I videogiochi aiutano a socializzare

Stando ad uno studio finanziato dal governo americano (1,5 milioni di dollari) pare proprio che i videogiochi producano l’effetto contrario a quello paventato dagli apocalittici: aiutano a socializzare. O, per dirla come lo studio, danno ai ragazzini una certa ‘social confidence’.

Lo studio (chiamato Grand Theft Childhood: The Surprising Truth About Video Games And What Parents Can Do) è basato su un campione di 1300 ragazzi sparsi per tutti gli Stati Uniti e trae la conclusione che non esistono prove sul rapporto tra i videogiochi e l’aver abbracciato una vita criminale. Insomma si può stare tranquilli, giocare a un GTA qualsiasi non fa diventare spacciatori (pelati sì, ma spacciatori proprio no).

Il dato più sorprendente è che, a differenza di tutte le credenze popolari, chi non videogioca ha più difficoltà ad inserirsi nella società. E qui verrebbe da chiedersi come mai i simpaticoni che vedono in una partita a Contra uno dei segni della fine del mondo non si pongano mai il problema di immaginare che se in una classe di, non so, 20 ragazzini, 19 giocano e uno no, sia proprio quell’unico non-giocatore che risulterà “asociale” e non certo gli altri, visto che gli mancherà uno degli argomenti di conversazione e di confronto nodali con gli altri ragazzi(ni) della sua età. Ripeto, è un’ovvietà. Se vado in un circolo di amanti delle verruche e non so niente sulle verruche l’asociale sarò io, non certo i membri del circolo.

Comunque, lo studio dice anche che ragazzi e ragazze minorenni che giocano per più di 15 ore a settimana con giochi vietati ai minori sono più a rischio di finire nei guai, che non significa che i videogiochi saranno la causa esclusiva dei guai.

Olson, l’autore dello studio, va avanti dicendo che negli ultimi 20 anni i crimini sono diminuiti tra i teenager mentre il consumo di videogiochi è aumentato significativamente e afferma anche che i vari studi fatti dai vari psicologi cercando di legare i comportamenti aggressivi ai videogiochi sono poco credibili.

Alla fine, il nostro studioso, ci spiega che: “If you go to the local Cineplex and see a Jackie Chan or Jet Li movie and you watch a bunch of teenagers come out of that, of course they’re going to be sort of hitting each other and kicking; you know, they’re excited. But that goes away very quickly.”
And so there’s this leap of faith that if a child or teenager or even a young adult is exposed to this and they have a short term response, then that means it’s going to change their behaviour. We found it to be actually quite the opposite
.”

(Trad. Se andate in un Cineplex a vedere un film di Jackie Chan o Jet Li e poi osservate un gruppo di teenager uscire dallo stesso cinema, molto probabilmente cominceranno a colpirsi a vicenda (chi non lo ha mai fatto con gli amici infili la mano in un tritacarne e canti “Meno male che Sivlio c’è” ndST); come potete ben capire sono eccitati. Ma questo stato di eccitazione scemerà molto velocemente. Possiamo porre fede nel fatto che se un ragazzino o un teenager o anche un ragazzo più adulto vengono esposti a questi stimoli e hanno una risposta a breve termine di questo tipo, le loro abitudini e il loro comportamento non cambieranno. Anzi, troviamo che possa avvenire esattamente l’opposto).

(nota: la traduzione non è proprio letterale ma ho tentato di rendere al meglio il senso delle parole del buon Olson)

Fonte: http://www.mcvuk.com/news/30236/Report-Non-gaming-kids-at-bigger-risk-of-being-anti-social

[Anteprima] Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots

Pubblicato da Konami | Sviluppato da Kojima Productions |Piattaforma Sony Playstation 3
Uscita prevista in Italia il 12/06/2008

