Sony PSP 2: Stuzzichiamoci un po’!

Kotaku ci fa sapere che manca circa un anno al lancio di PSP2, aggiungendo ulteriori dettagli sulle dotazioni dell’erede della prima console portatile marchiata Sony.

A quanto pare la PSP 2 sarà provvista di un doppio thumbstick e un touch pad posteriore che potrebbe funzionare un po’ come quelli presenti nei laptop odierni. Sony però non ha specificato se sarà supportato da tutti i giochi o meno, lasciando questa decisione a discrezione dello sviluppatore di turno. Lo schermo della consolina (oddio, comincerei a chiamarla consolona) sarà più grande di un pollice rispetto alla vecchia e probabilmente e offrirà immagini ad alta definizione (sulla falsa riga dei migliori schermi odierni, come quello dell’ultimo iPhone).

Si vocifera che il prototipo di PSP2 sia già nelle mani di diverse Software House da settembre scorso. Lo chiamiamo prototipo proprio perché ancora non rappresenta la versione definitiva e a quanto pare Sony sta lavorando sodo per estendere al massimo l’autonomia della batteria (ancora troppo breve) e ridurre il calore emanato dal dispositivo (a quanto pare attualmente il prototipo scalda troppo).

Kotaku suppone che questa piccola belvina possa uscire per l’autunno dell’anno prossimo, ma ad oggi non abbiamo alcun annuncio ufficiale in merito.

Attendiamo con trepidazione.

God of War III

Prodotto e sviluppato da SCE Studio Santa Monica| Piattaforma Playstation 3 | Pubblicato nel marzo 2010

Se chiedete a un giocatore cosa si aspetta da God of War III, la prima risposta che avrete sarà sicuramente:  “la migliore grafica mai vista su ps3”, seguita da “la violenza più esagerata mai vista in un videogioco”, e forse per qualcuno “un buon candidato per il centro sinistra”, vista l’ultima campagna pubblicitaria della Sony. Saranno stati accontentati?

Inutile nascondersi dietro un dito (a meno che non sia il dito di un titano): metà del successo della saga di Kratos è dovuta al suo strabiliante aspetto grafico. Con la PS2 gli sviluppatori avevano tirato fuori da una console spremuta allo stremo una grafica all’epoca senza precedenti, peccato che lo stesso non si possa dire dell’episodio per PS3, in cui il comparto tecnico risulta meno impressionante se paragonato all’impatto visivo del secondo capitolo. Quello che a colpo d’occhio colpisce di più è sicuramente il modello di Kratos, raffinato e dettagliato in ogni singolo poro della pelle e fascia muscolare, talmente ben definito da far dimenticare anche qualche modello poligonale non all’altezza, soprattutto nella schiera dei simpatici zombetti nemici da dilaniare. Basta guardare l’inizio del gioco per vedere Kratos, in groppa al titano Gaia,  saltare, combattere e arrampicarsi in modo fluido e curato sulle pareti del monte Olimpo urlando amorevoli frasi a Zeus (tra cui spiccano “Avrò la mia vendetta” e “Ti ucciderò” che si ripetono in modo nauseante in tutti gli spezzoni filmati). Tutta l’introduzione è in realtà una grossa tech demo che sembra voler muovere su schermo il maggior numero di roba possibile così da urlare “guardate quanto abbiamo il cazzo grosso e duro qua a Santa Monica” ma che presto lascia spazio ad ambienti meno curati e spettacolari che si attestano su livelli qualitativi si ottimi ma non superlativi come si poteva sperare. La dove non arriva la forza bruta c’è la direzione artistica  ispirata e dominante come sempre e un uso delle ottiche di sfocatura nelle cinematiche che non fa rimpiangere Uncharted 2. In definitiva sì, GOW3 è sicuramente bello da vedere, ma non così stupefacente come ci si poteva aspettare.

