About Matteo Anelli

Project Manager e Analista che opera sui new media e tecnologie innovative, è riuscito a prevedere e valorizzare gli eventi e le tendenze più determinanti nell'evoluzione del mercato gaming e sociale dell'ultimo decennio. Conta numerose collaborazioni (anche pro-bono) con start-up Europee. E' un grande appassionato di videogiochi, con una conoscenza quasi enciclopedica sull'argomento, supportata da una vasta collezione privata (diverse migliaiaia di titoli, di tutte le epoche).

Metal Wolf Chaos

Sviluppato da From Software | Pubblicato da Microsoft
Piattaforme: Xbox | Rilasciato nel 2004 (Giappone)

From Software non fa solo Armored Core, fa anche giochi assolutamente fuori di testa, di tanto in tanto.

Un esempio: Metal Wolf Chaos, dove il presidente degli Stati Uniti Micheal Wilson pilota un robottone gigante per salvare la sua nazione da un colpo di stato ad opera del suo vice presidente, Richard Hawk.

La cosa ancora più esilarante? Il gioco non è una produzione per il mercato americano, come farebbero pensare tutti quei dialoghi da film d’azione guerrafondaio, ma un titolo creato espressamente per il mercato giapponese. Sotto sotto, l’atmosfera di gioco mi ricorda quel giappo-patriottismo un po’ otaku che contraddistingue anche Metal Gear Solid. Il gioco è interamente doppiato in inglese (anche se molto male) e, tutto sommato, ha una giocabilità piuttosto divertente.

Una piccola curiosita: in Enchanted Arms per Xbox 360 (altro titolo demenzial-serioso di From Software), Micheal Wilson (il Presidente) appare come un Golem che ha le sembianze di Metal Wolf. Il suo grido di battaglia? “Richaaaaaaard!”

Se avete la possibilità di far girare import sulla vosta Xbox, io lo metterei nella lista dei titoli imperdibili: da recuperare assolutamente.

Dynasty Warriors: Gundam

Sviluppato da Koei, Omega Force | Pubblicato da Namco Bandai
Piattaforme: Molte ma non sentirle (PS2, PS3, X360) | Rilasciato a Nov 2007

Inziamo ponendo una solida base alle nostre prossime argomentazioni: nemmeno l’odio di tutta la stampa occidentale può nulla contro il successo di Dynasty Warriors. Questi titoli autoreferenziali si vendono da soli, in milioni di copie e senza bisogno alcuno del sostegno della stampa specializzata che ce la mette tutta per stroncarli, senza alcun successo. Secondo le regole d’ingaggio internazionali, infatti, quando arriva un Dynasty Warriors qualsiasi in una redazione, bisogna inziare a criticarlo su tutta la linea partendo dal genere e scalfendo solo superficialmente le caratteristiche del titolo oggetto di analisi. Io, tanto per cambiare, proverò a parlarvi del titolo. Per i flame ci sono sempre i commenti.

Se si eliminano i preconcetti e si smette di pretendere che un Dynasty Warriors debba per forza essere qualcos’altro per essere divertente, DW:G è forse uno dei titoli recenti più riusciti (eccezion fatta per i vari spin-off con il sottotitolo Empires. Ne parleremo presto. Giuro!). Non soltanto perché invece di Cao Cao Meravigliao e suo fratello Chun Xin Pompilin, c’è Amuro Ray e Gundam Wing, ma proprio perché questa ennesima variante è nata su dei presupposti leggermente diversi che aiutano a svecchiare tutto il pantheon dei picchia picchia Cino-Giapponesi che Koei ha creato nel corso degli anni.

Rispetto alle controparti con ambientazione pseudo-storica, la trama qui svolge un ruolo più importante, o forse è semplicemente più chiara e lineare rispetto alle convolute vicende delle Cronache dei Tre Regni.

