Giocare adesso… O mai più?

Cogliere l’attimo: “Carpe diem”. Odio questa frase. No no, per carità, rispetto ciò che di storico si cela dietro di essa ma proprio non apprezzo il fatto che ormai chiunque la utilizzi così disinvoltamente, quasi come fosse una moda e in buona sostanza senza comprenderne il vero significato. Proprio l’altro giorno un mio amico (eh, chiamiamolo amico) mi ha fatto vedere il suo nuovo tatuaggio con questa frase (tra l’altro con la K santo iddio!), fermo restando che per lui “cogliere l’attimo” si riferisce al non perdere l’occasione di giacere con una donna sempre nuova. Ma non voglio divagare e soprattutto vorrei spiegare il motivo del mio così aspro esordio. Oggi ho intenzione di porre l’accento su una questione a cui penso da un po’ e che solo adesso ho deciso di tradurre in scrittura, anche per sapere quale sia la vostra opinione.
Giocare i titoli al lancio è fondamentale? O forse è solo importante ma non necessario per apprezzarli appieno? Me lo chiedo da un po’ perché essendoci state delle lacune non indifferenti nel mio passato videoludico, ho cercato di porvi rimedio in periodi recenti. E dunque ho messo mano a Final Fantasy VII solo due anni fa, completandolo (tra l’altro su PC) considerando che all’epoca della sua uscita ero un pcista convinto, preda inerme del fascino irresistibile delle avventure grafiche che, fin quando non avevo un computer, comprato appunto in concomitanza con l’uscita del capolavoro di Square-Enix, avevo potuto giocare fugacemente solo a casa di un amico. Solo qualche mese fa ho completato The Legend of Zelda: The Wind Waker, dopo essere rimasto bloccato eoni prima, e avendo dato la precedenza a Twilight Princess, portato a termine tutto d’un fiato, e ad altri capolavori che ora non sto qui ad elencare.

Bene, dove voglio arrivare? E’ molto semplice: per quanto abbia potuto constatare che tali giochi fossero realmente delle perle da non farsi sfuggire in alcun modo, e per quanto il mio “mea culpa” videoludico mi abbia spinto a portarli a termine con doveroso rispetto, non ho comunque sentito quell’atmosfera di “magia” che forse (e sottolineo forse) avrei avvertito se avessi giocato questi due titoli al momento della loro uscita sul mercato. Adesso, capirete meglio di me che sono spesso le circostanze a tenerci lontani dal giocare certi gioielli, come i due da me citati. Nel primo caso, nell’ormai lontano 1997, non disponevo di una PlayStation, nel secondo caso rimasi bloccato in maniera talmente stupida che altrettanto stupidamente decisi di cancellare il salvataggio con il risultato di ritrovarmi con una svogliatezza senza pari all’idea di ricominciare. Insomma, per quanto obiettivamente straordinari (soprattutto il primo) i due giochi non mi avevano preso come avrebbero fatto, secondo me, se li avessi giocati a tempo debito. Sia chiaro, i giochi se sono belli restano tali per sempre, ma certe volte il fatto di giocarci in un determinato periodo aiuta ad apprezzarli al 100%, non soltanto come giochi in sé, da valutare obiettivamente, ma anche come esperienze di vita.

In tante circostanze ho sentito gente dire: “Ah, i giochi di adesso non sono come quelli di una volta, adesso si è persa quella magia, non è più come prima” e così via. Troppe volte il videogiocatore è preda di quel sentimento subdolo che si chiama nostalgia e che non fa altro che far apparire spesso la realtà in maniera distorta. E’ importante giocare i videogiochi, quelli che contano almeno, al momento della loro uscita, siamo d’accordo, ma non si deve cascare nell’inghippo di farsi catturare dal momento, di fossilizzarsi su quel periodo, privandosi così della possibilità di vedere poi il mondo dei videogiochi in maniera ottimistica nel futuro. Torniamo ad Hyrule ed esaminiamo il caso di Twilight Princess. Splendido, in ogni sua parte. Giocabilissimo, sia su GameCube che su Wii e con poche pecche. Eppure c’è ancora gente che sostiene che il miglior Zelda in assoluto sia Ocarina of Time (da ora in poi OoT). E potrei anche essere d’accordo se si motivasse la scelta citando la trama, davvero straordinaria in entrambi i casi ma forse un tantino più affascinante nel secondo caso. Ma non mi si può venire a dire (è una discussione che ho affrontato con più di una persona in giro per i forum e anche faccia a faccia) che OoT sia migliore in senso assoluto, anche come gioco in sé. Armato della doverosa umiltà di chi il gioco lo ricordava per grandi linee, volli intraprendere un viaggio negli straordinari ambienti di OoT per la seconda volta (o forse terza o quarta). Entrato nell’albero Deku, già i primi difetti venivano a galla: per uccidere un ragno ho dovuto sudare sette camicie e anche gli altri nemici, oltre al livello di difficoltà vero e proprio, complicavano la giocabilità tediando il giocatore. Adesso, vi prego di non linciarmi, non voglio parlare male di OoT, lo amo, lo adoro, ha segnato un bellissimo periodo della mia vita di videogiocatore e ne ricordo atmosfera (riprendendo il discorso di prima sul giocare i giochi appena escono), musiche e fascino. Tutto ho apprezzato di OoT. Ma secondo me quando si dice che è il miglior Zelda in assoluto si dovrebbe stare attenti, poiché non si può non incappare nell’errore di non considerare una giocabilità non straordinaria, una Navi che certe volte pareva parecchio imbranata ripetendo le stesse cose e non offrendo un vero suggerimento al giocatore, e una gestione delle telecamere da rivedere sotto molti punti di vista. E non venitemi a dire che tutti questi difetti erano giocoforza considerando l’anno in cui è uscito perché Super Mario 64, di due anni prima, era pressoché perfetto in quanto a gameplay.

