About GanJo

Yawn...che du' palle!

Mors tua, pecunia mea.

Morendi, misconosciuta software house con sede ad Arcore (Mi), lancia sul mercato un nuovo videogioco destinato a sollevare un vespaio di polemiche: Mors Tua. Uno strategico in tre dimensioni in cui si impersonerà nientepopòdimenoche la Morte in carne ed ossa (più ossa, in realtà). Obiettivo del gioco sarà scovare i metodi più divertenti, quindi più redditizi, per far perire i cittadini di Desolandia, la metropoli virtuale in cui il gioco è ambientato, il cui skyline è un collage mal riuscito di New York, Tokyo ed Addis-Abeba.
La demo illustra un primo esempio di game-play: l’incidente stradale. Dalle ovvie ed economiche macchie d’olio a tradimento dietro una curva cieca, si passa a metodi più sofisticati (si fa per dire) come happy-hour selvaggi, musica sparata e martellante per un effetto shakera cervello, nonché lo scorrettissimo sottobustaggio di una cubista che si faccia accompagnare a casa dal malcapitato e che durante il tragitto insista per praticargli un’intervista coi controcazzi (naturalmente, in caso di successo, quindi di decesso anche della cubista, il costo di quest’ultima verrà scalato dall’ammontare creditizio…d’altronde, quanto potrà valere una cubista? Sicuramente meno di una Picasso!).
Il secondo esempio è una guerra pretestuosa e moralista, da lanciare contro un qualche paese lontano ed esotico il cui nome finisca in –an o –nam (ma anche –aq va bene), ancor meglio se organizzata sotto l’egida di una religione monoteista e pedofila, dato che gli sviluppatori hanno previsto un bonus ipocrisiae in grado di lavar via quelle brutte macchie di sangue dalle coscienze, senza che facciano strrrraaappp! Comunque, metodo assai dispendioso in termini di manipolazione dell’opinione pubblica e di recruitment di carne da cannone, tanto che sarà possibile utilizzarlo solo negli ultimi livelli di gioco. Naturalmente, lo stadio finale è rappresentato dalla Guerra Termonucleare Globale di reganiana memoria.
Terzo esempio: l’istigazione al suicidio e – perché no? – all’omicidio by proxy. E qui ci si potrà veramente sbizzarrire. Le ragazze acidelle, ed alla moda, potranno essere facilmente plagiate e circuite sottoponendole ad un diffuso e prolungato bombardamento patinato in cui modelle bidimensionali provocheranno, per induzione, epidemie d’anoressia parossistica e fulminante. I ragazzi, invece, subiranno maggiormente il giudizio del branco, il quale dovrà essere customizzato con cura privilegiando skin post-paninare, pettinature stirate tipo tronista (ma anche il finto spettinato va benissimo) e bicipiti con la scritta “questo spazio può essere tuo – agenzia pubblicitaria tal dei tali.” Altre strategie di gioco, come assumere le sembianze del capoufficio e concedere al proprio dipendente di uscire un’ora prima in modo che possa fare una sorpresa alla propria fedelissima mogliettina, oppure segregare una tranquilla famigliola in uno chalet di montagna cercando di convincere la madre che suo figlio ha qualcosa di strano, beh, sono sin troppo banali e niubbe, tanto che frutteranno veramente pochi crediti, anche se qualcuno le troverà sicuramente interessanti…chi ha detto Bruno Vespa? Ulteriori bonus sono infatti previsti con l’invio dell’immancabile troupe di Studio Aperto e con l’invenzione della domanda più assurda, scontata e/o inopportuna da fare ai famigliari delle vittime.
Quanto ad una modalità di gioco più soft, come quella che prevede l’avvelenamento progressivo e costante dell’acqua e dell’aria, tramite globalizzazione selvaggia dell’intero mondo di Mors Tua, in un viavai di merci e di persone imbarcate su mezzi di trasporto dal rendimento energetico che rasenta il ridicolo, in modo da alterare l’equilibrio sistemico e provocare quindi malattie mortali, pare non verrà implementata. Il CEO di Morendi, Pierferdinando Bordelli, dichiara che gli sembrava troppo politically scorrect. “Non vogliamo attirarci le antipatie di qualche lobby del petrolio e/o presidente di qualche stato americano. E poi è un game-play troppo lento, il videogiocatore si annoierebbe a morte…Ah Ah Ah…Ehm…Coff! Coff! Scusate.”
Sfonderà questo strano, ma affascinante gioco? Chi vivrà, vedrà.

