Il peggio del 2010 secondo la redazione di Ars Ludica

Come ogni anno, anche nel 2010 vogliamo proporvi l’elenco del meglio e del peggio di ciò a cui abbiamo giocato negli ultimi trecentosessantacinque giorni.  I lettori attempati la conosceranno già, ma è bene ripetere la nostra filosofia a uso e consumo di quelli che s’imbattono per la prima volta nel nostro personalissimo best&worst.
In primo luogo, non si tratta di una classifica vera e propria, ma di un semplice elenco stilato in base ai personalissimi gusti di ognuno di noi. Non abbiamo alcuna pretesa di scientificità o di esaustività e, per questo, riteniamo di poter essere liberi di mettere o di omettere titoli che in altri lidi troverete osannati come monumenti all’anno appena trascorso.
Inoltre, non facciamo differenza tra titoli indie e mainstream, quindi non stupitevi di trovare la dolce Recette vicina ad Halo: Reach. Qui troverete quello che ci è piaciuto e quello che non ci è piaciuto, e non è detto che i gusti dei membri della redazione collimino, come non è detto che voi la pensiate come noi: anzi, speriamo che abbiate gusti diversi dai nostri, perché sinceramente ci interessano poco i lettori monocordi. Detto questo, vi lasciamo a questo eclettico e disordinato resoconto del 2010 videoludico, secondo la redazione di Ars Ludica, of course.

La redazione

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Arcania - Gothic 4

ARCANIA – GOTHIC 4
Simone “Karat45” Tagliaferri: Prendete una torta al cioccolato e toglietene il cioccolato, sostituendolo con qualcosa che gli somiglia ma non è paragonabile come sapore, un ingrediente sciapo e inodore: Gothic 4 è qualcosa del genere.
Matteo “Ziggybee” Anelli: Il gioco avrebbe dovuto chiamarsi solo Arcania, ma faceva brutto. Per migliorare le vendite qualcuno ha pensato di cambiare il nome in Arcania – Gothic 4: si sono scordati di mettere a posto il fatto che è brutto, però.

MEDAL OF HONOR
Simone “Karat45” Tagliaferri: Uno scalcagnato tentativo di affrontare i Call of Duty sul loro terreno ambendo a un preteso realismo che, alla prova dei fatti, risulta solo ridicolo. Però i personaggi dicono “fuck” in continuazione, quindi gli adolescenti potrebbero gradirlo.
Rudi “Mr Rud” Oxa: Povero, insipido e prematuro: EA dimostra che il brand vale più della propria credibilità.

ALIENS VS PREDATOR
Simone “Karat45” Tagliaferri: Se l’originale Aliens vs Predator era tutto tensione e atmosfera, quello del 2010 è un concentrato di alieni stupidi che non riescono a impensierire nemmeno alla prima apparizione. Lo scontro con il Predator è uno dei momenti più patetici del 2010 videoludico. Si salva solo il pulsante “quit”.
Matteo “Ziggybee” Anelli: avete visto il film con Raul Bova? Sì? Beh, è meglio di questo titolo.

Epic Mickey

ELEMENTAL WAR OF MAGIC
Simone “Karat45” Tagliaferri: Su questo gioco nutrivo grosse aspettative. Poi è uscito e le aspettative sono crollate, anche perché la prima versione difficilmente resisteva più di dieci minuti di fila senza impallarsi. Ora la situazione è migliorata, ma non risolta, e nel frattempo l’amore è morto. Speriamo si riaccenda con l’arrivo della primavera.
Matteo “Ziggybee” Anelli: Se non si chiama Civ5, non puoi rilasciare un gioco che al lancio crasha molto più del tollerabile.

FINAL FANTASY XIII
Simone “Karat45” Tagliaferri: Il tutorial è lungo diverse ore e prima di accedere al mondo di gioco bisogna percorrere corridoi dritti per venti ore circa. No, non sono un amante dei calci sui testicoli, soprattutto se dati per tante ore di fila.

FINAL FANTASY XIV
Simone “Karat45” Tagliaferri: Gli autori di Final Fantasy XIV prendevano in giro quelli del XIII perché hanno impiegato molti anni a finire il loro gioco… beh, ora che sono entrambi sul mercato, possiamo dire che almeno Final Fantasy XIII è stato finito. Final Fantasy XIV è una chiavica sotto tutti i punti di vista, dal sistema di spostamento a quello economico, e la Square è stata costretta a regalare mesi di gioco gratuito per cercare di non far fuggire i giocatori inviperiti.
Matteo “Ziggybee” Anelli: La Limited Edition aveva in omaggio un boccale per birra. Ora sapete perché.

Prince of Persia: Le sabbie dimenticate

PRINCE OF PERSIA: THE FORGOTTEN SANDS
Simone “Karat45” Tagliaferri: Un Prince of Persia insapore e inodore che scorre come la sabbia nel deserto e, alla fine, non lascia nulla. Un episodio deludente per un brand rinato a suo tempo con Le Sabbie del Tempo.

CASTLEVANIA HD
Matteo “Ziggybee” Anelli: C’è il DLC col livello a piramide! Che ci crediate o no, è il piatto forte del gioco.

BLACKLIGHT TANGO DOWN
Rudi “Mr Rud” Oxa: Vorrebbe essere Quake ma si campera troppo, vorrebbe essere Call of Duty ma le armi sembranno sparapallini; vorrebbe essere uno sparatutto multiplayer, ma in realtà è solo un blob confuso di idee pensate male ed implementate peggio.

LIMBO
Rudi “Mr Rud” Oxa: Non basta un’ottima atmosfera per fare un ottimo gioco. La mancanza di contesto e un level design disordinato mostrano Limbo per quello che è: uno specchietto per le allodole.

Limbo

MASS EFFECT 2
Simone “Karat45” Tagliaferri: Uno sparatutto piatto le cui potenzialità narrative vengono bruciate da alcune scelte puerili e da una seconda parte indegna di un cartone animato seriale americano. Salverei alcuni momenti e personaggi, ma in generale il primo capitolo era enormemente migliore.
Matteo “Ziggybee” Anelli: Blake Stone HD.
Rudi “Mr Rud” Oxa: Sentire Carrie Ann-Moss pronunciare “Don’t Fuck” con tanta boria è la ciliegina su una torta di cui avrei fatto volentieri a meno.

