Tanti anni a lottare per cercare di far capire al mondo che i videogiochi non sono soltanto roba da bambini e che non sono la causa di ogni atto di violenza giovanile, tanti anni passati alla ricerca di un modo per valorizzarli, cercando di definirne quel qualcosa in più che non si vede, quel sotteso pieno di potenzialità che non viene sfruttato e… arriva la Nintendo a sputtanarti tutto.
Le line up natalizie di Wii e DS sono da brividi. Entrare in un negozio di videogiochi e guardare la parete dedicata a una delle due console mette l’angoscia. È tutto un accudire cani/gatti/bambini/cavallette, un cucinare con passione e un risolvere puzzle che, spendendo 1/50, si trovano in formato cartaceo dentro qualsiasi pubblicazione di enigmistica. Il Nintendo DS si salva solo grazie a qualche remake di titoli storici, mentre il Wii fatica ancora a trovare un senso alla sua esistenza ludica (ovvero l’ha trovato… è che noi speriamo ancora possa cambiare). Ma queste sono lamentele da comari…
Il problema vero è che le due console Nintendo hanno fatto fare all’industria un bel salto all’indietro, almeno dal punto di vista strettamente ideologico. Se la prima PlayStation era guidata dal concetto di videogioco come esperienza e la seconda aveva mantenuto la stessa filosofia (inseguita dall’Xbox), l’ultima generazione di console sta riaffermando un concetto vecchissimo che di rivoluzionario non ha proprio nulla, dato che è lo stesso con cui la nonna N vendette il NES risollevando l’industria nella metà degli anni 80: il videogioco è un giocattolo e il suo pubblico d’elezione è il bambino… al massimo il nonno che gioca con il bambino… e al massimo la mamma che vuole dimagrire o sentirsi mentalmente giovane (notate che il papà è quasi escluso da questa visione del marketing… in effetti non esistono giochi tipo, non so, Giulio Passione Calcio o Monta il tuo Elicottero e Vivi Felice Dimagrendo).
Dopo una lotta invero neanche tanto strenua, schiacciati dai costi di produzione dei giochi, arrivati a livelli folli, e vista la via scelta dal mercato (che sta premiando la filosofia della Nintendo), anche la Microsoft questo Natale sta cercando di vendere la sua console alle famiglie, travestendola da oggetto per tutti, con cui riunirsi davanti al caminetto in allegria cantando con Lips. Fortunatamente, a differenza delle console Nintendo, non mancano giochi più “seri” (passatemi il termine, anche se non mi piace affatto), ma il degrado è evidente e il balzo all’indietro è notevole.
Anzi, forse in questo modo sarà più facile sdoganare i videogiochi (ma ce n’è ancora così tanto bisogno? Qualcuno crede veramente che i critici si placheranno?), ma il rischio è che il risultato si raggiungerà dopo averli fatti diventare “intellettualmente innocui”, ovvero dopo averli privati di buona parte della loro natura.
RSS

“Il problema vero è che le due console Nintendo hanno fatto fare all’industria un bel salto all’indietro”.
Oro colato.
Per ciò che mi riguarda, Nintendo questo natale non esisterà proprio. C’è anche da dire che gli scaffali sono sì pieni di sta robaccia, ma non solo per colpa sua.
Il fatto è che le bambinate su NES consistevano in Mario Bros. e affini, epporcaputtana.
Non può essere solo un problema di impressione? Cioè col GC di giochi (N) belli ne uscivano sì, ma a che ritmo? Col Wii è lo stesso, di giochi (N) belli ne escono lo stesso a un ritmo pietoso, solo che sono inframmezzati da un numero incredibile di quelle che per noi sono merdacce.
Insomma se prima gli scaffali (N) erano vuoti, e noi hardcore non compravamo nulla, oggi sono pieni, ma noi comunque nulla compriamo.
@ Karat45 “ma il rischio è che il risultato si raggiungerà dopo averli fatti diventare “intellettualmente innocui”, ovvero dopo averli privati di buona parte della loro natura.”
Mha, sarà vero, ma è pure vero che il valore “intellettuale” a un VG glielo diamo noi “giocatori forti”, il popolino e soprattutto l’attuale classe dirigente (dico insegnanti, critici d’arte ecc…) non se lo sogna neppure, simulatori di cucina o no.
@ Karat45 “Qualcuno crede veramente che i critici si placheranno?”
Si trova SEMPRE una tesi per dimostrare ciò che si vuole. Ciò non giustifica il non tentare in qualche modo di migliorare la situazione.
Spetta a noi continuare a farci sentire intorno ai titoli che valgono… quando escono ovviamente.