È da tempo che penso di scrivere un’anteprima su Metal Gear Solid 4, ma ho sempre rimandato perché non credo esista un solo videogiocatore che ne ignori l’esistenza. Negli anni il Sig. Kojima non ha raccolto soltanto consensi, infatti le schiere di detrattori sono aumentate e, complice (forse) la temporanea esclusiva sulla tanto odiata Playstation 3, la loro voce si fa sempre più forte sui forum di tutto il mondo. Perché questo astio nei confronti di questa fortunata saga? Ci si lamenta dell’eccessiva prolissità dei dialoghi via codec (lo concedo, soprattutto in Sons Of Liberty), dell’estenuante lunghezza delle sequenze filmate, di una trama a volte macchiata da elementi e personaggi trash e della scomodità dei controlli e della gestione della telecamera. Sono critiche che ci possono stare, ma io ho imparato ad accettare le scelte degli sviluppatori, per comprendere la loro visione, per assaporare ciò che di buono nasconde il loro prodotto e soprattutto notare se traspare passione e dedizione, elementi che in questa saga sono ben visibili sin dal primo episodio in 2D su MSX (e NES). Comunque, non credo sia il caso di dilungarmi oltre (magari ne riparleremo in futuro, dopo l’uscita di Guns of the Patriots) e passiamo a questo presunto messia che si vociferà darà la spinta necessaria a Playstation 3 per combattere ad armi pari contro Xbox360 (sarà vero?).

Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots eredita il gameplay del terzo episodio in 3D e vi aggiunge ulteriori elementi. Un CQC (combattimento ravvicinato) più evoluto, nuove mosse di sneaking, la possibilità di giocare l’intera avventura in prima persona (potendo anche camminare, a differenza di MGS3) con arma centrata, l’utilizzo del robottino MKII che permetterà l’ascolto di dialoghi da diversi punti di vista, lo stordimento del nemico tramite scossa elettrica e anche il ritrovamento di bonus nascosti nel mondo di gioco. Comodo l’utilizzo della nuova tuta octocamo, che si adatterà alle superfici che andremo a toccare con la semplice pressione di un tasto e quindi senza dover entrare spesso nel menu di gioco, interrompendo l’azione. Un’altra novità sarà la scelta del livello di difficoltà composta da ben quattro varianti: Liquid – Naked – Solid – Big Boss (originalità portami via), sperando che siano bilanciati a dovere. Ovviamente oltre alla prima persona, avremo anche la classica terza con telecamera libera introdotta in MGS3: Subsistence, sicuramente molto più comoda di quella semi-fissa che ci siamo trascinati inspiegabilmente per anni. Nel gioco visiteremo principalmente tre locazioni, ovvero il Medio Oriente, il Sud America e l’Europa dell’Est. Le atmosfere della prima zona sono ricreate magistralmente, il chiaro grigiore delle costruzioni incomplete, le strade estremamente polverose, sono sicuro che le altre non saranno da meno. L’impressione che ho avuto dopo aver visionato alcuni filmati di gameplay è che questo episodio sembra sia molto rivolto all’action in your face piuttosto che allo stealth a tutti i costi, complice la maggiore concentrazione di unità sul campo di battaglia (saranno presenti diverse fazioni che combattono tra loro, indipendentemente da ciò che fa il giocatore), l’arrivo di metal gear in parte organici che daranno del filo da torcere al vecchio Snake (alcuni video impressionano a tal proposito) e il vasto e customizzabile arsenale da cui attingere. Insomma, di carne sul fuoco ce n’è molta. Graficamente si può notare una modellazione dei personaggi di primissimo piano, lo stesso vale per le animazioni (anche se si nota qualche differenza tra gli intermezzi e il gioco vero e proprio), peccato per le texture degli ambienti, che causano un imbarazzante contrasto quando Snake si appoggia a un muro o al suolo. Sul comparto sonoro non posso esprimermi, ma dato l’ottimo lavoro fatto con il precedente episodio, sono sicuro che anche in questa occasione i nostri timpani ringrazieranno.

Quasi come fosse un titolo del tutto a se stante, Metal Gear Online è stato promosso e sviluppato a parte, per cercare di offrire un’esperienza multiplayer da ricordare, capace di sfruttare l’ancora acerba piattaforma online di Playstation 3. Partendo dalla base messa in piedi con MGS3:S e Portable Ops, sono state fatte delle aggiunte tipiche dei più famosi giochi multi a squadre, come l’assegnamento di determinate abilità per giocatore (simili a delle vere e proprie classi di personaggio), la personalizzazione del proprio soldato e delle armi (a pagamento) e l’inserimento di ranking che permetterà di avere accesso a nuovi gingilli di guerra con il crescere dell’esperienza di gioco. Si vocifera che MGO possa venir venduto separatamente.

