Intervista alla Monica

Monica è una studentessa di 22 anni che frequenta l’università di Roma e come molte sue coetanee è quasi del tutto estranea al mondo videoludico, nonostante sia circondata da amici (maschi) che sono videogiocatori assidui. A seguito di un’amichevole conversazione informale, ho raccolto alcuni spunti interessanti sul triangolo donne/videogiochi/videogiocatori.

E’ nata così l’idea di fare una simpatica intervista nella speranza che ci aiuti ad inquadrare e riformulare alcuni paradigmi del nostro mondo, che spesso diamo per scontati.

Ciao Monica, grazie innanzitutto per il tuo tempo e iniziamo subito: se dico “videogioco”, quali sono le prime tre cose che ti vengono in mente?
Joystick
Fumetti
Polvere

Passi Joystick, posso capire fumetti, ma la polvere?
Io con i videogiochi ci giocavo solo da piccola e la console (Sega Mega Drive) la tenevamo sempre in soffitta, quindi ogni volta che la tiravo fuori era sempre piena di polvere.

E perché hai smesso di giocare? Non compreresti un’altra console oggi? No! Non è il mio genere di divertimento anche se ogni tanto capita di “videogiocare” ma non ho molto spirito, non sopporto di perdere e mi stufo.

Di tutti i tuoi amici/conoscenti/parenti, quanti giocano regolarmente coi videogiochi?
Troppi! E sono seria! Calcolando la fascia di età in cui sono compresi mi preoccupa il fatto che tre miei amici su cinque preferiscano passare un pomeriggio davanti a un videogioco piuttosto che dedicarsi a qualcosa di costruttivo, o qualcosa che abbia un riscontro concreto nella loro esistenza.
Qualcosa che interessi minimamente progetti un po’ più a lungo termine di quaranta ore di gioco, comunque non stiamo parlando di bambini di dodici anni, ecco perché sono troppi!

Sarebbe uguale se passassero quaranta ore a leggere romanzi o a guardare film?
Dipende da cosa può insegnare quel romanzo o quel film. Specifico che io non penso che i videogiochi siano un’assoluta perdita di tempo, li trovo un divertentissimo passatempo, creativo e carino.

Pensi che possano avere qualcosa da comunicare come altri medium o che siano solo intrattenimento?
Dico solo che a un certo punto il libro si chiude, il film finisce e tu esci e vivi la tua vita fatta di praticità, per quanto ti possa sentire affascinato dalla storia che hai letto o visto ne rimani sempre discretamente distaccato, non vai in giro a vantarti di aver ucciso il dragone con la spada di fuoco a 29 anni!
Insomma non ci vedo nulla di male nel videogioco in sé, non trovo sia qualcosa al di sotto del film o del libro, è un passatempo “ricreativo” come altri.

Però se mi senti parlare del dragone e della spada, mi ritieni più “strano” che se mi avessi sentito parlare del risultato della Lazio, dell’isola dei famosi o dell’iPhone? E se sì, perché a parità di tempo speso sulla questione?
No, è l’abuso che mi disturba e che trovo triste! Come per il calcio o per tutto quello che hai appena elencato, è la mancanza di interesse verso tutto il resto a irritarmi, è il volersi chiudere in un mondo surreale e improduttivo.

Quindi, chiaramente secondo le tue esperienze personali, vedi i videogiocatori come persone chiuse in un solo hobby in modo ossessivo?
Sì! ma non do la colpa al videogioco, do la colpa alla mancanza di interessi e all’incapacità di relazionarsi con altra gente (se non quella che condivide la stessa ossessione).

Videogiocatore = persona incapace di relazionarsi o comunque con problemi sociali? O un simile “disturbo” lo associ anche ad altri passioni come sport o lettura?
Non generalizziamo! Io parlo di gente che ne abusa, non di quelli che si divertono in maniera del tutto normale e sana con un gioco. Sarebbe la stessa cosa se stessimo parlando di Fantacalcio o altro.

Descrivi il videogiocatore così come lo conosci.
Ne conosco due categorie: la prima è quella degli appassionati che ne analizzano grafica, storia, intrecci, in pratica quelli che ne fanno un mezzo per incrementare un tipo di cultura che non ha niente da invidiare a quella letteraria o cinematografica. Nel bene o nel male, nonostante spendano molto tempo dietro lo studio analitico possono definirsi persone che semplicemente coltivano un interesse.