La verità è che è un gioco bellissimo per la trama, per gli aspetti rivoluzionari apportati dal 3D (era il primo Zelda tridimensionale) e per una serie di ricordi nostalgici che associamo ad esso. Ma spesso tocca essere obiettivi e fare i conti con quello che un gioco è oggettivamente, lasciando perdere le sensazioni che quel titolo ci ha fatto provare a suo tempo altrimenti rischieremmo di non apprezzare i seguiti e di etichettarli tutti dicendo “belli sì, ma quello di dieci anni fa era meglio”. Personalmente ho provato la stessa cosa anche con Soul Calibur, io stesso ho sempre pensato che il primo per Dreamcast fosse il migliore, salvo poi ricredermi dopo averci rigiocato. Perché era migliore del 2 e del 3 e del recentissimo 4? Cosa aveva in più? Nulla! Era migliore, per me, soltanto perché mi ricordava lo shock provato dal vedere questo titolo straordinario muoversi sulla prima console a 128 bit della storia. Non era obiettivamente migliore dei capitoli successivi, ma lo era per una serie di ricordi nostalgici legati ad esso. Ora, mi viene da pensare per esempio che non ci sarà mai un gioco come Oblivion nel panorama dei giochi di ruolo occidentali. Con Oblivion sono arrivato a oltre 200 ore di gioco e ancora non mi sono stancato (poiché ancora non ho fatto proprio tutto), adesso corro il rischio di considerarlo per sempre come il miglior capitolo della serie Elder Scrolls pur sapendo bene che è buggatissimo. E se il quinto episodio, quando uscirà, dovesse essere migliore, avrò il coraggio di scrollarmi di dosso questa nociva nostalgia che potrebbe impedirmi di valutare le cose in maniera obiettiva e senza far ricorso all’affetto che si può provare per un videogioco? Riuscirò a godermi appieno il prossimo capitolo senza pensare all’attaccamento che ho per l’attuale? La verità è che la nostalgia presenta anche un rovescio della medaglia, poiché spesso aiuta ad avere bei ricordi di un gioco e senza ricordi non si può affrontare il futuro. Semplicemente, dovremmo cercare di attaccarci un po’ meno ad essi e avere belle speranze per il futuro, senza rimpiangere sempre i cari bei vecchi tempi, altrimenti si rischierebbe di arrivare ad affermare che “si stava meglio quando si stava peggio”.
In conclusione, vi prego di non considerare questo articolo solo per i titoli che ho citato, li ho riportati perché sono esempi che nel mio caso possono calzare a pennello. Capite bene che il discorso che ho voluto affrontare è incentrato sulla potenza che i ricordi possono avere e su quanto possano distorcere la realtà.

16 commenti su “Giocare adesso… O mai più?

  1. ti do pienamente ragione, ho sempre dato grande peso al fattore “sentimentale” nel giudicare un sequel. I ricordi nostalgici rendono ciechi a volte..

  2. Hai introdotto un buon tema, e sono d’accordo con il tuo messaggio. Però non è corretto giudicare i titoli “in assoluto”, come dici. C’è da considerare il loro particolare contesto storico e analizzare le innovazioni introdotte al momento della loro uscita. Ad esempio, per quanto riguarda Zelda, è molto probabile che Twilight Princess sia superiore tecnicamente e dal punto di vista del gameplay rispetto a Oot, magari è anche più divertente; tuttavia a livello di novità rimane piuttosto scarso e non sarà ricordato come Oot tra i posteri.

