About Simone "Karat45" Tagliaferri

Nacqui, e già questo è un miracolo, vista la mole. Da piccolo ero restio al cibo, poi ho smesso (di essere restio). Appassionato di videogiochi sin dalla più tenera età, in cui un Frogger casalingo mi rubò l'anima, sono cresciuto a pane e 8 bit, poi 16 bit, poi 32 bit, poi 64 bit e infine un numero indeterimnato di bit che mi hanno fatto salire il colesterolo ma anche fatto scoprire un sacco di mondi eccezionali (ad esempio quello di Samantha Fox). Ad oggi sono tormentato da una domanda: ci sono più carboidrati in una fetta di pane o in New Super Mario Bros.? Non ci dormo la notte. Ma forse è colpa del caldo (se leggete questo profilo d'inverno sappiate che è stato scritto a fine Giugno). Ho fondato, insieme agli altri tizi presenti in questa pagina, Ars Ludica sperando di poterlo riempire di pornazzi. Ho capito troppo tardi che doveva essere un blog sulla cultura dei videogiochi scritto da sfigati. È l'essere evidentemente sfigato che non mi ha permesso di tirarmi indietro. Così eccoci qua.

Edmund

Foto di lovebitesandbruisesSinossi: Edmund sale su un taxi guidato da un certo Michael. Scende a una fermata del bus in una zona degradata di Detroit. Incontra una ragazza. Sono soli. Ci parla un po’, poi la picchia e, quando la ragazza è a terra, la violenta. Tocca a Michael. È armato. Non sappiamo molto di lui se non che è una specie di reduce. Parte all’inseguimento di Edmund. Cosa succederà da qui in poi non ve lo raccontiamo. Sappiate soltanto che i finali possibili sono diversi e che connotano fortemente il senso del gioco. Ma di questo parlerò più avanti.

Altro che la scena dell’aeroporto di Modern Warfare 2. In Edmund il giocatore è costretto a stuprare se vuole giocare. Picchiare una donna e violentarla, precisamente. L’unica alternativa è uscire dal gioco, rifiutarlo completamente. Poi arriva il riscatto, certo, ovvero la violenza contro lo stupratore. Ma è tardi e sembra più un palliativo, un inserto che tenta di riequilibrare una rappresentazione scivolata oltre il consentito dal sentire comune. Eppure per curiosità molti lo hanno scaricato e finito. Alcuni si sono detti inorriditi, altri gli hanno riconosciuto coraggio, altri hanno tacciato l’autore di aver semplicemente cercato di creare un’opera a effetto per scatenare la polemica. Quello che Edmund è riuscito a fare è interrogare l’utente sull’atto stesso di giocare e sulla neutralità di quello che vede sullo schermo. A differenza della famigerata sequenza di Modern Warfare 2 in cui tutto accade a prescindere dal giocatore e in cui l’intento espressivo rimane comunque fortemente retorico e ideologizzato, Edmund impone una riflessione sulla coercizione alle regole propria di ogni videogioco. Nella testa dell’utente un’affermazione diventa una domanda, da “posso scegliere!” muta in “posso scegliere?” traslitterandosi in “voglio scegliere?”.

La curiosità in questo caso è voyeurismo e oscilla tra il rifiuto culturale e la voglia di vedere un atto spregevole compiersi sullo schermo. È il personaggio che stupra o è l’utente che stupra? Il personaggio stuprerebbe se l’utente non lo facesse stuprare? Oppure se ne starebbe immobile, impossibilitato a fare qualsiasi cosa? Edmund può solo picchiare e stuprare la donna, ma è veramente necessario che lo faccia? Il fatto che lo stupratore venga ammazzato per vendicare la vittima è un atto di giustizia? Oppure è il super-ego che lo chiede per consentire l’uscita indolore dal sogno e tornare sui binari dell’accettabile? Cosa sarebbe successo se all’interno della rappresentazione lo stupro fosse rimasto impunito? Cioè non fosse stato rielaborato attraverso i diversi finali possibili? Come si sarebbero sentiti quei giocatori che, dopo aver stuprato, non avessero potuto riequilibrare quel gesto? Se il loro Es-Edmund fosse sfuggito alla punizione? Ma andiamo avanti: cosa accadrebbe se una coercizione del genere venisse implementata in un prodotto commerciale? Perché l’autore, Paul Greasley, ha scelto uno stile grafico che ricorda un platform a 8 bit, creando ancora più disagio nel giocatore abituato a ben altre esperienze di gioco in una scenario simile?