Chiamiamoli appassionati allora, e gli altri? Quelli che sostituiscono il videogioco all’uscita pomeridiana con gli amici, persone secondo me non molto felici, perché se preferisci isolarti e scambiare la vita reale con quella virtuale vuol dire che probabilmente non saresti neanche più in grado di poter parlare di altro; non riusciresti a uscire di casa per buttare la spazzatura senza pensare che fuori ad aspettarti c’è il cecchino con il mitra appena sconfitto dopo l’ultimo combattimento.

Però ti viene naturale creare un forte legame tra il medium videogioco e queste persone, credi che questo finisca per influenzare il modo in cui guardi i videogiochi?
Il punto è un altro, a un certo stadio si arriva a odiare sia il peccato che il peccatore.

Pensi che in futuro cambierà la percezione femminile del videogioco e che un’eventuale sfumatura delle caratteristiche prettamente maschili (combattimento, guerra, armi, ecc.) porterà la tua generazione e quella successiva ad abbracciare questa forma in modo più completo?
E’ il concetto di divertimento tra ragazzo e ragazza che è troppo diverso.
Non è vero che le ragazze non si avvicinano a un tipo di divertimento simile, il punto è che non si faranno prendere mai da una cosa tanto da preferirla a quello che possono fare concretamente con la propria vita reale. E’ molto più difficile che si possa verificare il caso in cui una ragazza possa preferire una giornata davanti al videogioco, piuttosto di uscire con gli amici, ma credo che sia proprio una questione di cromosoma y!

Quali caratteristiche dovrebbe avere un videogioco per interessarti?
Non dovrebbe essere ripetitivo, ti faccio un esempio: io ogni tanto gioco ai picchiaduro come Tekken ma il problema è che dopo mezz’ora mi sono già stufata.
Non c’è evoluzione, non c’è contenuto, è una serie di sequenze di tasti da ricordare per vincere, nessun tipo di coinvolgimento logico o mentale, non c’è nulla su cui riflettere.

Parliamo di un gioco prettamente competitivo che non ha evoluzione. Saresti invece interessata a giochi con una componente narrativa più sviluppata?
Sì, certo.

In un titolo di recente uscita ti viene data la possibilità di metterti nei panni di un terrorista che compie una strage in un aeroporto. Saresti curiosa di provare questo gioco?
Non mi attira, non capisco dove sia il divertimento.

Il coinvolgimento è nella storia, dopo la strage si scopre che eri un agente infiltrato! Più che sul divertimento in senso stretto e l’atto dello sparare, l’enfasi è sull’immedesimazione con il terrorista. Ritieni sia una cosa immorale? O una scena pericolosa per chi gioca?
La trovo interessante come tutte le cose che sfidano l’ipocrisia del politicamente corretto. Per il fatto che sia pericolosa, sinceramente mi sembra come quando dicevano di voler ritirare il tamagochi dal mercato perché i bambini si traumatizzavano quando morivano: non prendiamoci in giro, se uno è violento certo non sarà un videogioco a scatenargli la tendenza, è solo un gioco.

Il gioco ti dà la possibilità di sparare o meno ai civili. Tu spareresti?
Si! se il giocatore sa di essere un terrorista, è normale che compia la strage senza rimorsi!

Ma non ti dà fastidio? Anche se in fondo fai parte dei “buoni”?
Se quando inizia la missione so di essere un terrorista, sì, sparerei. Se avessi saputo di essere un infiltrato magari avrei limitato i danni ma avrei sparato! Anzi sarebbe stato meglio se il giocatore avesse dovuto decidere subito se comportarsi da terrorista o seguire la morale da infiltrato e far saltare tutto, per vedere fino a che punto potevi reggere.

Interazione con vari bivi da seguire che fanno cambiare la storia?
Quello è il tipo di videogioco che potrebbe rivelarsi veramente coinvolgente! Soprattutto per categorie di giocatori poco presenti fino ad ora!
Si parla di un videogioco che si evolve in base ai tuoi ragionamenti, alle tue scelte, ha una trama e degli intrecci che tu scegli, la dose di divertimento sale esponenzialmente, in un caso del genere!

