ArsLudicast 210: Passione Passato

Torna la rubrica più amata dagli ArsLudici, quella che parla di Retrogaming!

In questa puntata, ospitiamo il celeberrimo Alberto Semprini (NEO-GEO) che sul suo canale Youtube SHION spamma videorecensioni come se non ci fosse un domani. Con il resto della truppa (i soliti Alessandro Monopoli, Simone Tagliaferri, Matteo Anelli e Vittorio Bonzi) in questa puntata si parla di:

  • Donkey Kong Country (l’intera serie) (SNES)
  • Mortal Kombat (Coin-Op)
  • Tumblepop (Coin-Op)
  • Phantasie (C64, Atari ST, Amiga, …)
  • Nox (PC)
  • Doom (PC)
  • La fobia di Vittorio per gli Snow Bros (Coin-Op)

Come se non bastasse, torna anche la posta dei lettori con una lunghissima risposta ad una lunghissima lettera. Che aspettate? Cliccate su quel link!

Vi ricordiamo che se volete assistere come ospiti al podcastproporre un argomento di discussione o, perché no?, proporre un arrangiamento al Monopoli, potete farlo contattandoci a: arsludicast@arsludica.org o redazione@arsludica.org, oppure utilizzando l’apposito thread sul forum!

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Scaricate l’episodio:

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Brano in Apertura:
Batman: Arkham City Theme, di Nick Arundel e Ron Fish, arrangiato ed eseguito da Alessandro Monopoli.

Brano in Chiusura:
Apocalypse (Blazing Star), di Harumi Fujita.

ArsLudicast 203: Passione Passato

Torna la rubrica preferita dagli ascoltatori della prima stagione e rilanciamo anche con un Dario Oropallo (Puck). Tra aneddoti e le solite rimembranze, Simone Tagliaferri finisce tutti i coin-op impossibili, Alessandro Monopoli rimorchia in sala giochi, Vittorio Bonzi ci fa scoprire uno dei migliori dungeon crawler di sempre e Dario Oropallo ci erudisce sui Pokémon. Mentre l’Anelli parla del solito gioco che serve il diploma al MIT…

  • Pokémon Oro / Argento (GBC)
  • Rastan (Arcade)
  • Mother (o Earthbound Zero) (NES/SNES/GBA)
  • Captain Commando (Arcade)
  • Anvil of Dawn (PC)

Vi ricordiamo che se volete assistere come ospiti al podcastproporre un argomento di discussioneo, perché no?, proporre un arrangiamento al Monopoli, potete farlo contattandoci a: arsludicast@arsludica.org o redazione@arsludica.org, oppure utilizzando l’apposito thread sul forum!

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Brano in Apertura:
Jackie Chan Action Kung-Fu, di Masakatsu Maekawa, arrangiata ed eseguita da Alessandro Monopoli

Brano in Chiusura:
Dr. Wily Castle (Megaman 2) di Ogeretsu Kun

Star Raiders

Piattaforma: Xbox Live Arcade | Pubblicato a: Maggio 2011
Sviluppato da: Incinerator Studios | Pubblicato da: Atari

Sinistar Unleashed dimostrò che reimmaginare un vecchissimo titolo arcade su sistemi moderni può riuscire piuttosto bene. La conversione del vecchio coin-op ad un simulatore arcade 3D era stata un’ottima idea, che aveva ridato smalto ad un vecchio gioco che aveva fatto rabbrividire i bambini di mezzo mondo con quella raschiante voce sintetizzata. Atari, con questo Star Raiders, sulla carta non poteva fare di peggio: in fondo si trattava di prendere un simulatore veramente essenziale per le console anni ’80 e trasformarlo in un moderno simulatore spaziale con missioni e tutto. Cosa poteva andar storto?

Si potrebbe sorvolare sulla presentazione del gioco che è più simile a quella di un Indie Game che di un Live Arcade. Menù spartani, intermezzi deludenti, animazioni pessime. Non pensavo fosse possibile associare il concetto di animazioni pessime ad un gioco in cui si vedono solo oggetti inanimati ma si, si può. Si potrebbe sorvolare anche sul gameplay derivativo che fa un minestrone di Project Sylpheed e Freespace. È un periodo di vacche magre per i simulatori spaziali: io sto giocando a Battlestar Galactica su PS2, alla fine noi appassionati ci si adatta.

