Il peggio del 2010 secondo la redazione di Ars Ludica

Come ogni anno, anche nel 2010 vogliamo proporvi l’elenco del meglio e del peggio di ciò a cui abbiamo giocato negli ultimi trecentosessantacinque giorni.  I lettori attempati la conosceranno già, ma è bene ripetere la nostra filosofia a uso e consumo di quelli che s’imbattono per la prima volta nel nostro personalissimo best&worst.
In primo luogo, non si tratta di una classifica vera e propria, ma di un semplice elenco stilato in base ai personalissimi gusti di ognuno di noi. Non abbiamo alcuna pretesa di scientificità o di esaustività e, per questo, riteniamo di poter essere liberi di mettere o di omettere titoli che in altri lidi troverete osannati come monumenti all’anno appena trascorso.
Inoltre, non facciamo differenza tra titoli indie e mainstream, quindi non stupitevi di trovare la dolce Recette vicina ad Halo: Reach. Qui troverete quello che ci è piaciuto e quello che non ci è piaciuto, e non è detto che i gusti dei membri della redazione collimino, come non è detto che voi la pensiate come noi: anzi, speriamo che abbiate gusti diversi dai nostri, perché sinceramente ci interessano poco i lettori monocordi. Detto questo, vi lasciamo a questo eclettico e disordinato resoconto del 2010 videoludico, secondo la redazione di Ars Ludica, of course.

La redazione

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Arcania - Gothic 4

ARCANIA – GOTHIC 4
Simone “Karat45” Tagliaferri: Prendete una torta al cioccolato e toglietene il cioccolato, sostituendolo con qualcosa che gli somiglia ma non è paragonabile come sapore, un ingrediente sciapo e inodore: Gothic 4 è qualcosa del genere.
Matteo “Ziggybee” Anelli: Il gioco avrebbe dovuto chiamarsi solo Arcania, ma faceva brutto. Per migliorare le vendite qualcuno ha pensato di cambiare il nome in Arcania – Gothic 4: si sono scordati di mettere a posto il fatto che è brutto, però.

MEDAL OF HONOR
Simone “Karat45” Tagliaferri: Uno scalcagnato tentativo di affrontare i Call of Duty sul loro terreno ambendo a un preteso realismo che, alla prova dei fatti, risulta solo ridicolo. Però i personaggi dicono “fuck” in continuazione, quindi gli adolescenti potrebbero gradirlo.
Rudi “Mr Rud” Oxa: Povero, insipido e prematuro: EA dimostra che il brand vale più della propria credibilità.

ALIENS VS PREDATOR
Simone “Karat45” Tagliaferri: Se l’originale Aliens vs Predator era tutto tensione e atmosfera, quello del 2010 è un concentrato di alieni stupidi che non riescono a impensierire nemmeno alla prima apparizione. Lo scontro con il Predator è uno dei momenti più patetici del 2010 videoludico. Si salva solo il pulsante “quit”.
Matteo “Ziggybee” Anelli: avete visto il film con Raul Bova? Sì? Beh, è meglio di questo titolo.

Epic Mickey

ELEMENTAL WAR OF MAGIC
Simone “Karat45” Tagliaferri: Su questo gioco nutrivo grosse aspettative. Poi è uscito e le aspettative sono crollate, anche perché la prima versione difficilmente resisteva più di dieci minuti di fila senza impallarsi. Ora la situazione è migliorata, ma non risolta, e nel frattempo l’amore è morto. Speriamo si riaccenda con l’arrivo della primavera.
Matteo “Ziggybee” Anelli: Se non si chiama Civ5, non puoi rilasciare un gioco che al lancio crasha molto più del tollerabile.

FINAL FANTASY XIII
Simone “Karat45” Tagliaferri: Il tutorial è lungo diverse ore e prima di accedere al mondo di gioco bisogna percorrere corridoi dritti per venti ore circa. No, non sono un amante dei calci sui testicoli, soprattutto se dati per tante ore di fila.

FINAL FANTASY XIV
Simone “Karat45” Tagliaferri: Gli autori di Final Fantasy XIV prendevano in giro quelli del XIII perché hanno impiegato molti anni a finire il loro gioco… beh, ora che sono entrambi sul mercato, possiamo dire che almeno Final Fantasy XIII è stato finito. Final Fantasy XIV è una chiavica sotto tutti i punti di vista, dal sistema di spostamento a quello economico, e la Square è stata costretta a regalare mesi di gioco gratuito per cercare di non far fuggire i giocatori inviperiti.
Matteo “Ziggybee” Anelli: La Limited Edition aveva in omaggio un boccale per birra. Ora sapete perché.

