Palle di energia

Capita che i deuteragonisti di molti videogiochi, per far vedere che sono potenti e incattiviti, creino una palla di energia nella mano destra, la portino all’altezza della faccia e pronuncino qualche parola campale, tanto per far scorrere un po’ di adrenalina nella schiena di chi li guarda.

Lara Croft, dovrendo affrontare l’underworld, ha optato per indossare mezza muta (almeno una semistagna completa gliela potevano comprare… pulciari). Probabilmente sarà chiamata a nuotare in acque caldissime oppure pensa di sconfiggere gli avversari mostrandogli le natiche. Anche la comodità di correre sugli spuntoni di roccia a piedi nudi è alquanto dubbia, ma cosa non si farebbe per mostrare un paio di gambe sullo schermo?

Ma torniamo alle palle luminose dei deuteragonisti, che in quanto tali non brillano per intelligenza altrimenti, con i mezzi di cui solitamente dispongono, riuscirebbero a conquistare il mondo in pochi istanti.

Ho visto molti video dell’E3. Ovvero, ho visto molti video dell’E3. Ovvero, ho visto trailer cinematografici dei giochi. Però ho visto anche dei giochi.

Qualcuno mi spiega perché i cattivi si portano sempre delle palle brillanti davanti alla faccia? Perché poi le lanciano?

Qualche concept interessante si è visto, ad esempio I’m Alive o de Blob (che però non sono delle novità assolute), e si è visto anche qualche gioco stiloso, ad esempio il nuovo Prince of Persia o Afro Samurai… però moriranno asfissiati dalla cacca degli animali che girano sul Nintendo DS e sul Wii, me lo sento.

50 strumenti, ma vi rendete conto? 50 strumenti. Hai capito? Chissà se ci sono anche il berimbau e lo shofar. Sarebbe da veri razzisti non metterli, altro che i negroni da uccidere in Resident Evil 5. Bossi ne ha già ordinate 20 copie per farci giocare i leghisti e una decina di microfoni del Wii da usare nei comizi.

Ho dei nomi da proporre per il microfono del Wii. Che ne dite di Wiicrofono? E di “cantaesuonaconilwiiaccudendounacaimanorealesudsdandoglidamangiareuncatz”?

La cacca dei fottuti cagnacci che girano sul DS sta emanando una puzza impressionante, finirò per abbandonare la console sull’autostrada. Però uscirà anche il gioco dell’allegro meccanico. Mi sento offeso. Voglio anche quello del traduttore ciccione.

Eppure il gioco spaziale uguale a quello fantasy ma con gli alieni al posto degli orchi c’è… aspetta, come si chiama… Space Sicché?

Stavo intavolando un discorso sulle palle di energia… ma ho perso il filo.

Da Arcor Gemer: Pillole di saggina

Io righello, ma righello veramente tanto. Se tu dici che righelli magari è vero, ma io righello almeno 10 centimetri più di te. Non c’è gioco che mi resista per più di 10 minuti: riesco ad avviarli tutti. E non importa quanto sia impegnativo il gioco una volta avviato: riesco anche a chiuderlo. In genere.

Io sono il famoso videogiocatore della TV che ha finito WoW in 15 minuti. Ma come, mi direte voi che righellate di meno, WoW non si può finire. Io ci ho giocato 15 minuti e ho stabilito che mi faceva cagare, quindi l’ho finito. E basta. Io parlo e voi zitti. Mutatevi.

Io sono davvero bravo con le avventure grafiche come Sam & Max, perché non muoio mai. Comincio la partita e clicco clicco clicco clicco clicco, clicco ovunque e senza sosta, devono morire quei maledetti, morire! E’ vero che finora non ho mai ucciso nessuno, ma non sono nemmeno mai morto, il che credo sia importante, e vuol dire che sono bravo. Devo solo fare un appunto ai Raccontastorie, che insomma, la trama manca un pochino di profondità, mi sembra. Però cliccare è divertente, mi pare un design innovativo.

