About il Cinese

Il fatto che la moglie abbia accettato di avere un marito con dei seri problemi di dipendenza da giochini elettronici, la dice lunga sui compromessi ai quali è dovuto scendere pur di evitare che la sua collezione di cartucce finisse misteriosamente nel bidone della spazzatura. Il suo sogno è quello di arricchirsi facendo un lavoro appagante, anche se chi lo conosce sostiene che sarebbe disposto a diventare semplicemente ricco. Nel mentre, trascorre la domenica mattina facendo le pulizie di casa, ipotizzando cosa accadrebbe se alla sua porta bussassero Elena Fisher e Liara T'Soni, insieme.

Brock Davis: Arcade Expressionism

Seppure in ritardo, mi permetto di segnalare una serie di pitture ad olio davvero suggestive, che hanno come soggetti alcuni dei videogiochi simbolo del periodo arcade. Si tratta di tre opere realizzate da Brock Davis, un designer di Minneapolis davvero ispirato (a mio modesto parere), capaci di sintetizzare in pochi accenni di colore alcune delle maggiori icone appartenenti agli albori della scena videoludica.

I tre quadri si inseriscono all’interno di una iniziativa denominata “Make Something Cool Every Day 2009“, alla quale il designer ha deciso di partecipare. Obbiettivo della manifestazione era quello di permettere, a ciascuno degli artisti partecipanti, di proporre tante opere quanti sarebbero stati i giorni dell’anno.  Un progetto ambizioso, non c’è che dire… ma se questi sono stati i risultati, allora è giusto attendere l’edizione 2010 e dare loro lo spazio che si meritano.

Interessato all’acquisto dei suoi quadri, ho recentemente contattato il giovane designer, che mi ha assicurato verrà presto data la possibilità a tutti di prenotare stampe originali delle sue realizzazioni in formato 19×25 cm, direttamente dal suo sito internet. Non mi ha detto il prezzo… chissà perché!

Demon’s Souls: ufficiale la data europea

Persino noi europei potremo vantare una versione nostrana per l’incredibile Demon’s Souls, un RPG capace di vincere numerosissimi riconoscimenti senza la necessità di essere distribuito (ufficialmente) anche in Europa. Fortunatamente, Namco Bandai ha deciso di rimediare a questo scempio, annunciando che il 25 giugno prossimo sbarcherà sugli scaffali dei nostri centri commerciali (i negozi di videogame, ormai, sono più unici che rari), un’edizione pensata anche per quelli del vecchio continente.

Per tutti coloro che hanno resistito alla tentazione di appropriarsi di una copia d’importazione del gioco, Namco Bandai ha pensato di confezionare una “Black Phantom Edition“, contenente (oltre al software) una guida strategica, la soundtrack originale e un art book. Il prezzo di tutto questo popò di roba è ancora sconosciuto (e te pareva!).

Nulla si sa circa l’eventuale localizzazione in italiano. Hanno fatto 30… non ci resta che sperare abbiano allungato fino al 31!

Uncharted 2

Se andassimo sul sito di Metacritic e mettessimo in ordine di voto, dal più alto al più basso, i titoli archiviati nel suo database, senza operare alcuna distinzione tra console e generi differenti, scopriremmo che prima di Uncharted 2 trovano posto altri dodici giochi che, secondo l’opinione della stampa specializzata, hanno meritato una votazione media superiore. E non vi dico quanti altri software hanno preso lo stesso 96 che si è portato a casa il lavoro dei Naughty Dog. Ma stiamo scherzando? No, davvero: con tutto il rispetto per Halo, Soul Calibur, NFL 2K1 e quel vecchietto di Tony Hawk, è quasi ridicolo che io sia dovuto arrivare alla seconda pagina dell’elenco per trovare quello che, a tutti gli effetti, è il miglior gioco per console mai realizzato dacché esistono le console (e forse anche i giochi). Detto per inciso, me ne sbatto altamente che la gente lasci commenti poco edificanti in calce al post, ricordandomi che io, di videogame, non ne capisco una mazza (cosa per altro corretta), perché tanto quest’articolo porta il mio nome e mi assumo tutte le responsabilità del caso.