Prince of Persia: Le sabbie dimenticate

PRINCE OF PERSIA: THE FORGOTTEN SANDS
Simone “Karat45” Tagliaferri: Un Prince of Persia insapore e inodore che scorre come la sabbia nel deserto e, alla fine, non lascia nulla. Un episodio deludente per un brand rinato a suo tempo con Le Sabbie del Tempo.

CASTLEVANIA HD
Matteo “Ziggybee” Anelli: C’è il DLC col livello a piramide! Che ci crediate o no, è il piatto forte del gioco.

BLACKLIGHT TANGO DOWN
Rudi “Mr Rud” Oxa: Vorrebbe essere Quake ma si campera troppo, vorrebbe essere Call of Duty ma le armi sembranno sparapallini; vorrebbe essere uno sparatutto multiplayer, ma in realtà è solo un blob confuso di idee pensate male ed implementate peggio.

LIMBO
Rudi “Mr Rud” Oxa: Non basta un’ottima atmosfera per fare un ottimo gioco. La mancanza di contesto e un level design disordinato mostrano Limbo per quello che è: uno specchietto per le allodole.

Limbo

MASS EFFECT 2
Simone “Karat45” Tagliaferri: Uno sparatutto piatto le cui potenzialità narrative vengono bruciate da alcune scelte puerili e da una seconda parte indegna di un cartone animato seriale americano. Salverei alcuni momenti e personaggi, ma in generale il primo capitolo era enormemente migliore.
Matteo “Ziggybee” Anelli: Blake Stone HD.
Rudi “Mr Rud” Oxa: Sentire Carrie Ann-Moss pronunciare “Don’t Fuck” con tanta boria è la ciliegina su una torta di cui avrei fatto volentieri a meno.

FABLE 3
Matteo “Ziggybee” Anelli: Piano diabolico: lasciamo giocare gli utenti con l’inventario, così forse non si accorgeranno che manca il gioco. Forse era meglio supportare Kinect o farci lavorare sopra qualcuno bravo.
Rudi “Mr Rud” Oxa: Ci sono giochi facili e giochi semplici, ma mai nessun gioco ha offeso la mia intelligenza come Fable 3.
Simone “Karat45” Tagliaferri: è di Molyneux, lo odio sulla fiducia.

EPIC MICKEY
Turrican3: C’è Warren Spector. Ci sono innumerevoli citazioni disneyane. Ma purtroppo quelli di Junction Point si son scordati di mettere anche il (bel) gioco, sfornando un prodotto discreto ma ampiamente al di sotto delle (mie) aspettative.
Matteo “Ziggybee” Anelli: la prova scientifica che Spector riesce a fare qualcosa di buono solo quando reitera System Shock.

Kinect

MAX AND THE MAGIC MARKER
Roberto “il Cinese” Turrini: Quando un’idea originale viene realizzata con i piedi, un minimo di disappunto è più che legittimo. Tanto più che è stato acclamato dalla critica internazionale come uno dei titoli più innovativi dell’anno! Ne avessero fatto anche un buon gioco… e invece!

DRM DELLA UBISOFT
Simone “Karat45” Tagliaferri: Lo considero un fallimento non tanto per la scomodità o l’invasività, ma perché dopo nemmeno un mese dal rilascio di questa “protezione definitiva”, i pirati l’avevano già bucata. Valeva la pena spenderci tanto a livello economico e d’immagine?

KINECT
Simone “Karat45” Tagliaferri: Dalla periferica pensata per abbattere ogni barriera ludica con giochi come Milo alla periferica scimmiotta-giochi del Wii il passo è stato breve, troppo breve: giusto il tempo di una conferenza all’E3. Dal Move non mi aspettavo niente e niente è stato. Da questa mi aspettavo molto, forse troppo, e invece si sono materializzati solo titoli indegni anche di un elenco come questo. Gli unici che possono salvarlo sono gli hacker PC che stanno per inondare il mercato di titoli pornografici.

MOVE
Simone “Karat45” Tagliaferri: Si scrive “Move”, si legge “Wiimote”. Un giorno rideremo del destino dell’ennesima “rivoluzione” del mondo dei videogiochi.

