About Simone "Karat45" Tagliaferri

Nacqui, e già questo è un miracolo, vista la mole. Da piccolo ero restio al cibo, poi ho smesso (di essere restio). Appassionato di videogiochi sin dalla più tenera età, in cui un Frogger casalingo mi rubò l'anima, sono cresciuto a pane e 8 bit, poi 16 bit, poi 32 bit, poi 64 bit e infine un numero indeterimnato di bit che mi hanno fatto salire il colesterolo ma anche fatto scoprire un sacco di mondi eccezionali (ad esempio quello di Samantha Fox). Ad oggi sono tormentato da una domanda: ci sono più carboidrati in una fetta di pane o in New Super Mario Bros.? Non ci dormo la notte. Ma forse è colpa del caldo (se leggete questo profilo d'inverno sappiate che è stato scritto a fine Giugno). Ho fondato, insieme agli altri tizi presenti in questa pagina, Ars Ludica sperando di poterlo riempire di pornazzi. Ho capito troppo tardi che doveva essere un blog sulla cultura dei videogiochi scritto da sfigati. È l'essere evidentemente sfigato che non mi ha permesso di tirarmi indietro. Così eccoci qua.

I videogiochi non sanno raccontare la guerra

I videogiochi non sanno raccontare la guerra. Appena abbandonano il terreno del fantasy o della fantascienza sembrano osare troppo, o non volere osare abbastanza, e scadono nella miseria scenografica più cupa. La guerra videoludica è, generalmente, uno scontro continuo contro goblin o alieni travestiti da soldati di diverse fazioni (vedi anche l’ultimo, pessimo Medal of Honor).

Call of Duty: Black Ops è la summa dell’incapacità di raccontare un contesto e di comunicare al giocatore il senso di ciò che sta facendo, al di là del piacere umorale di abbattere modelli poligonali antropomorfi in movimento. Durante il gioco s’interpretano i ruoli di vari soldati in contesti di guerra differenti, ma a conti fatti non c’è alcuna distinzione tra il tentare di ammazzare Fidel Castro o l’annientare i nazisti alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Le differenze sono meramente superficiali e servono soltanto a regalare varietà visiva al prodotto, dando al giocatore quello che si aspetta in termini esclusivamente epidermici. Esiste un gioco fantasy senza grotte di fuoco e di ghiaccio? Lì dove un’insurrezione con decine di morti diventa uno spettacolo barocco, utile per affermare la retorica della libertà da centro commerciale, o lì dove una citazione da Il Cacciatore di Michel Cimino viene violentata per far vedere quanto gli americani siano eroici e sprezzanti della morte (e il nemico indistintamente crudele), diventa impossibile raccontare altro se non il ripiegarsi onanistico del fruitore sulla propria arma, la quale diventa specchio dei valori trasmessi dal suo agire, che volontariamente o involontariamente è costretto a condividere per poter andare avanti.

In tutto questo la guerra scompare, quella guerra che il cinema e la letteratura o le altre arti hanno provato e provano a raccontare nei suoi aspetti più cupi e drammatici, diventando la solita messa in scena bidimensionale dello scontro tra il bene e il male, raccontato da una prospettiva solida e anacronistica.

Articolo pubblicato su Players 01

You shall know the truth – il secondo gioco del progetto Wikileaks Stories

Su Kongregate è disponibile il secondo gioco aderente al progetto Wikileaks Stories, dal titolo You shall know the truth di Jonas Kyratzes (il primo è stato Leaky World: a playable theory di La Molleindustria). Apparentemente è un semplice gioco di ricerca degli oggetti, ma nasconde molto di più di quello che sembra, mettendo presto il giocatore davanti a una serie di scelte fondamentali contestuali alle vicende intorno al sito di Assange.

Nell’epoca della comunicazione globale digitale è ancora giusto e possibile tenere segrete delle informazioni? Il gioco invita a prendere parte a una missione per scoprire informazioni sui presunti terroristi digitali. Entrando nella casa di uno di essi bisognerà raccogliere informazioni e recuperare dati prima che il cyber-terrorista torni a casa.

E se non volessimo farlo? Se volessimo rifiutare gli ordini? Messi davanti alle conseguenze delle nostre azioni, sceglieremmo comunque di rifiutare il nostro ruolo?

You shall know the truth su Kongregate

Tutto Zzap! su Issuu

Con gioia e letizia, ma anche con Marina e Antonella, vi annunciamo la pubblicazione su Issuu di tutti i numeri di Zzap! Rivista di videogiochi di qualche anno fa (sigh e sob) dedicata al mondo dei videogiochi su computer a 8-bit (C64, Zx Spectrum, MSX e Amstrad CPC). Quante ore ci avrò passato con questa rivista? Ricordo che quando l’acquistavo la sfogliavo avidamente per ore e ore, rileggendo gli articoli anche trenta volte. In fondo è anche colpa di Zzap! se Ars Ludica si occupa di videogiochi e non di coprofagia. Se ci odiate, ora sapete chi dovete cercare per fargliela pagare della nostra esistenza!

Comunque, bando ai sentimentalismi e all’ultraviolenza e vediamo come è stata dato l’annuncio sul SITO UFFICIALE del progetto:
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Cari amici nerd nostalgia, oggi il vostro retroemulabile sito inaugura la sua libreria virtuale su Issuu (ma anche su Scribd, che però è leeento) con una primizia d’altri tempi: tutti i numeri del glorioso Zzap! italiano, che già da tempo erano stati passati a fil di scanner dai prodi del Progetto Zzap! Italia (presso cui potete trovare anche le immagini originali ed un database di tutte le recensioni pubblicate).

Nel lasciarvi alle vostre lacrimucce formato 5 pollici e un quarto in turboloader, vi anticipiamo che la prossima pubblicazione delle prestigiose Librerie Recensopoli potrebbe essere proprioKuella.

Preparate l’hamburger Gheddafi

In questi giorni Gheddafi si è fatto odiare un po’ da tutto il mondo (Silvo a parte… magari se gli dicono che è stata ammazzata qualche fica si sconvolge un pochino anche lui). Volete farlo diventare un hamburger? Accontentati. Tritatelo, cuocetelo e servitelo in questo semplicissimo gioco flash di raitendo. Dura pochi secondi e richiede di premere tre tasti!

Lo trovate QUI