Paolo Rostagno Giaiero è un tipo originale e attivo nel mondo delle traduzioni di videogiochi (e non solo, come avrete modo di leggere). Da un contatto per email è nata questa interessantissima intervista, in cui espone il suo metodo e illustra il modo ideale per tradurre un videogioco. Oltretutto, Paolo ci ha fatto un graditissimo regalo, che trovate alla fine dell’intervista: la traduzione in italiano di Aztaka, completa di istruzioni per utilizzarla.
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Ars Ludica: Ciao, Paolo, presentati ai nostri lettori.
Paolo Rostagno Giaiero: Salve! Sono un orientalista specializzato in linguistica indoeuropea e afroasiatica! Ovverosia: uno squilibrato socialmente pericoloso che si è studiato sanscrito; persiano; indiano; arabo; ebraico; aramaico e un’altra mezza dozzina di lingue europee (e non) vive e morte. (Roba utilissima e spendibilissima sull’odierno mercato del lavoro: difatti, per il mio ultimo saggio sulla letteratura araba, non ho visto il becco di un quattrino!)
AL: Come ti è nata la passione per le traduzioni?
PRG: Di sicuro non a scuola! Credete davvero che si possa imparare una lingua a forza di questionari a crocette; inserendo a casaccio mezze paroline fra spazi vuoti e altri esercizietti da enigmista simili? Carta straccia. Se riesco a masticare un poco di inglese posso solo dire grazie a Fallout e Planescape: Torment! Ai miei tempi, quando ero ancora giovane e bello, molti videogiochi non erano mica tradotti! Nossignore! Si giuocava da contorsionisti, colla mano destra in preda a lancinanti crampi su sorcio e tastiera, e le dita della sinistra rattrappite nel disperato tentativo di tenere il segno su più pagine del vocabolario! Un’infanzia difficile. Magari ho avuto la semplice fortuna di vivere da sempre in un ambiente plurilinguistico: abito in un piccolo paese alpino e mi basta mettere il naso fuori di casa per sentir tranquillamente parlare italiano, francese, occitano e piemontese.
AL: Quali giochi hai tradotto nella nostra lingua? Come sei entrato in contatto con gli sviluppatori dei giochi che hai tradotto?
PRG: Ho partecipato a vari progetti, alcuni dei quali, come Aztaka purtroppo, non sono andati in porto. Posso però affermare con orgoglio di esser stato il traduttore ufficiale di Zeno Clash (acclamato da pubblico e critica come uno dei più bei giochi del 2009 e ormai oggetto di culto), di Euflorìa (vincitore di numerosi premi) e dello straordinario The Ball.
Tra me e Zeno Clash fu un vero e proprio colpo di fulmine. Ne vidi la stramba pubblicità e lo preacquistai immediatamente. (In realtà fu mera taccagneria: già costava poco, ma cosi facendo risparmiai un paio di euro sonanti!) Tosto che l’avevo finito, pensai : “Stupendo! Peccato non sia disponibile in italiano…” Tre nanosecondi dopo, gonfio come una vescica di porco, mi dissi: “Lo faccio io! Mo scrivo una bella letterina agli sviluppatori!” E così fu. Poi una cosa tira l’altra e… eccomi qui!
AL: Qual è stato il lavoro che ti ha regalato più soddisfazioni?
PRG: Arduo a dirsi. Per quanto concerne Zeno Clash, ricordo l’entusiasmo e la follia di gettarsi nell’ignoto; per Euflorìa la curiosità di poterne leggere la trama in anteprima; per The Ball l’emozione di vedere un gioco in diverse fasi del suo sviluppo e collaudarlo di persona: molte delle mie osservazioni sono poi addirittura confluite nella versione finale! Ora che ho provato sulla mia pelle cosa significa localizzare un prodotto informatico, posso assicurare che l’intero processo non è affatto una passeggiata e richiede assoluta dedizione. Bisogna tradurre, ricaricare e ripetere in continuazione le stesse porzioni di gioco alla ricerca della giusta ispirazione, di quella sfumatura sfuggente… chiunque pensi sia uno spasso si sbaglia di brutto! Ultimata la stesura di The Ball ero pienamente convinto fosse pressoché perfetta: “Buona la prima!” esultai. Non appena arrivò la beta quasi mi venne un infarto: non c’azzeccava nulla! Non posso asserire di averla riscritta da zero, ma di sicuro non c’è una singola riga che non abbia subito almeno un ritocchino!
AL: Normalmente traduci cercando di trasformare in italiano qualsiasi parola. Ci puoi spiegare la tua filosofia di traduzione facendoci qualche esempio e illustrandoci i tuoi modelli?