Dio non gioca a dadi. Infatti…

…preferisce “Sim Universe – Supernatural Edition”. Si narra che lo abbia comprato in un afoso pomeriggio d’estate, giacché gli avevano consigliato, essendo Lui anzianotto, di refrigerarsi in uno di quei moderni centri commerciali in cui il nulla fa bella mostra di sé ai lati d’interminabili corridoi plexiglassati. Pare che qualcuno (probabilmente un pensionato arteriosclerotico e rompiballe) lo abbia visto mentre si aggirava annoiato, piluccando un sacchetto di patatine compulsivamente acquistate come se fosse stato spinto da un atavico desiderio d’assomigliare ad un noto porno-attore, tra gli scaffali di un negozio di elettronica. Dicono che gli si sarebbe avvicinato un tale in tonaca e sandali (il cui cartellino di riconoscimento recitava: “Zeus: esperto in fulmini, saette e in tutto ciò che prevede una differenza di potenziale elettrico”), mentre era intento a leggere il retro della confezione del suddetto gioco, lisciandosi la barba in un modo che lasciava trapelare un PC non all’altezza dei requisiti minimi di sistema. Adesso, prendetela con le pinze, ma sembra che il commesso abbia così parlato: “Sent’ammè, cumpà. Pigliate ‘sto giochillo e pruovalo. Si nun dovesse funzionà, vienne accà, che te faccio nu bellu apgreid!” Parole convincenti, a quanto ne sappiamo. Da quel giorno, i pomeriggi del nostro amato vecchiardo devono essere stati meno noiosi, ma, soprattutto, molto meno innocui. Chiuso nella sua cameretta, deve aver dato sfogo a tutta la sua volontà di potenza. Non c’erano pranzo o cena che potessero distoglierlo dalla progettazione di strani e nuovi mondi, popolati da bizzarri ed insani esseri. Quando sua mamma Sofia (sì, viveva ancora coi genitori…non c’è da stupirsi) lo chiamava perché la pasta fumava già nel piatto, lui rispondeva sempre che non aveva tempo da perdere con quello strano ed ormai obsoleto rituale. Molto meglio un trancio di pizza appoggiato di fianco al tappetino del mouse ed un cappello con doppio porta-lattine incorporato e relative cannucce. E via di compilazioni! All’inizio, gli universi gli venivano un po’ male: collassavano immediatamente in una sferetta color piombo del diametro di pochi micron. Poi, impostati i parametri delle costanti fisiche copiandoli dal libro di scienze di sua cugina Kalì, che allora frequentava la terza elementare, nacque l’universo di cui ancora oggi sentiamo notizia a Studio Aperto. E che notizie! Certi culi non possono essere frutto del caso. Comunque, dopo vari tentativi di creare un luogo ideale in cui esseri senzienti potessero vivere nella pace e nell’armonia, dopo innumerevoli e vani sforzi per riportare nell’ortodossia la morale delle sue creazioni, con interventi anche drastici, come formattazioni alluvionali, ristrutturazioni termonucleari, mediazioni messianiche, nonché tutta una serie di madonnine con cripto-pompetta-radiocomandata per farle piangere, deve essersi rotto le balle. D’altronde, quanto a longevità, “Sim Universe” si pone un gradino più in alto dello stragiocato Giramento di Pollici – Made in Qualsiasi Ufficio Pubblico Dell’Italica Penisola.

