Ma vogliamo ancora chiamarlo giornalismo?

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Gran Turismo 5 esce domani rispetto al giorno in cui sto scrivendo questo articolo, ma è già in vendita in diversi negozi. Fatto noto e facilmente verificabile: alcune grosse catene commerciali se ne fottono dei giorni di lancio programmati dai publisher e iniziano a vendere i prodotti prima dell’uscita effettiva sul mercato. Le loro motivazioni sono barbaramente semplici: fregare la concorrenza. C’è poco da stare a discutere o argomentare sulla questione, e invocare l’etica non serve a nulla, visto che anche i publisher non si lamentano per non creare attriti con i loro spacciatori di fiducia. Il punto di cui vorrei parlare è un altro.

Gran Turismo 5 viene venduto prima della data di rilascio, moltissimi lo comprano, perché giustamente anche loro se ne fottono dell’etica e lo vogliono possedere fortissimamente, e su internet iniziano a spuntare le prime recensioni amatoriali, che, sempre giustamente, se ne fottono degli embarghi di Sony. Magari sono scritte dopo mezz’ora di gioco tanto per bruciare gli altri. Magari sono solo il frutto di tesi pregiudiziali covate per anni e che, finalmente, trovano la possibilità di esprimersi, sembrando fondate sul prodotto finito. Comunque non commento la qualità dei suddetti articoli; alcuni sono buoni, altri meno, magari ce ne sono anche alcuni migliori di quelli dei grandi siti specializzati in videogiochi. A essere divertente è il fatto che in questo allegro clima di fottimento generale, gli unici che non possono fottersene sono i membri della cosiddetta stampa specializzata.

È la stampa, bellezza, la stampa. E tu non ci puoi fare niente… niente!” diceva un citatissimo Humphrey Bogart, senza sapere che cosa sarebbe diventato il giornalismo professionistico ai tempi dei videogiochi. In quella semplice frase, tra le altre cose, era implicitamente citato il diritto del giornalista di dare una notizia quando la incontra, nonostante le rimostranze del potente di turno.

Quindi, possiamo chiamare giornalismo il non poter pubblicare una notizia (perché, nonostante tutto, la recensione di un titolo non ancora uscito è una notizia, così come lo è un’anteprima), pur avendola da giorni pronta nel cassetto? E, ancora peggio, perché ai cosiddetti giornalisti viene di fatto impedito di pubblicare notizie che sono già di dominio pubblico? Provate voi, che avete pensato “io mi ribellerei”, a gestire un sito medio-grande specializzato in videogiochi e a non sottostare agli embarghi dei publisher. Poi tornate qui a raccontare se siete stati più invitati agli eventi di presentazione dei giochi e in che tempi vi hanno spedito il materiale per gli articoli (sempre che abbiano continuato a spedirvelo).

Il paradosso che si crea è che la stampa specializzata non può fare quello che tutti gli altri possono invece fare: dare notizie, ovvero svolgere il suo ruolo ontologico. È come se a una pasticceria venisse impedito di fare dolci pasquali, ma a una ferramenta no. In questo senso la stampa specializzata diventa quasi un’appendice esterna dei vari reparti marketing dei publisher, che ne gestiscono i tempi come vogliono perché sanno che la tengono per le palle.

Ormai di Gran Turismo 5 si sa tutto e tutti ne parlano, tranne i siti più grossi che devono mantenere il riserbo fino allo scadere dell’embargo di Sony. Ovviamente, nel profluvio di scorrettezze che caratterizza la vicenda (questa come molte altre), gli unici che sarebbero accusati di scarsa professionalità nel caso di rottura dell’embargo sono i poveri redattori, insieme ai responsabili del sito di turno che, magari, l’articolo lo hanno scritto una settimana prima (e gli viene pagato pure poco… quando gli viene pagato) e avrebbero tutti i titoli per compiere un atto del genere.

Quindi, possiamo continuare a definire giornalisti persone alle quali viene impedito di svolgere il loro compito? Anche se, ammettiamolo, alcuni sono felicissimi di stare sull’attenti ed eseguire gli ordini; tanto gli basta aver giocato al ‘titolone’ di turno in anteprima e aver fatto rosicare i contatti su Facebook. È anche vero che non c’è modo di non eseguirli, a meno di non avere dei lettori coscienti che ti sovvenzionino apposta e che ti permettano di acquistare il materiale autonomamente.