Aliens vs Predator

BIOSHOCK 2
Simone “Karat45” Tagliaferri: talmente inutile che stavo quasi per dimenticare di inserirlo tra i worst: un seguito parassita che non aggiunge nulla all’originale. Come gioco in sé non è neanche malaccio, ma a che serve? Da oblio.

AMBIENTAZIONE MODERNA DEGLI FPS
Roberto “il Cinese” Turrini: Intendiamoci. Io, in linea di principio, non ho nulla contro la ripetitività fine a sé stessa (altrimenti smetterei di fare l’amore), ma quando ti annoi ti annoi! Con tutti i periodi storici in cui l’uomo si è ammazzato con delle armi da fuoco, ma solo Medio Oriente, Cecenia e WWII ci date per scannarci?! Una Grande Guerra? Una Coerea? Niente, eh?
Matteo “Ziggybee” Anelli: Avete rotto il cazzo. Team di produzione mastodontici, risorse quasi illimitate e il massimo che concepite è una guerra in medioriente o Nathan Fillion che zompetta sui ruderi?
Simone “Karat45” Tagliaferri: Ma con tutti i soldi che spendete per fare ‘sti giochi, proprio quel coglione di Bush dovevate scegliere come game designer?

GLI OBIETTIVI SBLOCCABILI CHE NULLA HANNO A CHE FARE CON L’ABILITÀ DEL GIOCATORE
Andrea “Coolcat” Rubbini: Forse quanto dico vale anche per il 2009, il 2008, e così via a ritroso fino al giorno in cui nei giochi sono stati inseriti gli obiettivi sbloccabili. Che sarebbero una bella trovata per i giocatori desiderosi di approfondire le meccaniche del gameplay e migliorarsi, soprattutto ora che i videogiochi si finiscono guardando il soffitto anziché il televisore; ma che diventano infidi e patetici se sono pensati solo per vendere guide. Quando ti manca un solo obiettivo dopo 50 ore di gioco sudato, e quell’unico obiettivo è “trova i 59.599 passeri d’argento, nascosti sotto le sottane delle 63.000 passanti gemelle”, ti viene voglia di buttare tutto. E a ragione.

Il meglio del 2010 secondo la redazione di Ars Ludica

Come ogni anno, anche nel 2010 vogliamo proporvi l’elenco del meglio e del peggio di ciò a cui abbiamo giocato negli ultimi trecentosessantacinque giorni.  I lettori attempati la conosceranno già, ma è bene ripetere la nostra filosofia a uso e consumo di quelli che s’imbattono per la prima volta nel nostro personalissimo best&worst.
In primo luogo, non si tratta di una classifica vera e propria, ma di un semplice elenco stilato in base ai personalissimi gusti di ognuno di noi. Non abbiamo alcuna pretesa di scientificità o di esaustività e, per questo, riteniamo di poter essere liberi di mettere o di omettere titoli che in altri lidi troverete osannati come monumenti all’anno appena trascorso.
Inoltre, non facciamo differenza tra titoli indie e mainstream, quindi non stupitevi di trovare la dolce Recette vicina ad Halo: Reach. Qui troverete quello che ci è piaciuto e quello che non ci è piaciuto, e non è detto che i gusti dei membri della redazione collimino, come non è detto che voi la pensiate come noi: anzi, speriamo che abbiate gusti diversi dai nostri, perché sinceramente ci interessano poco i lettori monocordi. Detto questo, vi lasciamo a questo eclettico e disordinato resoconto del 2010 videoludico, secondo la redazione di Ars Ludica, of course.

La redazione

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Heavy Rain

ALAN WAKE
Rudi “Mr Rud” Oxa: Bright Falls è, semplicemente, uno dei (non) luoghi meglio realizzati nella storia videoludica. Si potrebbe pure parlare del protagonista, della donna amata o della spalla comica, ma le ombre si avvicinano e bisogna trovare subito una torcia.

RECETTEAR – AN ITEM SHOP’S TALE
Simone “Karat45” Tagliaferri: Recettear è bello perché è una sorpresa e perché dimostra che non ci vogliono chissà quali mezzi per fare un GDR alla giapponese originale e migliore di titoli multimiliardari come Final Fantasy XIII. Lato tenerone on: Recette è dolcissima!

AMNESIA: THE DARK DESCENT
Simone “Karat45” Tagliaferri: Un gioco horror intelligente e dall’atmosfera densa che costringe il giocatore a soppesare ogni passo. Ottima la dialettica tra luce e ombra, con la follia e la morte sempre in agguato. Giocato al buio e con le cuffie è da insonnia.