Videogiochi alla radio. Un mercato ancora inesplorato.

radio

Potrebbe essere l’uovo di Colombo, quell’idea semplice, ma geniale, cui nessuno ha mai pensato prima, tuttavia destinata a rivoluzionare il settore dell’intrattenimento mediatico: video-giochi alla radio. Una contraddizione in termini? Un ossimoro di un qualche artista post-industriale in vena di burle? A sentir l’ideatore, pare proprio di nò. James Cagney (così si fa chiamare il brain-manager) illustra, ad una platea equamente ripartita tra il “ma figurati” ed il “adesso ci facciamo due risate”, la sua meravigliosa visione del futuro. La prima slide sentenzia che il video ha ormai esaurito le proprie potenzialità, essendo tristemente arrivato alla soglia del fotorealismo. Perduta per sempre quella sensazione d’insostenibile gravità alla mascella inferiore nel vedere gli ultimi progressi della grafica computerizzata, all’uomo post-mediatico non resterà che tornare al passato, per ripercorrere le vecchie vie dello stupore, laddove potrebbe ancora esserci spazio per l’immaginazione. Basterà sintonizzarsi sul canale voluto, inserire la smart card, acquistare l’evento, sedersi sulla propria poltrona preferita, chiudere gli occhi. Quando partirà la narrazione, ci si troverà immersi in un fitto sottobosco di ricordi ancestrali, neurologicamente solleticati dalla voce suadente di un antico cantore, con cui si potrà interagire tramite un’apposita antenna bi-direzionale sviluppata in collaborazione con Microsoft. “Sarà un po’ come tornare nel ventre materno, in cui si udiva il mondo attraverso un filtro protettivo ed assolutamente non stressante. Ma con il valore aggiunto di poter scegliere l’evoluzione della storia.” Chi storcerà il naso additandola come una semplice riproposizione dello sceneggiato radiofonico degli anni trenta-quaranta, dovrà ricredersi, perché Cagney ha già in mente tutta una serie di periferiche per rendere l’esperienza sempre più coinvolgente. Stimolatori corticali, emettitori d’odori, tessuti vibranti. Ma perché tutta quest’avversione per l’immagine, qualcuno si chiederà. Cagney spiega che l’idiosincrasia nacque quando capì che stare ore ed ore davanti ad un monitor, per lavoro o per svago, poteva creare seri disturbi alla sfera affettiva per via degli antiestetici occhi arrossati e l’aspetto epititeliale simil-cadaverico che ne derivavano. Ride, chissà se diceva sul serio? Quando poi afferma che ha già in mente di fare un ulteriore passo indietro nella storia dell’information technology, alla ricerca di sentieri poco battuti, volendo lanciare il videogioco su tavolette d’argilla, qualche dubbio viene. “Ci si passerà la tavoletta su cui si saranno intrecciati due binari di linee parallele. Poi, con un apposito pennino fornito in dotazione, si segneranno dei cerchi e delle ics, con l’obiettivo di metterne tre in fila, in verticale, orizzontale o diagonale. Uno strategico a turni con funzioni fittil-touch. Pensiamo di brevettarlo e di lanciarlo sul mercato al prezzo concorrenziale di 99 euro.” Quando qualcuno obietta ridanciano che la tavoletta è una cosa che si guarda, Cagney chiosa sdegnato: “Ovviamente bisognerà giocare ad occhi chiusi e percepire il gioco con il solo ausilio del tatto.” Brail tris. Geniale e dal sicuro successo…a patto di non scendere sotto il miliardo di euro come budget pubblicitario.

(Star-Craft)/(Lara-Croft)=Divorzio in Vista.