Per quelli che stanno ancora leggendo (speriamo non siano molti) è necessario capire che il primo presupposto di quanto detto sino ad ora è questo: Uncharted 2 è un qualcosa che, principalmente, si guarda. Il fatto che lo si faccia con un joypad tra le mani è secondario. Se mi avessero detto che per continuare a giocare avrei dovuto tenere una chitarra in spalla o vibrare colpi su di una finta batteria non sarebbe cambiato granché: avrei vissuto comunque un’esperienza appagante. Il Dual Shock 3 ha il grande vantaggio di essere poco ingombrante e senza fili. Tutto qui. Il secondo punto dal quale non si può prescindere per parlare del gioco in questione è rappresentato dal carisma di un protagonista che “fatto lui, hanno buttato via lo stampo”. Nathan Drake è il figlio illegittimo di Sean ConneryHarrison Ford, che coniugatisi tra il set dei primi 007 e dell’originale Indiana Jones, hanno generato un clone capace di sconfiggere Victor Kruger, baciare le Principessa Leila e ritrovare il Destino di Atlantide facendo il tutto contemporaneamente, in solitaria e a mani nude. È, infine, inevitabile dare per scontato una grafica da “mani nei capelli”, una colonna sonora ammiccante e un doppiaggio che: “Ehi! Ma questi sono professionisti!”. Una volta assodate queste premesse, è possibile parlare di Uncharted 2 con la pretesa della giusta obiettività.

Per prima cosa la sceneggiatura: storia trita e ritrita, già sentita altre cento volte? Fottosega. Merita in ogni secondo, in ogni colpo di scena e in ogni prevedibile volta gabbana: un boss ultra cattivo, una “pietra verde” (cit.) che merita di essere inseguita; una squisita bond girl da salvare (anche se in questo caso sono in due e alla fine si salvano da sole); un compagno d’avventure marpione col sigaro in bocca à la “adoro i piani ben riusciti” e una vicenda che profuma di cappa e spada nonostante si spari della grossa con fucili a pompa,  balestre avvelenate e tricchetrac assortiti. Consigliatissima a tutti coloro che amano storie avvincenti, leggere e dal finale romantico.

Passiamo al level design. Ecco. Io, ora, non so quanti di voi sappiano davvero cosa si intenda quando si parla di level design (io no di sicuro), ma i ragazzi della Naughty Dog devono saperne parecchio visto l’ottimo risultato ottenuto (anche se la parola “ottimo” non esemplifica esattamente la magnificenza del lavoro fatto). Certo è che i vari Tomb Raider, Prince of Persia e filmografia assortita (ho già citato la saga di Indiana Jones, ma potrei aggiungere La Mummia, condita dalla fantasia di un Willow e spruzzata dalla sagacia de I Goonies) hanno aiutato. Personalmente ho trovato stupefacente la ricostruzione su più livelli di un Nepal colpito dalla guerra civile, con intere sessioni esplorative inframmezzate da piccoli enigmi e capannelli di nemici in un crescendo di cose da scalare ed elementi dello scenario modificati dal nostro attraversamento. Anzi: non avevo mai visto niente del genere, prima di allora. Sicuramente qualcuno dei lettori tirerà fuori aneddoti riguardanti il tal gioco, uscito nel tal altro anno da cui è stato tratto quell’altro ancora, così fino a Pong. Mettiamola così: nei giochi che sino ad ora ho giocato io, non avevo mai assistito a qualcosa sviluppata con tanta attenzione.

Arriviamo quindi al gameplay. Come premesso all’inizio, Uncharted 2 è un gioco che principalmente si vive da spettatori. Intendiamoci, non che sia vittima della stessa malattia di cui, prima o poi, perirà la serie di Metal Gear Solid (ovvero un’eccessiva dose di filmati non interattivi), ma l’abilità richiesta al giocatore è davvero risibile: con un tasto si salda e ci si sposta da un appiglio all’altro senza temere di cadere o mancare il bersaglio, con un altro si prende la mira e con il terzo si spara. Punto. Verso la fine, anche l’abilità di fare fuoco sotto copertura in stile Gears of War assume una certa importanza, dato il sensibile aumento nel numero di nemici su schermo e la loro progressiva crescita, sia in termini di efficacia delle armi che in quelli di resistenza ai nostri colpi… ma niente di particolarmente hardcore. Ciononostante, il titolo Sony mi ha divertito anche sotto questo profilo e a tratti mi ha ricordato l’assurdità di alcuni scontri vissuti alle prese con il primo Serious Sam… ma devo ancora capirne il perché.

Voglio fare un’ultima osservazione circa l’unica cosa che, se fossimo all’Università, costerebbe ad Uncharted 2 la lode. Ora: io capisco che l’intera saga strizza l’occhio ad una sospensione dell’incredulità che mescola ironia, fantascienza, sarcasmo e archeologia, ottenendo un mix esplosivo che “mi ha conquistato al ciao” (cit.), ma non è possibile che dopo aver scalato l’Everest per raggiungere una valle dimenticata dall’umanità, essere sopravvissuto all’attacco di strani e misconosciuti Yeti, aver sbloccato un antichissimo marchingegno sepolto da settecento anni sotto una coltre di neve e aver risolto un enigma irrisolvibile, io mi trovi a dover combattere contro dei soldati che non si capisce come abbiano fatto ad arrivare, prima di me, in quello stramaledetto tempio che andavo cercando. Insomma… sono cose che ledono l’orgoglio, specialmente vista la fatica fatta e le centinaia di morti causate, lungo la strada, per arrivarci.

