Nostalgia

Sviluppato da Tecmo | Distribuito da Ignition Entertainment | Piattaforme: Nintendo DS | Pubblicato 2009

Il titolo del gioco mi piace parecchio. Nostalgia. A cosa si riferirà? L’atmosfera è vagamente Steampunk, ovvero è uno steampunk alla giapponese che si lascia apprezzare ma che a livello stilistico risulta troppo diluito all’interno di una visione più classica da JRPG. Più un aroma che un sapore vero e proprio. Purtroppo c’è anche una trama, con un avventuriero che salva una ragazzina da un gruppo di fanatici (i Cabal) che vogliono conquistare il mondo (ma dai?), ma rimane vittima di un incidente mentre tenta la fuga e il figlio, di non si capisce quanti anni, biondo e con gli occhi, azzurri (londinese, per giunta) che decide di cercarlo girando il mondo (il nostro mondo… proprio quello che finirà nel 2012) a bordo del suo aeroveicolo e visitando la principali città a caccia di indizi. Per farlo dovrà prima diventare un avventuriero (come il padre) ammazzando un po’ di topi nelle fogne della capitale inglese (ma dai). In effetti la trama sembra scritta in cinque minuti da qualcuno che aveva ben altro a cui pensare, ma riesce a mantenere un minimo di tensione grazie al classico personaggio misterioso (Fiona, come la moglie di Shrek) di cui non si conoscerà bene il ruolo fino a verso la fine del gioco.

Nostalgia rivela sin da subito la sua impostazione estremamente classica, con città da esplorare per prendere quest, ottenere qualche informazione e acquistare/vendere oggetti e con dungeon in cui massacrare nemici in incontri casuali. Insomma, se esistesse un manuale del perfetto JRPG, Nostalgia ne sarebbe un’applicazione pedissequa, senza guizzi e senza cadute di stile. Un compitino da 6-7 che mira a fare contento il professore, ma che non brilla certo per personalità. L’unica novità introdotta dagli sviluppatori è la fase aerea, nella quale, invece di combattere con il party, si combatte tra veicoli volanti. Il velivolo in sé non cresce di livello, ma visitando le diverse città è possibile acquistare potenziamenti. In queste fasi il numero di personaggi nel party (massimo quattro) determina la possibilità di utilizzare o meno le diverse armi del mezzo e di usare delle abilità specifiche per i combattimenti aerei a disposizione di ogni eroe (c’è quello che cura, quello che potenzia, quello che supporta e così via).

La struttura di gioco è abbastanza rigida e la difficoltà non è elevatissima, soprattutto se si svolgono le missioni secondarie e si portano i protagonisti ben oltre il livello di esperienza necessario per svolgere la missione principale. In generale i combattimenti aerei impegnano più di quelli ‘a terra’. Ovviamente ignorando le missioni secondarie la storia cambia e anche la missione principale diventa più impegnativa, anche se mai proibitiva. Certo, va detto anche che andando dritti per la storia principale si taglia più di metà gioco e si perdono alcuni combattimenti parecchio interessanti. Oltretutto non si può fare carriera nella gilda degli avventurieri, che offre le ricompense migliori, soprattutto nelle missioni di classe avanzata.

Oltre alla storia principale e alle missioni della gilda, è possibile svolgere altri compiti come andare alla ricerca di siti nascosti da riportare al museo di Londra. Si tratta di un’extra interessante e parecchio impegnativo (e alla lunga stancante), che richiede di esplorare la mappa da cima a fondo con il velivolo a diverse altezze, seguendo delle indicazioni di massima reperite nelle città. Come in altri giochi dello stesso genere, mentre si esplora è possibile salvare ovunque, mentre nei dungeon bisogna raggiungere dei punti di salvataggio, solitamente piazzati prima dei boss. Questo significa che, soprattutto nei dungeon ancora da esplorare, bisogna avere a disposizione diverse decine di minuti di seguito per poter arrivare a salvare e non perdere tutti i progressi fatti.

I nemici, come i personaggi principali, non brillano per fantasia e sono un accozzaglia tecno-fantasy già vista altrove. Le mummie ci sono, i vermoni giganti ci sono, i ragni robot ci sono e così via. Anche in questo caso spiccano i nemici degli scontri aerei che, per necessità, risultano più originali degli altri, mentre i boss sono abbastanza banali, compresi quelli finali.

