Proiezione MGS: Philanthropy a Settimo Milanese

Penso che molti di voi siano a conoscenza della produzione cinematografica, tutta italiana ed indipendente, di Metal Gear Solid: Philantropy. Molto bene. Spesso mi capita di frequentare un cineforum nella mia zona dove oltre a venir proiettati film classici e di culto, viene dato anche spazio a lavori più indipendenti.

Questa volta Riccardo Riccardi, promotore del cineforum, supera se stesso invitando all’evento i ragazzi che hanno realizzato l’opera cinematografica di Snake e soci. Avremo in sala il regista e protagonista, nella parte di Solid Snake, Giacomo Talamini, la sceneggiatrice Valentina Paggiarin e il supervisore degli effetti speciali Alessandro Schiassi.

L’evento si terrà in quel di Settimo Milanese, Milano, a Palazzo Granaio, il 25 di Marzo alle ore 21.00. L’ingresso è gratuito.

Come sempre a seguito della proiezione ci sarà una discussione su quanto visto dove sarà possibile confrontarsi con i partecipanti del cineforum. Inoltre saranno a disposizione anche i realizzatori dell’opera, per soddisfare ogni curiosità riguardo la produzione.

Per chi non fosse a conoscenza di cosa sia Metal Gear Solid: Philantropy, lascio qui una breve descrizione dell’evento scritta dal buon Riccardo:

Metal Gear Solid è possibile paragonarlo ad un Citizen Kane dell’industria videoludica, il gioco infatti era la linea di confine più sottile fra cinema e videogame dove il giocatore a tutti gli effetti veniva messo alle prese con un film di spionaggio interattivo grazie ad un “protagonista” dotato di un ottima caratterizzazione e di un incredibile carisma, il tutto condito con una vera e propria regia alla base del gioco.

Metal Gear Solid: Philanthropy è un omaggio a tutto questo, ed è un vero e proprio film autoprodotto fatto da chi di cinema ne mastica tutti i giorni, la Hive Division, con alla regia Giacomo Talamini in veste anche del protagonista Snake, e con un cast tecnico di tutto valore che, per essere un’ autoproduzione, ha compiuto il miracolo.

Un esempio di cinema indipendente italiano che è diventato famoso in gran parte del globo. Recitato in inglese, è stato sottotitolato in oltre 20 differenti lingue; il regista Giacomo Talamini, la sceneggiatrice Valentina Paggiarin e il supervisore degli effetti speciali Alessandro Schiassi saranno presenti in sala a disposizione del pubblico che potrà intervistarli; una serata all’insegna dell’amore per il cinema e di come poter trasformare questa passione in realtà, un omaggio a chi in Italia possiede ancora un sano interesse per la settima arte, nel nostro paese purtroppo sempre più sottotono, vi aspettiamo.

Cultura videoludica: due chiacchiere con la redazione di Babel

Babel blogSabato 8 dicembre 2007 esordiva Babel – Parliamo di Videogiochi, una rivista in PDF di 20 pagine liberamente scaricabile, condotta e impaginata da Federico Res. La redazione è composta principalmente da elementi che gravitano intorno alla community di The First Place (TFP in breve, un network di cultura videoludica ideato e gestito dal giornalista Ivan Fulco), tra i quali citiamo Tommaso De Benetti, autore di Ringcast e collaboratore di Ring (e-zine di approfondimento sul videogioco edita tra il 2002 e il 2005, potete scaricarla dalla colonna destra di questo blog), e Vincenzo Aversa, articolista di TFP nonché creatore di un show umoristico online intitolato “Corso per videogiocatori professionisti“.

Cogliamo quindi l’occasione per intervistare la redazione di Babel per porre delle domande relative alla sua conduzione e al tempo stesso riflettere sulla condizione della cultura videoludica in Italia.

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Esaminando Muslim Massacre

Ogni guerra santa è prima di tutto una guerra culturale in cui, più che uno scontro di civiltà contrapposte, scendono in campo le rispettive ottusità dandosi battaglia in nome di principi astratti e distanti. I periodi di crisi economica e culturale sono fertilissimi per l’affermarsi degli assolutismi e il nostro non fa certamente eccezione. Senza addentrarci troppo in questioni che esulano dall’ambito di Ars Ludica in quanto tale e che meritano sicuramente un approfondimento maggiore in altre sedi (e con altre persone), esaminiamo uno dei frutti del clima di odio culturale degli ultimi anni: Muslim Massacre.

