About Simone "Karat45" Tagliaferri

Nacqui, e già questo è un miracolo, vista la mole. Da piccolo ero restio al cibo, poi ho smesso (di essere restio). Appassionato di videogiochi sin dalla più tenera età, in cui un Frogger casalingo mi rubò l'anima, sono cresciuto a pane e 8 bit, poi 16 bit, poi 32 bit, poi 64 bit e infine un numero indeterimnato di bit che mi hanno fatto salire il colesterolo ma anche fatto scoprire un sacco di mondi eccezionali (ad esempio quello di Samantha Fox). Ad oggi sono tormentato da una domanda: ci sono più carboidrati in una fetta di pane o in New Super Mario Bros.? Non ci dormo la notte. Ma forse è colpa del caldo (se leggete questo profilo d'inverno sappiate che è stato scritto a fine Giugno). Ho fondato, insieme agli altri tizi presenti in questa pagina, Ars Ludica sperando di poterlo riempire di pornazzi. Ho capito troppo tardi che doveva essere un blog sulla cultura dei videogiochi scritto da sfigati. È l'essere evidentemente sfigato che non mi ha permesso di tirarmi indietro. Così eccoci qua.

[Podcast]TIScast 16, il primo podcast in sanscrito del pianeta

Finalmente è uscita una nuova puntata di TIScast, il podcast estremo che si può ascoltare solo se si capisce il sanscrito. Battute a parte (ma una poesia in sanscrito c’è veramente), ospite della puntata è il nostro amico Paolo Giaiero che ci racconterà tante cose interessanti sulla traduzione di Dear Esther e sul suo lavoro come indies4indies. E aboliamola sta cavolo di h! Tanto è vero, se leggete i commenti sparsi sulla maggior parte dei siti di videogiochi, non la usa nessuno.
—————————————–

Ciao cari, com’è? Mi permetto questa introduzione alla Nejrotti, ritrovato nella formazione di questa sedicesima puntata (insieme ai compagni storici Maglione e Rossetti), per presentarvi una puntata che entrerà nella storia di TIS. In questo episodio infatti, oltre al nostro amicissimo Bruno Barbera, abbiamo avuto il piacere di avere come ospite Paolo Giaiero, fondatore di indies4indies e responsabile della controversa traduzione di Dear Esther. Proprio con lui parleremo di cosa lo ha spinto a realizzare una traduzione che ha diviso gli animi di tutti gli appassionati videogiocatori di una delle esperienze videoludiche più particolari degli ultimi anni. Non mancheranno commenti sulle news più importanti del periodo, sui rumor della Steam Box (che chissà perché mi sono trovato a chiamare Valve Box per tutto il tempo della registrazione), e le impressioni su PS Vita.
In calce, chiedo scudo al buon Totus Sciara, che aveva inviato una mail che, purtroppamente, abbiamo ignorato. La leggeremo nella prossima. Promesso! Per tutti gli altri, l’indirizzo è sempre quello: podcast@theindieshelter.com. Buon ascolto e, mi raccomando, non fatevi di codeina.

Succede oggi:

– Dear Esther: la controversa traduzione
– Steambox: la console di Valve
– Nintendo rifiuta The Binding of Isaac
– Alan Wake e American Nightmare
– PS Vita

Succedeva ieri:

– PSP: Il meglio e il peggio

Extraludica

– Romanzo Criminale, la serie
– Angolo musicale di Fede con la Codeina
– Zerocalcare

Per ascoltarci

Clicca QUI per TIScast su ITunes

Clicca QUI per il link diretto all’episodio. Tasto destro e Salva con nome e vai con Dio. Giallo.

Clicca QUI per ascoltarci in streaming

Feed del podcast

Siamo anche su Facebook!

Le recezzioni brevi, il ritorno

Immagine presa da: http://felixdiaz.blogspot.com/

Titolo: Asura’s Wrath
Publisher: Capcom
Piattaforme: PS3, Xbox 360
Recensione: Un tizio perennemente incazzato e arrapato distrugge tutto in un lungo filmato che non finisce se non spendete altri soldi per comprare il finale.
Commento: Scoppia brufoli

Titolo: Barbarian
Publisher: Microids
Piattaforme: iOS
Recensione: Piglia il classico classico ormai inutile per sistemi a 8-bit e trasformalo in una cialtronata incontrollabile per touch screen. Condisci tutto con tette sparse e hai tirato il bidone perfetto.
Commento: Di teste ne abbiamo tagliate abbastanza

Titolo: Infinity Blade II
Publisher: Epic Games
Piattaforme: iOS
Recensione: Prendi un gioco inutile ma bello graficamente, riproducilo e miglioralo graficamente. Otterrai il plauso di tutti quelli che dicono che la grafica non è tutto in un videogioco e a loro li piace il gheimplei.
Commento: Per me, mast bay, il gioco dell’ano.

