[Diario] Nomadismo Videoludico

Devo ammettere che gli ultimi miei due anni di vita sono stati ludicamente un po’ inconcludenti. Metteteci una serie si sfighe da far paura e diversi problemi di salute, fatto sta che gran parte del mio tempo ludico è andato disperso tra un gran numero di titoli, facendone arrivare solo pochissimi al loro inevitabile epilogo. Sono stato un nomade videoludico.

Da gennaio ho deciso di di mettere fine a questa deleteria abitudine e di riprendere le mie normali abitudini concentrandomi su un titolo (o poco più) alla volta. Non amo le questioni irrisolte e, solitamente, finisco tutto ciò che inizio, anche i giochi cosidetti “brutti” (ma ne esistono ancora, tranne Clive Barker’s Jericho?). C’è sempre qualcosa da imparare. Sono come Golden Boy.

I frutti si sono visti quasi subito: finito in circa cinque giorni The Witcher, finito Uncharted, terminato anche Killzone, che agonizzava da quasi 2 anni nella memory card ad appena 1/3 della storia. Come inzio di 2010 non c’è male.

Di The Witcher ho già parlatoSu Uncharted ho un po’ di sensazioni di scambiare al volo, in attesa di un possibile approfondimento su Ars (probabilmente dopo che avrò completato anche il seguito).

La serie mi piace (ho già macinato un po’ di Unchy 2, durante il mio nomadismo) ma la nostra relazione non è proprio tutta rose e fiori. In sintesi, mi è parso un buon gioco che appare capolavoro solo perché non ha metri di paragone con cui misurarsi. Ottimo tempismo per Naughty Dog, insomma.

Tornando al succo della questione, il problema grosso secondo me è Drake. Nathan è un personaggio idiosincratico, se non schizofrenico: alterna atteggiamenti di buonismo estremo a fasi in cui diventa un killer a sangue freddo, senza mostrare mai dubbi o rimorsi per le carneficine che provoca. Non riesco proprio a farmelo simpatico. Il level design è esteticamente appagante ma più che prevedibile: slarghi con coperture vuol dire sparatoria (e caricamenti stealth delle zone successive), slargo con ruderi vuol dire sezione platform. Nonostante il seguito incolli le due cose un po’ meglio rimane comunque un game design molto inferiore a quello che i Naughty ci avevano regalato con Jak & Daxter. La spettacolarità delle cutscene paga, anche se, come un po’ tutto il production value del titolo, si sgonfiano dopo il primo terzo (credo per la regola non scritta di stupire subito, visto che quasi nessuno finisce i giochi). Il finale è il più brutto mai visto dai tempi di Far Cry ma sicuramente in linea con l’atmosfera da action hollywoodiano a budget ridotto che permea tutto, dialoghi inclusi.

Per Killzone (il primo) mi pare superfluo qualsiasi approfondimento: nazisti nello spazio per l’ennesimo FPS bellico che altalena tra il tecnicamente sconvolgente ed il tecnicamente deludente (sul serio, le skybox buggate?). Gioco salvato in extremis dal multiplayer online. Inutile dire che Timesplitters 2 gli caga in testa alla grande.

E voi? Siete dei nomadi videoludici o siete stanziali?

12 commenti su “[Diario] Nomadismo Videoludico

  1. Nomade anche io.
    Ho difficoltà ad arrivare in fondo perché non trovo niente che riesca a battere la mia indole apatica.
    Gli unici modi che ho per terminare i giochi è completarli di fretta nel minor tempo “fisico” possibile.
    Se mi distraggo dal gioco… l’abbandono e non ci torno più.
    Tra gli abbandoni illustri: Bioshock, Fallout 3, The Darkness, Kameo, Ninja Gaiden II, Halo ODST, Overlord.

    Tutti giochi che mi hanno divertito un sacco finché ci ho giocato ma che, abbandonati per altri impegni, non ho più ripreso (ben conscio del fatto che dovrei reiniziarli avendoli lasciati tutti in un punto piuttosto avanzato e non ricordandomi nemmeno i tasti, ora)

  2. Assolutamente nomade pure io… Ed ingordo: ho letteralmente una pila di giochi comprati, provati e poi subito accantonati dopo poche ore (ho anche i relativi salvataggi sparpagliati su decine di backup degli ultimi anni). I titoli che sono riuscito a completare si contano sulle dita di due mani, temo. 🙂

  3. Stanziale
    Giocato Persona 3 Fes fino a odiarlo. Tutt’oggi riprendo in mano quella pietra miliare del C64 che sono Turrican 1 & 2 e sto consumando Devil May Cry 3 sulla Ps2 (anche quella ormai consumata).
    Purtroppo come dici tu una massa nomade spinge molti designer a concentrarsi sui primi livelli.

  4. In buona parte stanziale, a volte nomade.
    Quando inizio un gioco tendo a voler arrivare in fondo, tranne nei casi in cui supero il limite di sopportazione, ovvero giocare a un certo titolo iniziia a disgustarmi. Ultimo caso: Dead Space.

  5. Stanziale caotico. Gioco 3-4 giochi contemporaneamente (dei 9-10 installati quando si tratta di PC) finché non decido di focalizzarmi su uno in particolare e di finirlo. Tendo con facilità a cominciare giochi che so di poter finire in fretta (esempio gli episodi Telltale).

  6. Nomade e ho imparato a esserne fiero
    Se dopo 3 mi sono rotto il cazzo vuol dire che il gioco non mi merita
    Come con le donne.

  7. Il seguito dei riferimenti alla storia del primo ce li ha, oltre ai camei dei vecchi protagonisti. Ne ho approfittato…
    Odio giocare i sequel se non ho giocato a tutti gli episodi precedenti!

  8. Simone “Karat45” Tagliaferri wrote:

    Roberto “il Cinese” Turrini wrote:
    Stanziali fino alla nausea. Non ne inizio uno nuovo senza vedere i riconoscimenti di quello precedente… Quanto tempo buttato…

    Prima ero così anche io… con il tempo mi sono detto che non valeva la pena accanirmi con giochi che non avevano niente da dirmi e sono diventato più tollerante con gli abbandoni in corso d’opera.

    Bhè, ma il numero di giochi a cui giochi tu credo sia ben superiore a quelli che gioco io… diciamo che sono sempre un po’ indietro, rispetto alle ultime uscite e che quindi è difficile che io inizi un gioco brutto… L’ultimo è stato assassin’s creed. Era talmente noioso che la vera sfida è stata quella di finirlo.

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