FABLE 3
Matteo “Ziggybee” Anelli: Piano diabolico: lasciamo giocare gli utenti con l’inventario, così forse non si accorgeranno che manca il gioco. Forse era meglio supportare Kinect o farci lavorare sopra qualcuno bravo.
Rudi “Mr Rud” Oxa: Ci sono giochi facili e giochi semplici, ma mai nessun gioco ha offeso la mia intelligenza come Fable 3.
Simone “Karat45” Tagliaferri: è di Molyneux, lo odio sulla fiducia.

EPIC MICKEY
Turrican3: C’è Warren Spector. Ci sono innumerevoli citazioni disneyane. Ma purtroppo quelli di Junction Point si son scordati di mettere anche il (bel) gioco, sfornando un prodotto discreto ma ampiamente al di sotto delle (mie) aspettative.
Matteo “Ziggybee” Anelli: la prova scientifica che Spector riesce a fare qualcosa di buono solo quando reitera System Shock.

Kinect

MAX AND THE MAGIC MARKER
Roberto “il Cinese” Turrini: Quando un’idea originale viene realizzata con i piedi, un minimo di disappunto è più che legittimo. Tanto più che è stato acclamato dalla critica internazionale come uno dei titoli più innovativi dell’anno! Ne avessero fatto anche un buon gioco… e invece!

DRM DELLA UBISOFT
Simone “Karat45” Tagliaferri: Lo considero un fallimento non tanto per la scomodità o l’invasività, ma perché dopo nemmeno un mese dal rilascio di questa “protezione definitiva”, i pirati l’avevano già bucata. Valeva la pena spenderci tanto a livello economico e d’immagine?

KINECT
Simone “Karat45” Tagliaferri: Dalla periferica pensata per abbattere ogni barriera ludica con giochi come Milo alla periferica scimmiotta-giochi del Wii il passo è stato breve, troppo breve: giusto il tempo di una conferenza all’E3. Dal Move non mi aspettavo niente e niente è stato. Da questa mi aspettavo molto, forse troppo, e invece si sono materializzati solo titoli indegni anche di un elenco come questo. Gli unici che possono salvarlo sono gli hacker PC che stanno per inondare il mercato di titoli pornografici.

MOVE
Simone “Karat45” Tagliaferri: Si scrive “Move”, si legge “Wiimote”. Un giorno rideremo del destino dell’ennesima “rivoluzione” del mondo dei videogiochi.

Aliens vs Predator

BIOSHOCK 2
Simone “Karat45” Tagliaferri: talmente inutile che stavo quasi per dimenticare di inserirlo tra i worst: un seguito parassita che non aggiunge nulla all’originale. Come gioco in sé non è neanche malaccio, ma a che serve? Da oblio.

AMBIENTAZIONE MODERNA DEGLI FPS
Roberto “il Cinese” Turrini: Intendiamoci. Io, in linea di principio, non ho nulla contro la ripetitività fine a sé stessa (altrimenti smetterei di fare l’amore), ma quando ti annoi ti annoi! Con tutti i periodi storici in cui l’uomo si è ammazzato con delle armi da fuoco, ma solo Medio Oriente, Cecenia e WWII ci date per scannarci?! Una Grande Guerra? Una Coerea? Niente, eh?
Matteo “Ziggybee” Anelli: Avete rotto il cazzo. Team di produzione mastodontici, risorse quasi illimitate e il massimo che concepite è una guerra in medioriente o Nathan Fillion che zompetta sui ruderi?
Simone “Karat45” Tagliaferri: Ma con tutti i soldi che spendete per fare ‘sti giochi, proprio quel coglione di Bush dovevate scegliere come game designer?

GLI OBIETTIVI SBLOCCABILI CHE NULLA HANNO A CHE FARE CON L’ABILITÀ DEL GIOCATORE
Andrea “Coolcat” Rubbini: Forse quanto dico vale anche per il 2009, il 2008, e così via a ritroso fino al giorno in cui nei giochi sono stati inseriti gli obiettivi sbloccabili. Che sarebbero una bella trovata per i giocatori desiderosi di approfondire le meccaniche del gameplay e migliorarsi, soprattutto ora che i videogiochi si finiscono guardando il soffitto anziché il televisore; ma che diventano infidi e patetici se sono pensati solo per vendere guide. Quando ti manca un solo obiettivo dopo 50 ore di gioco sudato, e quell’unico obiettivo è “trova i 59.599 passeri d’argento, nascosti sotto le sottane delle 63.000 passanti gemelle”, ti viene voglia di buttare tutto. E a ragione.

Il meglio del 2010 secondo la redazione di Ars Ludica

Come ogni anno, anche nel 2010 vogliamo proporvi l’elenco del meglio e del peggio di ciò a cui abbiamo giocato negli ultimi trecentosessantacinque giorni.  I lettori attempati la conosceranno già, ma è bene ripetere la nostra filosofia a uso e consumo di quelli che s’imbattono per la prima volta nel nostro personalissimo best&worst.
In primo luogo, non si tratta di una classifica vera e propria, ma di un semplice elenco stilato in base ai personalissimi gusti di ognuno di noi. Non abbiamo alcuna pretesa di scientificità o di esaustività e, per questo, riteniamo di poter essere liberi di mettere o di omettere titoli che in altri lidi troverete osannati come monumenti all’anno appena trascorso.
Inoltre, non facciamo differenza tra titoli indie e mainstream, quindi non stupitevi di trovare la dolce Recette vicina ad Halo: Reach. Qui troverete quello che ci è piaciuto e quello che non ci è piaciuto, e non è detto che i gusti dei membri della redazione collimino, come non è detto che voi la pensiate come noi: anzi, speriamo che abbiate gusti diversi dai nostri, perché sinceramente ci interessano poco i lettori monocordi. Detto questo, vi lasciamo a questo eclettico e disordinato resoconto del 2010 videoludico, secondo la redazione di Ars Ludica, of course.