Deadly Premonition

THE BALL
Simone “Karat45” Tagliaferri: Non pensavo che trascinare una palla per un mondo sotterraneo potesse essere una buona idea, invece mi sbagliavo. The Ball è indicativo della capacità della scena indie di sperimentare con successo concept apparentemente inconciliabili con i moderni canoni del videogioco.

LARA CROFT AND THE GUARDIAN OF LIGHT
Simone “Karat45” Tagliaferri: Lara un po’ la si ama e un po’ la si odia. The Guardian of Light lo attendevo come si attende una malattia, ma si è dimostrato migliore degli ultimi capitoli classici. Più che un capolavoro, una sorpresa.
Matteo “Ziggybee” Anelli: La dimostrazione che il passato remoto dei videogiochi è una fonte inesauribile di spunti da rivisitare in chiave moderna. In un periodo di reboot senza idee e speranze, Lara Croft è un inno ai giochi giocati che non scimmiottano i film ma danno comunque emozioni cinematografiche.

MAFIA II
Simone “Karat45” Tagliaferri: Probabilmente è una scelta controversa e ammetto la presenza di molti dei difetti denunciati dalla critica e dal pubblico, ma non posso non citare in questo elenco quella che secondo me è una delle esperienze videoludiche mainstream più riuscite dell’anno.

Recettear - An Item Shop's Tale

METRO 2033
Simone “Karat45” Tagliaferri: Un gioco descrittivo e capace di raccontare aspetti della realtà con una profondità che spesso i videogiochi rifuggono inorriditi. Come FPS non si discosta molto dalla media, ma nel complesso è un gran gioco.
Roberto “il Cinese” Turrini: È la prima volta che mi capita sottomano un videogioco che riesce non solo a catturare le atmosfere di un romanzo, ma anche a esaltarne gli aspetti evocativi. Un FPS anomalo, quasi poetico, che punta tutto sul coinvolgimento emotivo del giocatore. Se state cercando azione frenetica, fatelo altrove.

DRAGON QUEST IX
Simone “Karat45” Tagliaferri: Altra bella sorpresa e il segno che, nonostante tutte le critiche che gli si possono muovere, gli sviluppatori giapponesi sono alla ricerca di nuove formule per rendere più appetibili i loro giochi sul mercato occidentale.
Matteo “Ziggybee” Anelli: il JRPG che l’occidente aspettava ma che l’occidente non ha avuto l’umiltà di riconoscere. Marketing esterofobo permettendo, Dragon Quest IX è un modello da seguire sotto molti punti di vista, partendo dall’esecuzione e dalla scioltezza con cui affronta temi difficili e adulti che vanno ben oltre lo schemino eroico che sempre l’occidente ha consolidato sino alla nausea.

CASTLEVANIA: LORDS OF SHADOW
Matteo “Ziggybee” Anelli: l’evoluzione della specie.

BAYONETTA
Matteo “Ziggybee” Anelli: Platinum Games riporta l’action nei giochi action e mantiene la figa con uno dei giochi più visionari, disincantati e divertenti dell’ultimo decennio. Il bello è che, in finale, lo fa con poco maschilismo e uno stile invidiabile (almeno se vi piace Le Bizzarre Avventure di JoJo).

Mafia 2

DARKSIDERS
Matteo “Ziggybee” Anelli: mio personale gioco dell’anno e il portabandiera di un genere che, da fine anno, sta tornando prepotentemente di moda: quello degli action-adventure con molto spessore e che sfruttano in maniera eccellente le potenzialità delle console HD.

BATTLEFIELD: BAD COMPANY 2
Rudi “Mr Rud” Oxa: Non c’è riparo che tenga e i vincitori non agiscono mai da soli. DICE porta nei nostri schermi tattica e gioco di squadra, senza dimenticare il divertimento e ponendosi come unica alternativa credibile a Call of Duty.
Giuseppe Puglisi
In attesa di Battlefield 3, Bad Company 2 ha saputo offrirmi ottima compagnia per diverse decine di ore di gioco con amici e perfetti sconosciuti su mappe varie ed originali, il tutto accompagnato da un reparto tecnologico di prim’ordine e mai visto in un gioco multiplayer di tale portata. Sonoro eccezionale, volume a palla e i vicini ringraziano.