L’unica cosa positiva è che Giulia sembra abbastanza pisellabile.
Non troppo, ma neanche troppo poco :fag:
Angelword, il “popolino” non da valore a nulla, cinema e letteratura compresi. Se si vuole dare valore a qualcosa bisogna iniziare a farlo, a prescindere da chi ti viene dietro.
Sulle critiche: sono d’accordo con te, ma sono anche cosciente che tre 200 anni ci sarà sempre qualcuno che darà la colpa della violenza ai videogiochi o al cinema (se esisteranno ancora).
Boh… per me è cambiato tutto, ma anche niente.
Cambia il genere probabilmente (o più che altro il target) ma lo shovelware non nasce certo oggi con Wii e DS. Non mi deprimo particolarmente davanti a Giulia passione vattelapesca, perlomeno non più dei giochi da due lire dell’era PSX e PS2.
L’anomalia rispetto ai tempi del predominio Sony è IMHO dovuta alla profonda differenza tra le due società: laddove Nintendo fa della produzione first party un cavallo di battaglia, Sony storicamente tolta la saga di Gran Turismo (davvero poca cosa commercialmente in confronto ai multipli million seller della grande N) ha sempre avuto una grossa, grossissima mano dalle third party.
Third party che su Wii (decisamente meno su DS), parlando dei titoli cosiddetti “seri”, ancora sembrano faticare a trovare una collocazione adeguata sul mercato, chissà, forse patendo anche la concorrenza dei franchise classici di Nintendo.
Personalmente però ritengo che in futuro il numero dei progetti che non siano cloni di Giulia acchiappalemosche o pettinalacugina sia destinato a crescere considerevolmente, soprattutto per quel che riguarda le produzioni nipponiche (gli occidentali IMHO perlopiù proseguiranno a supportare la triade PC/PS3/360, anche per abbattere i costi di sviluppo), tant’è che all’orizzonte ci sono svariati titoli, anche da nomi importanti come gli ex-Clover (PlatinumGames), Factor5, VanillaWare, NamcoBandai e altri.
Tutto questo senza tirare in ballo i vari team interni Nintendo come Retro, Intelligent Systems, EAD, ecc. ecc. 🙂
Il mercato si allargherà e si affermerà solo cosi,se pensate il contrario vi state solo deludendo.
Tua mamma,tua nonna o chi fino ad ora ha bollato i videogiochi come minchiate non inizierà magicamente a giocare a fallout 3 o Bioshock,ma stranamente inizierà a giocare quando trova un prodotto con un concept e modalità di interazione di suo gusto e con cui può relazionarsi.
Se si stesse realmente cercando di analizzare e capire non ci sarebbe nessun problema a comprendere una cosa del genere.Invece gli utenti core,pretendendo di atteggiarsi ad elitè, si stanno solo comportando come bimbi gelosi del fratellino appena nato,che frignano per ogni minchiata.
Allora ti propongo un esercizio: sforzati di analizzare e capire Giulia Passione Stilista. Perché io, oltre a una concezione semplicistica del videoludo, non riesco a scorgere nulla di nulla, neanche un barlume di originalità. Non è razzismo, è constatazione imho di mancanza di contenuti.
Facciamo un paragone con il cinema: è vero che Vacanze di Natale porta tante persone nelle sale e fa fare affari d’oro, ma è anche vero che non aggiunge nulla al medium. Non vedo cosa ci sia di male nel rilevare questo fatto.
Per me la piu’ figa tra tutte e’ quella di Giulia passione Venerinaria 😀
Le altre non sono poi sto gran che’. Tra l’altro sta Giulia c’e’ solo in Italia, dalle altre parti e’ “My Secret Passion questo” “My secret passion quell’altro” e cosi’ via.
Comunque io continuo a chiedere “Giulia passione Fellatio” oppure lo spin off di Giulia passione Veterinaria “Giulia passione Cavalli”.
Che poi potrebbe essere un unico titolo, volendo: “Giulia passione fellatio ai cavalli”.
Design pronto.
Karat l’articolo è interessante, ma hanno vinto loro: la massa, il numero spropositato di gente che non apprezza il videogioco come lo intendiamo noi ma spende 40€ per il sudoku su DS. Questo allarga il medium ad un pubblico più ampio che forse comprerà altri giochi, ma sicuramente più vicino alla propria concezione di gioco che alla mia. Ed è tutto qui il discorso: chi considera il pad del Ps2 troppo complesso si troverà sicuramente a suo agio con un pennino, strumento di uso quotidiano.
