Battlestar Galactica

Ciao Arsludici, con questo post provo a proporvi qualcosa che, seppur sempre legato all’intrattenimento, non è propriamente un videogioco.

Un remake di una serie fine anni ’70? Sai che fantasia!

Nel 2003 avevo liquidato così il pilota di questo nuovo serial, senza nemmeno vederlo. Grazie alle convenienti edizioni UK e al videostreaming di SciFi Channel sono riuscito ad espiare questo magistrale errore. In realtà quello che mi ha stupito non è tanto il fatto che la serie facesse un delirio di spettatori, quanto il fatto che si aggiudicasse premi su premi per le sceneggiature (tra cui anche un prestigioso Peabody Award per l’innovazione nello storytelling d’intrattenimento) ed arrivasse ad essere un tema di discussione periodico su quotidiani e settimanali d’informazione.

In realtà, la serie condivide con il classico del ’78  solo il tema di fondo (ripreso nel frattempo da Terminator con alcune geniali trovate salva-budget, tipo il viaggio nel tempo): dopo quaranta anni di armistizio, i Cylon, una razza di esseri cibernetici senzienti creata dagli uomini, attaccano senza preavviso le 12 colonie umane, sterminandone la popolazione. Un piccolo gruppo di sopravvissuti, poco più di 50 mila persone divisi su una quindicina di astronavi civili, si trova costretto alla fuga supportato da una vecchia nave da battaglia prossima a diventare un museo (la Battlestar Galactica, per l’appunto). La fuga ben presto diventa la ricerca della mitica Terra, indicata dalle sacre scritture come origine della razza umana.

Tecnicamente, Galactica è il nuovo metro con cui dovranno misurarsi le produzioni fantascientifiche: ottimi effetti speciali ed un unico filone narrativo (scritto interamente da Ronald D. Moore) che coinvolge tutte e quattro le stagioni. La colonna sonora è decisamente fuori scala, grazie al giovane e talentuoso Bear McReary che ha fatto della sperimentazione acustica il suo tratto distintivo (non vedo l’ora di sentire il suo lavoro in Dark Void).

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Qualitativamente, Galactica è una rivoluzione. Lo scenario fantascientifico diventa semplicemente un setting dove svolgere una storia, non un canovaccio su cui sviluppare una produzione di genere (e bisogna dire che con un incipit così classico c’era poco da stare allegri, inizialmente), tanto che lo stesso SciFi Channel inizia quasi da subito a promuovere la serie come un semplice drama.

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Effettivamente BSG ha molto da dire e lo fa con tutti i mezzi a sua disposizione. È una serie dura, cupa e pessimista. A volte persino cinica. Ti spara come un cannone le emozioni dei suoi protagonisti sfruttando tutto l’arsenale di cui dispone: architetture claustrofobiche, temi musicali, effetti sonori da survival horror ed una regia molto essenziale, quasi neorealista. I temi sono pesanti e pescano con spietato cinismo dall’attualità: la soggettività della giustizia, gli orrori della guerra, l’umanità e, ovviamente, la religione.

In questo grosso groviglio emozionale non ci sono eroi ma solo un sacco di protagonisti in crisi (il cast è corale, circa quindici persone solo tra i protagonisti principali). Ci sono solo due tipi di persone: quelle che hanno paura di morire e quelle che hanno paura di vivere. L’intera serie è un rocambolesco entrare ed uscire nella vita di personalità disfunzionali o semplicemente segnate da un conflitto che non possono assolutamente vincere a livello personale. Per alcuni è ancora più dura, essendo costretti a rappresentare quel poco che resta di umanità, facendosi carico di scelte difficili e discutibili.

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Galactica è anche lo specchio della civiltà occidentale: quando non ci sono più reciproci interessi a tenerla in piedi, la democrazia non può che degenerare in nome della sopravvivenza, mettendo in discussione anche qualcosa dato per scontato come il concetto di giustizia.

Quello che non ti aspetti è come Galactica racconta le cose: con la premeditazione di un perverso serial killer. Alcune situazioni sono costruite per settimane, introducendo piccoli elementi, coinvolgendo lo spettatore  sino a quando BAM! il colpo arriva a segno sul nervo più scoperto ed indifeso. Non c’è mai via di scampo, come un rullo compressore la gente continuerà a morire, le persone faranno errori e l’umanità andrà in pezzi sempre quando meno ve l’aspettate e sempre con una razionalità disarmante.

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In questo quadro apocalittico ci sono loro, i Cylon. Grazie ad un pugno di emissari androidi (solo 12 modelli) essi spiano quello che resta dell’umanità, la torturano, si vendicano dei loro aguzzini, seguendo un non meglio precisato piano ed un altrettanto veemente traino mistico. La maggior parte della serie è un paranoico stillicidio di sospetti e conferme, di suggestioni e manipolazioni, galvanizzato dalla figura del dottor Gaius Baltar che è ben più ambiguo e tragicamente umano del suo omonino e caricato predecessore degli anni 70.

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A fare il bene della serie c’è anche un cast di piccoli mostri sacri (Edward James Olmos, personalmente coinvolto in gran parte dei temi, tanto da diventarne relatore presso le Nazioni Unite insieme a Moore, Mary McDonnell e Michael Hogan) e nuovi talenti (tra cui una Lucy Lawless che finalmente recita e una Tricia Helfer alla sua prima e difficilissima prova da attrice, superata a pienissimi voti tanto da diventare una delle colonne della serie)  che sono assolutamente all’altezza della situazione (l’unica eccezione forse è l’inespressivo e bistecconico Jamie Bamber).