Cambiando argomento, da qualche anno a questa parte nei videogiochi ci sono sempre più scene di sesso e nudità – anche omosessuale – più o meno slegate dalla trama, ma solitamente mai fini a se stesse. In Heavy Rain, attesissimo titolo da poco uscito, il giocatore impersona una donna mentre si fa una doccia e subisce un’aggressione a sfondo sessuale. Pensi sia un modo facile di attirare utenza? Potrebbe essere un deterrente per le donne?
Penso che sia scontato dire che è comunque uno dei tanti mezzi per attirare l’attenzione, a pari della trama, della grafica e di tutto il resto.
Non cambia niente da quello che vediamo in televisione, il principio è lo stesso! Per quanto riguarda la possibilità di urtare la sensibilità femminile, non facciamo i buonisti, non si scandalizza più nessuno(e forse a torto! Non lo so). Di sicuro non è che stiano facendo vedere niente di nuovo.

Quindi se vedessi un amico guardare una scena di sesso sul monitor, considerando che non sai in che contesto è presentata, cosa penseresti?
Mi divertirebbe andare a vedere come sono riusciti a creare donne virtuali tanto, ma tanto più belle di quelle vere!

Dopo Lara Croft il mondo dei videogiochi è sempre più povero di eroine. Credi voglia dire che il medium si stia spostando verso i fruitori maschili? Una protagonista femminile potrebbe invogliarti maggiormente a giocare?
No, non credo che il sesso del protagonista del videogioco abbia una qualche influenza sulla mia voglia di giocare.

Se ti dico hardcore gamer e casual gamer, tu mi dici…
Io e te! Io quella che ci gioca due volte l’anno.

E io quello che gioca ogni giorno!
Esatto!

Ti ringrazio per il tempo concessomi, vuoi dire qualcosa ai nerd di Ars Ludica che leggeranno l’articolo?
Andata a lavorare!

Pensavo più al classico “trovatevi una ragazza”.
No, perché anche quella diventa una perdita di tempo!

34 commenti su “Intervista alla Monica

  1. E’ triste vedere che tra i giovani c’è chi considera un videogiocatore uno che abusa, anche se probabilmente la persona stessa che fa queste affermazioni passa più tempo alla TV (o a leggere, se siamo molto fortunati) di quanto un videogiocatore medio passi davanti al video.

    Coi videogiochi non si impara o si conclude nulla? Accetto questo tipo di critica solo da un attivista sociale che è sempre in missione, uno che mangia pane e saggi, uno scienziato vero, che ha dei brevetti a suo nome e campa del suo genio (astenersi imbucati presso gli atenei universitari), un artigiano un po’ artista che si diverte con il lavoro che fa.

    Possibile che nel 2010 l’intrattenimento interattivo spaventi ancora così tanto i giovani (perché punti di vista simili io li ho sentiti anche da uomini)?

  2. Hehe, il confronto con la tv non regge, è come sparare sulla croce rossa.
    Coi libri è diverso, almeno a questo stadio di maturazione, otto ore spese a leggere sono migliori di otto spese a videogiocare (sempre che non sia novella3000).

    Sono convito che molti abbinino automaticamente il giocatore generico al nerdaccio da rpg cartaceo, associale e grottesco, cioé ad un archetipo di personaggio più passato che presente, ma comodo come preconcetto.

  3. Ci tengo a precisare due cose, uno che non voleva essere un accusa pretestuosa verso ne il videogiocatore ne contro la ragazza intervistata che non videogioca, è veramente stata una cosa cruda e reale, senza premeditazioni e malizia, e proprio per questo mi ha dato uno spunto di riflessione che si rispecchia personalmente in effetti in ciò che ha detto Matteo.

    Le due cose che mi hanno sorpreso sono sicuramente il fatto che non è tanto il “videogioco” in se a essere “malvisto” ma il fatto che come medium questo richieda più tempo per essere usufruito rispetto ad altre cose.
    Insomma, non è tanto il videogiochi, ma il fatto che “videogiochi per tre ore” a suscitare sdegno.

    Ne approfitto per ringraziare di cuore Joe per l’attenzione concessa e il tempo che mi ha dedicato e MrWolf per l’aiuto semantico e sintattico nella stesura 😀

  4. Una curiosita’: quando faecvo il professore all’ITIS, dieci anni fa, i ragazzi fecero una sorta di ricerca per vedere come i videogiochi erano visti dai ragazzi.
    Ne usci’ che molti si immedesimavano nei personaggi e la cosa era vista come molto negativa. Allora dissi “Quindi quando mi immedesimo nei personaggi di un libro, questo e’ molto male. Che differenza c’e’?”
    Questa frase scateno’ una sorta di uragano di odio sviluppato da tutte le prof di Italiano 😀