La Pispi oggi ho capito che serve a giocare, e così ci ho subito aperto un topic nel forum per segnalare la cosa, che mi sembra importante, e magari nessuno se n’era mai accorto. Solo che ora non mi ricordo dove ho aperto il topic, ma secondo me me l’hanno cancellato e ora internet è piena di persone che mi hanno copiato l’idea, e dicono che con la Pispi ci si gioca. Ma a me non mi importa di averci i meriti, anche se finora ho voluto tenermi per me questo trucco: se inserite un certo disco nella Pispi, sbloccate un contenuto nascosto, il gioco Patapon! Io sono veramente troppo bravo anche a Patapon, vi insegno un trucco: continuate a schiacciare il tasto del pallino come forsennati, vincete di sicuro. Però è un gioco che non ha una vera fine, quindi quando volete smettere dovete spegnere la Pispi.

Comunque quelli tra voi che non sono arcor gemer dritti come me, io li voglio riassicurare, che ci ho anche io le mie difficoltà. A Gran Turismo 4, che è un gioco in cui si può andare al mare o in montagna con tutta la famiglia (di qui il 4), ancora non ho capito quando è che si caricano i bagagli, e poi mi sembra anche che non trovo mai la strada e mi ritrovo continuamente sotto casa. Ecco, se qualcuno ci avesse proposte su ciò, io le benverrei volentieri.

E ora che vi ho illuminato con il mio estremo righellare, di cui non dovete ringraziarmi perché è stato un piacere, vado a preparare il materiale per il prossimo articolo, che il fornetto non me la conta mica giusta. Volete vedere che è come la Pispi?

Ars Ludica elargisce consigli di voto e vi sollazza con il suo primo flash game!

“Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna, chi non sa nemmeno insegnare fa il critico”. E quelli che non sanno nemmeno fare i critici scrivono su Ars Ludica, direbbe Woody Allen. Solo che Woody Allen, il fetente, non ci legge; quindi la battuta ce la dobbiamo fare da soli.

Il vostro nuovo oggetto del desiderio vi è gentilmente offerto da Simone “Karat45” Tagliaferri (idea), Carlo Piscicelli (grafica e programmazione flash), Alessandro Monopoli (che pare si sia messo un naso da pagliaccio per produrre le musiche). Si chiama Porcondicio ed è lì per divertire, per parlare di politica, e per mostrare uno dei modi in cui i videogiochi possono parlare di politica.

Cliccate sull’immaginettina piccina per andare alla pagina del gioco!

porcondicio.jpg

Dicono del gioco:

Sandro Bondi: “Ho provato a lanciare una palla contro Silvio ma il dito mi si è immeditamente incancrenito”

Romano Prodi: “Uguale ai sogni con Veltroni protagonista che solitamente faccio svegliandomi tutto sudato ed eccitato!”

Carlo Marx:
“Erano anni che volevo far sapere a Bertinotti quello che penso di lui”

Barbara Palombelli: “Avete dimenticato mio marito!”

Giuliano Ferrara:
“Quelle palle sembrano feti, fate schifo!

Silvio Berlusconi:
“Avete senso dell’umorismo, vi candido!”

Tutti devono poter finire un videogioco!

Una delle feature più chiacchierate dell’imminente, nuovo, Alone in the Dark, che con l’originale condivide soltanto il titolo, sarà la possibilità di saltare i livelli nel caso di sezioni troppo difficili.

Ars Ludica è fiera che i videogiochi abbiano imboccato questa strada.

Ma perché limitarsi soltanto a questo? Qualche utente potrebbe comunque trovare troppo frustrante l’esperienza di gioco e, quindi, allontanarsi dal medium videoludico impaurito dalla terribile sfida posta dalla necessità di capire quando la sfida è troppo difficile per lui. Come fare per impedire che abbia luogo un tragedia simile? Come evitare che il giocatore medio venga scioccato a tal punto dagli sviluppatori malvagi e dalla loro obsoleta concezione dei videogiochi?

