Another World

Another World di Eric Chahi si è affacciato per la prima volta sulla scena videoludica nel 1991. Era un titolo strano e affascinante. Ammaliante. A distanza di anni il fascino rimane e il tempo trascorso da allora a oggi non pesa come ha pesato su moltissimi altri videogiochi. Forse perché Another World è unico. Lo stesso Eric Chahi non è riuscito a ripetersi con Heart of Darkness che, pur mantenendo uno stile visivo e un gameplay simili, non è riuscito a formarsi una grossa nicchia di appassionati e, soprattutto, non viene ricordato con lo stesso ardore. Più volte mi sono chiesto il perché. Poi un giorno, sotto la doccia, ho capito. Il protagonista di Heart of Darkness parlava e affrontava un male ben definito. In entrambi i giochi i personaggi vengono catapultati in un altro mondo, ma il personaggio di AW, a differenza di quello di HoD è semplicemente… perso. Sappiamo il suo nome, sappiamo che è uno scienziato e che è nel mondo altro a causa di un esperimento scientifico, ma per il resto la sua vita è un mistero. Ha lasciato affetti nel “nostro” mondo? Probabilmente sì, ma non sappiamo quali e nessuno ce lo dirà mai durante il gioco. Il suo era un lavoro soddisfacente? Aveva debiti? Era ricco? Era sposato? Conviveva? Nulla. “Lester Knight Chaykin” è tutto ciò che rimane del suo vecchio mondo. Ma il suo nome non ha senso in un luogo in cui pronunciandolo nessuno capirebbe cosa significa. A muoverlo è solo il dover sopravvivere a un luogo che non conosce e che gli è ostile sin da subito. Dopo l’incidente del laboratorio si ritrova in una specie di piscina senza fondo. È costretto a risalire velocemente per non essere ucciso da dei tentacoli. Non ha punti di riferimento, non c’è nessuno che gli spiega cosa fare e come farlo.