Edmund è un piccolissimo titolo capace di generare molte domande, domande che arrivano a mettere in crisi molte delle certezze del videogiocatore medio, il quale nel corso degli anni si è bevuto una pressante retorica fatta di un ottimismo sfrenato e dissennato. Nella sua semplicità riesce a svelare la potenziale crudeltà del medium videoludico e come le sue potenzialità espressive ruotino intorno alla natura e al contesto delle interazioni, più che alla trama o alla tecnica fine a se stessa.

Oltre a tutto quanto detto sopra, Edmund è anche la dimostrazione lampante che i videogiochi possono affrontare efficacemente certi temi senza doversi sentire i cugini minorati di altri mezzi espressivi e che spesso quelli che lamentano l’impossibilità di farlo semplicemente non vogliono farlo per evitare problemi e discussioni, o per semplice incapacità o pigrizia.

Download

Foto di lovebitesandbruises

Articolo già pubblicato su: Babel 20

Niente Natal per Halo Reach

Natal, progetto dalle dubbie potenzialità che probabilmente da rivoluzione videoludica si trasformerà in un buffetto poco convinto, ha perso un altro pezzo. Ovvero, molti speravano nella compatibilità di Halo: Reach con la periferica, ma è la stessa Bungie ad aver messo fine definitivamente alle speculazioni parlandone sul suo blog ufficiale:

Halo: Reach is NOT a Natal title and is being developed expressly with the traditional Xbox 360 controller in mind.”
(Trad. Halo: Reach NON è un titolo per Natal ed è stato sviluppato espressamente per il controller tradizionale dell’Xbox 360)

Per maggiori dettagli sul gioco non ci resta che attendere l’X10 di San Francisco. Rimane comunque confermato il periodo dell’uscita, ovvero l’autunno del 2010.

Fonte: VG247

Indie Game Magazine al prezzo che vuoi

La webzine online Indie Game Magazine ha avviato un’iniziativa interessante che durerà per un’intera settimana, ovvero la possibilità di sottoscrivere un abbonamento alla rivista a prezzo libero abbonamento che normalmente costerebbe 25 dollari. Accedendo alla pagina di sottoscrizione, viene chiesto quanto si vuole pagare. Volendo si può scegliere tra alcune cifre proposte dall’editore (si parte da 70 centesimi). A me sembra una bella iniziativa che va premiata. Probabilmente la stanno portando avanti per reperire fondi con cui portare il progetto.

The Last Story, Mistwalker sviluppa per Nintendo

Completamente a sorpresa la Nintendo ha annunciato The Last Story, gioco per Wii sviluppato da Mistwalker, quelli di Blue Dragon per intenderci.

Per ora non ci sono dettagli sul gioco. Le uniche informazioni rilasciate sono il sito ufficiale (CLICCATE QUI) e il logo (quello in cima all’articolo).

Ovviamente metto la mano sul fuoco che si tratti di un gioco di ruolo alla giapponese. Che la Nintendo stia tentando di dare risposte agli utenti Wii che vogliono giochi più profondi?

Fonte: VG247

La Hiive Books rende gratuito il libro sullo spectrum


La Hiive Books è una casa editrice che produce libri dal design particolare dedicati al mondo del retrogaming. Il loro primo tomo fu “ZX Spectrum Book – 1982 to 199x“, dedicato alla storia del computer dai tastini di gomma di zio Sinclair, ed ebbe un tale successo da andare sold out pochi giorni dopo la pubblicazione (in realtà la tiratura non fu altissima, ma è sempre un buon risultato). Arrivati al quarto libro e pressati dai fan per avere una ristampa del primo, o quantomeno per poterne acquistare una copia digitale dal prezzo contenuto, i ragazzi di Hiive hanno deciso di accontentare un po’ tutti e lo hanno rilasciato gratuitamente in versione PDF. Ovviamente il testo è completamente in Inglese e non esistono edizioni in altre lingue.
Se vi interessa, potete scaricarlo CLICCANDO QUI