  3. Secondo me c’è una soluzione al problema che poni.
    L’idea dei remake secondo me è vicinissima al tuo ragionamento.
    Chissà quanta gente si è innamorata della serie Resindent Evil su gamecube, o quanti sono ossessionati da Bionic Commando Rearmed..
    Quanti stanno aspettando un remake di FFVII?

  4. Si è verissimo, JacoPOP, l’idea dei remake, oltre ad essere un toccasana economico per chi li produce, è anche un metodo per rendere “al passo con i tempi” titoli che altrimenti i più neanche avrebbero conosciuto o mai giocato, magari perché altrimenti sarebbero stati costretti a recuperare la piattaforma su cui girava originariamente il titolo per poterci mettere su le mani. Il fatto è pero’ che non si può vivere di remake, io per esempio sono più per le novità e non per i sequel all’infinito di una stessa serie, però, come dici tu, in effetti sono una buona “scusa” per giocare adesso quelo che si sarebbe dovuto giocare tempo prima.
    Rispondendo a Phantom, io considero tutto il contesto storico in cui un gioco trova la sua collocazione, ma è anche vero che se un gioco ha dei difetti, in questo caso di giocabilità, li ha sempre, sia adesso che quando è uscito, solo che magari alla sua uscita non ci si fa caso come adesso perché “era già tanto che ci fosse un titolo del genere”. E a vederla in questa maniera, essendo ottimisti, si fa sempre bene, per carità. Ma io ho voluto trovarci il pelo nell’uovo. poi ripeto, non vi basate sui giochi da me scelti poiché sono solo per fare un esempio. preferisco affrontare il discorso in sé.

  5. guarda, mi sono trovato nella tua stessa identica situazione.

    anch’io ho giocato ad Ocarina Of Time fuori “tempo massimo”, anch’io me ne sono innamorato per diversi aspetti (non posso però proprio citare la trama che non ho trovato esattamente “esaltante”) trovando però insopportabili certi aspetti (frustrazione a non finire, enigmi deliranti e così via).
    anch’io gli riconosco una bellissima atmosfera ma forse non tutta quella “magia” che per me poteva suscitare la grafica spoglia del primo prince of persia.

    penso che sia più una questione di età che di altro.
    da bambino iniziai Monkey island 2 e rimasi all’isola di woodtick, lo ripresi diversi anni dopo… col risultato che gli scenari di woodtick, a differenza di tutte le altre location del gioco, mi danno sempre una sensazione di angoscia e mistero che chiaramente è data più dalla mia suggestionabilità infantile che altro.
    ma forse era quello che intendevi tu.

    per quanto riguarda la questione dell’originalità (mi riferisco a phantom), penso che a volte sia un limite nel giudicare qualcosa.
    io giudico il gioco in se. se marcia abbastanza su un concetto già visto ma è comunque un buon gioco, che importa? di contro un gioco “innovativo” ma oggettivamente poco riuscito non potrò mai esaltarlo più di tanto.
    alla fine lo scopo dei videogiochi dovrebbe essere divertenti, no?

  6. Complimenti per l’articolo.

    Sono d’accordo con te sul fatto che la nostalgia amplifica i bei ricordi; secondo me però si può gustare un vecchio gioco “regredendo” mentalmente al periodo in cui è uscito, immaginando di trovarsi davanti ad un titolo nuovo (mi è capitato di stupirmi per la grafica di un gioco che magari aveva già dieci anni). In questo modo credo che la “magia” non vada persa.

    Io per esempio ho giocato ad “A link to the past” circa docici/tredici anni dopo l’uscita, ma mi ha entusiasmato lo stesso, forse di più di molti giochi usciti in quel periodo a cui ho avuto la possibilità di giocare “al volo”, per così dire.

  7. Mah ti dirò, io ho giocato Ocarina dopo Wind Waker, quindi molti molti anni dopo la sua uscita. E proprio per questo ho apprezzato maggiormente OOT, capendo finalmente il motivo per cui molti hanno stroncato WW (che, per inciso, è stato il primo Zelda3D che ho portato a termine, e che ho semplicemente adorato).

    Sono dell’idea che, se un titolo non sente eccessivamente il peso degli anni (e ripeto, io OOT l’ho portato a termine nel 2003) si possa tranquillamente apprezzare anche se non lo si inizia a giocare il day-one.