Alone in the Dark

Ecco le mie proposte:

1. Rendere più amichevoli i nemici, ma non nel senso di renderli eliminabili più facilmente o limitare la loro IA. L’idea è quella di fargli apparire dei fumetti in testa con cui suggerire al giocatore sprovveduto cosa fare per avanzare. Immaginate di stare combattendo con un boss gigantesco che, in onore della sua mole, potrebbe eliminarvi con un solo colpo. Bene, renderlo più amichevole significa non solo farlo fermare per non infierire su di voi che, in fondo, avete acquistato il gioco, ma anche fargli capire che il signore e padrone della sua esistenza virtuale si trova dall’altra parte dello schermo. Quindi, dopo qualche tentativo di eliminazione andato a vuoto, il boss, o anche un nemico normale, dovrebbe poter suggerire al giocatore la modalità migliore per la sua stessa eliminazione. Frasi come: “non spararmi sulle gambe, colpisci la testa” o “vedi quell’occhio rosso brillante? Colpiscilo! È il mio punto debole” dovrebbero essere la norma. Volendo esagerare, si potrebbero inserire fumetti con cui suggerire al giocatore cosa fare dopo avere eliminato il boss o un nemico posto prima di un’enigma: “Quando mi avrai eliminato dal mio cadavere cadrà una chiave grigia. Aprici la porta chiusa che si trova dietro la colonna sopra la balaustra. Se non la trovi segui la grande freccia rossa che indica la strada che devi seguire.”

2. Giochi monotasto. Perché non creare dei giochi che per essere finiti richiedano soltanto la pressione continua di un tasto? Qualcuno ha detto Heavenly Sword? No! Bisogna andare ancora oltre e creare titoli che non abbiano bisogno dei movimenti! L’idea è che il personaggio dovrebbe camminare da solo e, nel caso incontrasse dei nemici, il giocatore dovrebbe poter premere soltanto un tasto per farglieli eliminare. Basterà aggiungere effetti speciali a manetta per ottenere l’approvazione di una larga fetta di utenza, ansiosa di sentirsi potente senza doversi impegnare troppo.

3. Fine del gioco dinamica. Perché non creare dei giochi dinamici che durano giusto il tempo che avete voi? Avete mezz’ora? Un’ora? Tre ore? Non cambia niente! In qualsiasi momento dovrà essere possibile premere un tasto e far apparire il boss finale che, seguendo le regole indicate nel punto 1 si dimostrerà amichevole e si farà eliminare permettendovi di vedere la sequenza finale!

4. Opzione film. Siete completamente incapaci? Nessun problema! Perché privarvi del piacere di infilare un disco dentro una console? Infilatelo, selezionate l’opzione film e guardatelo mentre si finisce da solo. Non avete abbastanza tempo? Usate l’opzione 3 e fatelo finire quando volete!

La profezia di Blog e Magog.

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Nel libro di Ezechiele, il lupo cattivo, si profetizza un futuro oscuro e tenebroso in cui la conoscenza sarà nelle mani di pochi eletti, mentre la maggior parte delle persone dovranno accontentarsi delle briciole e pagare salatissime parcelle ai cosiddetti specialisti.

Secondo l’esegesi di Filo Sganga, esimio studioso dell’Accademia dei Georgofili, siamo nel bel mezzo di questa profezia. A favore della propria pretestuosa interpretazione, Sganga cita tutta una serie di avvenimenti personali dal significato storico-statistico praticamente nullo.

Egli afferma che, per aggiustare tutta una serie di elettrodomestici, ha dovuto far ricorso alla sapienza di esperti del settore, ognuno dei quali sottospecializzato in una particolare tipologia di apparecchio. Secondo Sganga, esisterebbero quindi dei tecnici in grado di riparare lavatrici, lavastoviglie, televisori, videoregistratori, fotocamere e lettori MP3, come se non fosse di pubblico dominio che quando uno di questi oggetti si guasta la cosa più semplice da fare è acquistarne un altro.