La redazione

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Heavy Rain

ALAN WAKE
Rudi “Mr Rud” Oxa: Bright Falls è, semplicemente, uno dei (non) luoghi meglio realizzati nella storia videoludica. Si potrebbe pure parlare del protagonista, della donna amata o della spalla comica, ma le ombre si avvicinano e bisogna trovare subito una torcia.

RECETTEAR – AN ITEM SHOP’S TALE
Simone “Karat45” Tagliaferri: Recettear è bello perché è una sorpresa e perché dimostra che non ci vogliono chissà quali mezzi per fare un GDR alla giapponese originale e migliore di titoli multimiliardari come Final Fantasy XIII. Lato tenerone on: Recette è dolcissima!

AMNESIA: THE DARK DESCENT
Simone “Karat45” Tagliaferri: Un gioco horror intelligente e dall’atmosfera densa che costringe il giocatore a soppesare ogni passo. Ottima la dialettica tra luce e ombra, con la follia e la morte sempre in agguato. Giocato al buio e con le cuffie è da insonnia.

Deadly Premonition

THE BALL
Simone “Karat45” Tagliaferri: Non pensavo che trascinare una palla per un mondo sotterraneo potesse essere una buona idea, invece mi sbagliavo. The Ball è indicativo della capacità della scena indie di sperimentare con successo concept apparentemente inconciliabili con i moderni canoni del videogioco.

LARA CROFT AND THE GUARDIAN OF LIGHT
Simone “Karat45” Tagliaferri: Lara un po’ la si ama e un po’ la si odia. The Guardian of Light lo attendevo come si attende una malattia, ma si è dimostrato migliore degli ultimi capitoli classici. Più che un capolavoro, una sorpresa.
Matteo “Ziggybee” Anelli: La dimostrazione che il passato remoto dei videogiochi è una fonte inesauribile di spunti da rivisitare in chiave moderna. In un periodo di reboot senza idee e speranze, Lara Croft è un inno ai giochi giocati che non scimmiottano i film ma danno comunque emozioni cinematografiche.

MAFIA II
Simone “Karat45” Tagliaferri: Probabilmente è una scelta controversa e ammetto la presenza di molti dei difetti denunciati dalla critica e dal pubblico, ma non posso non citare in questo elenco quella che secondo me è una delle esperienze videoludiche mainstream più riuscite dell’anno.

Recettear - An Item Shop's Tale

METRO 2033
Simone “Karat45” Tagliaferri: Un gioco descrittivo e capace di raccontare aspetti della realtà con una profondità che spesso i videogiochi rifuggono inorriditi. Come FPS non si discosta molto dalla media, ma nel complesso è un gran gioco.
Roberto “il Cinese” Turrini: È la prima volta che mi capita sottomano un videogioco che riesce non solo a catturare le atmosfere di un romanzo, ma anche a esaltarne gli aspetti evocativi. Un FPS anomalo, quasi poetico, che punta tutto sul coinvolgimento emotivo del giocatore. Se state cercando azione frenetica, fatelo altrove.

DRAGON QUEST IX
Simone “Karat45” Tagliaferri: Altra bella sorpresa e il segno che, nonostante tutte le critiche che gli si possono muovere, gli sviluppatori giapponesi sono alla ricerca di nuove formule per rendere più appetibili i loro giochi sul mercato occidentale.
Matteo “Ziggybee” Anelli: il JRPG che l’occidente aspettava ma che l’occidente non ha avuto l’umiltà di riconoscere. Marketing esterofobo permettendo, Dragon Quest IX è un modello da seguire sotto molti punti di vista, partendo dall’esecuzione e dalla scioltezza con cui affronta temi difficili e adulti che vanno ben oltre lo schemino eroico che sempre l’occidente ha consolidato sino alla nausea.

CASTLEVANIA: LORDS OF SHADOW
Matteo “Ziggybee” Anelli: l’evoluzione della specie.

BAYONETTA
Matteo “Ziggybee” Anelli: Platinum Games riporta l’action nei giochi action e mantiene la figa con uno dei giochi più visionari, disincantati e divertenti dell’ultimo decennio. Il bello è che, in finale, lo fa con poco maschilismo e uno stile invidiabile (almeno se vi piace Le Bizzarre Avventure di JoJo).

Mafia 2

DARKSIDERS
Matteo “Ziggybee” Anelli: mio personale gioco dell’anno e il portabandiera di un genere che, da fine anno, sta tornando prepotentemente di moda: quello degli action-adventure con molto spessore e che sfruttano in maniera eccellente le potenzialità delle console HD.

BATTLEFIELD: BAD COMPANY 2
Rudi “Mr Rud” Oxa: Non c’è riparo che tenga e i vincitori non agiscono mai da soli. DICE porta nei nostri schermi tattica e gioco di squadra, senza dimenticare il divertimento e ponendosi come unica alternativa credibile a Call of Duty.
Giuseppe Puglisi
In attesa di Battlefield 3, Bad Company 2 ha saputo offrirmi ottima compagnia per diverse decine di ore di gioco con amici e perfetti sconosciuti su mappe varie ed originali, il tutto accompagnato da un reparto tecnologico di prim’ordine e mai visto in un gioco multiplayer di tale portata. Sonoro eccezionale, volume a palla e i vicini ringraziano.

THE MISADVENTURES OF P.B. WINTERBOTTOM
Rudi “Mr Rud” Oxa: Un ottimo puzzle game con una fantastica atmosfera: se pensate che mi stia riferendo a quell’altro gioco vi sbagliate, quello lo trovate nel prossimo post.