A quanto pare l’epopea di Solid Snake si concluderà qui, è una cosa che Kojima ha più volte ribadito nelle varie interviste (anche se in passato ribadì che già Sons Of Liberty sarebbe stato l’ultimo suo MG…) e forse questa è la volta buona. L’unica mia speranza è che il buon Hideo non calchi troppo la mano, a fatica ho digerito l’introduzione di questi boss cibernetici che apparentemente poco si adattano all’ambiente di gioco, oltre che il voler per forza ricordare vecchi personaggi da noi sconfitti in passato. Una cosa è certa, ci vorrà un lavoro certosino per fornire tutte le risposte alle questioni rimaste in sospeso nei precedenti episodi e in questi casi è facilissimo commettere grossolani errori (Capcom anyone?), ma visto l’ottimo lavoro fatto con Snake Eater, mi sento abbastanza fiducioso. L’uscita di Guns Of The Patriots è attesa per il 12 Giugno 2008 in tutto il mondo in esclusiva su Playstation 3.

Una domanda mi resta da porvi: Secondo voi, Solid Snake morirà?

Shadowbane riparte da zero

Il 25 marzo 2008 rimarrà una data storica per gli utenti dell’imperituro Shadowbane (2003). Figlio di un’era finita da un pezzo (quella dei mondi virtuali dove i giocatori avevano pochissime restrizioni) e con le ali tarpate dal solito publisher che si improvvisa produttore di MMO perché lo fanno tutti (in questo caso Ubisoft), Shadowbane si appresta ad essere completamente resettato, cancellando tutti i personaggi del gioco e reiniziando con due nuovi mondi vergini per i quali combattere sino allo strenuo delle forze (e del sonno).

a21

Nonostante molti recenti competitor siano pronti a giurare che i loro server dureranno in eterno, il server wipe è una cosa che qualsiasi MMOG finalizzato sulla conquista territoriale e allo scontro diretto (sia bellico che economico) deve prima o poi affrontare: dopo anni di conflitti emergono sempre superpotenze imbattibili, ormai non più in grado di sconfiggersi a vicenda e destinate ad un eterno stallo (i veterani di EVE Online sanno quanto sia frustrante combattere per battaglie il cui esito sarà del tutto ininfluente all’equilibrio dei poteri). Stupisce la scelta radicale della community che va in aperta controtendenza con quello che sembra il trend dei MMOG moderni: garantire che i veterani abbiano sempre nuove cose da fare, a scapito dell’economia e dei nuovi venuti, che, arrivati tardi, si trovano spesso con la prospettiva di una progressione noiosa e solitaria nella speranza di raggiungere gli altri. A quanto sembra il “replay from scratch” che anticamente era l’unico endgame content che i giocatori di massa potevano esperire (e di cui City Of Heroes è sempre stato uno strenuo sostenitore), sembra stia tornando di moda, se consideriamo che moltissimi MMOG classici (tra cui EverQuest, Ultima, Asheron’s Call e Dark Age Of Camelot) hanno già da tempo permesso ai loro giocatori di ricominciare su territori vergini (e in alcuni casi persino qualche espansione indietro rispetto allo standard).

enjou1

La ricetta per risolvere i problemi di Shadowbane era stata proposta alla community quasi per scherzo: quando i developer hanno proposto il server wipe sui server di test per sperimentare un nuovo sistema di gioco, essa ha accettato con entusiasmo e molti giocatori hanno subito chiesto di adottare il wipe anche sui server live per rivitalizzare la competizione. I developer, visto l’entusiastico supporto ottenuto nei due mesi di test, hanno risposto con la cancellazione dei personaggi e l’apertura di due nuovi mondi, uno loreplay (Saedron), ovvero fedele all’ambientazione di gioco per quanto riguarda restrizioni per classi, razze e relative regioni di partenza, l’altro denominato ARAC (all races all classes, Malog) dove non ci sono restrizioni in tal senso. Alla community è stata anche lasciata la scelta delle mappe continentali su cui giocare (Shadowbane propone server con geografie customizzabili, in cui la collocazione di città, nazioni ed avamposti può variare) ed essa ha scelto saggiamente, selezionando una geografia in cui nessuna fazione ha vantaggi territoriali troppo grandi. Ovviamente l’universo di Shadowbane non si fermerà qui: come in passato, nel corso degli anni verranno aperti a rotazione nuovi server con nuove geografie per rendere di nuovo interessanti i conflitti.