Tra gli episodi di maggiore spessore, non posso che citare Scar, No Exit (l’astioso monologo di Cavil è un sunto del perché i Cylon odiano i loro creatori), Unfinished Business e Crossroads pt. II , dove circa metà dell’episodio è cadenzato da uno stranissimo arrangiamento in chiave etnica di All Along The Watchtower.

16 commenti su “Battlestar Galactica

  1. Bravo, conciso, preciso e lucidamente inquadrato sui punti focali della serie.
    Altri commenti sulla serie sono inutili, come disse una volta qualcuno, esistono due categorie di persone, a chi piace BSG e i poveracci.

  2. Vi ho mai fatto i complimenti per Ars Ludica? No beh, allora visto che ve li meritate lo faccio ora. Inutile dire che l’arrangiamento etnico di All Along The Watchtower è una super figata e l’ho appena condiviso su facebook!

  3. In realtà su youtube trovi anche l’estratto della colonna sonora dell’episodio da cui è tratto, che è molto più lungo e dura quasi 15 minuti.

    Il problema è che verso il finale c’è un mega-spoiler! Quindi attenti!

  4. Probabilmente una serie fra le più belle di tutti i tempi, che tocca tematiche politche, religiose, sociali e famigliari.
    In più la qualità non cala fisiologicamente come in altri serial (tipo Lost), l’ultima stagione è allo stesso livello della prima, cioè ottima.

  5. Recensione ottima!
    La serie è uno spettacolo, io ormai sono BSG Addicted!
    Cerco gruppo di disintossicazione per tornare ad una vita normale: in caso fatemi sapere!
    Appro, per chi vuole condividere la versione di “All Along The Watchtower”, non usate quella presa dalla serie sennò vi manderanno fior fior di maledizioni! Almeno così mi hanno detto… stasera vedrò la fatidica puntatona!

  6. Concordo, assolutamente una delle migliori serie che ho visto in questi ultimi anni.

    Seguire le serie in lingua originale, con le voci fantastiche di alcuni di questi attori (vedi olmos, che anni fà faceva il cacciatore di androidi, mentre altri sognavano pecore elettriche), è molto più appagante che sentirli doppiati (anche se molto efficacemente) in italiano..

    gg (si usa ancora?)

    8)

  7. Ringrazio ufficialmente in questa sede Nevade per avermi scassato le balle per un bel po’ per vedere sta serie. Me la sono divorata tutta in circa 3 settimane. Assolutamente spettacolare, non c’è che dire.
    There must be some way out of here…

  8. Mah, già è *estremamente* difficile che una serie mi piaccia proprio, se poi riesce perfino nell’intento di dare assuefazione per me è proprio in fondo alla lista.

    Baroque way is the only way.

  9. Per le serie tradizionali, mi trovi d’accordo. Qui siamo di fronte ad un lunghissimo film (così Michael Hogan ama descrivere la serie).

    L’avere una serie pianificata e sceneggiata da un’unica persona è un vantaggio qualitativo non da poco. Vedi anche il più ingenuo ma altrettanto innovativo Babylon 5.

  10. > L’avere una serie pianificata e sceneggiata da un’unica persona è un vantaggio qualitativo non da poco.

    Questo è vero, e infatti se una serie riesce a piacermi è perché ha questa caratteristica oppure perché è il singolo episodio ad avere un piglio cinematografico (tipo la formula, effettivamente molto rara, di Midsomer Murders).

    Resta però il fatto che non mi va in generale di essere “teased”, di trepidare per il seguito, più uno ci prova e più mi scappa la voglia – anche nel videoludo è così, del nuovo episodio di una serie che mi piace mi accorgo sempre quando è sugli scaffali. A volte, quando sono particolarmente stronzo, mi chiedo se sia perché non riesco a provare una noia abbastanza profonda.

  11. Non l’ho mai vista.
    Mi stavo giusto chiedendo se ci fosse qualcosa che potessi guardare ultimamente 😀

  12. > Resta però il fatto che non mi va in generale di essere “teased”, di trepidare per il seguito, più uno ci prova e più mi scappa la voglia

    Il fatto è che non è alla lost: si inventano una fantascemenza all’ultimo tanto per farti venire il coccolone e chiamarti di fronte alla tele la settimana dopo; c’è proprio una pianificazione ben pensata degli eventi, i colpi di scena non sono gratuiti, seguono la maturazione del personaggio e degli eventi.
    Poi sarà che sui comuni mortali come me la noia ha la meglio, ma mi diverto un sacco e questo è bene.

  13. In realtà la pianificazione non è affatto una delle caratteristiche di BSG, lo stesso Lost è molto più strutturato e meno lasciato al caso.
    BSG è una delle serie più discontinue degli ultimi anni, ma in questo sta il suo fascino. Moore e il gruppetto hanno fatto ciò che fa Gordon con 24, ovvero improvvisare per buona parte a casaccio. Viste le premesse narrative, però, è molto più facile riuscire a fare qualcosa di buono. BSG è una sinfonia meravigliosa per come spesso se ne frega della costruzione narrativa, è anarchica nel modo migliore.
    Non è vero che c’è un uomo solo al comando, non più che in qualunque altra serie (anche se Moore, visto il particolare rapporto con il network via cavo, si è reso protagonista di alcune stranezze peculiari).

    Comunque che ci fa BSG su questi lidi? 😀

    Agnello, è una limitazione grave la tua, soprattutto perchè ti conduce in una notte di vacche tutte uguali solo perchè condividono una particolare e periferica modalità del racconto. Così ti perdi la sostanza.

  14. MrWolf secondo te una serie che viene scritta di 4 puntate in 4 puntate seguendo il “gusto”(?) del pubblico è una serie ben strutturata? E più di una serie che è stata scritta per intero (tranne piccoli aggiustamenti di tiro non influenti sulla trama)?

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