Terra. Giovedì 19 Ottobre 2006. Eh, sì, alla fine, anche le favole più belle possono arrivare alla conclusione più scontata e lasciare in bocca il classico sapore fecale delle storie di tutti i santi giorni, magari con un leggero retrogusto di silicio leggermente bruciacchiato, come quello che solo i migliori overclockisti sanno ottenere. Perché pare ormai certo: i due novelli sposi hanno deciso di dividere le loro strade. Craft rimarrà fedele all’OS di Casa Gates, mentre Lara, invaghitasi di un hacker filantropo con manie di grandezza, del tipo “voglio salvare il mondo dalla tirannia del software proprietario, perché da questo partirà una rivoluzione che cambierà il modo di pensare dell’umanità“, concederà le proprie grazie in esclusiva a Linux, ovviamente in maniera totally free. Comunque, sembra che il primo a donare al coniuge un palco di corna ricoperto di velluto sia stato Craft. Alcuni screenshots rubati lo avrebbero immortalato in atteggiamenti equivoci con Selen, Eva Henger e Cristina D’Avena. “Sono solo delle amiche con cui amo conversare d’attualità, filosofia, cucina, sigle dei cartoni animati. Non capisco come si possa anche solo pensare che io abbia anche solo pensato di copulare con queste distinte signorine.” Così, Craft, il giorno dopo l’uscita delle indiscrezioni. Girano voci anche che abbia pagato fior di quattrini per far sparire gli scatti incriminati, in una vicenda di ricatti che vede coinvolti anche altri personaggi del mondo videoludico, tra i quali spiccano, senza dubbio, Alex Del Piero in versione Fifa ’98 (quindi irriconoscibile) ed uno sbandieratore ormai in pensione di GP3. Dal canto suo, la popputa ereditiera chiede alimenti per svariati milioni di poligoni al secondo. “Col passare degli anni le schede video si sono sempre più potenziate, elevando il livello di dettaglio e mettendo quindi in luce i difetti epiteliali dovuti ad una vita passata a cadere da colonne, ad essere sforacchiata, tagliata, schiacciata e così via. Adesso sono stanca, voglio essere fotoritoccata ed apparire sempre pixellosa come un tempo.” C’è da capirla. Sono anni che i maschi sessualmente frustrati di tutto il mondo si divertono a “sbatterla” contro pareti e ripiani vari, a farla morire per sfogare i propri desideri repressi, a masturbarsi pensando alla collega d’ufficio vestita e svestita mentalmente con le textures copincollate dal wallpaper sul computer. Adesso basta. Anche la povera Lara vuole diventare adulta e dedicare la propria vita ad associazioni umanitarie. Girare il mondo, fare due passi tra i bambini che muoiono di fame, sorridere alle telecamere ed ai fotografi avvolta nel costume tipico locale. Insomma, guadagnare miliardi facendo la benefattrice. Virtuale.