  5. Io dell’ITIS invece ricordo il mio professore di elettronica, circa 40 anni, che era un appassionato di Fps mica da ridere, prima mi interrogava poi mi chiedeva i pareri sulle ultime uscite 😀

  6. Le avrei chiesto una considerazione sul fenomeno Facebook/Playfish. Sempre se ne faccia uso. Conosco ragazze ma anche signore di una certa età che ci passano diverse ore all’interno della giornata, pur ignorando ogni attinenza e storia videoludica. Di fondo, credo che il problema sostanziale (e probabilmente a ragione) sia da ricercarsi nella mancanza di titoli rivolti anche alla sensibilità femminile adulta. Almeno ancora non ne ho visti, fatta forse eccezione per qualche vetusta e sporadica avventura grafica che comunque poggiava le proprie regole sul sistema ad utilizzo maschile. Ma ha senso chiedere di raccontare il rapporto con i videogiochi a chi vi si intrattiene con sufficienza una o due volte l’anno? Sarebbe come chiedere a me cosa penso della Formula 1, del Football americano e – forse – anche della materia in studio nella facoltà frequentata da Monica. Il concetto è palese; ogni tanto vedo le partenze della Ferrari, mi piace seguire il Superbowl (perchè ci fanno gli spot in anteprima) e ho – forse – fatto altro nella mia vita rispetto a Monica. Ciò non toglie che per me rimangano pratiche e visioni verso le quali nutro totale disinteresse. Preferisco tutt’altra attività ed è pacifico che sia così anche per Monica. Brutto mettersi a identificare un gruppo sociale in base alla propria passione e su questo l’intervistata non è esattamente limpidissima, probabilmente a causa di domande che puntualmente parano sullo scontro fra sessi e concezione ludica. Anche perchè mi sembra di capire che intervistato e intervistatore si conoscano, rendendo le risposte fin troppo pacate e correttive. Esperimento interessante, da replicare.

  7. Però un appassionato di sport non si porta dietro lo stigma di essere un coglione alle soglie della tossicodipendenza, anche quando viene visto da fuori.

    I non videogiochi di Facebook o iPhone sono sufficientemente diversi e assolutamente omologanti da essere considerati la norma, ormai. 

    Probabilmente se ci fosse la Gazzetta dei Videogiochi e il Corriere dell’FPS in edicola ed ogni edizione del TG dedicasse 10-15 minuti alle ultime su Carmack e Cage lo stigma si sposterebbe sugli appassionati di bonsai…

  8. Rispondo al Doom.
    Certo che intervistato e intervistatore si conoscono, ma sulla parola posso affermare che non c’è stato nessun buonismo sullo scontro di argomento (anzi sono state applicate parecchie censure per amor del pacifismo e del linguaggio pacato), la scelta di chiedere “a un estranea dal mezzo” era proprio per capire (personalmente) e offrire uno spunto so come questo venga visto da “fuori” il circolo dell’appassionato che sa, conosce e critica.
    Come ho detto è stata una cosa nata un po così, sicuramente poteva essere migliore per carità mia colpa in primis, ma di base l’idea iniziale era di complementare questo pezzo con un altra intervista a una ragazza che invece videogioca assiduamente proprio per vedere la differenza, relativa al singolo caso logicamente, fra l’approccio al mezzo.
    L’unico scopo era offrire uno spunto di riflessione su un opinione diversa dal solito e non certo cercare risposte assolute a dubbi quesiti, questo spero sia chiaro 🙂

  9. Come hanno ribadito Monopoli e Anelli sussiste ancora un forte preconcetto irrazionale che se cerchi di indagare non ottieni altro che risposte contradittorie.

  10. Non buonismo ma veicolo di informazioni, fossero anche implicite. Pensare che la risposta non sia soggetta all’ambito della domanda sarebbe contro ogni individualità. A meno che la Monica non abbia avuto una risposta scritta (magari da altri) per ogni occasione, dubito si sia rapportata a voi come avrebbe potuto farlo ad altri mezzi di comunicazione. Il problema di fondo è che Monica rimane una estranea al mezzo come milioni di altre più o meno giovani donne. Non viene indotta alcuna prospettiva o conoscenza. Ora sappiamo l’opinione di Monica ma, condivisibile o meno, non ci offre alcuno spaccato e tantomeno crescita nel capire il videogioco nell’ambito femminile. Ok l’opinione diversa dal solito (ma andrebbe identificato il “solito”, visto che qui scrivono persone dalla concezione di videogioco spesso molto diversa), l’ho realmente apprezzata e sarebbe bello istituire una apposita rubrica con interviste a persone più o meno casuali. Ma dove sussiste lo scopo di riflessione… ci mettiamo a discutere i gusti di Monica? O ci mettiamo a valutare la differenza fra due campioni, una non-giocatrice e una giocatrice… E’ proprio la voglia di porre un giudizio ad infastidire. Facciamo una rubrica con opinioni di esterni, possibilmente firmati con nome e cognome. Oppure si vergognano di apparire su ArsLudica?

