Intervento sulla questione voto

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Quello che contesto, in generale, è la natura che si attribuisce al voto, non la sua utilità. Il “diritto al voto” non esiste in quanto il voto è “preteso” da una grossa quantità di lettori, che in esso sublimano tutte le loro aspettative, positive o negative che siano. Il voto non è un’esigenza di chi scrive ma di chi legge. Fa parte del piacere onanistico per la classificazione coatta che caratterizza l’essere umano, sempre a caccia del “miglior libro di sempre” “miglior film di sempre” e ora del “miglior videogioco di sempre”.

Il problema del voto è che non ti da nessuna idea sul gioco. Proprio nessuna. Al massimo può darti un’idea sulla relazione di chi lo ha espresso con il gioco in se. Oppure, ancora meglio, può raccontarti delle aspettative del target di riferimento dell’articolo stesso, ma non tanto della relazione redattore/lettore, quanto di quella pubblicazione/lettore.

All’interno delle dinamiche di una singola rivista/sito internet/altro il voto come rappresentazione assume significati particolari che non sono rapportabili alla stessa rappresentazione in un contesto diverso. Da un 9 su Edge/Gamepro mi aspetto qualcosa di differente rispetto allo stesso voto su, non so, Gamespot. La rappresentazione, pur la più semplice ed essenziale possibile, non è neutra e, per fare un altro esempio, in un periodo in cui su certe riviste i giochi brutti prendevano 80%, il 90% aveva un peso differente rispetto ad ambiti in cui la scala decimale/centesimale veniva sfruttata nella sua interezza.

Il voto è una specie di fattore normalizzante, un modo per dare sicurezza anche lì dove non c’è alcuna sicurezza da dare. In un certo senso impedisce al discorso di crescere oltre ad esso, di emanciparsi. Qualsiasi frase all’interno del testo verrà relazionata al voto e anche la penna migliore dovrà scontrarsi con il rischio di essere letta come “paradossale” in caso di discrepanze tra la rappresentazione apparente e il fluire del discorso.

È a questo punto che il voto diventa una gabbia da cui è difficile uscire perché spesso fa perdere a chi scrive la possibilità di relazionarsi con le sue idee in modo libero dal retrogusto imposto dal numero/lettera/stella/salsiccia di turno.

Il voto è comodo e veloce, e proprio per questo diventa il nucleo della maggior parte delle controversie che si sviluppano nel mondo dei videogiochi. Gli scontri lettori/pubblicazione  o publisher/pubblicazione nascono sempre dal voto che, in quanto sistema principe di misurazione del valore di un prodotto, ne diventa anche l’amplificatore producendo il massimo effetto possibile senza dire sostanzialmente nulla.

Un publisher si lamenta di un voto troppo basso perché rischia di frenare il prodotto.

Un lettore si lamenta di un voto troppo alto perché la sue esperienza e/o le sue aspettative gli suggeriscono altro.

Difficile controbattere ad una polemica che nasce intorno ad un voto perché, pur esprimendo quel qualcosa in più di cui ho parlato, il voto appare come semplice espressione di se stesso al lettore più “ingenuo” e, quindi, non ne viene in nessun modo ammesso il carattere soggettivo.

Insomma, la natura di questo semplice indicatore non è in alcun modo riducibile ad una questione di mera semplicità e immediatezza e, anzi, va inserita nel quadro più ampio del dibattito, sempre aperto, sulla direzione presa dalla critica videoludica.

4 commenti su “Intervento sulla questione voto

  1. Un voto è soggettivo quanto può esserlo l’intera recensione. la soggettività della valutazione è un fattore che si deve tenere in conto in ogni caso -numerino finale o no- tanto nella recensione di un videogioco che in quella di un romanzo o di un film.

    certo, di solito non si valuta un romanzo o un film (di un certo livello, s’intende) in scala numerica, sarebbe riduttivo e limitante. d’altra parte, la maggior parte dei videogiochi sono difficilmente assimilabili alla letteratura di qualità o al cinema d’autore. i casi di videogame che vadano oltre il concetto ludico in senso stretto sono ancora rari, è chiaro che per adesso i modelli di recensione si basino semplicemente sull’appetibilità del “prodotto” (divertimento, longevità e così via…) espressa in un comodo giudizio numerico finale. non ne farei un dramma.

  2. Karat mi trovo d’accordo con buona parte di quanto scrivi. Giorni fa ironizzavo sul fatto che ad oggi la critica videoludica non può maturare perchè succube della propria utenza. è quest’ultima che secondo me dovrebbe elevarsi per poter elevare a sua volta il medium.. ma è un discorso lungo e complesso, difficile da affrontare in un commento e senza una buona birra in mano, per non parlare di una connessione preistorica e cara che mi inibisce molto. maledette periferie urbane 🙂

  3. Il punto più importante da sottolineare riguarda gli inutili scontri tra lettori e redattori sulla questione del voto, come tu stesso sostieni vuota in partenza.
    Spesso per questo motivo le critiche che si potrebbero rivolgere alle osservazioni scritte nella recensioni vengono inibite.
    Seconda cosa, accenni alla reazione dei publisher a livello commerciale; il fatto è che se parliamo di voti in un progetto senza fini di lucro, allora possiamo contestare la cosa su più fronti, ma per le realtà che offrono un servizio di un certo tipo al lettore il voto è purtroppo necessario.
    Per pochi come noi, che sognano l’emancipazione culturale del videogioco, ce ne sono moltissimi altri che non hanno nessun interesse ad esprimersi su queste questioni, ma farebbero molta fatica ad accettare cambiamenti come l’assenza dei voti.

  4. Ridurre al voto tutti i “problemi” della critica videoludica è assolutamente eccessivo.
    Credere nell’antitesi tra voto e soggettività è assolutamente arbitrario.
    Pretendere che il voto sia solamente numerico è assolutamente tendenzioso.
    Escludere le qualità sintetiche del voto è assolutamente sbagliato.

    Il vero problema? L’incapacità critica del lettore, incapace di usare il voto, di interpretarlo, di non farsi condizionare.
    Soluzione comoda? Eliminare il voto! Un bell’esempio di liberalità!
    Però il mio MiniMe più cinico è d’accordo.

    P.S. quotare ogni singola mia frase e pretendere di assurgerla a “brocardo” è assolutamente quello che darà valore alle mie affermazioni…
    P.S.2 Non sono contrario al compromesso, purché si tenga bene a mente l’ideale sacrificato.
    P.S.3 Faccio notare che sono qui a commentare, non laddove i voti si sprecano.
    P.S.4 Oggi mi sono giocato la carta dell’ “Assolutamente”!

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