sw1

In realtà, il wipe completo è servito anche per effettuare cambiamenti piuttosto radicali nel sistema di gioco, tutti volti a bilanciare i conflitti tra le gilde e la progressione dei personaggi (che a quanto sembra rimarrà piuttosto lenta, per evitare dei rush iniziali nei conflitti, ma molto più flessibile, grazie al revamp delle skill). Per chi si aspettava nuovi contenuti, i developer hanno risposto con un ni: tranne il revamp del sistema di gioco, non sono previste questline troppo complesse, contenuti PVE orientati ai raid o altri elementi che ormai sono uno standard in tutti gli MMOG: Shadowbane rimarrà un universo virtuale player-driven senza limitazioni o facilitazioni dove la selezione naturale dei giocatori avviene nella community stessa e nell’impietosa battaglia per il predominio economico e politico. Pare comunque che per il PVE (necessario ma non sufficiente per avere un’esperienza di gioco completa) saranno presenti alcune sorprese che i developer non sveleranno (probabilmente nuovi tesori e nuove creature da sfidare per succose ricompense), tra cui una prossima revisione della GUI, ormai seconda solo all’abominevole interfaccia del primo EverQuest.

ScreenShots-PopUp_06

Per l’occasione, Angelmar, uno dei più famosi scrittori di tutorial per Shadowbane, ha aggiornato la sua leggendaria Newbie Guide, per adattarla ai nuovi cambiamenti e svecchiare gli ormai obsoleti manuali.

Invito tutti a provare il gioco (ovviamente non appena i server torneranno up!) che, sebbene datato, rimane una ottima alternativa per chi si sente stretti gli MMOG moderni e vuole provare l’ebrezza dell’anarchico PVP senza regole e quartiere che affonda le sue radici in classici come Ultima e Asheron’s Call.

Cryptic resuscita Champions!

Dopo la bufala presa da Microsoft con l’MMOG per 360 basato sui supereroi Marvel, Cryptic non ha perso tempo ad aggiustare la mira e valorizzare il lavoro già svolto lanciando Champions Online.

Steel Commando

Grazie ad un accordo steso anni fa con i detentori dei diritti di Champions RPG (un sistema di gioco supereroistico degli anni 80) e ai soldi ricevuti dalla vendita di City Of Heroes a NCSoft, Cryptic in poche settimane è riuscita a trasformare una disfatta in una entusiasmante rinascita, rischiando moltissimo in prima persona ed arrivando a sfidare Microsoft proponendo comunque una versione per X360, anche senza finanziamenti esterni. Alla faccia di chi identifica gli elefanti del videoludo nei pioneri dell’innovazione e dello sviluppo di nuove forme di intrattenimento.

Personalmente, essendo stato un grande fan di Cities e della sua visione iniziale (che NCSoft ha già iniziato ad adulterare per adattarla al mercato asiatico) non posso che accogliere con piacere il rilascio di una sorta di City Of Heroes 2.0, che faccia tesoro dei limiti emersi dal vecchio sistema e che sfrutti al meglio uno dei migliori sistemi di gioco supereroistici disponibili sul mercato.

Come in City Of Heroes, la vera forza di Champions Online sarà la grande apertura verso i giocatori: non presentando un universo supereroistico basato su una proprietà intellettuale ben definita, con limiti di continuity, libertà di azione sulla storia e problemi con il fandom, le prospettive di creare da zero un universo da cui far emergere personalità e concept originali è molto invitante. Personalmente mi aspetto anche una raffinazione del gioco cooperativo molto accessibile che caratterizza da sempre Cities, possibilmente senza incappare nella frustrante “cooperazione competitiva” di cui i giochi basati su equipaggiamento e drop sono pieni.

C’è da dire che Jack Emmert promette qualcosa di più di una semplice revisione di Cities: parla di un universo più dinamico e di eventi più significativi, aspetti che colmerebbero una delle lacune peggiori di City Of Heroes, ovvero un mondo che inizialmente è rimasto statico per troppo tempo e che non ricompensava in maniera significativa i giocatori più esperti e non intratteneva abbastanza quelli meno assidui.

Resta da vedere se Emmert riuscirà a battere sé stesso, convincendo i moltissimi (ricordiamoci che parliamo di un genere di nicchia) giocatori statunitensi di Cities a migrare sulla sua nuova creatura.

C’è anche da capire se Emmert riuscirà a rimanere alla larga dal trito sistema “endgame & raiding” che piaga i MMOG moderni, rimanendo fedele alla sua personalissima visione (validata comunque dal successo di Cities) per la quale un MMOG dovrebbe ricompensare e motivare il giocatore spingendolo a ricominciare con altri personaggi, piuttosto che indurre la popolazione ad “invecchiare” e sclerotizzarsi nel tempo, creando stratificazioni e differenze nelle fasce di gioco che diventano un insormontabile limite al rinnovo dei giocatori.

