Due giochi da aspettare

Opoona group 3 brothers Star Shower

Opoona (Wii). Sviluppato da ArtePiazza, una nuova software house indipendente sotto contratto di KOEI, Opoona ha le carte in regola per diventare uno Zelda per le nuove generazioni: navigazione libera del mondo, character design distintivo e un gameplay che, almeno nei primi video e nelle stringate descrizioni di accompagnamento, promettono una commistione interessante tra vecchio e nuovo (come ad esempio l’integrazione del controllo tramite Wiimote in un’interfaccia di combattimento da JRPG tradizionale). Le premesse del gioco sono semplici: qualcosa va storto nell’astronave di famiglia e un gruppo di bambini alieni viene abbandonato su un pianeta sconosciuto. Qui i bambini fraternizzeranno con gli antropomorfi nativi e si imbarcano in una serie di avventure per capire cosa è accaduto ai loro genitori. Ovviamente non tutto è come sembra e il pianeta nasconde dei segreti… ArtePiazza si è già distinta per KOEI con quello che doveva essere il nuovo Harvest Moon per PSP: Innocent Life. Se ArtePiazza è riuscita a fare così tanto da così poco, le premesse per il successo di Opoona ci sono tutte.

DQ9 - Travel DQ9 - Combat

Dragon Quest IX (DS). Anche Dragon Quest decide di passare per il DS, con un titolo che sembra confermare la “rivoluzione tradizionalista” che ha contraddistinto anche il precedente capitolo per PS2. Ad un’ottima customizzazione dei personaggi la SquareEnix associa un sistema di gioco immediato e flessibile, insieme ad una grafica spettacolare per il mattoncino Nintendo (probabilmente un derivato dell’engine di Final Fantasy III DS, che rivedremo anche in Final Fantasy IV DS nel prossimo futuro). Dalle scarse informazioni che sono riuscito a tradurre, pare che il gameplay (in particolare i combattimenti) abbia subito un discreto restyle senza discostarsi moltissimo da quelle che sono le basi delle meccaniche dragonquestiane; presentazione grafica a parte, decisamente più moderna. Il gioco promette una longevità almeno pari a quella di Dragon Quest VIII, asserzione che genera qualche dubbio ma che lascia comunque presagire un titolo interessante, orientato all’esplorazione e farcito di innumerevoli contenuti segreti.

Il ritorno di Noah e Hal

Indiana Jones and the Last Crusade – Indiana Jones and the Fate of Atlantis. Che emozioni vi suscita la lettura di questi due titoli? Tante, ne sono sicuro, almeno se siete videogiocatori di vecchia data. Bene, sappiate che i creatori di queste due eccezionali avventure punta e clicca, a quel tempo realizzate sotto etichetta Lucasfilm Games e in seguito LucasArts, si sono riuniti per lavorare ad un nuovo progetto. Non abbiate paura, niente ibridi, sezioni a mo’ di picchiaduro dei poveri o inventari striminziti, questa sarà un’avventura punta e clicca classica, non so se mi spiego.

Suppongo vogliate saperne di più, lecito, andiamo avanti.

Indy 3 & 4

Il plot del gioco ruota intorno alla (vera) storia di Mata Hari , donna olandese (che dà anche il titolo al gioco) che lavorò come spia tedesca in territorio francese, nel periodo della prima guerra mondiale e che poi venne giustiziata dal governo francese, per via di questo reato. La storia inizia proprio dal suo primo impiego come spia fino al probabile triste finale.
Il progetto è stato commissionato a questi due grandi ex Lucas, da parte di DTP, publisher tedesco che dedica le proprie risorse allo sviluppo di avventure grafiche, genere ancora molto amato in Germania (che è stata ridefinita la patria della AG, nel mondo). Hal e Noah si occuperanno tuttavia “solamente” della progettazione e del design del gioco, lo sviluppo vero e proprio verrà affidato ai 4HeadStudios, team tedesco esterno meno esoso da finanziare. Insomma, si tratta di outsourcing, che verrà costantemente seguito dalle due teste di serie, tramite incontri periodici col team di sviluppo.

Falstein e Barwood, creatori di Fate Of Atlantis

L’uscita del gioco è prevista per il primo quarto del 2008, questo lascia intuire che ci stiano già lavorando e che il plot sia già stato ultimato, o quasi. Non resta che attendere con impazienza ulteriori notizie, sperando che la classe di questi due “vecchietti” venga messa in risalto, magari per dare una scossa a un genere dato per spacciato e che ultimamente ha cominciato a dare segni di ripresa, guardacaso sempre grazie a sviluppatori ex LucasArts. Cosa può voler significare?

Ecco un artwork del personaggio principale:

Mata Hari, protagonista di quest’avventura

Piattaforme cartacee

I platform 2D su console casalinghe sono ormai merce rara e quei pochi che escono sul mercato li trovo eccessivamente contaminati dagli sparatutto. E’ per questo che l’imminente avvento di Super Paper Mario su Nintendo Wii, rappresenta una boccata di goduriosa aria fresca. Definirlo un platform 2D è però riduttivo, una caratteristica peculiare del titolo Nintendo è la possibilità di percorrere i livelli anche in profondità. Con la pressione di un tasto, la telecamera balzerà alle spalle di Mario, permettendogli di muoversi (per un tempo limitato) all’interno del livello, in 3D, scoprendo qualche segreto celato dalla visuale laterale e dandogli la possibilità di superare degli ostacoli apparentemente insormontabili. Ciò che salta all’occhio, comunque, è l’aspetto estetico: un tratto netto e “piatto” già usato negli episodi RPG della serie, che si fonde con alcuni elementi realizzati in stile bambinesco, forme abbozzate, spigolose e a tratti volutamente confuse. Formula alquanto vincente, per quel che mi riguarda: osservare il gioco in movimento è davvero una gioia per gli occhi (un interessante video da YouTube, che mostra alcuni colpi di genio presenti in questo titolo).