Il gioco prevede due modalità, con due storyline diverse. La Modalità Ufficiale si basa sulle peripezie dei piloti delle prime serie Gundam (Gundam 0079, Z Gundam e ZZ Gundam). Ogni pilota ha la sua storia, per lo più una trasposizione degli eventi bellici più caldi delle rispettive serie animate. Per darvi un’idea senza rovinarvi troppo le sorprese, dico solo che la storyline di Gundam 0079 inzia con l’assedio di Odessa, coinvolgendo tutti gli avversari (anche i più secondari) apparsi nell’anime. La Modalità Originale, invece, è costruita sullo stile di Super Robot Taisen: un misterioso pianeta appare da un’altra epoca e punta verso la Terra. L’evento provoca una sorte di congiuntura spazio-temporale e combattenti di epoche diverse si ritrovano sul terreno di battaglia, non senza equivoci e scontri nati dai malintesi tipici di questi cross-over corali. Anche qui ogni pilota ha una storia separata, che spesso si intreccia con quella degli altri durante alcune missioni. I piloti utilizzabili inizialmente sono del tutto diversi da quelli della Modalità Originale e sono presi dalle serie Gundam Wing, G Gundam e Turn A Gundam. Essendo fondamentalmente un picchia-picchia arcade, ci sono anche diverse modalità libere, cooperative e versus in cui sarà possibile usare qualsiasi pilota su qualsiasi Mobile Suite, dando libero sfogo alla creatività e al tweaking.

Il sistema di progressione è forse la parte migliore. Rispetto ad altri Dynasty Warriors, la progressione è molto più RPGistica ed intricata. I piloti acquisiscono esperienza sulla base dei punteggi ottenuti nei livelli di gioco (il cap è il 30esimo livello) ma anche le loro Mobile Suite lo fanno (in Gundam tutte le Mobile Suite della Federazione hanno delle IA in grado di migliorarsi con l’esperienza in battaglia), anche se per solo 10 livelli e con una progressione molto più lenta dei piloti. Al duplice sistema di progressione si affianca poi il tuning delle Mobile Suite, realizzato riciclando i pezzi che i vari boss e miniboss lasciano cadere sul campo di battaglia. Il tuning prevede che alcune combinazioni di componenti diano bonus aggiuntivi, un po’ come accade con i set di armature nei MMORPG. Oltre a tutto ciò, ogni pilota ha due abilità innate e può equipaggiare quattro abilità prese da un pool di circa 30 che si sbloccano man mano che avanza di livello. I piloti hanno delle skill personalizzate e questo rende molto interessante il gameplay dopo i primi stage, quando bisogna iniziare a sfruttare al meglio sia le capacità belliche della Mobile Suite che la propensione verso un determinato stile di combattimento del pilota.

Il gameplay invece è molto più tradizionalista: se escludiamo la possibilità di usare a profusione gli attacchi a distanza si ricade nel classico sistema Koei. Per chi non sapesse a cosa mi riferisco basta dire che il gioco consiste nello spadroneggiare in un immenso campo di battaglia falciando innumerevoli divisioni di fanteria come fosse grano maturo, sino all’inevitabile scontro con gli ufficiali di turno. L’obiettivo finale di ogni livello può essere sconfiggere un boss finale, conquistare una posizione specifica, garantire la sopravvivenza delle proprie forze in condizioni avverse, insomma le solite cose che ci si aspetta da un gioco simile. Fortunatamente gli scenari sono più dinamici di Dynasty Warriors: eventi improvvisi modificano spesso le sorti dello scontro (missioni di attacco possono ribaltarsi in semplici prove di sopravvivenza) e c’è un numero veramente alto di comprimari di spessore ed intermezzi narrativi. Come succede di solito in un Dynasty Warriors, spesso le conseguenze delle vostre azioni porteranno a determinare chi dei vostri alleati vivrà o morirà sul campo di battaglia.

Graficamente il gioco si difende bene anche se la tecnologia di base è ancora pensata per le vecchie generazioni di console (vedremo cosa accadrà con il nuovo titolo, previsto per Marzo e dedicato alle console correnti). Le Mobile Suite sono tutte veramente ben rese, con vernice vissuta e tutti i segni del tempo, dettagli sottili che non fanno che aumentarne il realismo senza ridurne la riconoscibilità. Peccato non siano presenti danni sulle carrozzerie. Le mappe sono immense (grazie anche alla possibilità dei robottoni di sprintare e saltare alla Armored Core) e spesso sono strutturate su più piani, rendendo necessaria una pianificazione tattica un po’ più accorta del normale.

