Ma sì, trasformiamo tutto in merda

Quella che vedete non è un’edizione particolare del gioco, ma la copertina dell’ultimissima edizione americana della Divina Commedia. Ok boys, il messaggio è chiaro: Dante spacca i culi. Il bello è che è ancora la versione tradotta da Henry Wadsworth Longfellow e pubblicata nel 1867. Mi chiedo cosa vogliano ottenere. Vendere il libro incitando il lettore a scoprire le differenze con il videogioco? Già immagino i “fuck Virgilio” e i ragazzini in ansia che sperano che Dante estragga una spada rotante per distruggere la porta dell’inferno gridando “time to kick ass”. Oppure vogliono nobilitare il videogioco accostandolo all’opera di cui francamente sembra aver ripreso solo il titolo? Magari vogliono convincere qualche genitore che non sta acquistando un action rozzo e ignorante, ma una colta riduzione di un classico della letteratura mondiale? Chi può dirlo… comunque se mi capitasse mai di sviluppare un videogioco, ci infilo dentro una versione troiereccia delle piccole donne, promesso.

Fonte: Joystick

Rebellion chiude?


Si inizia a vociferare sulla chiusura di Rebellion Derby, autori nell’ultimo anno di una doppietta niente male, ovvero Shellshock 2 e Rogue Warrior. Di ufficiale ancora non c’è niente, ma è probabile che gli ultimi insuccessi abbiano prodotto dei pesanti contraccolpi.

Quello che dispiace di più che è lo studio in questione è nato dalla gloriosa Core Design a cui dobbiamo Premiere, Chuck Rock, i Rick Dangerous, Wolfchild, i due Heimdall… ah sì, anche Tomb Raider.

Che finaccia che hanno fatto.

Fonte: VG247

E siamo a 20

Visto che ci scrivo sopra anche io e che considero amici le persone che lavorano a Babel, mi fa piacere segnalare l’uscita del numero 20 della rivista. Vi lascio alle parole di presentazione del numero scritte da Tommaso “Gatsu” De Benetti:

Come Atreyu ne La Storia Infinita, anche noi piangiamo quando cavalli dalle folte criniere rimangono impantanati in paludi nebbiose e anche un po’ stronze. Ma sotto la scorza sensibile siamo uomini d’acciaio, che per voi combattono l’avanzare del Nulla giornalistico con la qualità di Babel 020: recensioni con il senno di poi si accompagnano a materiale stimolante come Brain Training e studiato apposta per far partire flame nel nuovo Forum di Parliamo di Videogiochi. I videogiocatori sono vuoti? Siamo qui per riempirli.

Link: QUI

In questo numero:

* Cover Story – Devoid
* Il Vangelo Secondo Tommaso – Play.com VS Stalin
* Ars Ludica – Dittature Invisibili
* Esco di Rado – Sesso e videogiochi. Senza correlazione
* QPTO – La scappatoia
* Frame – Drive me to the Moon – Il Track Design
* Review – The Void
* Review – Infinite Space
* Review – New Super Mario Bros Wii
* Review – The Legend of Zelda Spirit Tracks
* Review – Dj Hero
* Review – The Saboteur
* Review – Assassin’s Creed 2
* Review – Dragonball Z: Attack of the Saiyans
* Review – Nostalgia
* Giochi di Merda – Tristologia di Navarrosh PS2
* Meteore – A chi però il destino disse NO?
* Time Waits for Nobody – 10
* Nero Ludico – 3
* 1493
* Arena – 5

Polybus 2.0

Polybus fa ancora parte delle leggende dei videogiochi. Riassumendo: è un gioco arcade che, tramite una studiata serie di luci e suoni costringe i fruitori a suicidarsi. Ovviamente trattasi di puttanata galattica, ma per qualche anno è stato bello crederci e, soprattutto, oggi fa ridere ripensare agli articoli allarmati di certa stampa che immaginavano i videogiocatori tutti in fila sui ponti autostradali pronti a buttarsi di sotto.

Negli anni non sono mancate reinterpretazioni del fenomeno, come quella di Raquel Meyers, artista spagnola che questo venerdì sta per mostrare il suo Polybus 2.0 al PlazaPlus Festival di Eindhoven, in Olanda. Ovviamente lo scopo non è quello di far suicidare qualcuno, ma:

The purpose of Polybius is to explore the relationship between fiction and reality by creating a feeling of losing your senses. … By combining line-vector aesthetics with video manipulation and 8-bit technology, we want to induce feelings of apophenia, amnesia and panic. We want to develop a new media identity dialogue by playing with human perceptions of incompatible symbolism and representations.

(Trad. Il fine di Polybus è quello di esplorare la relazione tra la finzione e la realtà ingenerando la perdita dei sensi. … Combinando l’estetica delle linee vettoriali con la manipolazione video e la tecnologia a 8 bit, vogliamo indurre sensazioni di apofenia, amnesia e panico. Vogliamo quindi creare un dialogo con la nuova identità dei media tramite la percezione di simbolismi e rappresentazioni paradossali.”)

Beh, se per caso vi trovate da quelle parti, andate a dargli uno sguardo. Magari ne vale la pena.

Fonte: Games Set Watch

Per altre immagini: Raquel Meyers

Un gruppo di casalinghe inferocite vuole prendere Niko Bellic a calci sugli zebedei


In realtà la notizia è un’altra, ma il titolo mi piaceva assai è ho deciso di mantenerlo anche se è fuorviante.

Vi ricordate nel 2004 il caso delle mogli dei dipendenti di EA che ottennero un risarcimento milionario per i loro mariti vessati dalle terribili condizioni lavorative a cui erano costretti? Bene, pare che la storia stia per ripetersi con la Rockstar San Diego (a me stavano più simpatici quando facevano i Lemmings, ma non tergiversiamo).

In una lunga lettera pubblicata su Gamasutra e firmata “Determined Devoted Wives of Rockstar San Diego employees” (Trad. le mogli devote e risolute dei dipendenti di Rockstar San Diego) le simpatiche donnine hanno annunciato che hanno intenzione di passare alle vie legali con la società per ottenere dei miglioramente nelle condizioni lavorative dei loro congiunti.

La situazione si è resa insostenibile dal Marzo del 2009, quando lo studio è entrato in crunch mode per ultimare Red Dead Redemption, con ritmi lavorativi di 12 ore al giorno per sei giorni alla settimana. A peggiorare la situazione è venuta la mancanza di adeguati riconoscimenti economici e la prospettiva della chiusura dello studio a gioco ultimato, a causa delle pessime condizioni finanziarie in cui versa Take-Two.

Insomma: tanto lavoro, incertezza per il futuro, gratificazioni zero, considerazione meno di zero e poco sesso hanno reso furiose le mogliettine che hanno deciso di farla pagare salatamente alla Rockstar (queste non hanno mai lavorato in Italia…), scatenando un nuovo dibattito sul tema di cui potete leggere più diffusamente QUI.

Solo il 15% dei videogiocatori console acquista i DLC

Secondo un recente sondaggio condotto da Frank N. Magid Associates, soltanto il 15% dei videogiocatori acquista contenuti scaricabili. Molti degli intervistati hanno addirittura affermato di non sapere dell’esistenza dei contenuti extra per i giochi (43%), mentre i restanti hanno detto di sapere dell’esistenza dei DLC ma di non averne mai acquistati. Secondo Mike Vorhaus, il presidente di Magid Advisors, la fetta di giocatori non a conoscenza dell’esistenza di contenuti scaricabili possiede console dove questi non vengono promossi (Wii e PlayStation 2).

FONTE