Ma la cosa più assurda è che l’arteriosclerotico vecchiardo vorrebbe far passare l’idea che la tecnocrazia dilagante avrebbe trovato la propria consacrazione nella diffusione del Personal Computer, le cui iniziali sarebbero un segnale divinatorio da interpretare come una delle tante metamorfosi del luciferino comunismo (PC= Partito Comunista).

Filo Sganga prosegue nei suoi vaneggiamenti cercando di dimostrare che ormai si usano i computer senza apprenderne il funzionamento. Ed il web, con i propri protocolli e le applicazioni sempre più tentacolari, non sarebbe altro che un immenso culto esoterico di cui non si conoscono i reali scopi e gli obiettivi.

“Io stesso ho un blog su sui scrivo quasi giornalmente. Ma se lei mi chiedesse come funziona il programma che mi permette di scrivere io non glielo saprei dire. So che pigiando alcuni tasti ottengo un certo risultato, so che clickando su pubblica post milioni di potenziali lettori saranno raggiunti dalle mie parole scritte, ma il tutto è avvolto dal mistero. Non so nulla sul funzionamento dei nodi, né su quello delle indicizzazioni dei motori di ricerca. Così, di tutta la tecnologia di cui dispongo, conosco solo la superficie, mentre ne ignoro totalmente la natura più profonda. Ed anche per disinceppare la stampante, devo chiamare un tecnico e dipendere dalla sua conoscenza. Ecco perché la profezia di Blog e Magog si è già avverata.”

Che altro aggiungere? È evidente che si tratta di un pazzo visionario. Perché lo sanno tutti che per togliere i fogli incastrati nella stampante, basta picchiare con una grossa mazza sul coperchio della stessa.

Recensione – Crysis (Ars Ludica si mette a dare i voti)

Prodotto da EA | Sviluppato da Crytek| Piattaforme PC-DVD | Data di Pubblicazione 11/2007

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– Computer super pompato con due schede grafiche da 500 euro messe in SLI: 100/100 (sì, anche noi diamo i perfect score! e che solo gli altri… mica siamo gente seria, in fondo) – Continuate a masturbarvi come avete fatto per tutti questi mesi sui filmati. Ora, finalmente, potete venire.

– Computer pompato con cui tutti i giochi girano a 60 FPS con una sola scheda grafica da 500 euro: 80/100 – Bellissimo, ma perché ogni tanto scatta? Oh mio Dio, scatta! Oh mio Buddha, ho appena speso 1500 euro per il computer nuovo per vedere Crysis scattare!

– Computer medio (siete degli sfigati, ammettetelo): 65/100 – Che palle, il solito FPS del cazzo e scatta pure nelle situazioni più concitate. Però via, per un po’ si può anche giocare. Ma no, che perdita di tempo, è sempre la solita solfa.

– Computer medio/scarso (il vostro papi è povero e guarda la De Filippi): 50/100 – Far Cry(sis). La bellissima ragazza che avete rimorchiato in discoteca si è tolta il reggiseno push-up, le mutande push-up, il trucco, è spettinata e vi siete appena accorti che parla come uno scaricatore di porto belga. Purtroppo vuole trombare e non potete dirle di no.

– Computer scarso: Senza Voto – Volete anche giocare? Accattoni bifolchi.

Non ho parlato del gameplay, dite? Perché, a qualcuno frega qualcosa del gameplay di Crysis? Sì? Non avete capito niente di come va il mondo. Andate a cercare un sito che spieghi come ottimizzare il gioco, su, e non cercate giustificazioni assurde. Gameplay, old.

De inusitate inventionis.