Si tratta di un’arena shooter con la grafica che sembra rippata da Cannon Fodder in cui lo scopo del giocatore è quello di massacrare terroristi islamici. Fin qui niente di originale, verrebbe da dire, il solito gioco di propaganda filo USA. A renderlo interessante sono alcuni elementi che meritano di essere esaminati.

Il primo è il suo essere un gioco freeware, un progetto amatoriale quindi, ovvero di essere stato “pensato” in assoluta libertà rispetto a logiche commerciali. In questo senso stupisce la realizzazione di un prodotto “così” convenzionale e conservatore, privo di qualsiasi slancio anarchico sia a livello di gameplay che a livello tematico. Ma questa è una caratteristica comune a molti titoli freeware che, spesso, non vanno oltre l’esercizio di programmazione e il tentativo di copia della fonte di ispirazione degli sviluppatori, qualsiasi essa sia (non è una critica, sia chiaro, è una constatazione).

Il secondo elemento interessante è il background culturale che lo ha prodotto e che è intuibile sin dal titolo. Senza nessuna mediazione lo sviluppatore ha scelto di essere il più esplicito possibile: “Muslim Massacre”. Bando a qualsiasi generalizzazione, quindi. Non bisogna massacrare dei terroristi e nemmeno un esercito nemico, bisogna semplicemente massacrare dei musulmani. Certo, avviando l’eseguibile uno slide show di prime pagine di giornali fasulli lascia intendere che il massacro nasce come risposta ad una bomba messa a Chicago da Al Qaeda, ma la sostanza non cambia granché, visto che il titolo è incontrovertibile e non lascia spazio alle interpretazioni: quelli che uccidiamo sono prima musulmani e poi, magari, terroristi… sempre che nella testa dell’autore le due cose siano scindibili (magari è solo un adolescente confuso che per pensare segue la sudorazione delle sue palle più che la ragione).
Esaminando le scelte stilistiche fatte per confezionare il gameplay (per un approfondimento CLICCA QUI), notiamo (seguendo l’ordine delle schermate come appaiono all’avvio):

il logo vagamente nazisteggiante dello sviluppatore;

la scelta, per i titoli dei giornali, di frasi che sembrano uscite dalla più squallida propaganda militarista;

la prima “M” della parola Muslim decorata con la bandiera americana, i colori scelti per le voci del menù (che riprendono quelli della bandiera) e il cursore a forma di missile;

la caratterizzazione estremamente gore dei nemici morti, che sembra più legata ad un particolare immaginario che ad un esame attento della realtà di un campo di battaglia reale; i vari nemici, che sembrano usciti da un manule di propaganda del perfetto terrorista (dal terzo schema in poi arriveranno anche i kamikaze); la presenza, in basso a destra, di una raffigurazione del soldato americano incredibilmente stereotipata, con tanto di canotta verde, con capelli biondi e occhi azzurri, con la sigaretta in bocca, con un tatuaggio raffigurante la bandiera americana sul braccio sinistro e con il braccio destro messo nella tipica posizione di chi sta mostrando i muscoli… manca solo la classica frase ad effetto (meglio non dare suggerimenti, comunque); la presenza di un contatore delle nostre vittime sopra l’immagine del soldato; e, infine, lo scenario estremamente stereotipato (la classica strada nel deserto… anche gli scenari successivi non sono da meno).

Pensandoci bene, però, c’è un solo dettaglio che rende questo gioco così sgradevole: la totale mancanza di ironia. Non c’è un momento dissacrante, o un qualcosa che faccia intuire un minimo di sarcasmo…

Oppure proprio questa ostentazione di tutti i luoghi comuni possibili e immaginabili è l’ironia che vado cercando?

E, ancora, se l’ironia fosse implicita nel fatto che qualcuno è riuscito a concepire un gioco del genere?

MUSLIM MASSACRE