Un altra decisione rivoluzionaria presa da Cryptic è che, sebbene il gioco sia ancora molto lontano da una beta pubblica, il design del gioco sarà da subito community-driven. Questo non vuol dire che si sfrutterà manodopera gratuitamente ma solo che chi vorrà potrà contribuire con feedback ed opinioni su quanto pianificato, esattamente come avviene da due anni a questa parte con Cities. Evidentemente i vantaggi derivati dall’apertura al dialogo con la community hanno fatto maturare Emmert anche su questo fronte, nonostante la sua iniziale e malcelata ritrosia a coinvolgere chiunque nei suoi processi creativi.

Dofus

Dofus

Dofus è un MMORPG realizzato in Flash che sta riscuotendo un ottimo successo in Francia e nei paesi anglofoni e che sta per essere tradotto anche in italiano. Si parla della bellezza di sei milioni di utenti (questo numero andrebbe meglio contestualizzato, ma in mancanza di possibilità di verifica, tendiamo a fidarci del dato riportato sul sito ufficiale).

Avviare il gioco è come penetrare in un universo dipinto da un pittore naïf. Lo stile visivo pulito e minimale tende al favolistico, con colori accesi e molto saturi.

Si tratta di un gioco easy, che punta tutto sull’esplorazione e sull’immediatezza e che, in onore alla filosofia che lo muove, non complica mai la vita del giocatore… almeno a livello di meccaniche di gioco.

L’interfaccia è pulita e semplicissima. Per creare un personaggio bastano pochi minuti; giusto il tempo di dare uno sguardo alle varie classi presenti e farsi un’idea dei diversi incantesimi così da capire quello che si vuole (ogni classe dispone di tre incantesimi di base).

Le fasi esplorative si svolgono ovviamente in tempo reale, mentre i combattimenti sfruttano un sistema a turni con la necessità di imparare a gestire una serie minima di variabili, tra le quali i punti movimento e il range dei diversi incantesimi.

Dofus

Non mancano varie statistiche, anche se sono molto semplici da leggere.

Il sistema di gioco prevede la presenza di quest principali e secondarie, la possibilità di riunirsi in gilde o, più semplicemente, di affrontare gli scontri più difficili insieme ad altri giocatori.

In sostanza Dofus segue la filosofia del casual gaming, risultando giocabile sin da subito e non richiedendo download pesanti o installazioni invasive.

Nonostante questo non aspettatevi tutti combattimenti all’acqua di rose perché non è così. Il sistema a turni si rivela abbastanza appassionante, anche se andrebbe verificato sulla lunga distanza.

L’uso di flash ne assicura la compatibilità su quasi tutti i computer.

Dofus

In attesa della versione italiana, potete farvi un giro sul SITO UFFICIALE e scaricare il client Inglese.

La seconda occasione di Amaterasu (Okami)

A quanto pare, dei rumor in Ready at Dawn confermano la data di uscita di Okami per Wii al 25 Marzo. Sono in molti a pensare (me compreso) che questa volta sarà un successo.

Ultimo parto dell’ormai in chiusura Clover Studio, laboratorio di Capcom creato proprio per produrre nuove proprietà intellettuali, Okami trovò una strada del tutto in salita, complice una promozione inesistente ed una veste grafica non proprio facile per un gioco sconosciuto ai più. Nonostante tutto, il titolo riscosse un successo via via crescente man mano che veniva rilasciato nelle varie regioni del mondo, partendo da un deludente debutto nipponico ad un promettente lancio europeo, castrato però dalle scarse copie stampate. Grazie alla schiera di appassionati che il gioco ha saputo creare, ora c’è un mucchio di gente che è incuriosita da Okami ma che non può comperarlo.

Okami non è un titolo fortemente originale nel suo impianto di base: Hideki Kamiya, il suo creatore, non ha mai negato la sua ammirazione per Zelda ed il gioco non nasconde le sue influenze. Quello che distingue Okami è l’innovazione nel visual design e degli elementi di gameplay che ne derivano: tutto il gioco si svolge in un sognante dipinto giapponese con il quale il giocatore può interagire disegnando con un pennello calligrafico (è chiaro che questo aspetto, unito alle peculiarità del sistema di controllo del Wii, potrebbe rivelarsi determinante). Le potenzialità del sistema sono ben sfruttate e l’introduzione del pennello anche nelle sequenze di combattimento crea un ottimo presupposto per ore di gioco nel segno della sperimentazione.

okami-2.jpg 

Il gioco vede Amaterasu, dea del Sole e della Creazione, richiamata in vita per guarire un mondo divorato da oscure tenebre portatrici di caos e morte. Dietro tutto sembra esserci l’antitesi di Amaterasu, il drago ad otto teste Orochi, che la lupa ha già sconfitto in passato, e che è stato confinato in un sepolcro per l’eternità dall’eroe Susano. Ovviamente non tutto sarà così semplice e la nostra eroina dovrà vedersela con cospirazioni, inganni e molti altri intoppi prima di poter arrivare alla resa dei conti finale con il male che sta distruggendo il mondo.

