Andrea per N-Gage e altre console sfigate, la nuova iniziativa di Ferruccio per diventare il Charles Manson dei nostri tempi, la dieta “Auschwitz” di Vito, la polemica senza fine sui voti a fondo recensione, l’influenza di Apple sulla vostra vita sessuale e le possibilità di essere discriminato in qualità di possessore di 3G, il valore dei giochi portatili, la moralità della pirateria, Kunoda re del mondo, e last but not least, la vera verità sulla trasformazione di Vitoiuvara in scoiattolo volante. Buon ascolto!

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Link diretto MP3 (Episodio 40): Click con il tasto destro del mouse > Salva con nome QUI

Blog: http://www.parliamodivideogiochi.it

Mafia II

Prodotto da 2K Games| Sviluppato da 2K Czech | Piattaforme PC, Xbox 360, PS3 | Rilasciato nell’agosto 2010

Mafia II usa in modo classico, ma inedito nei videogiochi, alcuni simboli religiosi.

La versione testata è quella PC

Vito Scaletta è il figlio di due immigrati siciliani sbarcati negli Stati Uniti in cerca di fortuna. Il padre è un ubriacone e la madre è una donna sottomessa e timorosa. Vito cresce in uno dei quartieri poveri della città di Empire Bay, dove diventa amico di Joe Barbaro, comprimario che lo accompagnerà per tutta l’avventura. Vito e Joe campano di espedienti e piccoli furti e, proprio in seguito a una rapina a una gioielleria, Vito viene arrestato e spedito in Italia per combattere la Seconda Guerra Mondiale. Ferito a una gamba durante l’operazione Husky, torna in patria e si rimette in contatto con Joe, che lo introduce al mondo della malavita organizzata. Le ristrettezze in cui si trova, un forte debito contratto dal padre e la voglia di cambiare vita spingono Vito dentro un sistema piramidale che gli darà i mezzi economici che gli servono ma che lo comprometterà per sempre.

Mafia II mostra, per l’ennesima volta, la criminalità organizzata vista dal punto di vista americano. Anzi, diciamo meglio: vista da dei cechi (nel senso di abitanti della Repubblica Ceca) cresciuti a film di Coppola e Scorsese. Chiariamo subito che in Mafia II non c’è alcuna mitizzazione del fenomeno mafioso o della criminalità in generale, che è mostrata nella sua crudezza e nei suoi tratti più cinici. È un sistema gerarchico che ha come unici scopi l’arricchimento dei suoi membri e la tenuta dei territori controllati: parte del romanticismo del primo Mafia è andato perduto. In compenso molto si è guadagnato dal punto di vista descrittivo, con una ricerca maggiore a livello di messa in scena.

Il capitolo ambientato in prigione è particolarmente significativo.

Vito Scaletta non è un eroe romantico che scala la criminalità fino ai suoi vertici alla ricerca di un sistema di valori che lo protegga dalla modernità strisciante, ma è un ragazzotto che vuole fare soldi facili e contare qualcosa, come quel boss siciliano che, nel primo capitolo, mette fine a una battaglia parlando in un megafono. Vito è un mediocre: è timoroso della vita che ha scelto e ha sempre qualcosa da dire sulla missione successiva che gli viene affidata, senza però mai arrivare al punto di ribellarsi. Gli piace la bella vita e consuma donne, soldi e auto di lusso. Finisce in prigione per un lavoretto fatto per un mafioso, ma appena esce rientra nel sistema senza battere ciglio. È abbagliato dalla ricchezza, ma non è abbastanza intelligente da capire come funziona il meccanismo di cui è un ingranaggio. La sua è una vera e propria parabola con un finale che urla “DLC incoming” da tutti i pixel, pur nel suo presunto pessimismo (mi aspetto presto un finale vero a pagamento).

La Empire Bay a cavallo degli anni ’40 e ’50 è una metropoli immaginaria ma riconoscibile, un po’ come lo era la Lost Heaven del primo Mafia e la Liberty City di alcuni Grand Thef Auto. È la città labirintica che inghiotte i suoi abitanti, rendendoli formiche nella sua monumentalità e nella sua indifferente monoliticità. È uno scenario perfetto per un gioco del genere, anche se ormai alcuni luoghi sono diventati comuni e non stupiscono più.