Star Craft si è sposato con Lara Croft

   Tarsonis. Domenica 26 Agosto 2006. Felicitazioni isometriche nel poligonale mondo dei video-giochi. Il noto playboy della vita mondana virtuale, al cui passato di marine dello spazio s’ispira il celebre video-gioco, è convolato a giuste nozze con l’eroina materializzatasi, per exeresi involontaria ad opera di un mago di World of Warcraft, dalla celebre saga di predatori di tombe.
   Alla cerimonia era presente tutto il jet-set dell’industria del divertimento videoludico. Naturalmente, in prima fila c’era una degna rappresentanza delle tre fazioni che ancora si combattono su Battle.net, le quali hanno stabilito una tregua solo per riconoscenza a Craft che li ha salvati da una squallida esistenza consacrata ad un co.co.co in un call-center sperduto nell’entroterra siciliano. Presenti, quindi, i Templari Protoss, le Idralische Zerg, più una nutrita schiera di Terran, tra cui spiccavano Jim Raynor, Sarah Kerrigan (in dolce attesa di un Alien per conto di una società di emulatori che le ha subaffittato l’utero ad una major hollywoodiana con sede alle isole Cayman), Gennaro Pippiniello e Pasquale Nicodemo, autoinvitatisi per assonanza. E non potevano certo mancare gli amici-rivali di sempre: un irriconoscibile Super Mario Bros senza baffi (imbarazzante, ma utile, il foro attraverso cui si poteva traguardare la scollatura della sposa senza far la figura dei maiali), il Dr. Gordon Freeman, Link e la Principessa Zelda, Solid Snake, Diablo in persona con due Succubus da infarto, l’astronave di Descent, svariate macchine senza pilota da GT4, bouquet di mariuoli da GTA3 ed assortimento di mostri, zombi, creature ctonie varie ed eventuali.
   La cerimonia è stata semplice, ma originale. La popputa ereditiera è entrata nella bella chiesa in stile Ghotico, accompagnata da SCV che le reggevano il lungo strascico, sulle note del tema del menù principale di Tomb Raider. Breve ed efficace la formula: volete voi cornificarvi a vicenda finché non uscirà Starcraft Ghost? Gli sposi, dopo un attimo di perplessità, hanno risposto: “Sì, lo vogliamo! ”. Star ha quindi infilato un metro di lingua in gola a Lara (qualcuno pare che abbia anche sentito la frase: “È un metro e mezzo…che faccio? Lascio? ”). Quindi tutti via sgommando verso il ristorante da Pino, rinomato per la perizia con cui ricicla i cadaveri degli FPS (ecco perché, dopo un po’, scompaiono) e li presenta di volta in volta come cinghiale, coniglio, manzo alla brace od alla Al Gore (chiamato così perché pare che il quasi presidente lo amasse particolarmente per via dell’aspetto “al sangue” eventualmente escludibile se si era in presenza di minori o sensibili pulzelle.).
   A tarda notte, spettacolo pirotecnico, tuffi in piscina, gente ubriaca che si accoppiava con boss di fine livello, trenini stile ultimo dell’anno in balera di periferia d’infimo ordine. Insomma, il classico matrimonio vip, con presenzialisti ed infiltrati, paparazzi e buzzicone. Mancavano solo Flavio Briatore e Geoff Crammond. Qualcuno dice che stessero preparando uno scherzo a Peter Molineaux: sostituire l’engine di Fable 2 con quello di Populous-The Beginning un attimo prima del lancio commerciale. Che birbanti!

Non gioco più… (ovvero: “Lo strano case del Dottor B. H. Markuse”)

Dagli archivi di Ars Ludica (il forum).