another world
Ma stiamo procedendo ingannandoci. Non è lui che non ha un passato, siamo noi che lo controlliamo che non lo conosciamo. Noi, come lui, non abbiamo punti di riferimento e non abbiamo ricevuto spiegazioni su cosa fare. Siamo persi e dobbiamo riuscire a… fare cosa? Non lo sappiamo… dobbiamo fare in modo che Lester superi delle schermate con dei pericoli. Ma non sappiamo bene per ottenere cosa. Probabilmente, nella nostra testa, speriamo di trovare un modo per far tornare Lester a casa. Probabilmente anche Lester ha lo stesso desiderio. Ma non possiamo darlo per scontato. Magari lui, da scienziato, è impaurito ma anche incuriosito dalla situazione. Magari spera di poter vedere un mondo diverso dal suo, ha voglia di esplorarlo. Non ce lo dirà mai. Non ci dirà mai nulla. Ci ignora. Si lascerà guidare confidando completamente in noi, lasciandosi travolgere dagli eventi in una fuga rocambolesca in un ambiente che non conosce e non capisce. Lester non parla. Non ha senso parlare. Nessuno lo capirebbe. Il primo incontro con gli abitanti più “civilizzati” del pianeta gli fa comprendere di non potersi fidare. Sa di non poter comunicare con le parole. Sa che la sua è una lingua che non ha significato per quegli esseri. Quando se li trova davanti alza solo la mano per salutare. Spera di potersi far capire con un gesto. Ma quel gesto ha un significato in questo mondo? La risposta è secca: viene addormentato e chiuso in una gabbia insieme ad un altro alieno, che da qui in poi sarà il suo comprimario per il resto dell’avventura. Appena uscito dalla gabbia l’alieno gli dice qualcosa. Ma se non accompagnasse le sue parole da un gesto sarebbe incomprensibile. Raccolta la pistola, da questo momento in poi lo strumento preferenziale di comunicazione con gli “altri”, inizierà una fuga che terminerà soltanto alla fine del gioco. Più volte nel corso dell’avventura incroceremo l’alieno, aiutandolo e ricevendo aiuto. La comunicazione rimarrà sempre “fattuale”, ovvero dovremo sempre interpretare il contesto e decidere come comportarci, cercando di capire il modo per riuscire a fuggire verso il pericolo successivo. Momento geniale, che rappresenta in modo ancora più evidente l’incomunicabilità del mondo con Lester (e quindi con il giocatore) è quello in cui ci si trova all’interno di un veicolo da guerra in mezzo ad un’arena. L’unica possibilità è quella di interagire con un tastierino che controlla il veicolo. Purtroppo non abbiamo alcuna idea di che effetto produrranno i diversi tasti e Lester non ci dice se riesce ad intuire la loro funzione. Non ci resta che premerli a caso e stare ad osservare quello che accade, che poi è quello che avviene normalmente quando ci si trova davanti a qualcosa che non si conosce e di cui si vuole fare esperienza. Si direbbe quasi che Another World ci spinga ad applicare il metodo scientifico ai videogiochi, imponendo la sperimentazione del mondo di gioco con morti ripetute che servono a permetterci di “comprenderlo” in modo da potergli sopravvivere. Si impara sbagliando e si riesce a capire cosa fare solo attraverso una serie di errori che contestualizzano quanto abbiamo di fronte ai nostri occhi. Vediamo ma non conosciamo. Per vincere dobbiamo imparare a conoscere. In fondo si tratta di un meccanismo tipico dei videogiochi che Chahi radicalizza e tematizza piuttosto che lasciare “galleggiante”. Il suo scopo è quello di evocare il gioco e non di imporlo. Non sono ammessi tutorial, non sono ammesse parole, l’interfaccia è invisibile e non ci sono indicatori di sorta. Non abbiamo energia e non ci sono modi di sapere se la pistola che impugniamo sia abbastanza carica o no: bisogna sparare per saperlo… e se il laser è esaurito, non rimane che morire. Anche il finale è indicativo in questo senso: ridotti a vermi striscianti per le botte ricevute, riusciamo a scappare aiutati dal nostro amico alieno. E “amico” è la parola giusta. Si arriva a considerarlo tale pur senza sapere niente di lui, pur senza potergli parlare chiamandolo in tal modo, perché la parola “amico” per lui non avrebbe alcun senso. Eppure come altro si potrebbe definire un essere che rischia più volte la vita per salvare la nostra? Senza di lui il finale non avrebbe senso e, probabilmente, non sarebbe nemmeno possibile. Senza questo “contatto” con il mondo sconosciuto, che per noi non ha neanche un nome, Lester sarebbe morto.
Ma è veramente finita? Lester è ancora nell’altro mondo, il volatile gigante con cui si effettua la fuga non ha una destinazione conosciuta e si perde in un cielo blu pieno di nuvole, appare la scritta The End ma non sappiamo nulla di quello che avverrà. La storia è sospesa, come giocatori siamo ancora persi e senza spiegazioni. Sappiamo che siamo salvi… ma per quanto? E da cosa? Il gioco è finito, ma siamo ancora imprigionati in un mondo che non conosciamo e di cui abbiamo appena iniziato a decifrare i segni.
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Se volete giocare con Another World, ne è stata da poco rilasciata una versione speciale, che gira sotto Windows Xp e che ha subito un restyling grafico. La trovate a questo indirizzo: www.anotherworld.fr. Del gioco esiste anche una versione per telefoni cellulari che non credo sia stata distribuita in Italia. Sappiate che è realizzata molto bene. Si parla anche di una trattativa per rendere disponibile in gioco in uno dei marketplace virtuali delle tre console next-gen, ma per ora non ci sono comunicati ufficiali al riguardo.

Aggiornamento: come faceva notare il buon STM nei commenti, di Another World esiste una versione gratuita per Game Boy Advance che potete scaricare da qui: www.foxysofts.com/index.php?l=content/gba/anworld.inc
Altra piccola chicca trovata facendo delle ricerche in rete è questo filmato del gioco in cui potete vederlo dalla sequenza iniziale fino a quella finale: http://recordedamigagames.ath.cx/modules/tinycontent/index.php?id=243

15 comments on “Another World

  1. Davvero esemplare questa recensione. In effetti c’è molta poesia in questo videogioco, e molto mistero, tensioni irrisolte, la curiosità che spinge ad andare avanti. Non so se si possa dire che non è invecchiato: penso che i ggiovini, soprattutto quelli che lo giocano la prima volta, probabilmente storcerebbero il naso per uno stile di gioco antico e frustrante (benché sia stato salutato più o meno come un’incredibile novità, all’epoca, in realtà secondo me il titolo è appunto la “summa” dell’era antica, era solo confezionato in modo nuovo e appariscente, per i tempi almeno). La ripetizione delle scenette per altro le rende indelebili nel ricordo. HoD ha avuto molto meno successo anche perché era sentito come vecchio, e “fuori tempo massimo”. Comunque il “sottoinsieme” videoludico al quale appartiene – cioè quello delle storie raccontate senza tanti fronzoli, quasi solo attraverso l’azione, impreziosite da qualche sequenza al momento giusto, con gusto (oggi invece si tende innegabilmente a strafare, ritenendo che la quantità faccia qualità) – è probabilmente il mio preferito in assoluto, anche se si tratta di un filone sfruttato pochissimo.