Il problema più grande di Star Raiders sono i controlli. Il caccia che si pilota nelle varie missioni può trasformarsi in una torretta fissa, una nave d’assalto pesante o un caccia ultraleggero per i dogfight. Ognuna di queste configurazioni fa sostanzialmente le stesse cose, salvo che per qualche differenza nell’equipaggiamento e nella mobilità. Il problema è che qualcuno ha pensato bene che ogni configurazione dovesse avere dei comandi diversi dalle altre. Invece di, che ne so? Rendere le missioni in cincinino meno pallose?

Ecco quindi che, durante i dogfight, invece di usare la solita configurazione dual stick dovrete far accelerare la vostra nave con il tasto A, in una profusione di sprint imprecisi e frustranti, per di più senza la possibilità di far scendere l’accelerazione sotto un valore costante che molto, troppo spesso vi frutterà una collisione contro qualcosa o qualcuno. Oppure vi troverete a dover gestire missili imprecisi, senza contare che la modalità torretta non è molto più potente di quella d’assalto pesante, che in più permette di muoversi.

Dietro questi spigoli inopportuni ci sono delle feature interessanti, come l’esplorazione della mappa della galassia o la collezione di risorse per gli upgrade, tuttavia tutte queste intuizioni sono penalizzate da scelte sostanzialmente sbagliate che rendono il gioco un vero strazio da giocare. Le missioni provano ad essere varie, introducendo anche la possibilità di combattere sulla superficie dei pianeti. Il problema è che il design delle stesse è confuso, spesso ci sono troppe cose da fare oppure troppo poche e recuperare le risorse spesso è un esercizio di frustrazione perché, a differenza di Sinistar Unleashed (o gli altri millemila simulatori con un minimo di managerialità usciti negli ultimi venti anni) non ci sono fasi di gioco in cui si ha il tempo di farlo senza essere continuamente tormentati da nemici.

Come nel 2011 sia possibile che una software house riesca a fallire un gioco dal design tanto semplice rimane un mistero. C’è molto poco altro da dire se non mettervi in guardia dal provarlo, a meno che non facciate parte dei fan più disperati e nostalgici del genere.

Brock Davis: Arcade Expressionism

Seppure in ritardo, mi permetto di segnalare una serie di pitture ad olio davvero suggestive, che hanno come soggetti alcuni dei videogiochi simbolo del periodo arcade. Si tratta di tre opere realizzate da Brock Davis, un designer di Minneapolis davvero ispirato (a mio modesto parere), capaci di sintetizzare in pochi accenni di colore alcune delle maggiori icone appartenenti agli albori della scena videoludica.

I tre quadri si inseriscono all’interno di una iniziativa denominata “Make Something Cool Every Day 2009“, alla quale il designer ha deciso di partecipare. Obbiettivo della manifestazione era quello di permettere, a ciascuno degli artisti partecipanti, di proporre tante opere quanti sarebbero stati i giorni dell’anno.  Un progetto ambizioso, non c’è che dire… ma se questi sono stati i risultati, allora è giusto attendere l’edizione 2010 e dare loro lo spazio che si meritano.

Interessato all’acquisto dei suoi quadri, ho recentemente contattato il giovane designer, che mi ha assicurato verrà presto data la possibilità a tutti di prenotare stampe originali delle sue realizzazioni in formato 19×25 cm, direttamente dal suo sito internet. Non mi ha detto il prezzo… chissà perché!

iPad Arcade Cabinet: solo 149.99 dollari?

Era una di quelle notizie che, tipicamente, sarebbe rientrata nella categoria delle “troppo belle per essere vere”. E infatti era un pesce d’aprile. Nonostante siano passati diversi giorni, voglio riproporvela ugualmente, chè l’idea non era malvagia.