PRG: È un imperativo! Il nostro povero, bistrattato italiano è senz’ombra di dubbio la lingua più bella del mondo e mi empie di orrore leggere/sentire certe frasi come: “Vado a fare shopping!” …troppo difficile dire: “Esco a fare acquisti/compere/spese?” Si può sapere che cacchio è il Ministero del Welfare? E la nuova legge anti-stalking? “Antipersecutoria” suonava male? Non so da voi, ma dalle nostre parti “privacy” si dice “riservatezza”! Istruzioni: “Esegui il download del file e poi lancia l’installer!” Diamine! “Scarica il programma e installalo!” non va? Tra amici:* “Il mio àvatar skillatissimo non è riuscito a killare l’ultimo boss del dungeon!” (*Letto in Rete durante una partitella a Guild Wars.) Primo: se proprio si vuole scimmiottare gli inglesi, o meglio gli statunitensi, lo si faccia perbene e in luogo di “àvatar” si grugnisca un obbrobrio tipo “èveta” (giusto per la cronaca: si pronuncia “avatàra”. Evviva, non ho passato indarno tre anni chino sui libri di sanscrito!) Secondo; ci si inventi qualcosa, per esempio: “Manco il mio eroe pompato al massimo è riuscito a stendere il mostro alla fine del livello!” Qualsiasi sociologo da strapazzo può informarci circa l’esterofilia dilagante e altre cialtronate, o che così parlando ci sentiamo importanti, che facciamo uso di termini derivati dalla presunta cultura dominante per emularla, oppure che creiamo appositamente dei gerghi per includere/escludere gli altri individui a nostro piacimento, eccetera. Innegabile. E quindi? Sarò l’ennesimo Don Chisciotte che carica i mulini a vento: me ne frego! Nelle mie traduzioni, dalla prima all’ultima riga non troverete una sola parola straniera. Naturalmente a tutto c’è un limite; provate a immaginare una recensione di Half-Life 2 che esordisca così: “Il magnifico videogioco Emivita 2 è il seguito del celeberrimo Tempo di Dimezzamento di un Isotopo Radioattivo del 1998.” Che tristezza! Neanche un pazzo furioso come me si spingerebbe a tanto!
AL: Cosa ne pensi delle traduzioni medie dei videogiochi nella nostra lingua? Ti sembrano adeguate?
PRG: Non mi lamento, in fondo nulla è perfetto. In casi disperati è quasi sempre possibile reinstallare e/o impostare i programmi in altri idiomi; c’è chi lo fa (o per vantarsi dice di averlo fatto o volerlo fare): io no.
Mi fa sorridere il fatto che, spesso e volentieri, le versioni nostrane siano piuttosto edulcorate rispetto agli originali. Non sia mai che, se un qualche personaggio dice una parolaccia, la si ripeta anche nella nostra sacerrima lingua! Ma per carità, proprio noi italiani ci autocensuriamo? Noi, gli unici sommi e indiscussi maestri del turpiloquio???
AL: C’è qualche titolo, a parte quelli che hai tradotto tu, di cui hai ammirato il lavoro di localizzazione?
PRG: E chi ha mai detto che ammiro le mie medesime traduzioni? Ogniqualvolta le rileggo mi viene la pelle d’oca e vorrei rifarle daccapo! Dunque… la Blizzard Entertainment non perdona: indimenticabili gli intermezzi di Starcraft, Diablo II e Warcraft III. Hanno colpito nel segno Batman: Arkham Asylum, inaspettatamente bellissimo nonché doppiato in maniera ineccepibile e BioShock… chi se lo scorda Sander Cohen, mentre recita la sua poesiola “Il Coniglio Selvatico”? Potrà sembrare strano, ma persino a distanza di anni rammento ancora con piacere certi dettagli, come la voce di Kaelyn in Mask of the Betrayer o le gesta di Jerrod, raccontate dal narratore di Icewind Dale! Ho anche apprezzato il lavoro svolto sulla saga di Drakensang. Il primo premio spetta però a The Witcher. Credo che, finora, sia stata l’impresa di localizzazione più titanica della storia del videoludo. Alzi la mano chi non ha mai vaneggiato di rigiocarselo in ungherese sottotitolato in cinese! Mi auguro però che la traduzione di The Witcher 2 sia il più possibile fedele a quella dei racconti de Il Guardiano degli Innocenti e impieghi la grafia “Wyzima” e i termini “Strigo” e “Ranuncolo” al posto degli attuali “Vizima”, “Witcher ” e “Dandelion”, presi di peso dalla versione inglese…
AL: E altri che proprio ti hanno lasciato con l’amaro in bocca e la voglia di ritradurli?
PRG: È assai irrispettoso criticare il lavoro del prossimo, come soleva dire il buon vecchio Marziale: parcere personis dicere de uitiis! Ebbene, se proprio mi tocca fare qualche nome lo farò: Oblivion e Half-life 2. Tuttavia, vorrei spezzare una lancia in favore dei traduttori di Oblivion: si trattava di un’impresa monumentale (circa un milione di parole!!!) e ovviamente non hanno avuto l’opportunità di cesellarlo a fondo prima della pubblicazione; non è superfluo ricordare quanto sia ambiguo il barbaro inglese e vi ho appena riferito la fine che ha fatto la mia modesta versione preliminare di The Ball… Nessuna scusante invece per la Valve Corporation: possibile che una delle maggiori ditte informatiche del mondo non riesca a gestire decentemente testi e voci di una manciata di personaggi? E che dire di Episode Two e Portal? Anche se la qualità delle interpretazioni di Merle Dandridge (Alyx Vance) e Ellen McLain (GlaDOS) è eccelsa e inarrivabile, è assurdo che un’epopea importante come quella di Tempo di Dimezz… ehm… Half-Life non sia completamente doppiata, tanto più che i primi due giochi e mezzo lo sono stati! Non si abbandona una serie a metà! Lancio un appello ai visitatori: volontari cercansi! Qualora tra di voi si celasse qualche smanettone in grado di estrarre e manipolare il materiale necessario dal motore grafico Source… si faccia avanti: mi cimenterò nel doppiaggio di Episode Two e Portal gratuitamente.