Non facciamoci illusioni, però, DW:G rimane un picchia picchia tattico a scorrimento libero con un ottimo replay value ma anche una buona dose di ripetizione, proprio in virtù del suo essere spudoratamente arcade. In questo caso, però, gli stili di combattimento delle diverse Mobile Suite, combinati con le abilità dei relativi piloti e conditi con la ciliegina del tuning, forniscono una maggiore varietà al gioco di quanto non facessero le differenze tra Condottiero Cinese Generico Con Lo Spadone #20 e Condottiero Cinese Generico Con L’Ascia #78.

Consigliato a chi non si prende troppo sul serio, a volte ama il gaming cazzeggione e ha amici/donne-nerd da coinvolgere in multiplayer locale.

Non c’è alcun supporto per Xbox Live.

[Fear Alma Again] Parliamo di AI

Tornati dalle vacanze belli satolli di dolci e grassume vario? Iniziate a bruciare un po’ di calorie con questo filmato in cui viene descritta l’intelligenza artificiale di F.E.A.R. 2:

Dopo il break vi aspetta una nuova sequenza di screenshot, tra cui quello in cui appare il logo di Shogo 2 (probabilmente un probing di Monolith per valutare se valga la pena di realizzarlo), di cui abbiamo già parlato ampiamente nel forum.

La prima corsa ad ostacoli di Everquest II parla italiano

Anche se un po’ in ritardo, segnalo una iniziativa molto interessante dei Custodi Della Luce, una delle gilde della community italiana di Everquest II che ha sede su Splitpaw: una corsa ad ostacoli ospitata nella loro sede di gilda, interamente creata usando l’editor integrato per customizzare le zone possedute dai giocatori (ricordate? Lo avevamo visto all’opera nell’intervista a Stephanie Morrow). La gilda ha messo anche ricchi premi in palio, poiché tra i suoi membri ancora attivi ci sono molti veterani della prima ora che negli anni hanno raccolto platino, oggetti rari e carte di Legend of Norrath.

Eccovi un video dimostrativo dell’intero percorso:

C’è da dare solo una tiratina d’orecchi sull’italica mania di essere i primi in ogni cosa: in realtà player driven event simili sono molto comuni nei MMOG ed anche l’idea di una corsa ad ostacoli (con o senza customizzazione dei percorsi) è tutt’altro che nuova, avendo precedenti illustri in giochi come Ultima Online, Second Life, Ryzom dei tempi andati, Entropia Universe ed EVE Online, solo per citare alcuni dei più famosi che hanno organizzato eventi simili in passato.

Resta il fatto che i Custodi della luce hanno ottenuto un grandissimo risultato con questo certosino editing della loro sede di gilda e che sicuramente hanno il primato all’interno della community di Everquest II per tale inziativa.

Spero solo che abbiano trovato abbastanza personale per sorvegliare quell’enorme percorso durante tutta la gara! Sono sicuro che le moltissime gilde con cui organizzano i loro raid settimanali non avranno disdegnato l’opportunità di partecipare ad un evento simile!

[Fear Alma Again] Andiamo a scuola e parliamo di Assassini

Warner Bros ci ha fornito due filmati d’annata: chi indovina perché per primo avrà una menzione d’onore nel prossimo Fear Alma Again, giuro. Non darò la risposta sino ad allora, quindi scapricciatevi.

Il primo riguarda il redesign dei Replica Assassin, davvero niente male:

Il secondo rende giustizia al nuovo motore grafico, facendoci navigare all’interno di una scuola diroccata:

I nemici agiscono più realisticamente ma solo l’hands-on potrà dirci se la loro efficacia nei combattimenti sarà strettamente legata al level design delle mappe o sapranno improvvisare veramente.

Ci avevate fatto caso? Nel primo episodio quasi tutte le aree di scontro in cui i nemici davano filo da torcere realmente erano strutturate grosso modo a forma di 8, con gli scontri che avvenivano nell’intersezione centrale per permettere alle AI di completare manovre di accerchiamento semplicemente facendo pathfinding verso di voi. Semplice e funzionale.

Credo che il redesign dei Replica Assassin sia dovuto al fatto che il nuovo titolo è progettato anche per le console, dove un nemico praticamente invisibile avrebbe reso la vita dura ai più lenti controlli dual analog.