Si sta creando una situazione simile a quella cinematografica, è vero Ermak, dove la nicchia d’essai sono gli shooter 2D, i picchiaduro; mentre la massa vuole un prodotto diverso.
E qui spero nella crescita mentale del popola hardcore videoludico rispetto al corrispettivo cinefilo.
L’arroganza del cinefilo non permette di accettare che suoi film afghani sottotitolati in ucraino abbiano meno successo al cinema di Boldi\De Sica e si lamenta dell’ignoranza della massa-idiota-che-non-capisce-niente-e-che-deve-essere-educata: non riesce ad accettare che nello stesso mercato possano esistere prodotti diversi per un pubblico diverso. Per esempio a me piace Transformers, ma non per questo vado in giro a buttare merda su pasolini(anche se non mi piacciono i suoi film), mentre il militante pasoliniano (paragonabile al fanboy consolaro) sente il dovere di far sapere al mondo quanto Bay sia incompetente rispetto al suo idolo, quanto bassa sia la cultura di chi ha gusti differenti, quanto sia scarso l’impegno politico e sociale di chi spreca 2 ore per divertirsi (dopo 8 di lavoro… ) rispetto all’immenso impegno di chi vede film di lotta sociale per capire per cosa lottare (questa è cattiva lo so)
Esagero? Ma se siamo qui a insultare chi compra Giulia passione Camorra invece di Ikaruga o Bioshock? A insultare chi trova divertente un gioco nullo per i parametri hard-core senza pensare che magari è la prima volta che gioca? A insultare i produttori che seguono il mercato invece dei prodotti sperimentali (e in questo senso le vendite di graveyard sono illuminanti)? A insultare i produttori che seguono il mercato e fanno cagate quando il rapporto giochi belli brutti e sempre stato 1\100? A insultare chi vuole un prodotto leggero senza pretese per passarci qualche ora senza un tutorial lunghissimo, 1000 opzioni, senza che sia necessario un background storico dei capitoli precedenti (vedi MGS4 dove per apprezzare in pieno la storia devi aver visto gli altri 3)?
E un balzo indietro di 20 anni Karat? E se fosse selezione darwiniana? Cioè la via presa dagli hard-core non è più quella dominante, quella più forte, non è più il leone che sodomizza la gazzella (adattati se vuoi giocare) col suo entry level da 15 tasti sul pad. E se fosse questo il progresso? Dopo che un esponente della specie ha raggiunto la massima evoluzione si riparte, ma con tutta la razza per arrivare fino allo stesso punto. Arsludica, ars=arte. Anche Van Gogh è stato sputtanato in vita e rivalutato da morto. Magari un giorno, rideremo di come con mentalità reazionaria ci siamo opposti al progresso dell’allargamento videoludico alle masse.
Quoto Turry3. All’epoca del C64 uscivano 5 titoli all’anno meritevoli per me. E’ stato così anche per Snes, Saturn, Dreamcast, GC e Ps2. Mi bastano quei 5 titoli all’anno e se nel frattempo ne escono 10000 che non comprerei che siano per hard-core o casual non cambia nulla.
Boh, io vedo il bicchiere mezzo pieno.
Giulia sarà anche inesistente dal punto di vista ludico (mai visto, lo voglio dare per scontato), ma da Wii e DS oltre a queste tonnellate di schifezze sono arrivati anche titoli validi, qualcuno anche piacevolmente -per me- innovativo.
Penso a ZeldaDS, PES Wii (ben diverso dalla controparte nextgen), Boom Blox, Elebits, lo stesso Wii Sports, anche se oggettivamente pecca di profondità.
Finchè verrà prodotta questa roba e i classici Nintendo confermano la loro bontà come accaduto con Mario Galaxy & Co. non mi sentirò particolarmente preoccupato/infastidito dalla presenza sugli scaffali di Giulia passione XYZ.
@emack
Non mi pronuncio sulla qualità dei titoli ,dopotutto parliamo sempre di ubisoft 😛
Ma mi sembra palese il messaggio innovativo che intendono portare :”i videogiochi non sono necessariamente sviluppati per giovani uomini,possono esistere tranquillamente titoli diretti ad un pubblico femminile,con attività che possono gradire”
Se riescano o meno a farlo,dovrebbe essere compito del pubblico di riferimento.
Perchè noi maschietti dovremmo avere il diritto e la presunzione,di giudicare o bocciare l’idea?Ti incavoli se in ogni altro medium ci sono prodotti rivolti espressamente ad un pubblico femminile?
