Sviluppato da Maxis | Pubblicato da Electronic Arts | Piattaforme PC, MAC | RIlasciato nel 2008
Spore è un editor con quattro giochetti di contorno che sfociano in una fase finale meritevole di essere provata almeno una volta. Crei la tua creatura, la fai crescere, ti butti nella comunità e la scambi con gli altri.
All’inizio non ho voluto credere alla pochezza delle prime quattro fasi e ho perso un sacco di tempo alla ricerca di cose da fare per dimostrare a me stesso che in fondo, da qualche parte, un po’ di profondità c’è. Niente.
Piano piano ho capito che la maggior parte del tempo lo si passa sull’editor a decorare quella specie di pupazzo che dovrebbe essere una creatura in via di evoluzione… ma non prendiamoci in giro, Spore con l’evoluzione non ha niente a che fare.
Al massimo è un simulatore di buffe creature dagli strani colori che assumono forme improbabili a seconda dei gusti dell’utente. Una specie di Teletubbies simulator.
Le cinque fasi ormai le conoscono tutti: la prima è una specie di Pac-Man flowizzato, la seconda mi ha ricordato i tamagotchi, la terza è un RTS talmente pacchiano da essere ridicolo, la quarta vorrebbe essere una specie di Civilization ma è profonda come un browser game gratuito di Facebook.
A parte la prima, l’unica decente (ma non miracolosa), le altre sono sbrigative, superficiali e assolutamente inutili. La maggior parte delle personalizzazioni sono di tipo estetico e non hanno effetti sensibili sul gameplay. Ad esempio nella quarta sezione, cambiare aspetto alla propria città è utile come telefonare all’assistenza clienti della Telecom per risolvere un problema con la linea.
Lo scopo appare sempre lo stesso: favorire la varietà per aumentare il volume degli scambi online. Una libertà subprime basata sul vuoto assoluto.
Poi, fortunatamente, arriva la quinta fase, il vero fulcro del gioco, in cui bisogna rendere potentissima la propria astronave in una specie di GTA intergalattico. Bellina, soprattutto perché, dopo tanto scoramento, arriva inaspettata.
Infatti, il problema della quinta fase è che, per arrivarci, bisogna prima superare le altre, insopportabili, quattro, che non permettono di valutarla troppo serenamente. Affrontate la prima volta possono pure passare, ma doverle ripetere è un vero strazio, anche perché portano via ogni volta almeno quattro ore.
Il gioco sembra ossessionato dalla personalizzazione, ma per renderla totale qualcuno si è dimenticato di renderla anche “efficace”. Guardandolo bene, Spore ha una struttura rigida e lineare (al contrario dell’evoluzione), che però può avere un maquillage differente a seconda del gusto estetico del giocatore. L’unica fase aperta è la quinta, che sembra quasi un gioco a parte (e forse meriterebbe di essere reso tale).
Spore è una specie di videogioco 2.0, insomma, in cui tutto appare libero pur essendo prefissato.
Demoralizzante.
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Ho così drizzato ulteriormente le antenne, fino a rintracciare, in 