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Redigo hac loco tremendissimo et cogitabondo, remotus ab agi dimorae imperiali, pro informatione urbanae gentis de inusitate inventionis. Dum deambulavit in sentierus in ombra frescurae arbustis, meus baculum incastravit in petra never oculata. Res visa like nigra capsula materiae incognita, et in laboratorius consilio meo ducebit, sed extraendo ab terrenum stranus apparatus radicalis emersuit. Penzolantis filis et nova forma of tuberus lignosus, non edule et diabolorum pinto. Quis creatura terribilis potest extruire vana et foederrima machina? Cupidus in exploratione, in circustantia alia petra nitea et rettangolari invenio, so magno apparato quam hominis juvenilis clamatus est for adiumentum. In meo laboratorio panta trasferitus, multitudinis curiosis accalcavit finestris, consecutio temporum ignavia dilagantis. Cum magna admiratione lapidem rettangolaris lux emetuit et stranus rumoris alvearis in alia capsula audiebit, ad modum continuitate energiae fluendi ab internum. In recessione timore misteria, but homus parvulus appropinquabit et, cum summa magnificentia, incipiebit abilis tractatione cum manus simultanea et celeris. Naviculae movimentabat in praesidium, cum explosionis et ignis digitalis, godimento libidinisque juvelinis acclamationi. Qui prodest similis fustigatione? Qui libenter sperperabit bona tempora in natura coltivationis impiegandi? Quo vadis imperus if humane activitate et aspirationis in ista machina demoni imploditura esse? Etiam scriptura et alia inventionis avverxate fuerunt. Progressus non castratus puote, sed aliquando non futura magna lontana in anticipatione, aliter prasentis res similusque sopita esse.

‘Na roba mai vista che gnanca li cani la magnaria.

Nelo mentre che caminava par’isentieri de la brugheria brusada dalo sole, so’inciampà in’na roba che gnanca li cani gavaria podesto magnare. La parea ‘na patata fata male a sé, ma non la iera ‘na patata de quele che te po’ dopararle par frizarle. La gavea dele figure dipinzade inzima: deli zerci, deli quadrati, deli triangoli e dele crosi, che non capiso se le fuse funghi o se la fuse solo ocià. Ma sicome mi so’ curioso compagna la peste bubonica, me so cucià, la g’ho tirada fora dala polvere e gh’è vegnù fora deli fili neri che li parea impestà de pece marza. Mi a tirava, ma ‘ste raise non le volea saverghene de vegner fora, alora g’ho ciamà un boteleto chel me iutase e ala fine semo cascà indrio schina cosita forte che g’ho ancora male al dedrio. Se semo rialzà e ghemo veduo che tacà ale raise ghe iera ‘na scatola negra, che non la iera de piera, ma la iera isteso lisa e dura com’el marmo.

D’intorno a ‘sta scatola ghen’avemo catà dele altre, anca più grose e strambote. Par’al sotoscrito le ievaria lasade lì indo che le iera, ma el bambocieto el g’ha volesto portarle intela capana. Le gh’avemo montà sul tavolo e de colpo, intreziando li fili, se g’ha impizà una dele scatole, quela più sé lisa e piata, come se la g’avese ciapà fogo senza brusare, mentre da n’altra a vegnea fora un rumore come de alveare. Mi a me son spaventà e me so ocultà dedrìo al lavandìn, ma el giovine el se g’ha meso sentà intela carega, el g’ha ciapà in man la patata dipinzesta e elseg’ha miso a zugare con che le robe che solava in the la scatola che ciapava fogo. Mi ghe so resta de’merda, ma li curiosi delo paese i sa asembrà d’intorno ala tola e i fasea anche i cori cumpagna i fuse al palio dele contrade. Mi a non so’ mia contro el progresso, ma me domando indove naremo a finire di ‘sti tempi, se ‘ste machine moderne, compagna i mulini a vento e li torchi par stampare li pergameni, le meterà da parte lo sudore deli omani e li omelie deli preti le vegnarà ignorà par pasare el tempo davanti a ‘sti zughi del diavolo. E del casso.