Si parlava di analizzare,quello che fai tu non è analizzare,ma chiuderti a riccio in presuntuosi preconcetti
Io invece mi pronuncio proprio sulla qualità dei titoli, perché, avendoci giocato, è evidente la pochezza.
Quindi no, non mi incavolo se un prodotto non è per me, e né se un prodotto è per femminucce. E’ un discorso che abbiamo già fatto, non capisco perché tirare fuori sempre la stessa storia.
E’ tanto brutto constatare che Nintendo vende immondizia (fatte le dovute eccezioni) spacciandola per chissà cosa? Oppure è vietato fare giudizi sennò sei sfottuto come nerd dei videogiochi che si masturba sugli FPS? Quando vai al cinema e scegli un film piuttosto che un altro, non fai valutazioni? Quando vai in libreria e scegli un tomo anziché un altro, non fai valutazioni? Allora perché dovrebbe essere vietato farlo per i videogiochi, se c’è di mezzo Nintendo e la sua presunta rivoluzione (che è esclusivamente di numeri)?
Come vedi, io non faccio discorsi di principio a prioristici, mentre invece mi sembra che qui molti discutano ancora sui massimi sistemi astratti dipingendo la “revolution” come ce l’hanno spacciata nel 2006 e non come è effettivamente adesso.
Quanta verità in queste parole …
@Emack
Premesso che secondo me è lecito criticare chiunque, partendo da Nintendo e finendo con la più scrausa delle software house, vorrei capire di preciso a quale immondizia ti riferisci: generalmente i prodotti di Nintendo sono tutti piuttosto curati, persino il controverso (per la critica, io non ho ancora avuto il piacere di provarlo) Wii Music non sembra essere una roba buttata lì a casaccio, tant’è che se ne parla da prima del lancio della console. 🙂
Poi sul fatto che il motion sensing del wiimote finora sia stato perlopiù un buco nell’acqua è IMHO indubbio (viceversa è stato sfruttato moooolto di più il puntatore), ma al di là di questo, che pure non è certo un aspetto secondario, per cosa devo giudicare Nintendo?
Devo colpevolizzarla perchè ha indirettamente provocato il rilascio di Giulia e compagnia bella o devo ringraziarla per avermi “regalato” dopo 10 anni un degno erede di Mario64?
Metterla in croce perchè in negozio c’è Beach Sports o lodarla perchè finalmente Konami ha dato una smossa significativa ad una delle saghe calcistiche, quella di PES/WE, più flagellate dall’immobilismo?
E via dicendo… no perchè altrimenti è come dire “Sony al rogo” perchè gli scaffali PSX/PS2 erano colmi di schifezze, dimenticandosi che in mezzo a quelle porcheria ci stavano alcuni dei giochi più belli di sempre.
PS: io comunque preferisco tirare le somme alla fine del ciclo commerciale di una console.
@emack
Quindi ti reputi realmente in grado di comprendere alla perfezione cosa desidera una bambina o una adolescente da un videogioco a lei rivolto?
Fammi un elenco di cosa non và ,ragionando secondo il loro punto di vista, e le tue opinioni varranno qualcosa.
Ridicolo poi il vittimismo dietro affermazioni come “se dico la mia vengo chiamato nerd segaiolo” che la dice lunga su quale sia il vero problema per molti “hardcore”,che non vogliono che il resto del mondo comprenda e impari ad apprezzare il medium videogioco,ma non sentirsi degli sfigati per il fatto di giocare.
Il problema è che in un periodo con un altissima concentrazione di uscite core e moltissimi altri titoli in lavorazione o in dirittura d’arrivo, ci si incazzi cosi tanto perchè esistono giochi per bambine o a tua mamma non piace dead space.
Quale è il problema? Io più che stabilire che gli hardcore sono una massa di bimbi viziati non riesco a capire….
@kaos: forse non sono stato chiaro, non sto a triturare giudizi sulla gente, tu invece prima mi dai del vittimista, poi dici che voglio che la gente non capisca e infine che io voglia chiudermi nella stanzetta a giocare solo quello che voglio io. 😀 A me questo sembra turpiloquio, a me questo sembra attribuire giudizi di merito a persone che neanche si conosce e che, per inciso, neanche pensano quello che si suppongono essere i motivi di biasimo.
Il discorso di karat, che io appoggio, è molto semplice: la “rivoluzione” ha ampliato i confini del medium videoludico? Quelli di pubblico sì, quelli contenutistici, no. Sic et simpliciter, senza altre menate. A meno che tu non consideri Giulia Passione Stilista come un qualcosa che, contenutisticamente, amplii le potenzialità dei videogiochi.
