Il fatto:
Due i fatti più gravi denunciati: in Belgio è stata aperta un’inchiesta vera per uno stupro virtuale. In Germania, uno stupro virtuale su un bambino virtuale ad opera di un adulto virtuale. Entrambi sono stati espulsi da Second Life, scatenando l’ira degli avatar che vogliono una auto regolamentazione.
Tratto da: Queerblog
Una violenza sessuale all’interno di un mondo virtuale, pur se commessa da un avatar adulto su un avatar bambino, è violenza sessuale? Se la risposta fosse affermativa, paradossalmente, anche un impotente potrebbe diventare un pericoloso stupratore. Ma non è questo il punto, visto che se iniziassimo ad elencare tutti gli scenari possibili non finiremmo più.
Come avviene la violenza sessuale all’interno di un mondo virtuale? Beh, lì dove è possibile (Second Life, per inciso) è semplicemente il frutto di un programma esterno che forza gli avatar a commettere certe azioni. Lo stuprato guarda impotente il proprio avatar che viene “costretto” al sesso virtuale con un altro avatar. Molti si sono chiesti se queste notizie siano vere o soltanto il frutto di qualche mitomane a caccia di notorietà e soldi, oppure se dietro ci sia soltanto la volontà di pubblicizzare ulteriormente Second Life, che ormai somiglia sempre di più alla first life in quanto a comportamenti dei membri della community. Sei milioni di abitanti, una vera e propria nazione sovranazionale.
Il piacere dei giocatori di commettere crimini nei mondi virtuali non è una novità e già se ne parlò con Ultima Online (chi non conosce l’aneddoto di Garriot e il ladro?) dove i fenomeni di “criminalità virtuale” erano diffusi al punto da aver costretto spesso i server di gioco a creare regolamenti ad hoc per limitarli. Si parla di fenomeni come l’uccisione degli altri player da parte di giocatori “cattivi” (i PlayerKiller), che am(av)ano passare il tempo a tendere imboscate agli altri personaggi per il solo gusto di farli fuori, si parla di furti perpetrati a giocatori ignari che, magari, avevano faticato settimane per riuscire ad accumulare una certa somma di denaro e, insomma, si potrebbe parlare dei molti altri casi che non sto qui ad elencare per brevità. Sono “reati” inerenti al gioco che, ovviamente, non hanno alcuna rilevanza a livello penale ma che hanno finito con il modificare pesantemente il modo di concepire i MMORPG successivi, portando ad un aumento considerevole dei divieti per favorire un certo modo di giocare più “regolare”. In realtà esiste una scuola di pensiero che ha sempre difeso i “criminali”, adducendo il fatto che si tratta semplicemente di player che si divertono in quel modo seguendo le proprie inclinazioni e sfruttando le regole fornitegli dal programma / gioco. Un mondo virtuale ha regole diverse da quello reale e, visto che i comportamenti antisociali non comportano danni fisici o economici per chi li subisce, diventano automaticamente leciti e, anzi, sono la prova che il sistema di gioco è ben fatto perché garantisce un ampio margine di libertà, che poi si traduce nella libertà di violare le regole del vivere comune… come del resto avviene nella realtà.
Per Ultima Online e simili si parla(va) spesso di comportamenti illeciti sfruttanti le regole del gioco… ma era proprio questo a far riflettere: se i comportamenti sono previsti dal programma, possono essere considerati illeciti al di là delle leggi che esistono fuori dal gioco? Fastidiosi magari sì, ma illeciti?