    Non vi è dubbio che la componente nostalgica influisca spesso sui nostri giudizi, anzi aggiungerei che spesso è anche il tempo che ci gioca brutti scherzi semplicemente perchè i nostri gusti/esigenze possono anche cambiare/evolversi nel corso degli anni: e qualcosa che magari mi piaceva fare nel 1991 adesso mi da’ noia solo a pensarci.

    Ritengo anche che per ciascuno di noi ci sia il “tempo giusto” per giocare qualsiasi titolo: vuoi per le cose che ci succedono nella vita di tutti i giorni (amici, lavoro, ecc.), vuoi perchè magari ci capitano sotto mano due o più titoli contemporaneamente e per qualche strano motivo diamo la precedenza ad uno piuttosto che a un altro, e via dicendo, non è detto (almeno, per me è così e mi è capitato più volte) che quando un gioco non ci “prende” questo accada per oggettivi demeriti dello stesso, quanto piuttosto per via del nostro approccio ad esso in un ben definito arco temporale.

  8. Caro Turrican3, tu parli di “apprezzare” mentre io invece ho voluto opportunamente distinguere il semplice “apprezzare” dal “provare una sorta di magia” una sensazione coinvolgente, magica, un’atmosfera unica che si crea nel giocatore interagendo con un gioco. Dire che ho apprezzato Wind waker o FFVII sarebbe limitativo, ho fatto ben più di apprezzarli: li ho adorati. Ma immagino,non senza rimorso, come sarebbe stato “magico” se ci avessi giocato a suo tempo.
    Per una serie di cose, come giustamente sottolinei tu.

  9. Ho usato il primo termine che mi veniva in mente! 🙂

    Ma come detto, in tantissime occasioni (gioco direi cronicamente in ritardo rispetto all’uscita, da pochi giorni a vari anni nei casi più clamorosi) quella magia di cui parli sembrava non essere affatto svanita. Per mia fortuna. 🙂

  10. Secondo me dipende tutto dalla capacità di contestualizzazione da parte del giocatore: ho giocato (e rigiocato) Super Metroid a ridosso degli episodi per GBA e Gamecube eppure non c’è nulla da fare, la magia c’è, il valore assoluto persiste negli anni ponendolo come miglior episodio della saga ed uno dei migliori giochi di tutti i tempi. Saper cogliere il momento storico in cui un titolo ha portato i suoi elementi a stravolgere i concetti dell’epoca in cui è uscito, penso sia fondamentale per poterlo apprezzare. Insomma, la stessa cosa che succede con musica e cinema, giusto per fare due esempi.

  11. “Ma non mi si può venire a dire che OoT sia migliore in senso assoluto, anche come gioco in sé.”

    non so dire se OoT sia il miglior Zelda in assoluto, anche ALTTP e Majora’s hanno una serie di pregi notevoli.
    però in un confronto diretto tra OoT e TP, che sono due titoli più simili per scelte stilistiche e di gioco, il primo rimane superiore per capacità narrativa e esplorazione.
    premettendo che NESSUNO zelda ha una trama particolarmente originale (forse Majora’s), in OoT si ha costante la sensazione della minaccia di Ganondorf che evolve e conquista potere, mentre in TP ci si muove al contrario, “liberando” aree già corrotte.
    TP è eccessivamente lineare. the legend of Zelda non è Contra e se tra un area e l’altra avessero posto qualche motivo di riflessione in più di sicuro il gioco avrebbe regalato maggiori soddisfazioni.
    E’ chiaro che in TP sia migliorata sensibilmente l’interattività (scontri, fisicità, inquadrature…) ma in generale è OoT ad avere le cose migliori.

    chiedo scusa per la lunghezza e mi complimento per il livello degli articoli.

  12. Beh, io credo che sia la ragione tecnica ad avere la peggio quando si parla di qualità. Sarebbe come relegare un classico del cinema in B/N ad un livello inferiore di un dozzinale remake a colori.

    Insomma, i videogiochi sono ancora poco cultura e troppo roba da nerd, fortunatamente questo periodo sta passando, dei dettagli tecnici inizia a fregare sempre meno e tra poco rimarrà solo il senso di divertimento ludico e la gradevolezza dell’esperienza narrativa come reale misuratore della qualità.