Dopo pochi minuti di gioco dedicati a un inutile tutorial in cui è facile notare come praticamente nulla sia cambiato del sistema di controllo rispetto ai capitoli precedenti (comprese le combo da utilizzare che son rimaste praticamente le stesse sin dal primo episodio) , si assiste al trionfale ingresso di Poseidone, pur anticipato da mesi di rumors e filmati rubati da youtube. Poco male: vederlo “dal vivo” fa comunque una bella impressione, stampandoci un sorriso a 32 denti sul volto. Purtroppo, non appena preso il pad in mano, si palesano alcune magagne: un’area di movimento ridotta a pochi metri quadrati coi soliti muri invisibili e un boss che dispone dei soliti tre pattern di attacco già visti e rivisti. Un occhio alle tempistiche di attacco e parata, un paio di colpi ben assestati, e il cerchietto tondo non tarderà ad apparire sulla testa del Dio del Mare. La ricompensa sarà il solito QTE che illustra la solita morte brutale. In quel momento realizzo, non senza un minimo di disappunto, che God Of War III si è appena giocato metà di tutte le sue carte e mi sembra di aver già visto tutto quello che c’era da vedere.

Mi dedico poi a qualche sequenza platform in cui maledico gli dei dell’Olimpo (e quello stronzo del programmatore) perché nel 2010 ancora non sanno darmi un tasto di doppio salto decente. Proseguo in scioltezza i soliti enigmi ambientali, che spezzano il ritmo strizzando l’occhio ora a Echochrome, ora a Zelda. Tutto è ben rifinito e oliato, il gioco scorre tra le mani senza che me ne accorga, eppure non posso fare a meno di pensare a Dante’s Inferno. Chi ha copiato da chi!? Le piccole innovazioni inserite, come la testa-torcia di Helios vista nella demo, e un altro paio di oggetti per velocizzare il backtracking (che almeno non risulta tedioso) variano gli ambienti e l’approccio agli enigmi quel tanto che basta per non farti mai annoiare. Allo stesso modo l’introduzione delle solite armi secondarie e magie a carico da potenziare non bastano a diversificare l’approccio al sistema di combattimento, insomma è forte l’idea che il lavoro di Stig Asmussen sia il compito perfetto di chi ha studiato tanto per sopperire alla mancanza di intuizioni proprie.

Come è lecito aspettarsi, God of War III non manca di proporre scene di tortura e violenza decisamente sopra le righe, soprattutto ai danni dei pochi boss presenti che sono ancora divertenti da tagliuzzare nonostante il passare degli anni, seguendo una cinica morale decisamente meno buonista di tante altre vendette videoludiche. Kratos vuole sangue, e per averlo è disposto a tutto: sacrificare innocenti e uccidere Dèi, anche se questo vuol dire scatenare tempeste e inondazioni, piaghe e flagelli destinati a condannare l’umanità. Nel terzo capitolo di God of War il senso di progressione spietata e implacabile di Kratos viene messa al servizio di un cambio di trama che vorrebbe essere più matura, offrendo qualche spunto di riflessione che finisce per stonare con l’atmosfera ironica e trash che lo contraddistingue da sempre. Basta pensare alla scena di sesso con Afrodite, presentata e girata come il più squallido trailer di Naughty America e lontana dalla laconica ironia dell’angioletto urinoso del secondo capitolo. Inoltre quella che per tutto il gioco è solo una sensazione di velata moralità diventa certezza quando si arriva all’agognato finale, in cui Kratos viene ridipinto da eroe oscuro e determinato a pazzo folle e isterico, che prosegue il suo ossessivo viaggio incurante delle conseguenze delle sue azioni: uno spunto quantomeno interessante, se non venisse prima affrontato con lo stesso becero torpore narrativo che contraddistingue la produzione, e poi affossato da una retorica morale incongruente con lo spirito della serie. Praticamente come ammazzare quel poco di buono che la trama aveva da offrire. È in questo momento che il gioco comincia a prendersi troppo sul serio proponendo un combattimento finale al di sotto delle aspettative e lontano dalle esaltazioni che si potevano auspicare sbavando sui filmati di anteprima: lo scontro si risolve in una veloce scazzottata che ha ben poco di epico, concludendo frettolosamente la storia con un finale raffazzonato ed una esecuzione finale che lasciano l’amaro in bocca durante i titoli di coda.