L’utilizzo di programmi esterni per falsare un videogioco non sono cosa nuova e non sono un’esclusiva di Second Life. Sono anni che gli sviluppatori di FPS si battono contro i cheaters e anche nell’ambito degli stessi MMOG non sono rari i casi di ban di massa di account scoperti ad utilizzare programmi esterni per barare. Si può dire che il cheat è nato con i videogiochi, ma mentre utilizzarlo in single player è una scelta che coinvolge soltanto se stessi, utilizzarlo in un gioco online diventa una questione “sociale”. Ora, finché questi programmi vengono utilizzati per poter colpire alla testa un nemico senza mirare (FPS) o per ottenere risorse più velocemente (MMOG e RTS) il loro utilizzo è e rimane un problema interno alla comunità dei videogiocatori che non richiede interventi dall’esterno. Non credo che qualcuno sia stato denunciato perché beccato a sparare attraverso i muri in un Unreal Tournament qualsiasi…
Cosa distingue uno stupro in Second Life rispetto ai casi di cui sopra? Veder stuprato il proprio avatar è più “violento” del vedergli saltare il cervello a causa di un cheater? Un adulto che crea un avatar bambino e che subisce uno stupro, riceve gli stessi danni di un bambino vero stuprato? Nel primo caso, è stato stuprato l’adulto o il bambino? La rappresentazione pedofila, effetto diretto dell’atto, va sanzionata anche se ha riguardato soltanto i due umani davanti allo schermo e i loro avatar? Cioè anche se non ne è rimasta traccia? E nel caso che un adulto con l’avatar bambino decida di farlo prostituire?
A queste domande, e a molte altre tangenti, ne segue un’altra, ovvia ma essenziale: come può la giustizia ordinaria districare questo intreccio tra realtà e virtualità?
Uno stupro nella realtà è uno stupro. Ma nel mondo virtuale cosa è?
Non c’è alcuna stimolazione delle zone erogene, nessun piacere reale nei personaggi rappresentati, che si limitano ad eseguire alcune movenze in modo meccanico. Non c’è penetrazione in senso stretto, ma soltanto una compenetrazione tra poligoni che rimangono oltretutto rigidi e non subiscono alcuna alterazione. Per una marionetta virtuale sparare ad un palloncino, fare una passeggiata o fare sesso con qualcuno sono gesti indifferenti che non le causano alcuna alterazione emotiva o fisica. Per lei conta soltanto se l’azione richiesta dal giocatore è prevista o meno dal programma. Non percepisce la violenza, al massimo può arrivare ad esserne una delle tante rappresentazioni, ma con la stessa indifferenza con cui può compiere qualsiasi altro gesto previsto dal codice macchina.
Si è parlato di violenza “mentale” nei confronti del giocatore. Ma come la quantifichiamo questa violenza mentale? Come è possibile dedurre la maggiore dannosità di uno stupro virtuale rispetto, non so, alla visione di un film pornografico? Facciamo rientrare tutto nel campo della “volontarietà”? E allora anche l’invasività pubblicitaria può essere letta come una “violenza mentale” perché vedere uno spot qualsiasi non è il frutto della volontà.
Ma rimaniamo sui videogiochi senza ampliare troppo il discorso.
Se uno stupro virtuale è uno stupro, allora anche un omicidio virtuale è un omicidio perché, ovviamente, il giocatore non vuole mai essere ucciso. Ma il giocatore sa che morire fa parte delle regole del gioco e sa che quella morte è solo una delle tante possibili in un mondo virtuale qualsiasi. In quel caso sa bene che, pure davanti alla rappresentazione più realistica possibile della morte, non sarà lui a morire e anche il personaggio, in realtà, non morirà affatto ma parteciperà ad una specie di “performance della morte”, intesa in senso teatrale, che potrà ripetersi una moltitudine di volte senza produrre effetti sul corpo del giocatore. La conclusione non definitiva è che se la legge reale entrerà nei mondi virtuali, allora bisognerà riconcepire completamente il ruolo del corpo virtuale e la sua natura giuridica, sovrapponendo più codici e affrontando scenari inimmaginabili fino a pochi anni fa.
Aggiornamento: alcuni proprietari di luoghi all’interno di Second Life hanno stretto un accordo contro la pedofilia. Clicca qui per l’articolo completo.
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