Rispetto a Zelda, il gameplay è molto più stratificato. Da un lato c’è un mondo molto più interattivo, che Amaterasu può cambiare a piacimento e che diventa quasi il personaggio comprimario della vicenda, dall’altro c’è un’interazione molto stretta con i comprimari (tutti in prestito da figure mitologiche giapponesi) e gli NPC che spesso si riveleranno determinanti per il corretto dipanarsi della verbosa e lunghissima storia. Non tutti agiranno per il bene del mondo e molti assisteranno Amaterasu solo per cercare di arrivare ai propri scopi ultraterreni, grandi o piccoli che siano. A chiudere il circolo c’è un sistema di combattimento molto profondo che vede una improbabile quanto efficace commistione di equipaggiamento, combo da beat-em-up ed utilizzo del pennello. I boss sono una delle altre rivelazioni di Okami, complessi, affascinanti e mai scontati, sono dei puzzle nel puzzle e lo sconfiggerli non può che rappresentare una grande soddisfazione.

Va detto che Okami è un gioco difficile per il giocatore medio: molto testo, riferimenti ovunque ai miti shintoisti, tantissime allegorie (molte delle quali sessuali), sequenze animate ed intermezzi che indugiano sulla particolarità visuale del gioco hanno messo in ombra la profondità di un titolo che raramente stanca e che riesce a stupire in più di un’occasione, ammesso che non si rimanga storditi dalla lunghissima introduzione e dalle prime fasi di gioco, veramente troppo didattiche.

okami_9.jpg 

Non resta da sottolineare altro che la magistrale colonna sonora, che ammonta a ben 5 CD di tracce orchestrali, tutte scritte a tema per i vari eventi e personaggi, che riescono a coinvolgere emotivamente anche i giocatori più distaccati. Okami è uno dei pochi action adventure in cui la componente aurale è usata con consapevolezza e maturità, forse è anche per questo che il titolo rimane scolpito dentro di chi lo prova.

Resta da vedere se la seconda occasione di Okami renderà giustizia ad un titolo osteggiato da politiche commerciali e distributive altamente discutibili. Di sicuro questa volta troverà migliaia di persone in attesa e potrà contare su una platea meno condizionata, più disponibile alla sperimentazione e meno vittima delle richieste di realismo ad ogni costo che stanno letteralmente uccidendo la fantasia dei videogiocatori hardcore.

Gli Ani in Faccia – Un milione di Crysis… aspé, c’è qualcosa che non quadra…

cazzari.jpg

Si vede proprio che alla EA se ogni tanto non beccano un ano in faccia non sono contenti e quindi vanno in giro distribuendo balle per darci modo di assegnargli senza indugio il prestigioso riconoscimento.

La EA ha infatti annunciato che Crysis ha venduto più di un milione di copie in tutto il mondo durante la conferenza stampa ufficiale con tema i suoi risultati finanziari. Fermi un momento… ma è la stessa EA che si è lamentata delle scarsissime vendite di Crysis che non aveva piazzato neanche centomila copie?

Insomma, settimane a parlare delle scarse vendite del gioco come il segno più allarmante della crisi del mercato PC e ora ci vengono sbandierati in faccia risultati che, seppur non eccelsi, non permettono neanche di continuare a parlare del vociferato disastro.

Da dove è spuntato questo milione di copie? Riccitiello si è dato alla distribuzione porta a porta ed è riuscito a vendere Crysis insieme alla aspirapolveri? L’ha fatto passare come un gioco sulle crisi di coppia contando sull’imminenza di San Valentino?

Ci piacerebbe veramente avere una risposta a tutte questo domande, ma per ora possiamo solo stampare un bel culone sul logo dell’Electronic Arts, ormai seconda in classifica come multinazionale dell’industria videoludica, ma sempre prima nei nostri cu… ori.