THE MISADVENTURES OF P.B. WINTERBOTTOM
Rudi “Mr Rud” Oxa: Un ottimo puzzle game con una fantastica atmosfera: se pensate che mi stia riferendo a quell’altro gioco vi sbagliate, quello lo trovate nel prossimo post.

The Misadventures of P.B. Winterbottom

The Misadventures of P.B. Winterbottom

JUST CAUSE 2
Rudi “Mr Rud” Oxa: Prendete l’abilità di spostarsi agevolmente, poche meccaniche versatili e ben collaudate e una gigantesca mappa in cui fare casino: ecco come si fa un bel free roaming ! Ed ecco com’è Just Cause 2. Enough said ?
Matteo “Ziggybee” Anelli: Esplodono le esplosioni!
Turrican3: Un free roaming caciarone ma assolutamente non dispersivo, e se è piaciuto tantissimo a me che detesto il genere…

HALO: REACH
Rudi “Mr Rud” Oxa: Bungie se ne va con il botto e ci dona il suo Halo migliore: niente più backtracking né corridoi lunghissimi, ma solo la triste storia di un declino.

HEAVY RAIN
Roberto “il Cinese” Turrini: Un discreto thriller, raccontato sfruttando l’interazione con il joypad. Una forma d’intrattenimento alternativa, che cerca di coniugare cinema e videogiochi, riuscendoci quasi perfettamente. Sarebbe sciocco non averlo almeno provato. Il mio gioco dell’anno.

Castlevania: Lords of Shadow

MONKEY ISLAND 2 SPECIAL EDITION
Simone “Karat45” Tagliaferri: I remake non sono mai essenziali, ma quando sono fatti così bene fanno piacere, soprattutto se riescono a mettere in luce la grandezza e i limiti di un intero genere. Irresistibile.
Roberto “il Cinese” Turrini: Avete presente Monkey Island 2? Ecco. Solo più bello da vedere.

PLATFORM NINTENDO
Turrican3: Il colosso di Kyoto si conferma leader incontrastato dei platform: nell’arco di 13 mesi circa sforna New Super Mario Bros Wii, Super Mario Galaxy 2, Kirby: Epic Yarn e Donkey Kong Country Returns. E gli amanti del genere gongolano…

SAM & MAX SEASON 3
Giuseppe Puglisi
Telltale bissa il successo dei precedenti S&M proponendoci una nuova e originale struttura per risolvere gli enigmi del gioco, una storia intrigante sin dal primo episodio, dei personaggi nuovi e un look rinnovato e ancora più personale. Chi osa, vince.

Amnesia: The Dark Descent

DEATHSPANK
Giuseppe Puglisi
Cercate un hack’n’sMash senza fronzoli, con dei personaggi fuori di testa e dialoghi demenziali? DeathSpank fa per voi. Concept e dialoghi sono di Ron Gilbert (e si vede!), il resto è ad opera dei ragazzi di Hothead Games, che hanno confezionato un Diablo spensierato coadiuvato da una sceneggiatura degna del suo creatore, al costo di due tozzi di pane.

DEADLY PREMONITION
Giuseppe Puglisi
Un horror in free roaming a cui piace fare a pugni coi neuroni del videogiocatore, immergendolo in una storia folle, ricca di situazioni paranormali e personaggi squilibrati. Da avere assolutamente se volete provare qualcosa di diverso, a patto di chiudere un occhio sul terribile aspetto grafico (ampiamente controbilanciato dal prezzo di lancio).

ARCHON CLASSIC
Simone “Karat45” Tagliaferri: Un remake perfetto di un vecchio classico. Non è essenziale, ma è l’incarnazione dello spirito della creatività di un’epoca che vedeva nei videogiochi il modo per dare vita all’immoto. Speriamo solo che esca presto la patch per il multiplayer online.

I dieci videogiochi dell’anno per il Time

Per il Time Magazine, Alan Wake è il gioco dell’anno 2010. Le motivazioni del riconoscimento riguardano l’effettiva maturità dei temi trattati nel gioco, come la carriera in stallo del protagonista, il suo matrimonio in crisi e i risvolti psicologici della trama; e la sperimentalità di parte del gameplay. Per il resto la classifica mi sembra piuttosto scontata, con l’inserimento dovuto di un titolo per le piattaforme Apple e il falso tributo ai titoli indie con l’inserimento di Limbo e Super Meat Boy.

