EverQuest II free to play? Gli abbonati pagheranno di più

Che la versione attuale di EverQuest II (non parliamo di quella di lancio, che fortunatamente è stata uccisa dopo un anno) sia il mio MMORPG preferito è una cosa risaputa ed è con gioia, gaudio e tripudio che avevo accolto la notizia che il gioco diventasse Free 2 Play a partire dal 17 Agosto (in cui partirà una sperimentazione limitata del servizio), nonostante gli ultimi due-tre anni siano stati una conferma continua del successo di quello che può essere definito come l’unico ed il solo MMORPG di rilievo nella sempre più striminzita offerta Sony.

Poi ho visto la matrice del nuovo servizio Free to Play ed ho capito un po’ di cosette.

Nascosto da Free to Play abbiamo un deciso aumento dell’abbonamento!  Per permettere l’accesso a tutti i contenuti di gioco (alcuni dei quali, come le razze rimarranno comunque a pagamento con Station Cash) ora è necessario un abbonamento Platinum da 200$, circa il costo dello Station Access, che però dava accesso a tutti i giochi su abbonamento di Sony.

Altra bella rogna è che chi vorrà mantenere aperto un normale abbonamento mensile da 15$ (o meno, se Sony manterrà attivi i piani trimestrali, semestrali e annuali) si troverà con meno slot per i personaggi, 15 razze su 19 a pagamento e con la necessità di dover acquistare la possibilità di raggiungere il level cap (il livello 90) senza però poter accedere all’ultima espansione, uscita questo Febbraio.

In sostanza, per avere lo stesso livello di servizio dei vecchi abbonamenti, adesso l’utente hardcore dovrà spendere 16.66$ contro al mese i vecchi circa 10$ raggiungibili con l’abbonamento annuale al solo EverQuest II, e dovrà inoltre acquistare alcuni contenuti sin’ora gratuiti e compresi nel costo di acquisto delle espansioni annuali (che, a differenza di altri giochi, includono sempre anche tutti i contenuti passati, ad un costo molto basso), come le razze aggiuntive, una scelta non solo estetica ma che influenza contenuti e zone accessibili.

Niente da dire sui piani minori, invece. Nonostante limitino di molto l’utilità dei personaggi nei raid più grandi e nelle quest epiche, sono un’alternativa relativamente economica per provare l’esperienza su uno dei migliori MMORPG sulla piazza.

La fine di Tabula Rasa

Avete mai visto un mondo che finisce?

Tabula Rasa non è il primo MMORPG a chiudere definitivamente i battenti, ma è sicuramente quello ad averlo fatto nel modo più drammatico possibile, con gli sviluppatori che hanno pensato uno scontro finale impossibile da vincere per i giocatori, un assalto massacrante terminato con la chiusura definitiva del gioco.

Guardando il filmato che celebra l’evento si prova un’inesplicabile malinconia, quasi che l’ineluttabilità della chiusura e l’abbandono forzato del gioco rappresenti una fine vera; la cessazione di un’esistenza, per quanto fittizia, che si trascina dietro tutte le vite che l’hanno vissuta e le hanno dato forma. Lasciamo perdere i problemi, risaputi, di Tabula Rasa, e concentriamoci sull’evento in sé, in un certo senso molto più drammatico di qualsiasi bad ending pre-programmato visto in un videogioco.

Pur virtualmente, un mondo è stato distrutto realmente. Qualcuno spera possa rinascere, altri gioiscono intonando le note di un requiem degno di moderni mistici dell’apocalisse.

Vedere la grande massa dei giocatori combattere in quegli ultimi disperati momenti è come osservare la sconfitta di Napoleone a Waterloo? Oppure bisognerebbe piantarla di drammatizzare troppo perché, in fondo, è solo un gioco? Ma chi passa così tanto tempo della vita in un mondo virtuale, lo considera soltanto un passatempo oppure gli dedica qualcosa di più del suo tempo libero? In fondo non compie comunque un investimento emotivo? Non si rappresenta in quel mondo per motivi più profondi del semplice passare qualche ora svagandosi? E allora cosa significa per lui una fine così repentina?

Sono domande a cui è difficile rispondere, eppure vengono fuori a getto continuo, perché l’esistenza stessa dei mondi virtuali le ha rese possibili e, in un certo senso, lecite. In alcuni casi assumono addirittura una dimensione di urgenza.

Spenti i server, Tabula Rasa non esiste più. Il DVD del gioco diventa un supporto con dei dati morti, inutili, puro ciarpame senza funzione, codice vagabondo che era e che non sarà più.

Spento il mondo cosa accade alle varie comunità nate intorno ad esso? Dove finiscono tutti quei contatti, cosa ne è delle parole spese per descrivere l’esperienza di gioco, per esporre lodi o rimostranze?

Mettiamo il caso che qualcuno le volesse conservare, tenendole come archivio… chi potrebbe capirle senza il gioco? Diventeranno come i commenti a dei testi perduti, fatti da autori più o meno noti, che rimangono l’unica traccia dell’esistenza delle opere stesse.

Chissà se un giorno, forse fra qualche decennio, nasceranno degli archeologi di mondi virtuali perduti.

Dofus

Dofus

Dofus è un MMORPG realizzato in Flash che sta riscuotendo un ottimo successo in Francia e nei paesi anglofoni e che sta per essere tradotto anche in italiano. Si parla della bellezza di sei milioni di utenti (questo numero andrebbe meglio contestualizzato, ma in mancanza di possibilità di verifica, tendiamo a fidarci del dato riportato sul sito ufficiale).

Avviare il gioco è come penetrare in un universo dipinto da un pittore naïf. Lo stile visivo pulito e minimale tende al favolistico, con colori accesi e molto saturi.

Si tratta di un gioco easy, che punta tutto sull’esplorazione e sull’immediatezza e che, in onore alla filosofia che lo muove, non complica mai la vita del giocatore… almeno a livello di meccaniche di gioco.

L’interfaccia è pulita e semplicissima. Per creare un personaggio bastano pochi minuti; giusto il tempo di dare uno sguardo alle varie classi presenti e farsi un’idea dei diversi incantesimi così da capire quello che si vuole (ogni classe dispone di tre incantesimi di base).

Le fasi esplorative si svolgono ovviamente in tempo reale, mentre i combattimenti sfruttano un sistema a turni con la necessità di imparare a gestire una serie minima di variabili, tra le quali i punti movimento e il range dei diversi incantesimi.

Dofus

Non mancano varie statistiche, anche se sono molto semplici da leggere.

Il sistema di gioco prevede la presenza di quest principali e secondarie, la possibilità di riunirsi in gilde o, più semplicemente, di affrontare gli scontri più difficili insieme ad altri giocatori.

In sostanza Dofus segue la filosofia del casual gaming, risultando giocabile sin da subito e non richiedendo download pesanti o installazioni invasive.

Nonostante questo non aspettatevi tutti combattimenti all’acqua di rose perché non è così. Il sistema a turni si rivela abbastanza appassionante, anche se andrebbe verificato sulla lunga distanza.

L’uso di flash ne assicura la compatibilità su quasi tutti i computer.

Dofus

In attesa della versione italiana, potete farvi un giro sul SITO UFFICIALE e scaricare il client Inglese.