  2. Non sono mai stato grande appassionato del genere adventure, però Another World faceva ben parlare di se,quasi quanto Secret of Monkey Island.

    Per la gioia dei possessori di Nintendo Ds e kit per homebrew, è stata fatta anche la conversione per la piccola console Dual Screen.

  3. Una perla, complimenti Karat.

    Another World è un gioco che ti lascia dentro tanti ricordi e soprattutto sensazioni. Avendolo ripreso dopo tanti anni, mi sono accorto di quanto sia difficile per i tempi che corrono, è un trial error che ti punisce senza pietà quasi come un laser game. Giochi di questo genere non ne fanno più da anni, ormai. E’ affascinante, dannatamente affascinante, anche oggi, soprattutto perchè ha personalità.
    HoD è un’altra perla, purtroppo uscì con ben 3 anni di ritardo (fu annunciato nel 95 se non sbaglio per poi uscire intorno al ’99), ed ha un suo personale fascino, pur essendo meno serioso nello stile.

    Due piccole curiosità, su alcune console il titolo del gioco cambiò in Out Of This World. Uscì anche una versione migliorata (stile quella PC degli ultimi tempi) per 3DO, con fondali rifatti e musiche da CD. Molto bella.

  4. Devo dire che avevo scelto proprio Another World come testimone della sua generazione nel mio progetto editorale ancora in cantiere.
    Karat45 ha scritto benissimo ma forse un po’ troppo, visto che siamo sul web il fattore attenzione va per forza di cose messo al primo posto. Consiglio di inserire diversi “a capo” per non scoraggiare il lettore.
    Per il resto è tutto perfetto: articoli come questi vorrei leggerli sulla carta.
    Ci sarebbe da discutere sul punto “recensione divertimento-free” (v. forum), visto che nonostante tutto quello che viene descritto di Another World fa comunque parte del “divertimento” in senso lato.
    Ottima la segnalazione a piè di pagina: un po’ come dire “mica stavo parlando di cose morte e sepolte”… 😀

  5. In realtà ho scritto la recensione tenendo completamente da parte il “divertimento”. Ovvio che Another World sia per me un gioco divertente, ma ero interessato più a trattarlo da un punto di vista tematico, esaminandone alcune scelte di gameplay e di composizione dei diversi elementi del gioco.

  6. No che non ha scritto troppo 😉

    Per il lettore interessato è tutto oro. Il lettore non interessato può andare altrove, questa volta ^_^

    (gli a-capo non guastano, ma stavolta non mi ha pesato)

    Del gioco esiste una versione gratuita per Game Boy Advance; e dico “gratuita” perché non esiste nemmeno la cartuccia in commercio, ce la si deve cavare con gli emulatori o in altre maniere.

  7. Avevo postato anche io un commento di segnalazione della versione homebrew per Ds del gioco..ma evidentemente non mi ha preso il commento..va beh..

  8. Bellissimo pezzo davvero!
    Another World possiede un metodo di narrazione essenziale e immediato. Penso che sintetizzi il modo di narrare dell’intero medium “Videogioco”.

  9. Davvero bella questa recensione.
    Io l’avrei scritta uguale, magari non sarebbe riuscitra così bene però 🙂
    Però devo dire una cosa: la bellezza di questo gioco viene del tutto stroncata dal seguito Heart of Darkness.
    Non sto qui a raccontare il perchè, ma molte dei pregi qui menzionati, vengono del tutto adombrati e uccisi nel suo seguito.
    Io consiglierei di giocare solo Anther World, e far finta che non esista nessun seguito. D’altronde anche il finale, in questo senso, è aperto a bellissima interpretazoni.

  10. Beh, Heart of Darkness più che un seguito è un “erede”. “Heart of the Alien” su Mega CD era il vero seguito, ma penso che si possa dimenticare con facilità.

  11. Heart of Darkness era un giochino divertente, per quel che ho visto decisamente più semplice, e quindi meno frustrante, ma anche meno interessante, di Another World. C’era l’assurdità di una grafica bella da vedere ma in bassa risoluzione (dico, quanto lavoro dei grafici è andato sprecato…).

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