AL: Come vedi il rapporto tra la traduzione e il gioco? Credi che una buona localizzazione influenzi molto o poco l’esperienza del giocatore con il titolo?
PRG: La localizzazione di un prodotto artistico, e nel nostro caso stiamo appunto parlando della decima arte, è quantomai necessaria: non è ammissibile escludere a priori da una potenziale esperienza estetica intere fette di popolazione! E deve essere di qualità, alla stregua di un romanzo: andreste voi al cinema, sapendo che la pellicola proiettata è tradotta e doppiata da schifo? Lo visiteresti un museo senza nemmeno un opuscolo informativo nella tua lingua? Da non sottovalutare, inoltre, il possibile utilizzo di un videogioco a scopo didattico: anziché una di quelle deprimenti registrazioni allegate alle grammatiche, zeppe di dialoghetti alquanto insulsi e ridicoli, come esercizio d’ascolto e lettura, mi sono servito in più di un’occasione di Dragon Age: Origins (l’entrata in scena di Morrigan è il pezzo preferito dai miei allievi). Lungi dall’essere stata un’oziosa perdita di tempo, l’esperimento si è rivelato un successo totale: tutti i miei studenti sono diventati bravissimi! Miracoli della localizzazione: l’altro giorno sono andato a trovare mio padre, settantenne, e l’ho colto con le mani nel sacco… si stava trastullando con Crazy Machines 2! (Quest’anno si è sbafato anche la riedizione speciale di The Secret of Monkey Island e Machinarium!) Naturalmente, in pubblico, ostentando parossistico ribrezzo nei confronti dell’intrattenimento elettronico, negherebbe tutto e neppure sotto tortura confesserebbe di essere egli stesso un videogiocatore. (La nonna, centenaria, si diverte invece coi solitari di Windows… Non sto scherzando.)
AL: Cosa ti piacerebbe tradurre in futuro? Hai qualche genere preferito, oppure ti piace tradurre qualsiasi cosa purché ti metta alla prova?
PRG: In realtà sto già armeggiando intorno alcuni progetti interessanti, ma se ti dicessi quali… poi dovrei ucciderti! (Scusami, avevo sempre sognato di dirlo!!!) Mi piace illudermi di essere una sorta di bardo postmoderno, un trovatore digitale che offre i propri servigi letterari al mecenate informatico di turno: perciò mi sforzo di essere creativo, mi azzardo a proporre neologismi, mi affanno nel ricercare sinonimi e circonlocuzioni: gli antichi e gli scaldi non avevano paura di osare inediti kenningar e spingere ai limiti il proprio pensiero e linguaggio! Oggigiorno la contaminazione è tale che non si può più fare una netta distinzione fra i generi: in linea di massima vado matto per i giochi di ruolo, ma sono decisamente onnivoro! Dopo la cocente delusione per Invisible War sto aspettando con trepidazione il prossimo Deus Ex: Human Revolution! Mi piacerebbe proprio mettere le mani sopra un titolo similare e farne una traduzione futurista, ma scevra di anglicismi: sarebbe davvero una sfida da “Missione Impossibile”!
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Paolo ci ha gentilmente donato la traduzione in italiano di Aztaka (SITO UFFICIALE) da lui realizzata, ma mai pubblicata ufficialmente, perché gli sviluppatori hanno apparentemente smesso di supportare il gioco e non hanno completato la patch che doveva comprendere il supporto per più lingue. Fortunatamente ci siamo noi. Vediamo come far parlare Aztaka nella lingua di Dante:
Per prima cosa:
SCARICATE IL FILE (92Kb circa)
Poi seguite le seguenti, semplici, istruzioni:
Scompattate l’archivio Aztaka_ITA.zip con un qualsiasi programma. Vi ritroverete due file: Languages.xml e Aztaka.cfg. Sovrascrivete il file”Languages.xml” nella cartella principale di Aztaka (nel mio caso: C:\Programmi\Steam\steamapps\common\aztaka) e “Aztaka.cfg” (forse in C:\Documents and Settings\Proprietario\Impostazioni locali\Dati applicazioni\Aztaka) con quelli omonimi del nostro archivio.
ATTENZIONE: il secondo file (Aztaka.cfg) potrebbe essere nascosto. Se così fosse, andate nelle opzioni di visualizzazione cartella e spuntate l’opzione per mostrare i file nascosti.
Ricordate inoltre, che la traduzione italiana non è supportata ufficialmente dagli sviluppatori.
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