The Misadventures of P.B. Winterbottom

The Misadventures of P.B. Winterbottom

JUST CAUSE 2
Rudi “Mr Rud” Oxa: Prendete l’abilità di spostarsi agevolmente, poche meccaniche versatili e ben collaudate e una gigantesca mappa in cui fare casino: ecco come si fa un bel free roaming ! Ed ecco com’è Just Cause 2. Enough said ?
Matteo “Ziggybee” Anelli: Esplodono le esplosioni!
Turrican3: Un free roaming caciarone ma assolutamente non dispersivo, e se è piaciuto tantissimo a me che detesto il genere…

HALO: REACH
Rudi “Mr Rud” Oxa: Bungie se ne va con il botto e ci dona il suo Halo migliore: niente più backtracking né corridoi lunghissimi, ma solo la triste storia di un declino.

HEAVY RAIN
Roberto “il Cinese” Turrini: Un discreto thriller, raccontato sfruttando l’interazione con il joypad. Una forma d’intrattenimento alternativa, che cerca di coniugare cinema e videogiochi, riuscendoci quasi perfettamente. Sarebbe sciocco non averlo almeno provato. Il mio gioco dell’anno.

Castlevania: Lords of Shadow

MONKEY ISLAND 2 SPECIAL EDITION
Simone “Karat45” Tagliaferri: I remake non sono mai essenziali, ma quando sono fatti così bene fanno piacere, soprattutto se riescono a mettere in luce la grandezza e i limiti di un intero genere. Irresistibile.
Roberto “il Cinese” Turrini: Avete presente Monkey Island 2? Ecco. Solo più bello da vedere.

PLATFORM NINTENDO
Turrican3: Il colosso di Kyoto si conferma leader incontrastato dei platform: nell’arco di 13 mesi circa sforna New Super Mario Bros Wii, Super Mario Galaxy 2, Kirby: Epic Yarn e Donkey Kong Country Returns. E gli amanti del genere gongolano…

SAM & MAX SEASON 3
Giuseppe Puglisi
Telltale bissa il successo dei precedenti S&M proponendoci una nuova e originale struttura per risolvere gli enigmi del gioco, una storia intrigante sin dal primo episodio, dei personaggi nuovi e un look rinnovato e ancora più personale. Chi osa, vince.

Amnesia: The Dark Descent

DEATHSPANK
Giuseppe Puglisi
Cercate un hack’n’sMash senza fronzoli, con dei personaggi fuori di testa e dialoghi demenziali? DeathSpank fa per voi. Concept e dialoghi sono di Ron Gilbert (e si vede!), il resto è ad opera dei ragazzi di Hothead Games, che hanno confezionato un Diablo spensierato coadiuvato da una sceneggiatura degna del suo creatore, al costo di due tozzi di pane.

DEADLY PREMONITION
Giuseppe Puglisi
Un horror in free roaming a cui piace fare a pugni coi neuroni del videogiocatore, immergendolo in una storia folle, ricca di situazioni paranormali e personaggi squilibrati. Da avere assolutamente se volete provare qualcosa di diverso, a patto di chiudere un occhio sul terribile aspetto grafico (ampiamente controbilanciato dal prezzo di lancio).

ARCHON CLASSIC
Simone “Karat45” Tagliaferri: Un remake perfetto di un vecchio classico. Non è essenziale, ma è l’incarnazione dello spirito della creatività di un’epoca che vedeva nei videogiochi il modo per dare vita all’immoto. Speriamo solo che esca presto la patch per il multiplayer online.

Tematiche Multiplayer: Bilanciamento

bilanciamento
[bi-lan-cia-mén-to]
s.m.

1 Azione e risultato del bilanciare o del bilanciarsi
‖ fig., ant. Ponderazione


Ah, il buon vecchio bilanciamento! Quante battaglie sono state combattute, e quanti amori sono stati distrutti in nome di questo effimero ideale: Internet impazza all’uscita dell’ennesimo sparatutto multiplayer, migliaia di utenti levano le mani al cielo e chiedono a gran voce un segno da questo dio elusivo, mentre dall’alto i programmatori s’impegnano o se fregano, e in men che non si dica si moltipicano post sui forum e sui blog: “zOMG X is O.P. (overpowered, cioè troppo potente) !” oppure “PLZ NERF (indebolire) Y !”.

Da quando esiste il multiplayer competitivo, il bilanciamento delle varie meccaniche di gioco è sempre stato un problema, soprattutto per il fatto che il numero delle variabili che influenzano questo aspetto è enorme, e molto spesso prospettive differenti creano diversi concezioni di bilanciamento.

In generale, si intende per “bilanciamento” l’azione del modificare le varie caratteristiche del gameplay per fare in modo che ogni scelta (come possono essere un bonus, un’arma o una tecnica precisa) non sia migliore delle altre in assoluto: bilanciare un’arma in Call of Duty significa fare in modo che non sia migliore, in ogni situazione possibile, delle altre, bilanciare una mappa significa fare in modo che entrambe le fazioni abbiano le stesse possibilità di vittoria e via di questo passo.

Questa concezione però è troppo semplicistica, poiché considera solo elementi (o categorie di elementi) senza analizzare le possibili interazioni che questi possono avere con altre porzioni del gameplay: utilizzare un’arma elettrica in un livello pieno d’acqua con un bonus che rende immuni all’elettricità consente di avere un vantaggio? Questo vantaggio è tale da risultare eccessivamente sbilanciato? Eppure lo si può usare in un livello pieno d’acqua; bisogna allora forse eliminare tale livello?

Dall’esempio precedente si può notare come questo aspetto non si possa limitare ad elementi singoli di gameplay, ma debba rappresentare una visione d’insieme da applicare in ogni situazione.

Bilanciamento =/= Equalizzazione

So che può sembrare banale, ma bisogna fare delle distinzioni, poiché un processo di equalizzazione è diverso da uno di bilanciamento: mentre il secondo mira a modificare l’esistente da un punto di vista qualitativo, il primo opera un processo di riduzione che tende a diminuire il numero di variabili e di regole che caratterizzano un sistema di gioco.