1) Alan Wake
2) Angry Birds
3) Red Dead Redemption
4) Halo: Reach
5) Super Mario Galaxy 2
6) Limbo
7) Super Meat Boy
8) Super Street Fighter IV
9) Starcraft II
10) Mass Effect 2

Fonte: Top 10 Video Games

Radio Game II: 02 Continue

Da qualche giorno è disponibile la nuova puntata (02) di Radio Game II, a cura di Mario “AIO” Morandi.

Eccovi il comunicato:

Una nuova puntata che ospita dieci titoli anziché otto per quasi novanta minuti di musica videoludica. Dai celeberrimi Resident Evil e Final Fantasy VII al poco noto Catalypse, omaggiando in apertura Super Mario (Galaxy) e in chiusura l’imperdibile Portal.
Non mancano i gran bei ricordi con Broken Sword e Beyond Good and Evil, mentre per scatenarsi niente di meglio di OutRunners e The House of the Dead: Overkill. Ultimo ma non meno importante per il sottoscritto è Landstalker, per ascoltare un Mega Drive in ottima forma.

Buon ascolto ragazzi, continuate a supportare il programma!

Per ascoltare e scaricare la puntata basta cliccare QUI, per lasciare un commento andate QUI.

Dinner Date

Sviluppato e distribuito da Stout Games | Piattaforme PC | Rilasciato nel 2010 | SITO UFFICIALE

Può l’attesa diventare un videogioco? Dinner Date è un concept game (prende qualche idea da Heavy Rain) in cui il giocatore è al comando del subconscio di un certo Julian Luxemburg, giovane appassionato di poesia che finisce per ubriacarsi in seguito a un mancato appuntamento con una ragazza. Il gioco si svolge per la maggior parte davanti a un tavolino imbandito per una cena romantica, con il nostro che riflette sulla situazione cercando di capire cosa non vada in lui e perché non riesce a fare colpo sulle donne: da qui, partiranno una serie di considerazioni sulla sua esistenza e sul suo modo di essere, che lo porteranno a meditare sulla sua vita.

Tutta la sequenza, divisa in fasi intervallate da sorsi di vino, è una lunga soggettiva del ragazzo, che termina con la sua uscita dall’appartamento. Al giocatore spetta il compito di premere dei tasti per eseguire alcune azioni molto semplici come prendere il pane, bere il vino, battere le dita sul tavolo, guardare l’orologio, afferrare un cucchiaio e così via. Nessuna delle azioni influisce realmente sui pensieri del protagonista o sugli avvenimenti, ma sono necessarie alla rappresentazione ottimale del piccolo dramma interiore messo in scena sullo schermo. L’apparente contingenza della funzione del giocatore, mero spettatore interiore di un frammento di vita psichica altrui, crea uno strano corto circuito emotivo difficile da definire, ma che non lascia indifferenti, quantomeno per l’originalità degli intenti.

La sceneggiatura di Dinner Date, molto semplice e scorrevole, aiuta a immedesimarsi in quella che è una situazione tipica vissuta dai giovani nerd, tratteggiata in modo minimalista ed efficace. Probabilmente il sistema di gioco, se così lo vogliamo chiamare, andrebbe testato con una sceneggiatura più complessa, ma come esperimento mi azzardo a definirlo riuscito e interessante. Mi avventurerei a definirlo, più come un gioco, come un dipinto interattivo, forse pretenzioso ma compiuto nella sua essenzialità.

Se decidete di provarlo siate coscienti di ciò che andate ad acquistare, anche perché gli sviluppatori stessi non lo stanno spacciando per quello che non è, come dimostra la descrizione del gioco tratta dal sito ufficiale: “Dinner Date is the portrait of Julian: from his desires and doubts to reflections on his friends and his place in the world. You are not merely witnessing – by interacting with Julian and his world you gain a clear vantage point on his life.
The wait for the beautiful girl he invited over becomes longer and she becomes the dominant factor in his thoughts. And yet his true problems may not even begin with the girl: what of his work, of his boss, the headhunter, his fascination of Byron and his friendship with Jerry, who had been pushing Julian to take on this date?
In Dinner Date you will experience all this: with some drinks, some bread, some soup – and with a clock that slowly mocks the constant wait for when she comes, this elusive girl who will solve everything.