Dire che la rivoluzione Nintendo non è altro che la ripetizione di una strategia di metà degli anni ottanta, non significa dire che Iwata è idiota, che i bambini sono cretini e che le nonne andrebbero fatte a pezzi. Significa dire che Nintendo non ha ampliato un’emerita mazza se non il range di utenza.
Venghino siori venghino alla fiera della chiusura mentale.
Abbiamo stranezze per tutti i gusti: il Nintendaro tronfio e rancoroso, il Sonaro disfungente, il Boxaro in ipnosi solo durante il mese di vita della sua console. Cercate di restare col cuore intatto alla vista del Pcista! Nominando uno dei generi che non gioca più dal 1992 assumerà una strana espressione.
Sarebbe più saggio riconoscere che l’isola, quella dei giochi veri e buoni, è sempre stata piccola. Venerdì ha appena finito il giro della costa, e sulla sua mappa c’è un nuovo, grosso mare che sembra brutto. Cercare di scatarrarci dentro, se non ci piace, è ridicolo.
Eccone un altro che parla di chiusura mentale. 😛
Curioso poi che si taccia di parlare per “categorie” videoludiche proprio quelle persone che da sempre hanno proposto il piacere di apprezzare i videogiochi senza distinzioni tra piattaforme o generi.
Sei mesi fa, per stroncare Crysis sono apparse accuse di essere contro i PC e contro gli Fps per partito preso, ora ci sono accuse di chiusura mentale. E’ quasi ilare tutto ciò. 😀
@Kaos: Allo stato attuale delle cose non mi vergogno a dire di essere un
videogiocatore con un certo gusto sviluppatosi nel tempo: sono liberissimo
di dire che quel che nintendo propone attualmente è associabile al Cicciobello,
il bambolotto.
Il Cicciobello è fatto benissimo, è perfetto e viene incontro alle esigenze delle
bambine che vogliono esprimere il loro istinto materno. Ok, prendiamone atto,
Ma io che me ne faccio? Già non sapevo che farmene da bimbo, essendo maschio,
figurati ora 🙂
Thanks but no, thanks.
@cherno
Ma il cicciobello non è per te e non lo è mai stato,è che la cosa vi stupisca continua a sorprendermi ancora adesso.Quello che sostengo è che il mercato per estendersi si deve differenziare in maniera radicale e che chi sta operando questa differenziazione porterà benefici a tutto il medium videogioco.
Mia madre considerà i film horror stupidi e inutili,indipendentemente dalla qualità di produzione degli stessi, ma non si sognerebbe mai di definire il film ,come medium, stupido e inutile.E’ a questo che dovremmo puntare.
@emack
Contenuti che non si rivolgono a te o che non gradisci =/= mancanza di contenuti.
Che poi la rivoluzione contenutistica dovrebbero farla le software house,e alla nintendo in questo senso si può rimproverare poco,tenendo conto se l’utenza ,core o casual che sia la vuole realmente la rivoluzione.
Non si può cambiare il modo di pensare di chi non gradisce e ridicolizza quel che ti piace ,se passi dalla parte del torto facendo lo stesso.
Il mio discorso vale Per Me©.
@Emack:
sbattitene di tutto, tranne di una cosa.
Una, che te la chiedo io.
Piglia qualcosa o qualcuno che ti è caro e in nome suo:
Basta con questo “e né”, non si dice.
Non si dice.
NON SI DICE CAZZOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!
@kaos, vedo che continuiamo a non capirci. Poiché sono stanco di ripetere sempre le stesse cose, avendo il sospetto di tediare troppo chi legge, ti dico solo: se ne hai interesse rileggi quello che ho scritto senza vederci cose che non ho detto. 😉
A livello contenutistico, perchè, per esempio, Gears of War è meglio di Brain Training? La mia è solo curiosità, preferisco di gran lunga il primo al secondo 🙂
Infatti, a livello contenutistico, GoW non è meglio di BT, anzi il contrario imho. :asd:
Speriamo di non assistere ad una tale proliferazione di giochi brutterrimi che smontino la credibilità della Nintendo…
Un crack come quello della Atari non succederà mai più, in fondo l’industria è evoluta e non si tratta più di pirati all’arrembaggio, però potrebbe capitare che gli hardcore gamer voltino la faccia al prodotto e che tutti i familiari che giocano “a traino”(es: mamma con figlio e wii che non avebbe mai provato se non fosse per il pargolo) non comprino più nulla.
Guardate in faccia l’orrore: http://fromearth.net/LetsPlay/Atari%202600/
Non capisco il senso. E’ come con la PS2, questi giochi costano poco da fare, quindi ne fanno tanti. Vendono relativamente poco ma rendono molto.