Il jingle pubblicitario recitava: sei ancora convinto di non avere bisogno di un ipad? Ovvio che, osservata l’immagine allegata poco sopra, la risposta oscillasse tra il “non proprio” e il “no categorico”. Dopo aver installato un’applicazione chiamata iCade MAME Emulator App, sarebbe stato possibile collegare l’inutile gadget della Apple ad un fighissimo cabinato simil legno in puro stile Anni ’80 e giocarsi tutti i classici arcade: da Donkey Kong a Qbert. Cavolo! Era un oggetto davvero stupefaciente:

  • Bellissimo stile retrò, cabinet arcade in legno ed emulatore MAME per il vostro altrimenti inutile iPad.
  • Gioca i tuoi titoli arcade preferiti ovunque ci sia un tavolo.
  • Centinaia di giochi disponibili da varie fonti, non inclusi nel prodotto.
  • Stick e tasti arcade professionali valutati per 10.000.000 utilizzi.
  • Autentici controlli arcade per connettere il tuo iPad tramite un connettore standard.
  • Tasti di selezione per uno o due giocatore che aggiungono autenticità e funzionano davvero!
  • Casse dolby 2.1 e subwoofer integrati nel cabinet.
  • Adattatore usb da 10w.
  • iCade app che deve essere comprato a parte dall’App Store.
  • Dimensioni: 9″ di larghezza x 10″ di profondità x 16″ di altezza.

Letta la news, ho fatto posto sulla credenza, al fianco di quelle console “old gen” che ancora tenevano banco e mi sono fiondato sull’invitante bottone del “buy now”. Questo il risultato:

Dannati! Il primo di aprile è stato un giorno di false illusioni. Dopo aver creduto di diventare ricco con i commenti su Ars Ludica e che finalmente si decidessero a non pubblicare Mafia II, mi sono dovuto pure ricredere su quello che sarebbe stato un sicuro acquisto ossessivo/compulsivo (con buona pace del mio analista).

Volete insultarli? Io l’ho fatto. Forse voi fate ancora in tempo. Questo il link: ThinkGeek.com

Il single player ritrovato di Battle Fantasia

Sviluppato da Arc System Works | Pubblicato da 505 Games
Piattaforme Arcade, PS3, X360 | Rilasciato nel 2009

Battle Fantasia fa quello che molti picchiaduro ultimamente dimenticano di fare: essere dei giochi. Molti titoli sono ormai talmente focalizzati sull’aspetto competitivo da diventare sterili e trascurati per quello che riguarda il semplice intrattenimento. La caratteristica principale del gioco (e quella che più fa storcere la bocca agli agonisti) è il fatto che ogni personaggio esiste in funzione di una differente quantità di punti ferita (in una gamma che spazia da circa 1000 ad oltre 5000), velocità di movimento e di attacco (numero di combo che si possono concatenare). Insomma, da un punto di vista canonico sembra qualcosa di terribilmente sbilanciato.

Questa scelta non è stata fatta solo per testare una formula innovativa (ed ancora in uno stadio molto sperimentale) per i picchiaduro arcade, è anche un sistema per veicolare il lato single player del gioco.

Lo story mode, infatti, piuttosto che essere una lineare sequenza di scontri è una storia vera e propria, con moltissimi intermezzi narrativi (almeno 2 per ogni scontro) realizzati con illustrazioni ed animazioni fatte a mano. Gli scontri durante la storia sono pianificati mettendo in contrasto il più possibile pregi e difetti dei relativi personaggi.

Sempre per accentuare il focus sulla rigiocabilità, le vicende prevedono diversi punti in cui la narrazione si biforca, dando sempre una copertura parziale alle risposte che i vari personaggi cercano. In questo modo, per completare del tutto una storia (un indicatore ce lo farà sapere) servono diversi replay. Le condizioni di branching sono piuttosto semplici e spesso tengono conto del miglioramento del giocatore, così da permettere di esplorare le storie con una progressione molto naturale, man mano che si perfeziona lo scoring e lo stile di gioco.

Sebbene complessivamente non ci sia da gridare al miracolo (ma parliamo comunque di un gioco originale e consigliabile), è positivo vedere che anche software house come Arc System Works stiano seriamente riconsiderando la formula dei picchiaduro per rendere il genere più interessante ed accessibile.