Basta con la musica classica violenta!

E’ ora di finirla con questa cosa della musica classica che poi vedete come va a finire? La gente muore!

La musica classica da sempre è leva di ideologie politiche e sociali più o meno violente. Il Nazismo stesso fece di Wagner e del prezzolato Holst uno dei suoi principali mezzi di propaganda sulla superiorità razziale e la giustificazione della violenza verso gli inferiori. Tutte le più grandi rivoluzioni del mondo sono avvenute sull’onda di qualche pezzo classico, composto per l’occasione, per coinvolgere emotivamente le folle, per dargli un senso di appartenenza e al tempo stesso per spersonalizzare l’avversario (nella maggior parte dei casi il potere costituito, orrore!), rendendolo meno pauroso, più facile da abbattere e uccidere. La musica classica è la base di generi musicali ben più violenti, come la Tecno/Trance dei Rave Party o l‘Heavy Metal satanico.

Teste sono cadute dietro marce trionfali, gli stessi inni nazionali sono stati spesso veicoli di carneficine di massa, l’apoteosi della violenza fine a sé stessa. Le rivoluzioni sono sempre state fatte da giovani, la dimostrazione matematica di quanto stupidi, indifesi ed influenzabili siano i nostri ragazzi anche quando dovrebbero essere abbastanza adulti da avere una vita propria e di farsi carico delle proprie scelte individuali.

Assurdo.

Cosa direbbero i loro genitori?

Deve essere per forza tutta colpa della musica!

Ndr.: questo articolo è satirico. La prossima volta che un idiota prova a dire che se un trentenne va fuori di testa e fa una carneficina è colpa di un videogioco (o di qualsiasi altra cosa), spingetelo a farsi una cultura che vada oltre figa e pallone. 

[Diario] Avete scelto, avete vinto!

Eccomi qui, la cavia umana della community di Ars Ludica!

La scelta l’avete fatta ed è ricaduta su Ratchet & Clank. Il primo, l’originale (che peraltro apparteneva al nostro Vittorio Bonzi).

I fortunati vincitori estratti a sorte da random.org sono Nevade e Carlo De Intinis (che ci ha contattato su Google+). Scrivete a redazione@arsludica.org e vi manderemo i codici-premio per Good Old Games! Se non vi fate vivi entro una settimana dalla pubblicazione dell’articolo estrarremo altri vincitori.

Ora veniamo al gioco.

Dopo quattro ore posso dire che è un gran bell’action adventure. Non come Beyond Good & Evil e un pelino sotto Jack & Daxter (che aveva un doppiaggio italiano strepitoso) ma comunque un ottimo gioco. Inizio a sentire della stima per questo Lombax sfigato e per il suo intraprendente compagno robotico. La passeggiata spaziale a gravità zero è stato un modo molto carino per farmi apprezzare ed introdurre il carattere e le abilità di Clank.

Inizialmente ho sospettato di avere tra le mani un gioco un po’ telefonato e lineare, o quanto meno un platform con livelli piuttosto semplici, dal momento che dopo la mia prima visita a Rilgar (per vincere la prima gara di hoverboard) avevo trovato un solo bullone d’oro e il layout dei vari pianeti mi era sembrato piuttosto semplice. Invece… no.

Semplicemente il gioco si è schiuso dopo un inizio un po’ sonnecchiante, introducendo un backtracking graduale che con nuovi gadget apre location già viste e che consideravo del tutto esaurite a situazioni nuove ed impensabili. Non è Metroid ma l’effetto sorpresa merita. L’estremismo delle armi e delle abilità a disposizione mi sta piacendo molto perché ti spinge a pensare fuori dagli schemi dei normali platform, anche se alla base di tutto rimangono dei capisaldi del genere come i salti doppi e le planate. Per ora i boss mi sono sembrati sotto tono e devo ammettere che alcuni incontri li ho trovati un po’ troppo frustranti o proni a delle risoluzioni abbastanza banali, come attirare i nemici uno ad uno. Magari non sono ancora troppo pratico delle armi, che sono veramente assurde. Chissà.

L’unico dubbio che mi assale è se sia normale che sin’ora ho trovato un solo bullone d’oro. Sono scarso o cosa?

ArsLudicast 24: ArsLudicast è morto, viva ArsLudicast!