  11. No no assolutamente nessun giudizio, non è ne di mia competenza ne voglia farlo.
    Il mio ragionamento partiva dal fatto che si, sono (siamo) tutti consci che volente o nolente ci sono ancora forti preconcetti sul mezzo e su chi lo usa, pregiudizi che sembrano di un altra epoca ma che in realtà ancora oggi sembrano radicati in certi bacini di utenza.
    La mia “testimonianza” era solo un punto di partenza, una piccola finestra su un mondo nettamente più vasto e complesso che cui men che meno ho competenze e mezzi per analizzare nel suo insieme.
    Chiamiamola una piccola provocazione, tutti conosceremo dei “non videogiocatori” o “non videogiocatrici” e mi pare che, senza voler generalizzare, parte della maggior parte dei preconcetti siano ancora comuni ai più (libero e felice di sbagliarmi).

  12. Doom, però non capisco. Una critica che faccio molto io ai VG è che si fanno pubblicità e promozione solo all’interno dei media che riguardano i VG.

    La pubblicità di un’automobile la trovi pure sulle riviste di moda femminile.

    Le risposte di una persona estranea al mondo dei viggì sono interessanti perché ci fanno capire come fuori dal settore ci sia praticamente il nulla.

  13. Interessante! E, Doom, io non ci leggo nessun giudizio da parte di Nevade!

    Si, è vero, Monica è completamente o quasi estranea al nostro settore, e le sue affermazioni sono, anche secondo me, intrinse di pregiudizio che stona con la sua giovane età, ma Nevade ha voluto proporre il parere di un tipo di persona abbastanza specifico (e per specifico non intendo nulla di malizioso: non intendendo né particolare, né raro, né altro), tutto qua.

    Certo, mi vengono alcune domande che avrei fatto a Monica: ad esempio se ha mai assitito, e non in modo occasionale, a momenti meno superficiali di alcuni giochi (che so, alcuni dialoghi e decisioni di Mass Effect o qualche avventura); se ha sperimentato generi diversi (cito ancora le avventure per esempio), perché se possedeva un Mega Drive è ovvio che avrà provato soprattutto giochi d’azione; se, come dice Doom, usufruisce di Facciabuco e soprattutto dei casual-game (anche se il mio istinto mi dice, almeno per i secondi, di no e, anzi, siano un elemento in più che contribuisce a farsi quell’idea di superficialità dei videogiochi)

    Sarebbe bello venisse a risponderci lei su questa pagina.

    Attendo interessato un’intervista alla seconda ragazza!

  14. ad essere sincera, da lurker affezionata, devo dire che sto leggendo parecchi stereotipi anche da parte vostra, nello specifico il fatto che le ragazze siano quasi del tutto estranee al mondo dei videogiochi o che, comunque, lo vivano passivamente per assecondare la passione di marito/fidanzato
    non ho mai smesso di videogiocare dai tempi del C64 e ho consumato buona parte della mia vita sia dagli FPS (il primo DooM, l’ultimo Operation Flashpoint: Dragon Rising) agli RPG (il primo Baldur’s Gate, l’ultimo Mass Effect 2, se vogliamo considerarlo un rpg) e mi pizzica un po’ ogni volta che leggo luoghi comuni sul binomio “ragazze-videogiochi”
    l’errore che si commette è sempre quello di non guardare al di là della staccionata che circonda il proprio habitat 🙂

    just my two cents

  15. Ma nessuno sta facendo dell’erba un fascio.
    Però permettemi un osservazione, senza malizia, ma “ragazze/donne” come te rappresentano una forse manco “rara” eccezzione.
    Senza offesa, ma capirai che non è così nella norma prendere una qualsiasi ragazza (ma vale anche al maschile) per la strada e scommettere se conosca (dico una cazzata) Hello Kitty o Dragon Age.
    Tu parli da appassionata, e ben vengano, ce ne sono tante, io per primo mi di quante mogli/fidanzate degli utenti di ars ludica condividono la passione per i videogiochi, però non venitemi a dire che questo è un caso di “normalità” nel panorama 🙂
    I tempi sono cambiati, l’avvento dei giochi su telefoni e Ds ha avvicinato un target non indifferente, ma da qui a avere come dice Anelli una concezione del mezzo che non sia ancora “dispregiativa” (come credo di poter dire GENERALMENTE sia, almeno su suolo italiano) è ancora distante da realizzare.

