Più il senso di una cosa è visibile, chiaro, gigantesco, brillante, e più diventa sfuggente e inafferrabile.
Sono entrato in Second Life per capire Second Life. E qualcosa ne ho tratto. I Linden hanno creato una macchina che mira alla bancarotta emotiva prima ed economica poi dell’utente. Senza soldi non si fa praticamente nulla. È la regola.
Second Life è frequentato da poca gente e quello che solitamente viene descritto dai molti esegeti dei mondi virtuali è l’eccezione e non la regola. La maggior parte del tempo non succede niente di eccezionale all’interno del gioco (possiamo chiamarlo così?)
Probabilmente per appassionarsi bisogna entrare nel concetto della sua società, che è poi lo stesso che regola quella reale. Quindi se non siete appassionati di sesso virtuale e non siete degli esteti degli avatar, statene fuori. A parte spendere soldi in assurdità per modificare il proprio pupazzo virtuale, c’è poco altro che valga la pena descrivere. Almeno dal punto di vista ludico.
In Second Life si… chiacchera. Si frequentano posti alla moda e si spendono soldi per avere un personaggio adatto a fare sesso virtuale. Essere cool è la parola d’ordine, cercando di diventare nella realtà virtuale quello che si odia nel mondo reale… sembra quasi una seduta di psicanalisi, detta così.
Niente di eccezionale o di diverso da quanto descritto dai giocatori comuni, quindi.
No, non vi preoccupate. Quello che ho capito non sono queste immense banalità. Anzi, diciamo che quanto brevemente descritto è proprio quello che mi aspettavo.
Eppure, dopo un paio di giorni passati nel gioco ad annoiarmi e a cercare “l’eccezionalità”,qualcosa ho capito.
In Second Life non accade mai veramente nulla. Quanto viene descritto dalla critica, specializzata o meno, risponde alla descrizione di “urlo nel deserto”, ovvero di eventi particolari a cui si vogliono attribuire significati profondi e ineluttabili e che invece sono soltanto un nulla che si perde nella massa vuota che li circonda. Stupri, racket palazzi magnifici costruiti da multinazionali a caccia di pubblicità e tutti gli altri eventi descritti nei mesi scorsi, sono poco o niente se confrontati con tutto il resto. Non per niente, dopo l’esaltazione iniziale, le aziende che avevano scelto di investire in Second Life si sono rese conto di aver seguito delle sirene e hanno iniziato a fare dei passi indietro. Il business è possibile, ma non è miracoloso come lo si vuole descrivere e prima di riuscire a vendere bevande saporite in un mondo virtuale credo che dovremo attendere ancora qualche tempo. Purtroppo la paura di non esserci, ha portato molti ad investire milioni in pubblicità che sono state viste da una manciata di persone, oltretutto distratte da ben altro quando sono nel gioco.
Anche la tanto decantata creatività degli utenti è una chimera, visti i mezzi limitati che il gioco mette a disposizione.
Eppure la critica continua ad adorare Second Life. Lo adora più di World of Warcraft, che ha, facendo un conto rozzo e veloce, 30 volte circa i suoi giocatori. Lo adora più di Counter Strike, che da anni vede milioni di persone impegnate sulle sue mappe. Insomma, Second Life appare essere più un fenomeno costruito dai critici militanti e dai giornalisti generalisti della domenica che dalle sue qualità o dal successo smisurato di pubblico… e in fondo ci siamo caduti tutti nella trappola di vederci dentro il futuro… il futuro.
Ma anche qui non ci siamo. Non è questo quello che ho capito.
Provando Second Life ho cominciato a chiedermi i perché di tanta esaltazione da parte di critici e artisti della domenica. La critica si esalta perché il mondo di Linden è originale e innovativo? Assolutamente no, molti altri MMOG permettono interazioni più profonde e articolate. L’esaltazione è dovuta a profonde questioni sociologiche? Nemmeno, visto che i giochi già citati (WoW e CS) hanno un impatto sociale decisamente maggiore. Gli artisti trovano in Second Life nuove possibilità espressive? Niente che vada oltre il mangiare una banconota, cagarla e venderla, verrebbe da dire. E allora? Cosa c’è in Second Life di così speciale? E soprattutto, perché anche molte persone che non saprebbero neanche installarlo lo citano continuamente?
Il nome.
Se devi scrivere un testo per cercare di fare colpo e rimorchiare Second Life è perfetto. Si fosse chiamato in qualsiasi altro modo l’effetto sarebbe stato infinitamente meno incisivo.
Immaginate un critico qualunque: ex-bambino prodigio di buona famiglia, sofisticato e pieno di se, partecipe del mondo in modo rigorosamente postmoderno (questa è gente che riflette sui propri peti, tentando di capire come farli incorniciare nel mondo dell’arte attribuendogli un senso profondissimo, ricordatelo sempre) e perennemente alla ricerca di un modo per farsi notare dai suoi pari. Ora, nominare, non so, World of Warcraft non va affatto. Al limite il titolo Blizzard lo si può usare scrivendo qualcosa sul disagio della nostra società sempre più chiusa in se stessa. Oltretutto, l’interlocutore poco informato, non rimarrebbe affascinato da parole di cui non conosce bene l’oggetto. Insomma, tirare fuori WoW in un qualsiasi discorso è da sfigati e porta alla commiserazione.
Second Life, invece, apre un’infinità di possibilità. Il titolo in se è già un mondo a parte, qualcosa che tutti sognano intimamente e cercano in ogni gesto che compiono fuori dall’ordinario. Una Second Life, la possibilità di una vita diversa, altrove, in un luogo remoto e inattaccabile dalla propria quotidianità.
Non c’è bisogno di un buon gioco dietro ad un titolo del genere perché è il titolo stesso che lo trasforma creando un’aspettativa immensa in chi lo recepisce. Anche chi non conosce assolutamente i mondi virtuali rimane affascinato dall’accoppiamento della parola Second con la parola Life. Il critico intimamente lo capisce ed elegge il titolo Linden come “avanguardia”, come opera assoluta che supera tutte le altre e che monopolizza i suoi discorsi.
L’unica idea geniale nella Linden è stata forse quella di dare al proprio MMOG un titolo tanto evocativo. Le parole second e life, unite, sono un’inesauribile fabbrica di senso per la nostra società, che vede nell’evasione dalla realtà una delle sue poche ragioni di essere.
Da qui iniziano le farneticazioni su questo mediocre mondo virtuale e gli eventi più sciocchi vengono fatti diventare eccezionali per cercare di tirarne fuori un senso che non esiste oppure che è assolutamente incidentale. L’importante è poter pronunciare sempre più spesso le due paroline magiche, colpendo letalmente l’interlocutore, che le ama a prescindere, senza il bisogno che chi le usa sia particolarmente brillante o capace di aggiungere qualcosa di suo.
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