Nei making-of presenti sul blu-ray, il producer ribadisce più volte di aver voluto creare un gioco che rappresenti al meglio questa generazione. Ne viene fuori invece il brillante (ma stantio) ritratto della vecchia generazione con tutti i suoi limiti posti bene in luce. Se chiedi a un giocatore cosa ha avuto da God of War III, la risposta sarà probabilmente “Un add-on di God of War II per ps3”. Ovvero un gioco curato e ben progettato che pur di concludere omogeneamente la trilogia è finito con l’adagiarsi sugli allori di un gameplay invariato dal 2005 e di mastodontici boss di cui ormai i nostri monitor sono sazi.
Un po’ poco per il gioco che a suo tempo aveva rivoluzionato il genere degli action-game occidentali.

Vota Kratos, cazzo

Le elezioni si avvicinano, e allora perché non votare un candidato di peso che sappia come trattare amici e nemici? VOTA KRATOS! Altro che i politici merdine che caratterizzano la scena italiana.

In alternativa è possibile votare anche la bella Madison, che a differenza di Kratos pare avere anche un programma elettorale (sempre che per voi un programma elettorale non sia spargere morte e distruzione).

Finalmente la Sony torna agli antichi fasti e propone una campagna promozionale capace di attrarre l’attenzione… perché se non lo avete capito, si tratta di manifesti pubblicitari veri, come dimostra la foto qui sotto:

Sapete qual è l’unico problema? è che viste le alternative “reali”, mi tocca votare sul serio uno dei due… ma non so quale scegliere!

The Tester. Ma anche no

Pensate che lavorare in un call center sia poco cool e dia troppe sicurezze?

Sony ha il lavoro giusto per voi: il playtester. Una professione talmente figa che si è meritata un reality (The Tester, per l’appunto) su PSN in cui i pretendenti dovranno umiliarsi nei modi peggiori possibili per vincere un lavoro di merda (scusate la brutalità, playtester di tutto il mondo). Se questo non è un simbolo della crisi mondiale credo che dovrò aspettare la riabilitazione completa di Craxi.

Cosa vuol dire fare il playtester? Di solito vuol dire lavorare in una specie di sede-ghetto (in particolare per gli europei) dove si fanno i controlli di qualità, quindi scordatevi la leggenda che dal playtesting si diventa game designer (o meglio, lo era ai tempi di David Jaffe, ora quelli come lui hanno un ruolo di potere, perché dovreste avere l’occasione di usurparli?). Il lavoro non è affatto figo: non consiste nel giocare tutto il giorno ma nell’iniziare la build di un gioco, andare a caccia di bug (seguendo alla lettera delle procedure prestampate oppure improvvisando), trovarli, riempire un form pieno di domande strane (questo potrebbe essere un test di accesso agli strati superiori dell’industria videoludica, considerando le domande dei colloqui di Google) e poi ripetere tutto dall’inizio sino al prossimo, inebriante baco (si, ogni volta si riparte da zero, capito perché i lunghissimi giochi giapponesi ci mettono almeno 6 mesi ad essere tradotti?).

In questo caso si vince un posto da tester ufficiale, che è un grandioso passo avanti: l’unica differenza è che i tester precari fanno la fila di buon mattino di fronte alle sedi di lavoro, sperando di essere presi per una sana giornata di invidiabile lavoro al minimo sindacale.

Sito Ufficiale

PS: Proprio oggi Sony ha dimezzato il numero di personale nell’ennesima sede europea. Si vocifera che la competizione possa essere rinominata in “The Soon-To-Be Jobless“.

