http://www.gametrailers.com/player/21881.html?type=flv
Questo è videogioco.
Questa è arte.
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Mi capita spesso ascoltare l’immortale colonna sonora di Turrican 2, ad opera del mai troppo lodato Chris Hülsbeck. E’ con questo sottofondo che mi appresto a informarvi del rilascio ufficiale della versione finale di Hurrican, un remake realizzato dai Poke53280, tanto atteso dalla community freeware e dai nostalgici della mitica saga sedicibittiana partorita da Manfred Trenz. E’ inutile spendere tante parole per questo gioco, non ha senso, è gratuito, è completo ed è curato con sincera passione e devozione. Posso solo aggiungere che non sfigurerebbe nel catalogo di Xbox Live Arcade, un lavoro del genere meriterebbe una retribuzione.
Che state aspettando? Cliccate qui per farlo vostro e fateci sapere cosa ne pensate!
Le Avventure Testuali (o Interactive Fiction, come il genere è universalmente conosciuto nel mondo) sono un genere che non è mai morto. Esso è sopravvissuto negli anni, alimentato da migliaia di estimatori e creativi, che hanno saputo farlo maturare, elevandolo da semplice interfaccia ludica ad un vero e proprio genere letterario sperimentale. A prova del fatto della ritrovata popolarità e vitalità del genere c’è l’annuale Interactive Fiction Competition, arrivata, nella sua ultima incarnazione, alla tredicesima edizione. Mentre il genere negli anni è maturato, i software che si prefiggono lo scopo di rendere queste opere utilizzabili sui nostri personal computer sono rimasti ancorati ad anacronistici esercizi di non-stile grafico e tipografico.

Gargoyle cerca di colmare questa lacuna e proietta l’estetica e la funzionalità dell’Interactive Fiction nei paradigmi di questo millennio. Un software senza fronzoli, multiformato, essenziale. Alla base di Gargoyle c’è una precisa analisi di stile e forma, per spremere il massimo da quelli che fino a poco fa erano solo degli ammassi di pixel grigi su sfondo blu. Con Gargoyle le avventure grafiche trovano una dimensione letteraria anche nella loro presentazione.
Se siete in vena di sperimentazione e avete qualche minuto libero, provatelo con 9:05.
Avete mai immaginato di librarvi in aria e volare liberi?

Download | Booklet | Protocollo di Kyoto
Un giorno di non molte settimane fa mi è arrivata un’email di un’amica facente parte di un gruppo con cui normalmente gioco di ruolo: “ho preso una rivista di videogiochi sotto la metro, mercoledì te la porto”. Non ho dato molto peso alla cosa. Poi è arrivato mercoledì e ho preso in mano questa esile freepress piena di contenuti. Era il numero 14. A sezioni più classiche (news, anteprime, recensioni ecc) si accompagnavano articoli interessanti (ad esempio “Videogiochi in Italia: uno sviluppo possibile?”) e ben scritti. Insomma, 32 pagine fitte di materiale. Tornato a casa l’ho guardata meglio e mi sono deciso a fare un giro sul loro sito dove ho scoperto che è possibile scaricare la rivista in formato PDF. Bell’iniziativa, non c’è che dire. Spero riesca a reggersi sulle sue gambe perché è un prodotto molto originale e ben realizzato, con delle cover ben fatte e vari excursus su mondi paralleli a quello dei videogiochi (ad esempio anime e manga), oltre che una grossa attenzione per la comunità più attiva dei videogiocatori (quella dei tornei e delle community di internet).
Insomma, più che continuare io a parlarne, andatevi a fare un giro sul loro sito (vi basterà cliccare sull’immagine in fondo al post), scaricate i quindici numeri della webzine (tanto è gratuita) e sappiateci dire. Al limite, se siete di Roma o se vi capita di girare per le stazioni della metropolitana della capitale, cercate la versione cartacea. Mi sembra un’iniziativa ottima, in grado di attrarre persone che poco conoscono questo mondo ma anche un modo per avere una voce in più che parli di videogiochi.
www.kotaku.com/gaming/france/french-developers-get-government-cash-money-233422.php
Come riportato dall’articolo di Kotaku, lo stato francese finanzierà lo sviluppo dei videogiochi in patria dando somme di denaro agli sviluppatori. Non male perché, come fatto notare anche nell’articolo linkato, questo comporta il riconoscemento del valore culturale/sociale del medium. Chissà cosa ne penseranno gli integralisti più accessi…