The Ball

Prodotto da Tripwire Interactive | Sviluppato da Teotl Studios | Piattaforme PC | Rilasciato 2010

In uno dei livelli bisogna ammazzare ben tre vermoni, e tutti in modi differenti

La vita degli archeologi videoludici non è mai tranquilla: fossero italiani sarebbero tutti precari o se ne starebbero a casa mentre l’oggetto del loro lavoro crolla per l’incuria, ma normalmente i protagonisti dei videogiochi vengono da nazioni più civili e, di conseguenza, mentre fanno il loro lavoro finiscono spesso per cacciarsi nei guai. È il caso dell’archeologo senza nome protagonista di The Ball che, finito sottoterra in seguito a un incidente, trova una strana arma che permette di manovrare una gigantesca palla decorata con dei teschi e delle strane luci. La sfera, oltre ad essere un oggetto mistico d’inusitata potenza, è anche il fulcro del gameplay del primo (e speriamo non ultimo) titolo di Teotl Studios.

The Ball è un puzzle game venato di sequenze devote all’azione, in cui il giocatore deve riuscire a superare otto intricati livelli, ognuno disseminato di enigmi e trappole. Per farcela deve portarsi dietro la sfera, ovvero l’unico strumento a sua disposizione per sopravvivere in un ambiente ostile fatto di labirintici corridoi di roccia e antiche costruzioni, e popolato da creature umanoidi ben decise a fargli la pelle.

L’azione di gioco è piuttosto lenta e richiede osservazione e capacità di decifrare i meccanismi di cui è disseminato il mondo sotterraneo. In realtà è difficile rimanere bloccati, perché la risoluzione delle stanze è sempre a portata di mano. Quello che stupisce è il lavoro fatto a livello di level design. Negli otto livelli ci sono situazioni sempre nuove fino alla fine. In alcuni casi è impossibile non trarre piacere dalla capacità di costruire enigmi interessanti sfruttando elementi apparentemente secondari.

Alcuni livelli sono fatti apposta per gli agorafobici

Ad esempio, in un frangente la palla finisce in un fiume e viene portata via dalla corrente. Il giocatore si ritrova in un dedalo di stanze senza indicazioni su dove andare. In realtà, la soluzione è molto semplice, perché basta seguire il corso d’acqua che si vede attraverso le grate, guardando in basso. Alla fine del labirinto, c’è un enigma con tre pulsanti da premere in sequenza. A parte la possibilità di andare per tentativi, per conoscere la soluzione basta osservare bene alcune costruzioni nel labirinto.

I combattimenti sono gestiti in modo simile e, a parte i nemici più deboli, che si eliminano facendogli rotolare addosso la sfera, per eliminare i boss o alcuni nemici più resistenti occorre sempre risolvere qualche enigma o sfruttare degli elementi dello scenario: come quando, verso la fine del gioco, bisogna bagnare il pavimento di una stanza di petrolio e poi dargli fuoco lanciando la sfera contro una torcia accesa, così da incendiare un paio di lucertoloni.

Insomma, gli sviluppatori hanno sfruttato bene i pochi elementi a loro disposizione per creare un gameplay solido e ricco di situazioni. Ovviamente tutto questo non sarebbe possibile se i controlli della sfera non fossero perfetti; ma fortunatamente il sistema di controllo non ha esitazioni e non è mai un ostacolo per il giocatore, che in pochi minuti si ritrova a padroneggiare le due funzioni fondamentali dell’arma: attirare la sfera da qualsiasi distanza (tasto destro del mouse) e colpirla per farla schizzare in avanti (tasto sinistro del mouse).

I combattimenti contro i boss sono tutti differenti

La sfera merita qualche altra parola perché, nonostante rimanga uguale dall’inizio alla fine del gioco, è in realtà uno strumento molto versatile. Oltre a essere usata per colpire pulsanti, proteggere il giocatore dai boss, abbattere le pareti pericolanti e i nemici, può essere magnetizzata, arroventata, elettrizzata e così via. In alcuni frangenti sarà circondata da una bolla blu che consentirà al protagonista di saltare ben oltre la sua portata normale, mentre in altri potrà essere utilizzata per trascinare pezzi dello scenario in modo da creare piattaforme di fortuna.

Commento: The Ball è un titolo strano, originale e affascinante. Il sistema di controllo della sfera è perfetto e non lascia mai in panne. Il gameplay è originale e studiato alla perfezione. Forse è un po’ facile, ma ha veramente molto da offrire. Sicuramente è migliore dell’ennesimo sparatutto o dell’ennesimo gioco d’azione in terza persona.


Per provare la demo:
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