Con la prima stagione ormai chiusa, vi lasciamo con un breve episodio in cui sveliamo quali saranno i piani futuri del podcast e come potete influenzarli. O forse no.

Forse chiudiamo e basta.

Non vi resta che ascoltare la puntata!

Vittorio Bonzi conduce Matteo Anelli e Simone Tagliaferri in questo sonnecchiante epilogo, in cui parliamo anche di posta dei lettori, di giochi di guida e di un episodio autobiografico del Monopoli preso in contumacia dal suo blog.

Vi ricordiamo che se volete assistere come ospiti al podcastproporre un argomento di discussione o, perché no?, proporre un arrangiamento al Monopoli, potete farlo contattandoci a: arsludicast@arsludica.org o redazione@arsludica.org, oppure utilizzando l’apposito thread sul forum! E se volete darci una mano con una donazione non fatevi sfuggire gli sconti e le occasioni del nostro sponsor Amazon.

Scaricate l’episodio:

 

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Brano in Apertura:
Aeris Death (Final Fantasy VII), composto da Nobuo Uematsu

Brano in Chiusura:
Leap the Precipice (Eternal Sonata), composto da Motoi Sakuraba


Shadow of the Colossus

Sviluppato da Team ICO | Pubblicato da SCE | Piattaforma PS2 | Pubblicato (EU) il 17/02/2006

Una nota prima di cominciare: qualora decideste di riprendere l’attività videoludica dopo un lungo periodo di stop, assicuratevi di ricominciare con un capolavoro assoluto, quale è ad esempio Shadow of the Colossus.

La storia è semplice: abbiamo l’amore della nostra vita che giace esanime tra le nostre braccia e per riportarla tra noi decidiamo di stringere un patto con una misteriosa divinità, Dormin. L’affare è questo: dobbiamo prendere la vita di sedici creature – che definire imponenti è un eufemismo – per poterci così guadagnare una seconda possibilità con la nostra donna.

Shadow of the Colossus si muove dunque lungo un canovaccio piuttosto collaudato, ma la sua peculiarità, il tratto che lo spedisce dritto dritto in cima alle preferenze di molti videogiocatori, è certamente il percorso emotivo che è in grado di sviluppare. Ci sentiremo come dei sicari coinvolti in una guerra santa, in cui occorre demolire il culto avversario abbattendone gli emblemi – nella fattispecie i colossi. Ci sentiremo testimoni e autori del passaggio da una sorta di paganesimo – come si potrebbe non adorare come dei queste gigantesche e splendide creature? – ad un monoteismo iconoclasta e misterioso. Ma, soprattutto, ci sentiremo degli autentici pezzi di merda nell’affondare l’ultimo colpo ai colossi e scipparne così l’essenza, con un attacco deliberato e non provocato (siamo noi ad andare da loro per sfidarli, siamo noi quelli spinti da cattive intenzioni).


Wander – è questo il nome del nostro alter ego – si muove in un mondo disabitato con la sola compagnia del suo cavallo Agro, che funge da fido compagno ma soprattutto da mezzo di trasporto per colmare le immense distanze che separano la base – il sacrario del culto di Dormin, in cui ci vengono impartiti gli ordini, in cui dimorano le statue dei colossi da affrontare e in cui giace la donna per la quale ci battiamo – dalle tane (termine piuttosto riduttivo considerate le dimensioni, spesso maestose) dei colossi. Nel microcosmo di Shadow of the Colossus, insomma, non c’è spazio per il classico schema che prevede un susseguirsi di sfide e avversari prima dello scontro col boss: qui, armati di arco, frecce e spada, bisogna solo affrontare il boss.

La fase di combattimento vero e proprio è ben introdotta da uno degli slogan del titolo, “alcune montagne vanno scalate; altre vanno uccise“. Data la differenza di proporzioni, il problema principale consiste nel trovare il modo di arrampicarci (o, in alcuni casi, saltare in groppa) al colosso per poter raggiungere e colpire i punti vitali. E spesso la scalata si rivela piuttosto cervellotica, anzi, si potrebbe dire che il livello di sfida sia direttamente proporzionale alla difficoltà nel raggiungere i punti vitali. I colossi sono riconducibili a quattro archetipi (bipede, serpentone acquatico, drago volante e quadrupede), che si susseguono secondo uno schema piuttosto prevedibile; qualora non riuscissimo a trovare la giusta strategia per il rendez-vous, Dormin ci dispenserà consigli in forma piuttosto oracolare (cioé spesso vaga e per questo inutile).