Ultimamente quest’ultimo approccio ha preso il sopravvento e viene troppo spesso confuso con l’altro; ciò è attribuibile alla lenta ma inesorabile democratizzazione dei videogiochi, la quale ha richiesto agli sviluppatori di impostare i propri titoli in modo che offrissero il gameplay più fair e leale possibile, in modo da ammorbidire le curve di apprendimento. Il problema è che questo atteggiamento viene applicato anche, e soprattutto, alle versioni competitive dei giochi in questione: due esempi chiave sono le varianti MLG di Halo e la Promod di Call of Duty 4; in entrambi i casi infatti venivano artificiosamente ridotte le scelte disponibili per il proprio armamentario, riducendo così le possibili varianti di scontri a fuoco.

Badate bene, non sto condannando in toto l’approccio normalizzante, sto solo affermando che la rimozioni di elementi strutturali (come possono essere le power weapon di Halo) è differente dall’ottimizzazione di questi ultimi, e non dovrebbe essere confusa con un autentico processo di bilanciamento.

Soft-Counter e micro-management: la versatilità di Starcraft

Una delle critiche che vengono mosse agli RTS è costituita dalla dipendenza del fattore strategico ad elementi di carattere temporale: la presenza di build order iniziali automatizzati e la predominante tecnica del rush infatti hanno dimostrato come abilità quali velocità e routine automatiche avessero la stessa importanza, se non addirittura maggiore, della costituzione di un piano strategico ben pensato e applicato.

Ciò che queste critiche non considerano, però, è che l’eliminazione totale di questi aspetti ridurrebbe, paradossalmente, la profondità tattica del gioco in questione: la velocità e il multitasking infatti influenzano direttamente la gestione di piccoli gruppi di unità, permettendo ad un giocatore in inferiorità numerica (o comunque in una situazione di debolezza “formale”) di pareggiare un confronto contro un giocatore in posizione di forza numerica.

In questo senso, uno dei pregi di Starcraft è quello di riuscire a presentare una certa flessibilità tra i tipi (e numeri) di unità diverse, proponendo da una parte delle statistiche esplicite non particolarmente destabilizzanti e fornendo dall’altra la possibilità di ovviare ai propri handicap con un utilizzo più serrato delle unità sotto il proprio controllo.

Per spiegare meglio questo concetto utilizzo un esempio originariamente apparso sul forum di Team Liquid (http://www.teamliquid.net/forum/viewmessage.php?topic_id=121769)

Nel riquadro a destra e nella seconda parte del video il giocatore in difesa (Protoss) è dotato di 3 unità Corsair mentre il giocatore in attacco (Zerg) è dotato di 8 Mutalisk e decide di attaccare una struttura nemica: statistiche alla mano, le unità Zerg vincerebbero lo scontro poiché le loro caratteristiche formali le rendono superiori, ma la possibilità di controllare il movimento (tecnica chiamata moving shot) permette al giocatore Protoss, con un’ottima micro-gestione, di eliminare la forza d’attacco nemica (da notare come i Corsair escono dallo scontro quasi del tutto incolumi); qualora il giocatore Zerg decidesse di attaccare i Corsair, questi ne approfitterebbero per raggiungere i rinforzi alleati grazie alla loro velocità, causando comunque gravissimi danni all’avversario.

Ho usato questo esempio per due motivi: da una parte per dimostrare come il bilanciamento di Starcraft prenda in considerazione sia lo skill set dei vari giocatori, sia le caratteristiche dei vari elementi di gioco; dall’altra per confermare che un determinato tipo di bilanciamento non per forza funziona in giochi differenti: la stessa situazione, ripresentatasi in Starcraft 2, ha dato un esito ben diverso.

Counter-Strike e il bilanciamento secondo abilità

Uno degli aspetti che secondo me ha tenuto in vita Counter-Strike per tutto questo tempo è l’approccio quasi educativo del suo gameplay: il proprio equipaggiamento è influenzato dalla propria prestazione, sia personale che di squadra: vincere significa avere più denaro contante e quindi poterne spendere di più in armi e bonus diversi, mentre in caso di sconfitta ci si dovrà adeguare alle pistole o addirittura rinunciare a giubbotto antiproiettile e granate.

Questa attribuzione di bonus e malus impone di assumere un concetto di bilanciamento diverso da quello propriamente canonico: invece di avere un fair fight in cui ogni propria possibile scelta ha le stesse probabilità di vittoria di quella del proprio avversario, in questo caso ogni scontro è influenzato dalla precedente performance di ogni giocatore.

Tale aspetto però è ben più profondo, visto che si aggiunge anche un sistema “high risk – high reward” che dà continuamente la possibilità di ribaltare i rapporti di forza tra le due squadre: vincere un round “economy” (cioè in condizioni di svantaggio) premierà enormemente il team vincente, mentre perdere un round contro una squadra mal equipaggiata avrà conseguenze disastrose sulla propria economia. Da ciò si può facilmente notare come il bilanciamento di Counter-Strike punisca in maniera massiccia, sia a breve che a lungo termine, una cattiva prestazione e la perdita di un match, ma è al contempo sufficientemente elastico da dare la possibilità, in ogni momento, di annullare la penalità subita per riguadagnare il terreno perso.

Purtroppo una concezione del genere è un’arma a doppio taglio, poiché impone una curva di apprendimento eccessivamente ripida: mentre un utente esperto non avrà problemi a riparare ad un errore commesso, un neofita vedrà diminuire le possibilità di vittoria ad ogni successivo scontro; non potendo contare su conoscenze pregresse (come la familiarità con la mappa di gioco), dovrà impegnarsi parecchio per sopravvivere alla frustrazione.

Public Vs Competitive

Vorrei concludere con un’osservazione: il grado di bilanciamento di un titolo multiplayer è influenzato anche, e forse soprattutto, dall’estensione del target a cui si vuole puntare: mentre il bilanciamento di un titolo casual si limita ad eliminare sbavature circoscritte (come per esempio un’arma leggermente più potente delle altre), il bilanciamento di un titolo esplicitamente mirato per il gioco competitivo ha come obbiettivo l’eliminazione totale di tutti gli agenti casuali che possono offrire vantaggi o svantaggi (temporanei o non) ad uno qualsiasi dei concorrenti, come potrebbero essere un punto di rinascita collocato male o un comportamento incoerente dell’ambiente di gioco.