Screamer 2

“Fiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii… boom! Piomba sulla scrivania ancora illibata lo scatolone che contiene il case. Cosa? Il case, mamma, è quella scatola che contiene le componenti del personal computer. Componenti? Sì… scatole che contengono scatole, che contengono scatole, che contengono altre scatole, che contengono nuove scatole, all’infinito. Tre milioni per una matrioska? Non preoccuparti, con la rateizzazione non ce ne accorgeremo nemmeno. E poi mi serve per studiare, devo fare la tesi. Seehhh… dopo due nanosecondi, arriva di straforo il primo gioco masterizzato: Screamer 2. Musica techno a palla, scelta del tracciato, schermo diviso in due, scelta delle auto, attento, quella a trazione posteriore è più veloce ma anche più difficile da controllare, ecco, questa curva la devi prendere così, cercando la corda in modo aggressivo e lasciando scorrere la macchina verso l’esterno, è qui che si fa la differenza. Dal tramonto all’alba e dall’alba al tramonto. In breve, la macchina dentro cui corrono altre macchine diventa ciò che è: una droga potentissima. Al mattino, ti alzi insolitamente presto, con la scusa che dovresti studiare e, mentre il fratello minore è ancora a scuola, ti alleni in modalità sfida contro il tempo. Nel pomeriggio, dividi lo schermo. La sera, dopo cena, non puoi resistere a farti un giretto. La notte, continui a ripercorrere i tracciati, agitandoti nel sonno. Poi, dopo un po’, arriva la nausea, seguita da una fase di distacco e di rifiuto. Tuttavia, non dura molto e si arriva ad una sorta d’equilibrio assuefatto nel giro di una settimana, finché non si è sviscerato il gioco in ogni minimo dettaglio, sino all’ultima, minutissima matrioska, non a caso un differenziale nell’ordine dei micron. La prima conseguenza di tanto impegno profuso, e di tanto tempo impiegato, è che quel gioco sarà impresso per sempre nella mente del videogiocatore, marchiato a fuoco con sfrigolio di neuroni che si liquefanno ed evaporano, liberandosi nell’aria attraverso la ventola di raffreddamento situata nella parte posteriore del corpo-macchina. Seconda conseguenza: prima o poi lo reinstallerai. Preso dalla nostalgia e dalla noia per i nuovi, ma insulsi giochi allegati alla tua rivista preferita, andrai a ricercare quel vecchio compact disc con la speranza che il lettore ottico sappia riprodurre le stesse sensazioni di un tempo. Funziona quasi sempre, ma il segnale proveniente dal passato tende a degradarsi piuttosto velocemente, abbandonando il videogiocatore in una valle di processori orribilmente mutilati (privati del “core”, ovvero “scorati”). Terza conseguenza: cercherai dei surrogati. Potranno passare anche mesi o addirittura anni, ma, prima o poi, la tentazione si farà viva e difficilmente potrai resisterle. Quarta conseguenza: butterai un sacco di soldi per acquistare giochi ingiocabili, frustranti, irritanti, indigeribili poiché indirigibili. Di solito, tali giochi sono caratterizzati da un periodo di permanenza su hard-disk inferiore al tempo necessario alla loro installazione. Quinta conseguenza: nel giorno più nebbioso dell’anno, salirai su di una montagna desolata ed incredibilmente irta e, giunto in cima, stremato, in ginocchio, ti chiederai, con le lacrime agli occhi ed una mano protesa nel vuoto, quali terribili peccati debbano aver commesso i tuoi antenati perché tu debba soffrirne così tanto nel tentativo di espiarli. Sesta conseguenza: farai il penoso tentativo d’abbandonare la rassicurante e collaudata zona budget per il selvaggio e periglioso territorio denominato “hic sunt smanettones”. Farai gli upgrade del caso, cambierai tutto meno il case e, non prima d’aver scagliato diversi suini contro i muri della tua cameretta, otterrai il computer superpalestrato per l’ultimo videogioco ultrarealistico. Ma la delusione è dietro ogni poligono, spesso le aspettative si rivelano del tutto inopportune. Settima conseguenza: prima o poi ti comprerai una console. Da mettere sul mobile del salotto, magari per ascoltarci un po’ di musica o vederci un film, e smetterai finalmente di pretendere l’impossibile da una scatola, cranica o casistica che sia. Abbasserai incredibilmente le tue aspettative, smetterai di mitizzare la tua infanzia e di cercare di riprodurla all’infinito, ti cercherai un lavoro serio, metterai la giacca e la cravatta, diventerai quello che si dice “un uomo fatto e compiuto”. Non importa se abiterai ancora coi genitori, di questi tempi, gli affitti… Ottava ed ultima conseguenza: non sarai mai più felice come quando giocavi a Screamer 2.
Che fare, quindi? È possibile sfuggire a questa spirale infernale? Perché, anche se evidentemente parodiata per necessità d’intrattenimento, tale successione di eventi ha certamente punti di contatto con l’esperienza videoludica del videogiocatore medio-standard. Allora? La morale è sempre quella: esiste una relazione bilanciabile tra dipendenza e felicità. Banalità delle banalità, stechiometria esistenziale, chimica organica applicata all’inorganica, informatica psicanalitica ed elettrotecnica sentimentale, dove sono le differenze che ci avevano promesso? Perdute o mai esistite, ironia della sorte, non fa alcuna differenza. L’unica via sembra essere quella di aggrapparsi alle propaggini del Caso da cui un tempo ci siamo staccati come se fossimo frutti maturi: le esperienze regresse infinite. Ma va bene anche solo Esperienza. Cosa c’insegna Costei? In una realtà fatta di sfumature sovrapponibili a piacere come in una libreria finlandese (peraltro molto simile ad un quadro svedese), Essa c’insegna che sarebbe buona norma trovare i coefficienti del caso prima di strafogarsi e sviluppare, di conseguenza, e non a caso, intolleranze croniche verso quelle sostanze necessarie per raggiungere l’equilibrio tra i due piatti della bilancia. Tra queste, a noi ci piace vi sia il silicio. ”

Clicca qui per leggere i commenti originali a questo messaggio nell’archivio di Ars Ludica