About Simone "Karat45" Tagliaferri

Nacqui, e già questo è un miracolo, vista la mole. Da piccolo ero restio al cibo, poi ho smesso (di essere restio). Appassionato di videogiochi sin dalla più tenera età, in cui un Frogger casalingo mi rubò l'anima, sono cresciuto a pane e 8 bit, poi 16 bit, poi 32 bit, poi 64 bit e infine un numero indeterimnato di bit che mi hanno fatto salire il colesterolo ma anche fatto scoprire un sacco di mondi eccezionali (ad esempio quello di Samantha Fox). Ad oggi sono tormentato da una domanda: ci sono più carboidrati in una fetta di pane o in New Super Mario Bros.? Non ci dormo la notte. Ma forse è colpa del caldo (se leggete questo profilo d'inverno sappiate che è stato scritto a fine Giugno). Ho fondato, insieme agli altri tizi presenti in questa pagina, Ars Ludica sperando di poterlo riempire di pornazzi. Ho capito troppo tardi che doveva essere un blog sulla cultura dei videogiochi scritto da sfigati. È l'essere evidentemente sfigato che non mi ha permesso di tirarmi indietro. Così eccoci qua.

[Creazioni] Revolution!

L’industria dei videogiochi è l’unica capace di produrre un capolavoro a settimana. Siamo i più meglio, non c’è da dubitarne.

Se uscisse un nuovo motore grafico al giorno si produrrebbe un capolavoro ogni ora (sbav sbav). E poi le innovazioni sono scoppiettanti e vengono proposte a getto continuo! E l’arma ha il rinculo più forte (mio al dei uan), e la gittata è più lunga (mio al dai uan), e i nemici quando muoiono bestemmiano nella loro lingua originale (mio al dei uan), e i draghi sono due più rispetto al gioco fantasy precedente (mio al dei uan) e, addirittura, le texture sono più grosse (mio al dei uan)!

E vai di disco e di rivoluzione! Ché una rivoluzione al giorno toglie il medico di torno, è risaputo.

Dagli anni ottanta in poi la parola rivoluzione è stata usata un sacco di volte, in un sacco di ambiti, ma tutte le volte è stata usata bene e a proposito, come Wired insegna.

Comunque, a noi interessano solo i videogiochi perché siamo videogiocatori. Lo avevo detto?

C’è stata la rivoluzione del 3D, quella degli acceleratori 3D, quella delle console che sono giocattoli, quella delle console che sono esperienze e puoi farci anche sesso, quella dei giochi narrativi, quella del multiplayer, quella del pennino, quella del telecomando, quella del corpo come periferica perché Minority Report è figo, quella dei giochi da browser (quando giocate a CityVille state cambiando il mondo, sappiatelo), quella dei giochi sui telefonini e così via.

Siamo una generazione di rivoluzionari! Il Che ci fa una sega a due mani con riporto! Noi sì che rivoluzioniamo! Tutto, tutti i giorni, ogni minuto, ogni respiro! È per questo che abbiamo così tanti capolavori che le epoche precedenti possono solo sognarseli. Antenati sfigati.

Non facciamo in tempo a rivoluzionarci che dobbiamo farlo di nuovo, a volte anche nel mentre di un’altra rivoluzione in corso. Rivoluziona la rivoluzione! Che poi le rivoluzioni che avvengono contemporaneamente fanno venire un po’ il mal di testa, ma va bene così.

Il nostro vantaggio è l’aver rinunciato a confrontare e giudicare. Non potendo più dare una dimensione alle cose, fosse anche effimera e convenzionale, possiamo metterle tutte sullo stesso piano. Comodo e straordinariamente confortante.

Annullato l’ingiusto scarto tra il peto e la Cappella Sistina, il fatto che domani possa uscire un videogioco con texture più grandi di quello uscito il giorno prima è già una prospettiva magnifica che rende la vita degna di essere vissuta.

E vuoi non chiamare capolavoro rivoluzionario qualcosa che ti trasmette tanta gioia per così poco? Sarebbe una follia.

Star Wars: Il Potere Della Forza II

Sviluppato e Pubblicato da LucasArts | Piattaforme: PC (versione provata), Xbox 360, PS3, Wii, DS, Atari 2600 | Rilasciato nel 2010

Ormai i giochi di Star Wars™ sono sempre come te li aspetti: in una galassia lontana lontana™ un manipolo di uomini si prestano a ripetere all’infinito un copione muffo. C’è Darth Vader™, c’è Yoda™, c’è il robot simpatico™, il cacciatore di taglie™, il bestione alieno cattivo da combattere in un’arena™ e ci sono tanti sbadigli™.