Proseguendo nell’avventura diviene sempre più evidente come lo scopo del Team ICO non fosse quello di creare un’opera di puro intrattenimento, bensì di costruire un’esperienza videoludica scandita dalle emozioni piuttosto che dagli achievement; per questo non ci sono orpelli, il dettaglio si trova solo dove necessario, il commento sonoro è sempre in linea con la situazione. C’è spazio per la commozione, per l’esaltazione (come volare aggrappati a Phalanx, il tredicesimo colosso), per la rabbia, per la frustrazione.

Shadow of the Colossus è pertanto la concretizzazione di tutta una teoria sulle potenzialità dei videogiochi che insiste sulla capacità del medium di dare vita ad un range più ampio di emozioni di quanto usualmente faccia. L’aspetto sorprendente risiede nello scoprire che si tratta di un titolo veramente trasversale, che non richiede un manifesto per essere capito; basta giocarci.

Il caso Euthanasia

Vi segnalo questa notizia di Multiplayer.it (indovinate chi l’ha scritta?) in cui si parla del caso Euthanasia e delle polemiche strumentali che stanno scoppiando in ambito politico, soprattutto nell’area ultraconservatrice:

Articolo su Multiplayer.it: Link

Articolo sull’Unità: Link

Per maggiori informazioni sul gioco: Idealsoftblog.it

Riporto le due considerazioni fatte sul gioco, che prescindono dalla polemica politica:

Secondo me merita [il gioco] attenzione per un paio di questioni fondamentali, pur non essendo una grossa produzione:

– l’autore ha scelto di trattare un tema importante e sentito attraverso un medium considerato adatto solo all’intrattenimento (spesso dai videogiocatori stessi);
– conseguentemente al punto precedente, va notato il coraggio dimostrato, superiore a quello dei grandi publisher, che invece scelgono spesso la via dell’autocensura ogni volta che incappano in contenuti controversi.

[Diario] Choose My Destiny!


È un periodo un po’ di scazzo, lo ammetto. Le uscite di inizio anno non hanno fatto altro che aggravare questa condizione di disinteresse generale verso le novità che poi si riassumono in un tripudio di more of the same o di semplice merda.

Eccomi quindi a decidere a cosa giocare ora. Il punto è che il mio backlog negli ultimi quattro anni è diventato, come dice il buon vecchio Gorman, un problema serio:

La Billy coi titoli da giocare (più alcune anticaglie che mi fanno star bene). Sì, ho esagerato con le svendite PS2.

Sto cercando di risolverlo, questo problema serio (che poi è anche uno spreco di soldi, a dirla tutta). Al momento non si compra un nuovo gioco se non ne finisco almeno 2 vecchi. Il Dottor Manhattan mi ha consigliato di fottermene e di seguire il suo criterio: 10 nuovi giochi per ognuno completato ma io non ho superpoteri ed un pene equino, quindi ho passato.

Il mio metodo funziona piuttosto bene e, almeno per le generazioni in corso (grosso modo tutto quello che traccio molto grossolanamente sul mio Backloggery), i giochi completati sono diventati più di quelli da completare.

Dopo aver messo la parola fine su Bioshock (giudizio sintetico: più meh del previsto), ora vorrei concentrarmi su una qualche variante di Adventure e visto che la community di Ars Ludica risponde sempre quando gli si chiede un parere la cosa è semplice: decidete voi il mio prossimo gioco!

Potete lasciare il vostro suggerimento sui commenti del blog, su Twitter, Facebook o su Google+ e tra una settimanella tireremo le somme. Siccome qui siamo buoni e ben sponsorizzati, sceglieremo casualmente due votanti e gli regaleremo anche un gioco gratis a scelta su GOG.com.

Ecco i titoli che potete votare per questa volta:

  • The Legend of Zelda: Twilight Princess (Wii)
  • Ratchet & Clank (PS2)
  • Yakuza 3 (PS3)
  • Castlevania Order of Ecclesia (NDS)
  • Darkstar One (X360, PC)

Ovviamente questo vorrà dire anche un diario videoludico con aggiornamenti periodici ed una recensione finale. Se l’idea vi piacerà riproporremo l’esperimento anche con altri redattori.

Dai, forza: choose my destiny!