Sono mediocri? Che problema c’è?
Bruciamo i libri Harmony? Distruggiamo la De Filippi?
Questi hanno capito tutto della vita: centri bene UN bisogno (non cento) e gudagni, relativamente, molto di più. Qual’è il bisogno? Divertirsi, senza giochi che si prendono sul serio o giochi che quando finisci di apprendere il sistema di controllo e di interazione (che ormai prevede che OGNI fottuta funzione sia su un tasto diverso, anche se potrebbero benissimo essere contestuali…) ti accorgi essere delle pretestuose cagate neanche tanto fatte troppo bene, rispetto magari ad un shooter da 5 euro per PS2. E tu, ne hai spese, se va bene, almeno 10 volte di più.
Mica li vendono come il capolavoro assoluto dell’ultima settimana e poi ti ritrovi con tecnologia vecchia di anni, con gli stessi bug bloccanti da anni, design appena bilanciato e il pimping con articoli fasulli sul Washington Post (Fallout 3). Questo è hardcore gaming? Un pezzo consistente dell’industria videoludica che non sa che pesci pigliare e spende più di marketing che di sostanza?
No, perché se è così attento: un domani potresti giocare Giula, passione Oblivion ed essere contento di farlo…
E cmq per sdoganare i videogiochi, l’ho già detto e lo ripeto, ci deve essere una persistenza nella loro reperibilità.
Non si potranno mai diventare fenomeni culturali se dopo pochi mesi diventano praticamente introvabili.
Non si puo “svilire culturalmente” o “instupidire” qualcosa che non aveva valore a prescindere per una certa categoria .Si può solo farla conoscere e presentarla per quello che effettivamente è.Brain training è un videogioco a tutti gli effetti e presenta tutte le caratteristiche di un videogioco (l’affinare le proprie abilità col gioco mediante l’utilizzo costante e l’impegno,le sfide da superare e record da battere,i contenuti da sbloccare..) senza essere legato per forza di cose ad una certa iconografia che non ha attirato mai il pubblico che ora ha invece fatto avvicinare al videogioco,permettendogli di conoscere e comprendere il medium più di quanto abbiano mai fatto migliaia di articoli di approfondimento e anni di opera di “evangelizzazione” dei giocatori core.
Un ritorno al videogioco come “giocattolo” oltretutto farebbe benissimo anche ai ore.Si potrebbe finalmente ritornare a concedere una più grande libertà di interazione ai giocatori,invece di portare avanti questa assurda concezione che i videogiochi debbano essere film moderatamente interattivi…
Sì, però vorrei ricordare che qui un po’ tutti consideriamo Brain Training un prodotto di valore.
Il fatto è che tra i nuovi casualoni, non ce ne sono molti come lui.
@ Karat
Angelword, il “popolino” non da valore a nulla, cinema e letteratura compresi. Se si vuole dare valore a qualcosa bisogna iniziare a farlo, a prescindere da chi ti viene dietro.
Daccordissimo, ma è esattamente quello che ho detto io.
Ti dico di più: la prof di mio fratello (5 liceo) ha assegnato un compito “parla di un’opera d’arte”.
Subito lui ha chiesto “posso parlare di un VG?”.
E lei ovviamente, con tutta l’innocenza di questo mondo “ma i VG non sono opere d’arte”.
In fondo il medium esiste da neanche mezzo secolo. Forse (è triste dirlo) pretendiamo troppo.
Ma la morte verrà e avrà i loro occhi! XD
@Matteo Anelli
Non si potranno mai diventare fenomeni culturali se dopo pochi mesi diventano praticamente introvabili.
Verità assoluta. Signori, questo è il problema di fondo.
Signori, voi state facendo dei discorsi che vanno bene se si analizzano giochi
tipo . Qua stiamo parlando del cazzabbubbola di Giulia, che sinceramente non merita certe considerazioni. Ma l’obbiettività dov’è finita? Che sia un successo a livello commerciale è assodato, ma a noi in sostanza ci interessa questo? O ci interessa la sostanza?
@Kaos:
Parole sante.
@Karat:
Il fatto che continuino a esserci titoli come Bioshock 2, Fallout 3, Resistance 2 e Gears of War 2 (potrei andare avanti) contraddice in pieno la tua tesi del passo indietro. Lascia che le persone giochino a quello che vogliono, non è un tuo problema. Non è forse quello che volevi tu quando qualcuno si lamentava del fatto che giochi a giochi violenti?
E Giulia merita comunque rispetto. Prova a chiedere alle persone che ci hanno lavorato sopra se è un passo indietro.