Il Jedi™ del primo Il Potere della Forza™ è stato clonato™ o forse no™ da Casco Nero™ che poi ne ha perso il controllo e il tipo, chiamato in modo originalissimo Starkiller™, inizia a massacrare tutti e a spaccare tutto™ fino al combattimento finale con il suo padre putativo™, colpevole di avergli rapito la donna™.

Ovviamente, per raggiungere la consapevolezza™, Starkiller™ va a trovare Yogurt™ e s’infila dentro una grotta™ dove ha le visioni™, perché la grotta rappresenta la dimensione interiore™ del personaggio™, e alla dimensione interiore™ basta dedicare cinque minuti cinque, che è meglio parlare di esplosioni, spade laser e fulmini emessi dalle mani (tanto è intrattenimento, no?).

Questa è solo la cornice di un action piatto e senza guizzi, che si finisce in un soffio, proprio quando ci si rende conto che sarebbe stato meglio non averlo mai iniziato. È l’ennesimo inserto satirico in una saga che esiste solo in virtù di quelli che si travestono alle feste dedicate e che fondano religioni Jedi. Star Wars: Il Potere Della Forza™ II è un’omelia, un triste rito di celebrazione di una fede teologicamente spuntata.

Si va avanti con il joypad in mano, chiedendosi perché sullo schermo ci siano tante luci colorate e perché la visione complessiva non abbia senso. Arriva il primo robot da eliminare con sequenza di tasti, e poi il secondo, e poi il terzo.

Non c’è un singolo momento di rottura e manca la volontà di raccontare qualcosa che non sia già stato raccontato, anche nelle interazioni del giocatore che si ritrova in un ritorno al passato che non ha futuro. Il tutto finisce con il catartico, quanto assurdamente prolisso, scontro con Darth Vader, che trasforma il ridicolo in grottesco.

Articolo già apparso su Players 02

RingCast Episodio 44 – Ospite l’Anelli

Ringcast esce con un ospite eccezionale! L’Anelli! No, dico, l’Anelli! No, ma davvero? L’Anelli! Ripetiamo insieme: l’Anelli!
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Torna RingCast in versione regolare con Ferruccio, quello vero. In questa puntata ospitiamo anche Matteo Anelli di ArsLudica/ArsLudicast: di lavoro fa l’ingegnere, se non lo aiutiamo noi non ci pensa proprio nessuno. Matteo ci racconterà della sua vita avventurosa e ricca di MMORPG che tutti stanno cercando disperatamente di dimenticare, e si intratterrà con noi per discutere di faccende assai importanti. Tipo cosa?

Tipo: Vitoiuvara che si mette in vendita dopo essersi fatto massaggiare l’Atlante in Svizzera, Ferruccio in viaggio ad Amsterdam nei quartieri a luci rosse, Gatsu che elimina per sempre la ventola, il parallelo evidente fra i videogiochi ed Hemingway, PSP2, 3DS, l’iPad con o senza tasti, l’amore di Ferruccio per i marsupi e le canne piene di magia, registrare dal bagno: ora si può, Bioware e il nuovo RPG “Molotov vs Ribbentrop”, i francesi che ci rubano il lavoro videoludico, il celebre genere del “poliziottesco alla giapponese ” e Wii e orge: a match made in heaven! In più, debutta la nuova rubrica audio Terra Bruciata (con grande sigla) e…attenzione amici da casa…si torna a cantare!

RingCast Episodio 44

 

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Enjoy!

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Il blog di Vitoiuvara: vitoiuvara.blogspot.com
Trovate Matteo Anelli qui: http://www.arsludica.org
Ci trovate anche sul forumhttp://www.tfpforum.it
In sottofondo all’episodio: Codex dei Radiohead, dall’album King of Limbs

 

Dead Island – Screenshot dalla GDC 2011

Dead Island sembra essere il gioco perfetto per mostrare all’uomo occidentale che cosa significa acquistare un pacchetto vacanze economico da Fabrizio Corona. Conoscendo il comportamento dei turisti in vacanza, mi chiedo se alla fine non saranno i normali a mangiare gli zombi. Vabbé, comunque beccatevi questa piccola galleria, che fa sempre piacere vedere facce espressive che perdono pezzi di carne a ogni passo.