Vabbè… Fortuna che non siamo all’Università e che, chi comanda qui, mi abbia dato completa libertà di esprimermi. Perché non abusarne?

Complimenti Naughty Dog: 110 e lode!


iPad Arcade Cabinet: solo 149.99 dollari?

Era una di quelle notizie che, tipicamente, sarebbe rientrata nella categoria delle “troppo belle per essere vere”. E infatti era un pesce d’aprile. Nonostante siano passati diversi giorni, voglio riproporvela ugualmente, chè l’idea non era malvagia.

Il jingle pubblicitario recitava: sei ancora convinto di non avere bisogno di un ipad? Ovvio che, osservata l’immagine allegata poco sopra, la risposta oscillasse tra il “non proprio” e il “no categorico”. Dopo aver installato un’applicazione chiamata iCade MAME Emulator App, sarebbe stato possibile collegare l’inutile gadget della Apple ad un fighissimo cabinato simil legno in puro stile Anni ’80 e giocarsi tutti i classici arcade: da Donkey Kong a Qbert. Cavolo! Era un oggetto davvero stupefaciente:

  • Bellissimo stile retrò, cabinet arcade in legno ed emulatore MAME per il vostro altrimenti inutile iPad.
  • Gioca i tuoi titoli arcade preferiti ovunque ci sia un tavolo.
  • Centinaia di giochi disponibili da varie fonti, non inclusi nel prodotto.
  • Stick e tasti arcade professionali valutati per 10.000.000 utilizzi.
  • Autentici controlli arcade per connettere il tuo iPad tramite un connettore standard.
  • Tasti di selezione per uno o due giocatore che aggiungono autenticità e funzionano davvero!
  • Casse dolby 2.1 e subwoofer integrati nel cabinet.
  • Adattatore usb da 10w.
  • iCade app che deve essere comprato a parte dall’App Store.
  • Dimensioni: 9″ di larghezza x 10″ di profondità x 16″ di altezza.

Letta la news, ho fatto posto sulla credenza, al fianco di quelle console “old gen” che ancora tenevano banco e mi sono fiondato sull’invitante bottone del “buy now”. Questo il risultato:

Dannati! Il primo di aprile è stato un giorno di false illusioni. Dopo aver creduto di diventare ricco con i commenti su Ars Ludica e che finalmente si decidessero a non pubblicare Mafia II, mi sono dovuto pure ricredere su quello che sarebbe stato un sicuro acquisto ossessivo/compulsivo (con buona pace del mio analista).

Volete insultarli? Io l’ho fatto. Forse voi fate ancora in tempo. Questo il link: ThinkGeek.com

Metro 2033: ora anche in italiano

Camminavo allegramente tra gli scaffali di una libreria del centro, quando all’improvviso la mia attenzione viene rapita da una copertina che credevo non avrei mai visto. Era quella di Metro 2033, il libro di Dmitry Glukhovsky da cui è stato tratto il videogame multipiattaforma appena uscito. Poco più di 17 euro per un 779 pagine di fantascienza post apocalittica che male non fa. Anzi! Ero lì lì per uscire dall’ufficio con la prima scusa possibile per fiondarmi sulla metro (mio malgrado, “solo” quella di Milano) e tornare a casa per inizarne subito la lettura, che già so sarà vorace come le vongole.

Questa la cover:

La prima cosa fatta, ovviamente, è stata quella di inserirlo nel database di aNobii, ma… L’edizione italiana non esisteva e quindi mi è toccato crearne la voce. Per me, era la prima volta.

Prima di augurarvi la prevedibile “buona lettura”, voglio riportare le parole della quarta di copertina (si potrà?):

E’ l’anno 2033. In seguito ad una guerra devastante, vaste parti del mondo sono ridotte in cenere e macerie. Anche Mosca è diventata una città fantasma: i sopravvissuti si sono ritirati nelle profondità della Metropolitana e lì hanno fondato una nuova civiltà, una società che non era mai esistita prima di allora…

Queste sono le avventure del giovane Artyom, che lascia la propriastazione d’origine per proteggere la Metropolitana da un’oscura minaccia. Perché gli ultimi uomini non sono soli, là sotto…

“Grandioso! La Metropolitana di Mosca è sempre stata avvolta nella leggenda  e ora, Dmitry Glukhovsky riesce a trarne un grande e fantastico capolavoro!”

Sergey Lukianenko