Da ciò si nota come, da un punto di vista di progettazione, il secondo approccio sia ben più difficile poichè richiede una perfetta pianificazione di tutte le feature presenti e di come queste possono interagire tra loro, mentre nel primo caso basta una patch e qualche modifica per fare in modo che i dodicenni smettano di lamentarsi e tornino a fraggare felici e contenti.

[Soluzioni] Boletaria: andata e ritorno

Ovvero: breve ma utile (e spoiler-free!) guida alla sopravvivenza in Demon’s Souls.

Se affrontato con i dovuti accorgimenti, lo splendido action-RPG dei From Software non è difficile come dicono (e come sembra a prima vista). Vediamo un po’ come venirne a capo: ci sono due cose importanti, e sono: saper crescere un personaggio e saper giocare.

Crescere un personaggio non è difficile, basta avere le idee chiare. Tutti i personaggi possono potenzialmente fare tutto ugualmente bene (la classe originale determina solo equipaggiamento e statistiche iniziali), ed è bene che possano farlo, per una questione di praticità. Il gioco divide, in qualche modo, i personaggi in guerrieri, maghi, sacerdoti e ladri, ma trovo sia piu’ pratico non decidere tanto “quale classe giocare” ma piuttosto “quanto avere di ogni classe”; questa decisione si prende dividendo punti tra le statistiche.

Le statistiche sono otto, e le divido arbitrariamente in “primarie” (Forza, Destrezza, Magia e Fede) e “secondarie” (Vitalità, Resistenza, Intelligenza e Fortuna). Il senso della divisione è che mentre le prime determinano completamente lo stile di gioco, le seconde lo completano.

Per le statistiche “secondarie” c’è poco da dire: Vitalità aumenta gli hp massimi, Resistenza aumenta il carico trasportabile (inoltre, fino a 40 punti aumenta la stamina, una statistica derivata che è vitale per ogni forma di mischia), Intelligenza aumenta gli mp a disposizione per miracoli e incantesimi e Fortuna migliora il drop rate. Ho trovato Fortuna piuttosto inutile, mentre Resistenza determina quanto a lungo si possa attaccare e soprattutto difendere in mischia ed è essenziale un po’ per tutti. Vitalità entra in gioco quando fallisce Resistenza o quando si fa un errore e si subisce un colpo, ed è tanto più utile quanta più mischia si fa; Intelligenza serve a chi ha necessità di usare tanti incantesimi o miracoli. L’utilità di ciascuna di queste è legata allo stile di gioco.

Invece, scegliersi una stat primaria determina lo stile di gioco.

Scegliere Forza significa avere capacità eccellenti in mischia (soprattutto con spade “dritte” e asce) , essere decenti nel combattimento armato a distanza (archi e balestre), e… basta. Ottimo contro avversari in armatura pesante e con scudo (le armi da Forza hanno un’ottima capacità di rompere la guardia), accettabile contro nemici rapidi, ed è invece una tragedia contro tutto quello che non soffre danni da taglio. Piani di backup: un’arma secondaria upgradata “Dragon” o “Moon”, o l’incantesimo “Enchant Weapon” (anche con Magia bassa, converte una parte del danno in danno magico), Gargoyle Crossbow (fa danno magico), Turpentine (è un oggetto consumabile che “incanta” un’arma da mischia aggiungendo danno da fuoco). Efficace sia in PvP che in PvE.

Scegliere Destrezza significa avere capacità buone in mischia (soprattutto con armi da punta, spade curve e lance) ed eccellenti con gli archi. Ottimo contro avversari numerosi in armatura leggera (molti colpi, nei moveset delle armi da Destrezza sono rapidi o hanno un arco d’attacco enorme), e contro avversari volanti (a patto di avere munizioni bastevoli e una buona mira); alcune armi permettono di difendere con uno scudo mentre si attacca; si soffre contro nemici con scudo o nemici che resistono agli attacchi fisici. Piani di backup: incantesimo “Enchant Weapon”, armi upgradate “Crescent”, White Bow (fa danno magico), Lava Bow (fa danno da fuoco), Turpentine. Efficace sia in PvP che in PvE.

Scegliere Magia significa avere capacità ben tristi in mischia, ma eccellenti sulla distanza. La maggior parte dei nemici, in Demon’s Souls, combatte in mischia e la magia permette di prendersi il vantaggio non indifferente della distanza. Infine, molti boss sono più semplici da affrontare con la magia che in mischia. Gli mp, però, finiscono in fretta e ci vuole un sacco di tempo (o costose erbe) per recuperarli; il tempo di cast degli incantesimi in genere non è trascurabile e in situazioni con avversari multipli si è a rischio, specialmente perché sfoderare un’arma da mischia richiede del tempo nel quale si è senza difesa. Piani di backup: limitare l’uso degli incantesimi alternandoli con un po’ di mischia, soprattutto con armi leggere upgradate “Dragon”, “Crescent” o “Moon”. Ottimo in PvE, meno in PvP (la gente tende a schivare le Fireball molto meglio dei nemici); in generale non ho raccomandato una classe iniziale, ma in questo caso sì: i Royalty iniziano con il Fragrant Ring, che per questo genere di build è preziosissimo.

Scegliere Fede significa puntare tutto sulla difesa. Ci si ritrova con la stessa mischia modesta che hanno i maghi (nessun’arma “base” ottiene bonus da Fede), e senza incantesimi offensivi, ma si hanno a disposizione delle eccellenti opzioni difensive. Uno svantaggio è che tutto quello che ha di utile una build basata su Fede è disponibile tardi – per acquisire la maggior parte degli incantesimi è necessario spendere le anime di qualche boss. Un altro svantaggio è la quasi completa assenza di attacchi a distanza di un certo peso. Piani di backup: un’arma Blessed o Dragon, un minimo sindacale di magia per la distanza. È una build accettabile in PvE, ma è molto gettonata in PvP, specie in congiunzione con un’arma (unica) molto valida, che ottiene un bonus al danno molto alto da Fede e ignora gli scudi – passandoci in mezzo come se non esistessero.