Prepariamoci a seppellire le nostre console…

… perché in futuro potremmo non averne altre con cui sostituirle. L’ennesima previsione a lungo termine sul destino del mercato hardware questa volta proviene nientepopodimenoche dal capo dei capi di Square Enix (non occorrono presentazioni, vero?), Yoichi Wada, il quale ha affermato in un’intervista per MCV che “entro dieci anni la maggior parte di quelli che oggi chiamiamo ‘console games’ non esisterà più.”

Yoichi Wada

Non è la prima volta che una personalità di spicco ha predetto un cambiamento epocale nel mondo dei videogiochi, e già due anni fa Gerhard Florin, Vice Presidente Esecutivo di Electronic Arts, si espresse a tal proposito preconizzando l’avvento di nuovi sistemi di distribuzione e apparecchi simili a set top box in sostituizione delle attuali piattaforme di Sony, Microsoft e Nintendo.

La posizione di Wada è chiara: “in passato la piattaforma era l’hardware, ma poi è diventata la rete. Verrà un tempo in cui l’hardware non sarà più richiesto. E così, ogni genere di terminale può costituire una potenziale piattaforma sulla quale giocare – si tratta di una crescita esponenziale delle potenzialità del videogioco.” In altre parole, la visione del CEO di Square Enix contempla la sostituzione di software che gira sulle tradizionali console con offerte basate sul web, sul videogame streaming e sulla distribuzione digitale. La transizione non sarà naturalmente indolore, coinvolgendo tutti gli attori del mercato, che arriveranno a patire anche un “grande impatto negativoe, per questa ragione, secondo Wada, anche Sony e Microsoft si stanno attrezzando per non perdere il treno e agire da protagonisti nello scenario che verrà. Square Enix, dal canto suo, nel 2010 si concentrerà su social e browser gaming, puntando naturalmente molto sul venturo Final Fantasy XIV, MMORPG per PS3 e PC.

Dinanzi ad affermazioni del genere, viene naturale pensare a ciò che più si avvicina alle parole di Wada già da oggi. Mi riferisco, ovviamente, ad OnLive e a Gaikai, servizi che puntano ad offrire a breve l’esperienza del videogioco in streaming. Ma, a leggere le parole di David Perry in un’intervista su gameindustry.biz, è possibile rendersi conto che “Gaikai non è concepito per piacere agli hardcore gamer – persone che vogliono l’alta definizione, 60 frame al secondo, felici di attendere un’ora e mezza per un download e un’istallazione… non sono per niente loro la nostra platea. [Gaikai] Cerca di raggiungere nuovi videogiocatori, le centinaia di milioni di persone che non hanno mai toccato Mario Kart ma alle quali piacerebbe farlo.” Viva le console, allora, almeno per il momento.

La conferenza Sony: tutti aspettavano l’annuncio di un taglio del prezzo della PS3. La Sony ha stupito tutti: il prezzo rimane lo stesso.