Commento:
complessivamente si tratta di un prodotto discreto che non spicca in nessun campo, ma che si lascia giocare. Peccato che sia abbastanza superficiale nelle tematiche che tratta e che, se non siete dei bambinetti scafati, difficilmente vi appassionerete alle vicende dei protagonisti.

Ninja Gaiden Dragon Sword

Sviluppato da Team Ninja | Pubblicato da Tecmo | Piattaforma Nintendo DS | Rilasciato nel Marzo 2008 (USA e JAP)

Nel panorama videoludico del Nintendo DS ogni tanto fa capolino una produzione capace di distinguersi dal mare magnum di “casual game” che imperano sulla console portatile nipponica. Ninja Gaiden Dragon Sword non solo emerge da una situazione di piattume pressoché totale, ma è in grado di brillare come un faro per condurre finalmente in un porto confacente alle bramosie dei videogiocatori intenzionati ad evadere dalla routine di Brain Training e clonazzi assortiti (se non lo si fosse notato, sono leggermente polemico).


La trama si sviluppa sei mesi dopo gli eventi narrati in Ninja Gaiden. Il villaggio di Hayabusa è stato ricostruito, ma la quiete viene presto interrotta: la giovane Momiji, sorella della defunta Koreha, è rapita e portata via dai ninja del clan del Ragno Nero. Ben presto ci accorgeremo che si tratta di una cospirazione ordita dai Fiends…

Il titolo Tecmo raggiunge tale scopo perseguendo un semplice (a parole) obbiettivo: il movimento fluido. Tale concetto, della cui esaustiva definizione sono venuto a conoscenza in un postmortem di Tomb Raider Legend, consiste nel rendere l’azione come un susseguirsi armonioso di passi senza interruzioni brusche. Qui i combattimenti sono selvaggi, e per soverchiare gli avversari non bisogna mai smettere di menar fendenti o di applicare delle combo micidiali. Se tutto ciò non avvenisse con naturalezza e, appunto, con fluidità, si otterrebbe un gameplay perniciosamente spezzettato.

Ryu Hayabusa è controllato esclusivamente mediante pennino e touch-screen (solo la parata è effettuabile attraverso la pressione di un tasto qualsiasi), mentre la console viene impugnata a mo’ di libro: saltare, mirare, colpire i nemici non è mai apparso più lineare e al contempo appagante. Come avrete capito, il vero miracolo si trova nel sistema di controllo, in grado di eguagliare e in molte occasioni di superare la già ottima efficienza ravvisata in Phantom Hourglass; tutto il resto passa in secondo piano, persino la grafica più sbalorditiva che abbia mai goduto su DS: siamo di fronte ad un raro caso in cui le meccaniche di gioco, immerse in un sontuoso contesto, rendono giustizia ad una piattaforma sin troppo umiliata da produzioni dementi.


I poteri Ninpo se ben padroneggiati producono effetti devastanti.

Per come ho impostato il discorso sembra che questo episodio di Ninja Gaiden possa essere considerata la killer application definitiva per l’handheld su cui gira; lo è solo in parte. L’opera di design, così maestosa nell’elaborare il sistema di controllo, viene decisamente meno quando si va a considerare la varietà delle situazioni proposte: in questo senso è come se Dragon Sword soffrisse della sindrome di Gears Of War, ovvero patisse l’aleggiare di un’aura di ripetitività la cui effettiva concretizzazione, però, a differenza dell’opera di Epic, viene scongiurata all’ultimo momento da alcuni boss indovinati (sebbene non proprio campioni di originalità). Le mappe sono estremamente lineari e prive di enigmi anche solo vagamente impegnativi; anche i nemici, per quanto amino particolarmente le risse, sono sostanzialmente poco eterogenei in combattimento. Si materializza così la sensazione che Tomonobu Itagaki abbia voluto semplicemente proporre duri allenameni in prospettiva degli scontri di fine livello. Il grado di sfida, perarlo, è calibrato perfettamente perché né frustrante e al contempo né banale, garantendo un’elevata compattezza all’esperienza ludica tanto da fare in modo che NGDS divenga un’avventura da fruire senza soste.

Puntando tutte le sue carte su un gameplay immediato e agile, il Team Ninja ha saputo costruire un impianto avvincente che, se non è da ritenersi un capolavoro, va almeno considerato come un piccolo cult. Impressive.