Titolo: Kingdoms of Amalur: Reckoning
Publisher: EA
Piattaforme: PC, Xbox 360, PS3
Recensione: Compagno generico, passami quella spada generica che devo uccidere un esercito di nemici generici, dopo aver svolto un pacco di quest generiche, ovvio.
Commento: Mio al day one! Già passato? Porco giuda!

Titolo: The Darkness 2
Publisher: 2K Games
Piattaforme: PC, Xbox 360, PS3
Recensione: Ma quanto è narrativo sto gioco. Cioé, è n’esperienza e ho detto tutto. Ma il protagonista non era morto nel precedente episodio?
Commento: Ormai devi sperare che i giochi vendano poco e non li ricordi nessuno, altrimenti si riproducono e mandano tutto a puttane.

Titolo: Gotham City Impostors
Publisher: Warner Bros.
Piattaforme: PC, Xbox 360, PS3
Recensione: Il gioco l’ho pagato, ma gli altri avevano tutta roba che io non avevo. Cioé, lo paghi, ma poi ti senti il pene piccolo perché ci sono duecento DLC da comprare.
Commento: Non è un gioco, è una banca.

Lo strano caso della traduzione in italiano di Dear Esther

Recentemente è stata pubblicata la traduzione in italiano di Dear Esther ad opera di un amico di Ars Ludica, Paolo Rostagno Giaiero, fondatore del gruppo indies4indies. La traduzione è molto curata, con una ricercatezza linguistica che pochi individui viventi sul suolo patrio e praticanti la nostra lingua si possono permettere. Ovviamente è un’opera umana e come tale la si può apprezzare o criticare. Il problema che vorrei sottolineare non è certo questo.

Quello che più mi ha stupito è stato il constatare come molti non conoscano nemmeno la lingua che dicono di parlare. Alcuni hanno parlato di traduzione “sbagliata”, come se ne esistessero di corrette, altri di traduzione realizzata con google translate, che è un modo ormai banale per dire che la traduzione è realizzata male. I più ridicoli sono stati quelli che hanno parlato di traduzione sgrammaticata, senza ovviamente saper indicare un singolo errore grammaticale nel testo (semplicemente non ce ne sono).

Adesso, è vero che ormai siamo abituati a un piattissimo linguaggio standard, che vuole i Nord di Skyrim pronunciare frasi simili a quelle dei soldati di Call of Duty o delle razze aliene di Mass Effect, ma non saper riconoscere nemmeno le forme della propria lingua, per quanto desuete (eppure alle medie e alle superiori qualche testo antico lo si dovrebbe studiare) o, peggio, scambiarle per forme sgrammaticate paragonabili a quelle di un traduttore automatico, è una questione di portata ben più ampia.

Ci scandalizziamo per un “Sorcio” al posto di “Mouse”, come se in realtà “Mouse” non fosse traducibile in “Sorcio” (non sto discutendo la bellezza o la bruttezza della traduzione, solo la sua fattibilità o meno), ma non poniamo mai nessuna questione quando vengono importate delle parole inglesi che hanno un corrispettivo in italiano perfettamente usabile (es. Spread/Differenziale, per dire una molto usata di questi tempi). Non è un problema di poco conto, ma una predisposizione al far colonizzare la propria lingua da un linguaggio percepito come più forte, senza opporgli alcuna resistenza.

Badate bene, non sto dicendo che non bisogna usare parole straniere. Anzi, sono il primo a ritenere che la conoscenza di più lingue sia positiva, non certo negativa. Sto solo affermando che riflettiamo nella gerarchizzazione che facciamo dei codici linguistici la predisposizione da servi che caratterizza diversi aspetti della nostra ottusa società, come se l’adozione di parole non nostre ampliasse i nostri orizzonti a prescindere dal fatto che la stessa sia stata meditata o meno.