I giochi della generazione Nintendo non vanno valutati in blocco come feccia solo perché non raggiungono livelli di complessità, citazione e testualità multilivello da manuale di storia dei videogiochi. Sono videogiochi, la loro dignità sta nel fatto che permettono a chiunque di passare del tempo divertendosi. La profondità è un diritto, può essere esercitato o meno.
E sparare a zero su una categoria di titoli per partito preso è una mancanza di rispetto per chi ci lavora sopra.
Nonché un segnale di una certa ottusità.
Ho l’impressione che non abbiate capito molto bene cosa si
sta dicendo noialtri.
@William:
Quote:
Qua stiamo parlando del cazzabbubbola di Giulia, che sinceramente non merita certe considerazioni. Ma l’obbiettività dov’è finita? Che sia un successo a livello commerciale è assodato, ma a noi in sostanza ci interessa questo? O ci interessa la sostanza?
Mi sembra di aver preso spunto dal tuo commento.
Quanto alla questione della reperibilità, mi sembra tutto tranne un problema ideologico. Nel caso di distribuzione fisica sono costi di produzione, stoccaggio, trasporto e riordine a determinare il destino di un gioco a qualche mese dall’uscita.
Insomma. Qui siamo in tre a sostenere che secondo noi non è Giulia l’esempio
di applicazione videoludica che possa elevare il medium ad essere preso in
seria considerazione, come espressione creativa.
Semplice.
Tutto quello che si evince dagli altri post non concordi alla nostra opinione
è “Che ti frega”, “Non ci giocare”, “Mentalità chiuse”.
Siccome tutte le volte che si affronta questo argomento finisce così, vi dico
questo: sinceramente quelle tre frasi virgolettate sopra, nel momento in cui
si dà un giudizio su un videogioco, hanno rotto i coglioni. L’ultima poi è la
più insopportabile: se non riesci ad accettare una cosa, allora automaticamente
si dimostra chiusura mentale. Eccheccazzo no! Perchè una cosa viene valutata per
quello che è, passata a giudizio e poi commentata. Dov’è la chiusura mentale?
Se fosse così non avrei neanche speso mezzo secondo del mio tempo a leggere
l’articolo.
Il riconoscimento come arte non arriverà certo dal fornire agli utenti da “Natale in India” ciò che vogliono.
Il casual gaming rende sì molto rispetto a quello che hai investito. Ma relativamente al singolo investimento. In assoluto rende? E perchè se rende EA ha accorpato la sua etichetta casual a quella che si occupa di the sims (notizia di qualche giorno fa, non ricordo dove trovarla però)?
L’impressione è che sì, faccia guadagnare il singolo gioco di successo rispetto all’investimento per la sua produzione, ma che, al contempo, si debba sparare ad ampio raggio cercando di pescare utenti, mai così eterogenei come nell’ambito casual, con una rosa di prodotti di cui una tantum uno ha successo planetario, mentre gli altri rimangono nell’anonimato.
Insomma, il fatto che esista una Giulia Passione per ogni cosa, mi fa credere che puntino ad un’utenza talmente ampia che non sanno nemmeno con quale strategia aggredire. Lanciano esche a caso.
Sono anni che Nintendo ci bombarda con i suoi “Mario Passione Qualsiesicosa” e nessuno ha mai detto niente…
Guardate la firma di questo mentecatto per capire di cosa sto parlando:
http://retrogamer.forumfree.net/?act=Profile&MID=735960
(Bannatemi pure… ma per poco tempo, grazie).
Più che altro è l’intensificarsi del postaggio anticasual che allarma: se ogni tre articoli non ce ne fosse uno in cui Karat o Emack sbraitano contro le massaie imbranate causa della rovina del videoludo, o le fanciulle che si divertono con i “giochetti” personalizzabili (e, ma guarda un po’!, non riescono proprio a farsi piacere uno dei vari FPS con un po’ di contorno qui additati a “stato dell’arte” attuale del videogioco) e le nuove console Nintendo che semplificano troppo e non innovano (giustamente, perché nessuna azienda è così masochista da rischiare capitali per produrre GiocoDalGameplayStrano 1, dallo sviluppo travagliato e dal ritorno incerto, quando con un seguito di Brain Training, l’incasso è assicurato), mentre le avventure grafiche raccattaciarpame sono ok e si è più indulgenti o si sorvola per esempio sugli RTS o su tanti altri generi affogati nei propri cliché dal ’56… beh, credo che le reazioni sarebbero diverse. 😀
Io non credo che le reazioni sarebbero diverse, perché ci sarà sempre chi come te preferirà esibirsi in frecciatine e illazioni per sacro amore di polemica invece di leggere quel che c’è scritto in un testo. 😛 Il tuo ultimo commento è chiaro esempio di sistematica distorsione del messaggio lanciato. 😀
Poi, non è che vi sia una regìa dietro questi post, uno scrive quel che pensa (senza sbraitare, mi sembra di aver notato) in questo che è sempre stato un progetto libero.