  16. Matteo, è chiaro come il sole. Quattroruote potrebbe chiedersi se Monica sia interessata alle pubblicità automobilistiche visto che, per quanto ne sappiamo, potrebbe non avere nemmeno la patente. Un esempio come tanti e potrei ribattere sostenendo che in tv non vedo Panariello che fa pubblicità ai fucili, eppure di magazine da edicola che si occupano di caccia è pieno forse più che di riviste sui videogiochi. L’interesse di Monica nei confronti dei videogiochi è pressochè nullo e con esso ogni presupposto di riflessione. Magari nella prossima intervista troveremo una ragazza che videogioca solo a determinati generi e potrà raccontarci qualcosa in più.

  17. I videogiocatori passano troppo tempo, lo sprecano invece di farsi una cultura?
    Negli anni ho sentito molte volte persone parlare così, poi discorrendo mi sono accorto che il loro livello di cultura, analisi ciritca e introspezione è inferiore a quella che millantano.
    Non conosco la tizia in questione quindi non esprimo giudizi.

  18. Domanda mia, quante persone conoscete, anche non donne, che “all’incirca” la pensano così?
    Poche o tante?

  19. Ma solo io non ho visto nessun reale pregiudizio nelle risposte della ragazza?

    Ha specificato più volte che il suo disprezzo è per chi abusa del medium,ma non ha mai effettuato la generalizzazione videogiocatore  = nerd recluso senza cultura. Anzi ha cercato più volte di chiarire la sua posizione ,mentre l’intervistatore cercava di attribuirle tesi che non aveva sostenuto.

    Questa alzata di scudi e questo atteggiamento da martiri non ha molto senso. L’intervista è molto interessante. la ragazza è sveglia ed intelligente e le sue reazioni sono quelle normali di chi guarda dall’esterno un mondo che non la attira particolarmente.

  20. hey ti faccio un intervista e la faccio pubblicare su un sito di videogiochimeladai?

    LOL

    In alcuni contesti è necessario creare dei macrogruppi con dei confini ben definiti, anche se questo non corrisponde esattamente alla realtà, altrimenti non si può portare avanti nessun tipo di ragionamento.
    Aprite un qualsiasi libro di storia e troverete dei bei capitoloni “Romani”, “Medioevo” e “Rinascimento”, ed è innegabile che queste divisioni ci aiutano a comprendere meglio lo svolgimento dei fatti, anche se questi sono un continuo fluire l’uno dentro l’altro e non una rigida compartimentazione di eventi, e anche se il quadro sociale della Germania di Hitler aveva molte più tonalità di grigio, siamo abituati a pensarlo in pro-Nazismo e contro-Nazismo.
    Allo stesso modo siamo autorizzati a tracciare una linea di separazione più o meno netta tra i videogiocatori, i casualoni e chi invece non si interessa minimamente di questo medium.
    Detto questo non mi sembra che questa intervista aggiunga o tolga qualcosa a quello che giù tutti sapevamo, questo genere di “testimonianze” personalmente le raccolgo quotidianamente … pur avendo sostanzialmente abbandonato il videogioco come forma di intrattenimento costante da parecchi anni.

  21. Comunque la parte più bella di MW2 è proprio quella in cui si uccidono tutti i poveri ostaggi che urlano e scappano… 😀

  22. @ Nevade:

    parecchie.

    Però non sento più la storia del “get a culture”. Probabilmente è una argomentazione valida solo per quella fascia d’età dei 10-18 anni, verso la quale si usa il “non leggete abbastanza” come un manganello.

  23. Non capisco che differenza passi tra l’abuso di un libro e l’abuso di un videogioco… bah

  24. Adorabile questa “intervista” che penso sia stata fatta principalmente per trollare l’utenza dato che tutti i videogiocatori si sentono toccati da queste parole.
    Un buon 6/10 per il tentativo.

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