Deciso questo, è bene conoscere le opzioni a disposizione, e cioè: equipaggiamento, incantesimi e miracoli.

L’equipaggiamento si compone di armi, scudi, armature, anelli e oggetti.

Una Moon Knight Sword, forgiata a partire da una Knight Sword.

Le armi sono classificate per tipo: il tipo di un’arma definisce il set di mosse disponibili (nell’immagine a lato, box “1”). È la parte piu’ importante di un’arma, ma è anche la più soggettiva – ciascun giocatore decide con che arma si trova comodo, se un certo tipo di arma ha attacchi troppo lenti o troppo corti o cos’altro. Attenzione solo agli spazi: gli ostacoli fermano gli attacchi, perciò un’arma che ha nel moveset degli attacchi orizzontali molto ampi è più valida contro tanti nemici in un’area vuota che non uno stocco il cui moveset contempli solo l’affondo, ma in un’area ristretta vale il contrario (gli ostacoli o i muri impedirebbero all’attacco della prima arma di compiere il suo arco intero, mentre difficilmente intralcerebbero l’affondo dello stocco). Vale la pena studiare il moveset per capire quali attacchi sono ideali con un’arma, a seconda della situazione. Parlando del danno, la distinzione è diversa: tutte le armi “base”, cioè non upgradate, hanno un danno base (box “2”), ed acquisiscono bonus sia da Forza sia da Destrezza. Anche se tutti i bonus alla fine si sommano nella determinazione del danno, il “grado” di bonus piu’ alto definisce anche quali sono gli upgrade possibili per quell’arma (sono divisi per statistica, e per ciascuna vanno in ordine “S->A->B->C->D->E”; nell’immagine i valori effettivi del bonus sono nel box “3”, mentre il grado e’ nel box “4”). Per cominciare, gli upgrade di base sono necessari, prima di passare a quelli avanzati; per le armi da Destrezza servono le Sharpstone, mentre per le armi da Forza servono le Hardstone. Arrivata a +3 (o +6) con gli upgrade di base, un’arma è pronta per gli upgrade avanzati, con pietre diverse. Gli upgrade che ho trovato piu’ utili, per un’arma da Hardstone sono “Crushing” (alza a dismisura i bonus da Forza), “Blessed” (aggiunge un bonus molto alto da Fede), “Dragon” (cancella tutti i bonus ma aggiunge danno base da fuoco), “Moon” (aggiunge danno magico e bonus al danno da Magia). Per un’arma da Sharpstone, gli upgrade che ho trovato piu’ utili sono “Sharp” (alza di molto i bonus da Destrezza) e “Crescent” (aggiunge danno magico basato su Magia e rigenera mp). Attenzione: anche se armi dello stesso tipo hanno in genere path di upgrade uguali, fidatevi solo dei bonus, perche’ a volte ci sono delle eccezioni. Tra le armi si annoverano anche catalisti e talismani: nel gioco c’è un solo tipo di talismano normale, il Talisman of God, per cui per utilizzare i miracoli c’è poco da scegliere; e due tipi di catalisti per gli incantesimi (legno e argento). Quelli di legno sono un po’ più potenti (circa il 10%), mentre quelli d’argento alzano gli mp massimi.

In Demon’s Souls, inoltre, ci sono anche molte armi uniche, molte delle quali così potenti (ad esempio: Northern Regalia, Blueblood Sword, Dragon Bone Smasher, Meat Cleaver) da meritarsi una build a parte, ma la cosa va fuori dallo scopo di questo post.

Scelta un’arma e i suoi upgrade, è bene procurarsi uno scudo (in realtà è possibile parare con qualsiasi arma, le regole restano le stesse; cambiano però i numeri). Scegliere uno scudo è facile perché ce ne sono di due tipi: normali e grandi. Uno scudo normale nel moveset ha parata e parry-riposte, mentre uno scudo grande ha un moveset con parata e shield bash. Il grosso distinguo è quanto efficacemente si riesce a sfruttare la valida ma difficile meccanica “parry-riposte”. Il secondo tipo di valutazione si fa sulla Damage Reduction (immagine sopra, box “5”), e cioè quanta percentuale del danno lo scudo assorbe parando un colpo. C’è in realtà poco da valutare qui: quasi tutti gli scudi hanno 100% contro fisico (cioè. parando il danno viene azzerato), 30% contro magia e qualcosa di più contro fuoco (attenzione! il gioco riporta solo due dei tre valori, cioé fisico e magia; il terzo, se è sopra la media, lo trovate nella descrizione dello scudo!); alcuni scudi pero’ hanno difesa da fuoco o da magia sopra la norma. Infine, un altro parametro importante è il “guard break reduction” (immagine sopra, box “6”): più è alto e meno stamina costa una parata riuscita.

Utilissimi anche gli anelli. Portatevene però dietro sempre molti ed equipaggiate quelli che ritenete più appropriati al personaggio e alla situazione. Perlomeno, tenete sempre nello zaino il Thief’s Ring e il Cling Ring – quando servono, servono davvero. Menzione d’onore anche per Regenerator’s Ring e Fragrant Ring, che rigenerano rispettivamente hp e mp.

Prima di passare alle armature, invece, c’è una cosa da fare: controllare il peso. Se avete addosso (Equip Weight) più di metà del peso equipaggiabile, la velocità di movimento cala e diventa difficile schivare (che in mischia è una manovra chiave).  Un secondo controllo del peso si fa rispetto al peso trasportabile: lo determina Vitalità, e tanto più peso si trasporta, tanto meno loot si può portare a casa. Fatti questi controlli, si fa il conto per scoprire quanta armatura si può portare: (peso equipaggiabile / 2) – (peso dell’equipaggiamento, senza armatura) = peso massimo dell’armatura.

Essenziale il riepilogo a lato.