PSP Go! Dove?
3222242121_c05cc71bf5Spero che i giornalisti che hanno parlato in modo esaltato della conferenza Sony abbiano avuto almeno la decenza di farsi corrompere a dovere. Non sopporterei se tanta piaggeria fosse del tutto spontanea (si scherza è… figurarsi, come si fa a non esaltarsi per giochi annunciati mesi fa?). Cominciamo dalla più grossa novità in casa Sony, la PSP GO!, ovvero una nuova versione della PSP senza gli UMD e con l’ergonomia studiata da un elfo sardo colto da itterizia cronica. La Sony ha sbandierato con grande soddisfazione i dati di vendita delle altre versioni della PSP che, pensate un po’, hanno superato i cinquanta milioni di pezzi venduti. Meno soddisfatti i publisher che non riescono a vendere i giochi PSP nemmeno allegandoli alle mutande usate di Scarlett Johansson o cercando di farli passare come degli ottimi schiaccia brufoli. Senza stare troppo a pensare a come funzionerà l’acquisto di giochi sulla nuova PSP (c’è chi dice che verranno regalati pagando prestazioni sessuali nei club privè… ma sono soltanto voci) e ai 16 GB di memoria interna della console, cerchiamo di definire il cervello di quello che ha deciso di mettere lo stick analogico in quella posizione. Le mie mani grosse e tozze già tremano nel doverla tenere in mano, visto che hanno deciso di piazzare tutto nella parte bassa. Solo guardandola in foto mi sono venuti i crampi preventivi. I giochi di lancio sono tutti dei nuovi IP… scherzavo. In effetti da questo punto di vista non ci si può lamentare, visto che hanno scelto di riesumare Gran Turismo Mobile, sparito nelle nebbie londinesi da tempo immemore. Sarà bello? Sicuramente sarà Gran Turismo, con tutti i suoi pro e i suoi contro. Altro titolo di sicuro richiamo è… un altro Metal Gear Solid? Ma quanti ne devono uscire? E basta su… ormai è peggio di Barbie. Il protagonista sarà Big Boss che andrà aiutato a cucinare dei piatti vietnamiti e a curare il suo pony, con filmati d’intermezzo di mezz’ora l’uno in cui illustrerà la sua filosofia della caponata…

Anche la Sony ha un nuovo controller…
…ma è talmente difficile da spiegare che non vale neanche la pena farlo. Vabbé, ci provo: afferrate il bastone della scopa, allungate le braccia in avanti e provate a farvelo passare dietro la schiena, mentre con la lingua leccate un criceto morto e con il sedere provate a regolare una bilancia di precisione. Resa l’idea? In realtà è più semplice di così e sfrutterà un controller e PlayStation Eye per codificare i movimenti del giocatore e permettergli di usare diversi attrezzi di plastica venduti in comode confezioni regalo. Resa l’idea? No? Durante la conferenza è stata mostrata qualche applicazione di questa roba che dovrebbe uscire durante la primavera del 2010. Niente di definitivo, comunque, visto che non è stato mostrato un singolo videogioco associato alla nuova periferica. Se ne riparlerà sicuramente più avanti, sperando che abbia maggiore successo di PlayStation Eye e che venga sfruttata di più…

Il clou
Il clou della conferenza Sony sono stati i videogiochi. Sì, incredibilmente non quella vaccata di Home, che tanto ci ha tenuti con il fiato sospeso negli scorsi anni. In realtà si è parlato anche del Second Life noiosissimo (Second Life è semplicemente noioso), ma per dire che ha avuto un certo successo e che l’85% degli utenti che lo ha provato ci è tornato almeno una volta… la prima per capire che non c’era un cavolo da fare, la seconda per tentare di capire se quella roba senza senso avesse appunto un senso oltre ad essere senza senso.
Ma parliamo di videogiochi che è meglio. Il grosso problema non è la qualità complessiva dei titoli presentati, Uncharted 2, Heavy Rain e Final Fantasy XIV sembrano molto belli e Last Guardian da solo vale l’acido buttato sul cranio di Joe per fargli perdere tutti i capelli. God of War 3 pare la solita sublime tamarrata, mentre finalmente si è riaffacciato sulle scene Gran Turismo 5, nel quale pare siano stati finalmente implementati i danni. Il problema è che mancava Killzone 2. Mi spiego: nelle scorse fiere c’erano Killzone 2 e Metal Gear Solid 4 e… bastavano. Qui a parte Last Guardian, che comunque rimane un titolo di minor richiamo per la massa, c’era poco a far affluire liquidi nelle mutande. Altolà: non sto dicendo che si tratta di brutti giochi, tutt’altro (forse i titoli presentati da Sony sono anche migliori di quelli Microsoft), sto solo dicendo che in generale è mancato quel sense of wonder che ha accompagnato le prime apparizioni dei succitati assenti. Oppure è la birra che mi fa straparlare.