  13. A mio avviso un capolavoro rimane sempre tale.
    Parlando di FFVII, è stato il primo capitolo che ho giocato in assoluto di questa serie, e dop aver affrontato anche l’ottavo e nono capitolo mi sono giocato per intero FFVI (PSOne, conversione pressoché identica all’originale su SNES) e se prima reputavo FFVII il miglior capitolo, mi sono ricreduto, trovando già nel sesto capitolo alcuni elementi che sono stati ripresi nell’era a 32 bit, e tuttora trovo FFVI il migliore della serie, sia in relazione al periodo della sua prima uscita, sia a livello di trama e gameplay. Certo, tecnicamente il XII è eoni più avanti, ma se parliamo di sensazioni, allora credo che FFVI sia riiuscito a coinvolgermi molto di più, grazie a pochi sprite animati in maniera limitata ma geniale, piuttosto che il “realismo” ricercato nell’ultimo capitolo della serie.

    In questi giorni sto giocando a The Darkness per PS3, gioco uscito l’anno scorso e ovviamente “superato” a livello tecnico da progetti come Bioshock o Crysis, ma l’atmosfera che lo permea e lo rende unico me lo faranno ricordare come un ottimo gioco. Stessa cosa vale per esempio per un gioco come Vampire the Masquerade Bloddlines. L’ho giocato molto dopo la sua uscita, e ancora oggi (qualche mese fa) mi stupivo di determinate sensazioni che è in grado di dare.

  14. Assolutamente d’accordo con l’articolo. Il discorso va totalmente al di là degli esempi analizzati o della semplice questione “capolavoro o no”.

    I ricordi di interi periodi della mia vita s’intrecciano spesso irrimediabilmente con determinati giochi che l’hanno segnata e, per quanto tali giochi rimangano indiscutibilmente dei meritati successi della critica, rappresentano comunque ben più della semplice esperienza ludica e non possono, per questa ragione, essere giudicati con totale soggettività.

    Il mio primo Monkey Island (puro esempio)è stato il terzo episodio che giocai nel 1997, anno del suo lancio sul mercato. Ne rimasi folgorata e lo giocai numerose volte. Il mio fidanzato, conosciuto anni dopo (e autore dell’articolo che commento) mi esortò a provare i primi due capitoli della serie promettendomi che avrei trovato soprattutto nel secondo una magia impagabile, anche superiore a quello che mi aveva fatto sognare. Così non fu. Ho trovato Monkey Island 2 un titolo straordinario e di altissima fattura, ma neanche l’ombra “dell’aura magica” di Monkey Island 3, quando lo giocai a 12 anni. Questo non significa che quest’ultimo sia realmente e qualitativamente superiore al primo, ma che i miei ricordi lo hanno ormai elevato in un luogo speciale della mia vita e da lì non può più temere confronti.

  15. Io sulla questione Zelda la penso così:Twilight Princess è un’ottimo gioco che però soffre di essere il quarto episodio in 3d.
    Cerco di spiegarmi meglio:Secondo me Tp non ha lo stesso impatto di OoT perchè non gli aggiunge nulla a livello di meccaniche, questo non lo rende peggiore in senso assoluto(almeno sotto quel punto di vista)ma di certo l’effetto “sorpresa” di OoT è andato perduto.
    Uno che non ha mai visto Zelda da vicino considererebbe Tp un capolavoro probabilmente, ma credo invece che un conoscitore della serie possa facilmente rimanere deluso dalla stagnazione meccanica oramai decennale della saga.
    Detto questo, trovo che il difetto principale di Tp sia prettamente stilistico, il voler seguire(secondo me)gli stilemi del fantasy Jacksoniano non ha giovato, così come il Link adulto molto fashion(ed anche un pò Dante)non regge secondo me il confronto con il fanciullo di OoT e WW.
    E’ abbastanza evidente che si è preferito accontentare chi richiedeva a gran voce uno Zelda serioso, lo si è fatto dicretamente bene ma non in maniera totalmente personale come invece era auspicabile.
    Sto parlando da nostalgico?Forse un pò, ma quando OoT uscì io ero impegnato in una cieca console war nella quale idolatravo FFVII e sputavo sul titolo Nintendo per rispondere a chi faceva il contrario, mi resi conto dell’errore anni più tardi quando grazie agli emulatori entrai nel magico mondo di Hyrule.
    FFVII invece, è di fatto in quel “luogo speciale della mia vita”, fortunatamente vedendo Xenogears e Chrono Trigger sono riuscito a capire la non perfezione del titolo, senza però spodestarlo dal mio personale trono di gioco preferito.
    Ecco, forse l’aspetto “nostalgia” non è tanto da ricercarsi nel periodo di uscita del gioco, quanto più nel suo essere la prima personale sperimentazione in una detrminata via ad un certo livello qualitativo, anche se ritengo necessario il giudicare un’opera basandosi anche su quanto fatto prima, in quest’ottica Tp non è migliore di OoT e FFVII non è migliore di FFVI, anche se le nostre percezioni soggettive ci possono far intendere il contrario.

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