Mafia II tenta quello che non è riuscito a GTA IV, ovvero raccontare una storia che appassioni il giocatore dall’inizio alla fine. Per farlo gli sviluppatori hanno deciso di rinunciare a tutta una serie di extra di contorno che fanno parte degli stereotipi del free roaming e di accorciare un po’ il brodo rispetto alla media. A differenza di GTA IV (il punto di riferimento del genere) non si viene continuamente distratti dal dover fare qualcos’altro e, soprattutto, il racconto procede senza missioni tappabuchi messe lì come contentino. In Mafia II ogni capitolo ha una sua funzione nell’economia complessiva dell’opera e non viene mai voglia di mettersi a vendere auto o di andare a caccia dei numeri di Playboy, abbandonando le vicende di Vito.

Vito Scaletta

In questo caso non credo che la linearità sia da criticare. Si tratta evidentemente di una scelta stilistica (anche se i più maliziosi potrebbero commentare che è sì una scelta, ma per vendere più DLC), filologicamente coerente con quanto visto nel primo Mafia, che favorisce la narrazione al resto. Come esperienza personale, posso raccontare di aver abbandonato a metà GTA IV dopo l’euforia iniziale, mentre ho portato a termine Mafia II tutto d’un fiato. Il motivo è semplice: nel titolo Rockstar ci si trova a dover svolgere una grande quantità di missioni secondarie senza senso, appiccicate in mezzo alla trama principale, che possono demotivare il giocatore, facendo scemare la tensione narrativa creata dalle vicende iniziali di Bellic e soci. In Mafia II la tensione non viene mai meno e, anzi, c’è un crescendo di eventi principali, ritmati da altri apparentemente minori, che mantiene vivo l’interesse fino al finale.

Parlando di sparatorie (cosa sarebbe un gioco sulla criminalità senza le sparatorie?), sinceramente stento a capire le forti critiche di cui sono state oggetto. Certo, non sono difficilissime e sono rari i momenti impegnativi (soprattutto grazie al sistema di cura automatica, tanto caro ad alcuni giocatori), ma in confronto a quelle di GTA IV, che non ha subito lo stesso massacro, sono molto meglio… almeno sono giocabili e non ci si ritrova a mirare agli uccelli perché il sistema automatico ha deciso così. Oltretutto non sono eccessive, nel senso che sono posizionate molto bene all’interno della storia e non appaiono mai gratuite (chi se la ricorda la missione folle di GTA IV in cui Bellic sterminava le forze di polizia sulle strade di Liberty City, senza che nessuno, il giorno dopo, si ricordasse di lui?).

On the road, again.

Commento: Mafia II non è brutto com’è descritto da molti: semplicemente è incentrato più sulla narrazione che sugli elementi di contorno, a differenza della maggior parte dei titoli free roaming. Per questo motivo può risultare indigesto a chi è legato alla visione Rockstar della vita, quella da supermercato della violenza modaiola. Consci di questo, sapete cosa aspettarvi. Personalmente sono solo contento di non dover perdere tempo ad andare a caccia di piccioni o di salti; anzi, dirò di più, per me potevano risparmiarsi anche di spargere in giro per la città le cinquanta riviste di Playboy da raccogliere.

Outcast: Chiacchiere Borderline – Episodio 5

Andrea Maderna, ormai in procinto di rifondare i Village People, e i suoi ci parlano di un sacco di cose.

PS. ne approfitto per fare gli auguri a questo podcast che compie ben un anno!

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C’era qualcosa di bello alla Gamescom 2010? Le demo a pagamento sono un segno della decadenza morale che ci attanaglia? C’era qualcosa di brutto alla Gamescom 2010? Come si spiega Tempest alla zia di Desangre? C’era qualcosa alla Gamescom 2010? Hanno senso le scelte morali nei videogiochi? C’era la Gamescom 2010? I casualoni sono davvero così scemi? Queste e altre domande non trovano risposta nel quinto episodio di Outcast: Chiacchiere Borderline, il podcast che compie un anno anche se esiste da sette mesi.