Allora, personalmente di ‘sta polemica me ne fotterei anche al cazzo, tanto nintendianamente parlando sono fermo al Gamecube.
Dalla mia posizione privilegiata (dovuta al fatto che, ricordo, me ne fotto al cazzo), chiarisco il pensiero di Emack, Karattolo, Perno e altri.
Essi
NON
dicono che i casual game sono, in quanto tali, di cacca.
Dicono che si fanno casual game di cacca quando si potrebbe non farli – ovvero, si potrebbe farli non di cacca. E non è nemmeno questione di berciare sui nuovi videogiocatori visto che i gusti arcor qui sono spesso stati dipinti come altrettanto miserabili, e i titoli tripla A si son presi le loro palate di sterco laddove meritate.
Soprattutto cyberarrotino ricordi quando l’ho difeso sulle avventure grafiche e, almeno in questa tornata, non mi torturi lo scroto.
Bon.
E scusate la volgarità oltre i livelli di guardia (o anche no, vedete voi), non è un bel periodo.
La cosa vagamente deprimente è che questo particolare viene ignorato anche da chi ci segue da tempo e persino da chi ha fatto parte del progetto e della redazione sin dagli albori. Bah.
D’accordo. Sul serio.
Che mettereste nel vostro “”””””casual game”””””””, ragazzi di Ars Ludica?
Anzitutto uno dovrebbe capire cos’è un videogioco, poi vede cosa metterci
dentro. Generalmente qualcosa che attraverso una BUONA INTERFACCIA diverta
e, possibilmente stimoli il cervello, qunatomeno per favorire le meccaniche
di gioco.
I M H O.
Permettimi un cordiale grazie al cazzo, cherno.
Dai che ci siamo capiti: considera gli elementi e le caratteristiche tipiche che abbiamo visto emergere nei giochi della Giulia generation, e, per strafare, anche le ottime produzioni Nintendo.
Che ci metteresti “di tuo”? Come vireresti il tremendo galeone casuale?
Perché sennò lasciamo il discorso nelle mani dei soliti due o tre che prendono davvero seriamente questo fenomeno, come Nintendo e (a volte) Ubisoft.
IMHO, per me si dovrebbe puntare alla più semplice delle stimolazioni: la meraviglia. La meraviglia che è capace di suscitarti Elektroplancton, ad esempio: è un videogiocattolo, ma esercita anzitutto un fascino estetico/sonoro su chi si esercita nel manipolare i suoni e, inoltre, stimola l’immaginazione dell’utente.
Anche Brain Training si è mosso nel verso giusto, ma il suo concept andrebbe ora ampliato, magari puntando sull’esplorazione di luoghi/contesti.
Ancora, il casual game che intendo io potrebbe essere anche politicamente impegnato: la Molleindustria e MTV ci hanno dimostrato che semplici flash game possono veicolare un messaggio (rispettivamente i costi ecologici e sociali del sistema McDonald’s e la silenziosa strage del Darfur), e che questo può raggiungere amplissime utenze.
Altri esempi illustri sono Pac-Pix, Kirby: Power Paintbrush, Ouendan, il bistrattato Project-Rub: tutti titoli semplici, smaccatamente casual ma con meccaniche interessanti e spessore videoludico eoni avanti rispetto ai vari Cooking Mama, Dogz e Giulia, ma anche ai vari GoW, Crysis e compagnia cantante.
Come già detto, non sono contro l’attuale moda perché è casual, lo sono perché l’attuale moda, nel 2006, ci aveva promesso tutt’altro e ora ci spaccia dell’immondizia come grande rivoluzione. Nintendo ha delle responsabilità, sebbene i suoi titoli siano mediamente di alto livello (anche l’immediatezza dei vari Wii Sports è grandiosa, imho), perché non dimentichiamo che esercita controllo su ciò che viene sviluppato sulle sue console. L’inizio della fine è coinciso quando si è notato come Nintendogs sia stato un best-seller per più di un anno: a quel punto si è passati dall’idea semplice (che io adoro, andatevi a rileggere i miei post di un anno mezzo fa ad esempio se non ci credete), al semplice clonare.