Ecco un estratto da uno scambio avuto direttamente con l’autore della traduzione:
Dear Esther è stato realizzato da eccelsi attori e musicisti di teatro e discutendo con l’autore, il prof. Pinchbeck, scoprii lui essere un grande appassionato di Pirandello, pertanto, prima di iniziare a lavorare sul suo testo, gli proposi di osare qualcosa di diverso: in particolare una grafia un po’ antiquata in omaggio al nostro sommo drammaturgo siciliano (e, ovviamente, lo informai del fatto che ci sarebbero state delle minime divergenze rispetto all’italiano corrente). Ei ne fu entusiasta e approvò seduta stante il mio suggerimento. (Per di più chiunque abbia giocato a Mirror’s Edge, a cui aveva collaborato proprio Robert Briscoe, ricorderà sicuramente la multinazionale fittizia denominata Pirandello/Kruger.) Non ho dunque intrapreso nulla di mia iniziativa, né tantomeno fatto alcunché non fosse stato prima approvato direttamente da chi di dovere. Seppur vero che la grafia utilizzata in Dear Esther sia misconosciuta, essa non è scorretta ed è a tutt’oggi viva e vegeta. Si vedano p. es. gli scritti del mio venerando mentore, uno dei massimi arabisti a livello mondiale, il prof. Vallaro (e altri): Link

Players 12 disponibile!

Leggermente in ritardo sul piano di marcia, ma più ricco del previsto arriva Players 12, a giorni disponibile anche nelle versioni ePub e Mobi, che hanno riscosso particolare successo nel nostro test precedente.

Aprono questo numero i Superamici, si prosegue con il meglio del cinema di queste settimane e una retrospettiva sul cinema muto, passando per Alan Moore, Haruki Murakami, Ernest Cline, John Williams, i Bitcoin e una serie di retrospettive videoludiche per i lettori più nostalgici.

Come sempre, seguiteci su Facebook e Twitter per gli aggiornamenti relativi a magazine e podcast!

Il sommario di Players 12 è disponibile dopo le immagini.





Nel numero 12 di Players:

Arte: Hanna Megee / di Andrea Chirichelli
Stories: I Superamici sono dei players / di Maicol & Mirco, Ratigher, Tuono Pettinato, LRNZ, Dr. Pira
Cinema: Speciale cinema muto / di Andrea Chirichelli
Cinema: Recensione di Shame / di Mattia Veltri
Cinema: Recensione di Beginners / di Andrea Chirichelli
Cinema: Recensione di The Descendants / di Andrea Chirichelli
Cinema: Recensione di The Help / di Andrea Chirichelli
Cinema: Recensione di 50/50 / di Andrea Chirichelli
Cinema: Recensione di Tinker, Taylor, Soldier, Spy / di Andrea Chirichelli
Cinema: Recensione di Moneyball / di Emilio Bellu
Tv: Hell on Wheels / di Antonio Lanzaro
Tv: Black Mirror / di Matteo Ferrara
Cinema: Players Grindhouse Vol. 7 – Filippine: l’arcipelago dell’Exploitation – Parte 2 / di Piero Ciccioli
Still: Larissa Felsen / di Andrea Chirichelli
Letteratura: Recensione di Dannazione di Chuck Palaniuk / di Mattia Veltri
Letteratura: Recensione di 1Q84 di Haruki Murakami / di Alberto Li Vigni
Letteratura: Recensione di 1001 Videogiochi da non perdere di Tony Mott / di Alberto Li Vigni
Letteratura: Recensione di Ready Player One di Ernest Cline / di Claudio Magistrelli
Letteratura: Le Parole del Postribolo – Colofone / di Simone Tagliaferri
Comics: Neonomicon di Alan Moore / di Claudio Magistrelli
Comics: Teenage Mutant Ninja Turtle di Eastman & Laird / di Piero Ciccioli
Comics: Saiyukiden di Katsuya Takeda / di Piero Ciccioli
Comics: X’ed Out di Charles Burns / di Alessio Trabacchini
Comics: Il Mondo di Coo di Hideji Oda / di Alberto Li Vigni
The Gramophone: Speciale John Williams / di Maurizio Caschetto
The Gramophone: Recensione di Cannibal Movie – Avorio / di Matteo Del Bo
The Gramophone: Recensione di Radio Moscow – The Great Escape of Leslie Magnafuzz / di Matteo Del Bo
The Gramophone: Recensione di Alcest – Les Voyages De L’âme / di Pietro Recchi
The Gramophone: Recensione di Fine Before You Came – Ormai / di Pietro Recchi
Wires: Speciale Bitcoin, intervista con Vili Lehdonvirta / di Tommaso De Benetti
Videogiochi: Recensione di Neverdead / di Piero Ciccioli
Videogiochi: Speciale Commodore 64 / di Marco Passarello
Videogiochi: Speciale App Ludiche / di Mattia Veltri
Videogiochi: Speciale Layton / di Dario Oropallo
Videogiochi: Speciale Monkey Island / di Domenico “Diduz” Misciagna
Videogiochi: Recensione di Star Wars The Old Republic / di Alessandro De Luca
Videogiochi: Recensione de Il professor Layton e il Richiamo dello Spettro / di Dario Oropallo