In questo episodio:
Gamescom 2010 [04:25], Dead Rising: Case Zero e le demo a pagamento [13:18], i quindici anni di Pleistescion [22:55], il lessico dei videogiochi [23:34], i sistemi morali nei videogiochi [49:37], i venticinque anni di Mario [70:46], chi gioca a Farmville è più furbo di te [73:50], Marco Calcaterra: al di là del tempo e dello spazio[83:00].

* Cistapiacendocino [84:05]:
Metroid: Other M [84:40], Unbeatable Babyface [85:55], Clive Barker’s Jericho [87:45], Two Worlds [88:00], Urban Reign [88:22], VVVVVV [88:52], And Yet It Moves [91:45].

* Post Scriptum:
Dead Space: Martyr [96:16]

Soundtraccia: Un anno di Outcast – Andrea Babich / Supermariolove – Andrea Babich / The Suburbs – Arcade Fire

Per ascoltarci in streaming, clicca su questo coso qua sotto

Podtrac Player

Altri modi per ascoltarci:
Outcast su iTunes
Il link diretto all’mp3 di questo episodio

Per contattarci:
Scrivi ad Outcast – outcastlive@gmail.com
Il blog di Andrea Babich: The Babich Playground
Il blog di Andrea Maderna: L’Edicola di giopep
Il blog di Davide Giulivi: Linea di fondo
Il blog di Davide Tosini: ToSo on the Net
Il blog di Elena Avesani: Puffetti rosa
Il blog di Fabio Bortolotti: Kenobit
Il blog di Gianluca Loggia: Uno sgarrafiesto con Ualone
Il blog di Lorenzo Antonelli: Bunker
Il blog di Luigi Marrone: E-Self Electronic Self
Il blog di Marco Calcaterra: Ultimo cannoncino
Il blog di Mattia Ravanelli: Zave’s

Indie Vault Podcast – Episodio #6

Wow, è uscito un nuovo numero del Podcast di Indievault, che, come il nome lascia intendere, si occupa principalmente di lavatrici… no, magari di lavatrici no. Suvvia, che fate ancora qui? Scrollate la pagina e scaricate questo episodio!
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Dopo la pausa estiva siamo finalmente tornati con un nuovo episodio del podcast, stavolta interamente dedicato alla scena Xbox Live Arcade e Xbox Live Indie Games. In compagnia di Alfio Lo Castro, fondatore del team Running Pixel, si discute delle possibilità dei piccoli sviluppatori sulle due piattaforme di digital delivery di Microsoft, delle possibilità offerte da Kinect e di XNA. Non si perde nemmeno occasione di raccontare qualche retroscena interessante o di dare qualche consiglio per chi vuole realizzare giochi per Xbox Live Indie Games.  Da quest’episodio abbiamo introdotto il nuovo formato audio enhanced AAC, grazie al quale chi utilizza QuickTime o dispositivi compatibili (come iPod nano, iPod Touch e iPhone), può visualizzare immagini riferite ai vari argomenti in tempo reale, o navigare in maniera più rapida e intuitiva tra i vari argomenti.

Importante: chi si era precedentemente iscritto al feed, ma utilizza dispositivi non compatibili con il formato AAC e vuole continuare a ricevere i file in formato MP3 può trovare il nuovo link alla fine della news. Come al solito, vi invitiamo a interagire con il podcast scrivendo una mail all’indirizzo podcast@indievault.it, proponendo argomenti di discussione o inviandoci consigli e critiche per i prossimi episodi. Chi poi vuole inviarci dei simpatici audiomessaggi vincerà un bambolotto.

Partecipano: Alfio Lo Castro, Marco di Timoteo e Vincenzo Lettera.
Editing: Rosario Milone

[1.45] Running Pixel: da Crystal Crush a The No Button Game
[18.18] Kinect
[24.40] SheepNobi
[29.30] XBLA vs XBLIG: scontro finale
[42.20] XNA
[58.55] Gli indiespensabili: SpacescapeAudacityTextureking.com

  • The Dishwasher
  • Bricks4ever
  • Crystal Crush
  • The No Button Game
  • SheepNobi
  • I MAED A GAM3 W1TH Z0MB1ES 1N IT!!!1
  • Trials HD
  • Castle Crashers
  • Toy Soldiers

Contatti:
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Twitter:
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