Archon

Ovvero quando Electronic Arts significava giochi originali, appassionanti e sperimentali.

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Due schieramenti sono distribuiti in modo regolare su di una scacchiera. I bianchi sul lato sinistro e i neri su quello destro (non fate caso al fatto che siano in realtà gialli e blu). Ogni schieramento ha dei pezzi diversi rispetto all’altro, tutti, comunque, d’ispirazione fantasy. Il mago, il basilisco, la strega, il drago, il fantasma, l’arciere, l’unicorno, la fenice e altri. A turno ogni giocatore fa una sua mossa. Lo scopo è quello di distruggere completamente i pezzi dell’avversario od occupare i cinque punti di potere. L’eliminazione di un pezzo non è automatica come negli scacchi, ma avviene per mezzo di un combattimento che inizia ogni volta che due pezzi si sovrappongono.

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Ovviamente ogni pezzo ha dei suoi poteri particolari che lo rendono unico sul campo di battaglia e che permettono la sperimentazione di molte diverse strategie, soprattutto quando a confrontarsi sono due giocatori di alto livello che conoscono bene le potenzialità di tutte le creature.

I due pezzi magici (il mago e la strega), che all’inizio della partita si trovano sui punti di potere laterali della scacchiera, oltre ad essere molto potenti in combattimento possono utilizzare delle magie: teletrasposto, cura, scambio, evocazione, prigione e resurrezione.

Archon è un videogioco dal fascino eterno e irripetuto. Nonostante l’ottima idea e la relativa semplicità dell’esecuzione, nessuno è riuscito a riprodurre il perfetto bilanciamento dell’originale, nemmeno i due mediocri sequel (uno ufficiale e uno no) che complicavano la formula base senza aggiungere molto a livello di gameplay.

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Archon è una vera e propria presa di coscienza del mezzo ludico, che prende il più classico dei giochi da tavolo (gli scacchi) e lo rilegge in senso interattivo, mutandolo a tal punto da renderlo altro. Lo scontro violento tra i pezzi, che negli scacchi è sottinteso, qui diventa il fulcro di tutta l’esperienza ludica, andando ad aggiungere un ulteriore livello di pensiero a quello originale, dovuto non più al solo muovere i pezzi seguendo un certo schema, ma anche in base alle proprie abilità nell’utilizzare le diverse potenzialità di ogni creatura.

Il pensiero strategico/matematico diventa azione. La riflessione, interazione. L’abilità pratica si sovrappone e scavalca quella riflessiva.

Il generale che osserva e muove i suoi uomini sul campo di battaglia deve anche imparare a combattere se non vuole soccombere.

3 comments on “Archon

  1. Adept spaccava culi (anche se è un po’ troppo facile). Exciter è talmente brutto, ma talmente brutto, ma talmente brutto che anche gli autori di Big Rigs senza mani, occhi e cervello avrebbero fatto qualcosa di meglio. C’è anche da dire che non è di Anne Westfall, Jon Freeman e Paul Reiche III, ma si tratta di uno scherzo amatoriale. Lo consideravi uno dei due seguiti, per caso? Altrimenti, Archon Ultra era discreto ma a giocarci in due dopo un po’ sbarellava. The Unholy War non l’ho mai visto. Evolution è mai uscito? Mi sa di no… Comunque a mio avviso è forse il miglior concept originale (o giù di lì) che abbiano tirato fuori da quando esistono i videogiochi: è un peccato che sia stato sfruttato così poco.

  2. @Karat: come ha gia detto ABS,Archon 3 NON e’ un episodio ufficiale della serie.
    Detto questo ottimo articolo e gioco memorabile.Per intenderci,conosco alcune persone – me incluso – che apprezzano Archon mentre ritengono gli scacchi una perdita di tempo.

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