Super Paper Mario

Non mi dilungherò oltre sulle caratteristiche del gioco, il video e le immagini parlano da sole, sappiate soltanto che ci sarà molta carne al fuoco per deliziare gli amanti del genere e anche chi vorrà cominciare da questo titolo. Fra qualche mesetto tra le nostre vogliose mani (in USA uscirà ad Aprile), sperando solo di non dover scazzottare con qualche forzatura imposta dall’uso dei particolari controlli del Wii (che trovo poco adatti a un platform 2D classico).

[Anteprima] SEGA Racing Studio

Son già passati quasi due anni dalla fondazione di questo studio occidentale, su cui SEGA sembra puntare molto. Questo lo si nota già dai progetti in mano al team, che ha l’obiettivo di rilanciare l’immortale brand di SEGA Rally dopo la brutta figura rimediata con il meno che mediocre SEGA Rally 2006 (mai uscito dal Giappone, data la qualità del gioco, salvato per lo più grazie all’inclusione della versione Arcade Perfect del primo immortale capitolo della serie). Dalla prematura dipartita del glorioso Dreamcast, SEGA ha collezionato un bel pò di brutti giochi (salvo alcuni casi, vedi Outrun 2, Virtua Fighter 4/5, Super Monkey Ball, Ryu Ga Gotoku e Virtua Tennis 3) e adesso sta facendo il possibile per riprendersi. Certo, suona strana la creazione di un team occidentale (con sede in UK) per lo sviluppo dei racing games (che una volta coordinava il buon Yu Suzuki con i mitici AM2), forse, però, non è una scelta tanto discutibile.

SEGA Racing Studio

Con a capo Guy Wilday (di certo non un novellino, ha partecipato allo sviluppo dei primi Colin McRae Rally in Codemasters) e un team di sviluppatori con esperienza nel settore (tra cui alcuni ex membri di Criterion), SEGA vuole tornare a dettar legge nel campo dei racing arcade moderni. L’obiettivo di SEGA Racing Studio è quello di sviluppare due titoli all’anno, non è un pò troppo?

Sega Rally Revo è in costante sviluppo e manterrà lo stile arcade dei precedenti episodi (tappe brevi sempre in compagnia di altri concorrenti), con un pizzico di profondità in più. In uscita dopo l’estate per le piattaforme di nuova generazione.

Circolano anche delle insistenti voci di corridoio su un possibile ritorno del brand Daytona USA, arcade indimenticato e tutt’oggi ancora giocato nelle sale giochi di tutto il mondo. Noi restiamo qui, a sognare.

Wii: prove tecniche di democrazia diretta

Wii ConsoleCome comunicato giorni fa in una press release ufficiale, Nintendo ha varato il nuovo canale Everybody Votes. Il sistema è semplice quanto ingegnoso: il canale sottoporrà periodicamente nuovi sondaggi agli utenti. Essi saranno visualizzabili e contestualizzabili regionalmente o su un gruppo di contatti, per avere un resoconto delle opinioni collettive.

Sarà anche possibile prevedere l’esito dei sondaggi: ogni utente avrà memorizzato nel suo profilo quanto è in sintonia con la pubblica opinione.

In aggiunta a queste funzionalità, il pubblico potrà sottoporre nuove domande per i sondaggi, domande che saranno decise, apparentemente, sempre su base democratica. Inoltre, ogni due settimane ci saranno appositi sondaggi su scala mondiale, i cui risultati saranno monitorabili in tempo reale.

Senza pensare alle possibili implicazioni su profiling e marketing del nuovo canale, è importante notare come il servizio possa essere visto come uno dei primi metodi di massa per sperimentare strumenti di democrazia diretta. Nonostante la frivolezza dei sondaggi iniziali. Sarà bene osservare se dalla massa affioreranno interrogativi importanti ed universalmente riconosciuti dalla società moderna, come problemi etici e/o ambientali. L’importanza è ancora maggiore proprio perché il Wii non nasce come uno strumento ufficiale di eGovernment (come è successo in Europa per il Digitale Terrestre, con gli scarsi risultati che tutti sappiamo) ma come un semplice strumento sociale.

L’identificazione del Wii come strumento sociale, piuttosto che come semplice estensione del sistema di governo esistente, è importante: lo libera di pesanti investiture ufficiali che ne limiterebbero l’appeal e l’interesse verso l’utente medio.

Ovviamente il Wii non sarà mai uno strumento politico ed i suoi utenti non saranno mai un campione significativo della società odierna. Tuttavia, l’essere orientato ad una utenza fatta non solo di videogiocatori accaniti e l’avere come target una fascia demografica molto eterogenea, ne fanno un mezzo di comunicazione di massa ideale per un dibattito interattivo e, soprattutto, divertente.