Sulle armature c’è poco da dire: alcune proteggono di più e altre di meno; alcune pesano di più, altree di meno. In generale, più pesano e più proteggono. Alla fine un’armatura però è sempre una seconda scelta: i nemici picchiano duro e non c’è armatura che tenga; al più un’armatura limita un po’ i danni, ma non si può contare sul fatto che cambi radicalmente le cose. È più importante poter schivare per non farsi colpire; la cosa migliore da fare è controllare quanto peso si può portare e poi indossare l’armatura più pesante possibile che non rallenti il personaggio (è facile fare il conto e controllare nel “riepilogo spiccio del personaggio” a lato, il peso trasportato – che trovate nel box “8” nell’immagine a lato). Ottimi set di armature per il primo playthrough sono la Black Leather e la Leather. Trovo poco vantaggioso indossare armature più pesanti nel primo playthrough: è necessario investire troppi punti in Resistenza per potersele permettere e riuscire a schivare agevolmente, e comunque non proteggono abbastanza da giustificare lo sforzo.

Un’ultima parola per gli oggetti. Le erbe per recuperare hp sono indispensabili, ma fortunatamente facili da trovare. Un po’ meno facile trovare la spezia per recuperare mp, ma quanto serve dipende dal personaggio che si vuole creare (Magia e Fede le build che ne vogliono di più). Veleno e malattia sono poco comuni ma molto pericolosi; per questo ci sono i Lotus, ed è sempre bene averne qualcuno. Per il resto, poco è davvero necessario; fa comodo avere da parte qualche Soul Remain (attirano l’attenzione dei nemici lontano da sé per un po’), del Turpentine o Sticky White Stuff, per certi personaggi (aggiunge danno da fuoco o da magia alle armi), ed è sempre bene avere da parte un paio di Stone of Ephemeral Eyes.

Incantesimi. La premessa è che si possono equipaggiare solamente pochi incantesimi e pochi miracoli: il massimo (con Intelligenza e Fede entrambi a 40) sono sei slot incantesimi e quattro slot miracoli, ma poi a peggiorare la situazione c’è il fatto che alcuni incantesimi arrivano a costare fino a tre slot. Il limite degli slot riguarda gli incantesimi “equipaggiati”, però, non quelli appresi – fondamentalmente, tutti possono apprendere tutti gli incantesimi e i miracoli, posto che ne abbiano i requisiti (Magia, Intelligenza e Fede almeno 10), ma poi possono portarne con sé solo un numero limitato. Partiamo dagli incantesimi: già all’inizio del gioco se ne possono acquisire (comprandoli) alcuni preziosi: Flame Toss e Magic Arrow sono due incantesimi offensivi “base”, costano poche anime da apprendere e pochi mp da usare, e sono eccellenti nelle situazioni in cui la propria arma è inefficace per qualche ragione e non si ha il tempo di equipaggiarne un’altra (o non se ne possiede un’altra da equipaggiare piu’ adatta alla situazione); in un primo playthrough, a difficoltà normale, anche con Magia bassa (10-15) sono strumenti validissimi. Chi combatte in mischia dovrebbe considerare Enchant Weapon, che aggiunge un danno magico moderato al danno normale delle armi. Per chi ha più slot di incantesimi e più mp, andando avanti nel gioco, ci sono le versioni più grosse: Soul Arrow fa molto più danno di Magic Arrow e colpisce più avversari in fila; Fireball fa più danno di Flame Toss e lo fa ad area. Curse Weapon aumenta il danno di un’arma del 50%, anche se abbassa gradualmente gli hp. Fire Spray è rapidissimo e può essere usato anche in movimento (ed è fastidiosissimo in PvP, perché la cadenza di fuoco rende impossibile al bersaglio curarsi con un’erba o lanciare incantesimi senza essere interrotto); Homing Soul Arrow invece ha il potenziale di fare un danno veramente impressionante. Attenzione agli mp, però, perche’ usare incantesimi potenti li prosciuga e non c’è nessun modo ragionevole di riguadagnarne molti in fretta, se non usando della costosa spezia. Il mio suggerimento per i maghi è quindi di avere sempre dietro incantesimi economici (Flame Toss o Magic Arrow, a seconda del posto che si visita) per eliminare con poca spesa i nemici singoli, riservando quelli più grossi per zone con nemici numerosi in gruppo.

Parlando di miracoli, ultimo tema importante, la prima cosa da dire è che condividono la barra degli mp con gli incantesimi e quindi vale quanto detto sul consumo. Uno caldamente raccomandato per tutti è Evacuate, che riporta un personaggio nel Nexus; attenzione solamente che il tempo di cast è lungo. Gli altri due miracoli veramente preziosi sono Second Chance (resuscita il personaggio con il 50% degli hp in caso di morte – e se si muore in body form, non la si perde; oltretutto è un incantesimo “fire and forget”, una volta lanciato rimane lì per un bel po’), e Anti-Magic Field (rende impossibile lanciare incantesimi contro il personaggio). Cure cancella tutti gli status alterati ed è relativamente comodo, anche se il costo in mp è alto; il più debole Antidote si può apprendere facilmente e costa pochi mp, però cura solamente l’avvelenamento (tecnicamente, come status alterato, è più pericoloso “malattia”, ma ci sono così pochi modi per prenderla che a conti fatti è piu’ utile preoccuparsi del veleno). I classici Heal e Recovery a prima vista sembrano utili ma restituiscono una quantità molto ridotta di hp; meglio le erbe. Un personaggio basato su Fede non può non avere God’s Wrath, unico miracolo offensivo – è costoso in termini di mp, lento da lanciare, e di base debole, ma aumenta di potenza in maniera terrificante man mano che si alza Fede e l’area di effetto è enorme.

Dopo un bell’in-depth di tutto quello che un personaggio può fare in potenza, è ora di decidere come crescere il personaggio. Innanzitutto, per ogni livello ottenuto, il gioco permette di allocare un solo punto ad una sola statistica, lasciando le altre invariate; mediamente il primo playthrough si finisce intorno al 70°/80° livello, che vuol dire altrettanti punti da distribuire. Il modo migliore che ho trovato per sviluppare un personaggio è quello alzare regolarmente la sua statistica primaria (e due, massimo tre secondarie) ignorando completamente il resto in assenza di obiettivi più precisi (che di solito consistono nel poter usare un certo equipaggiamento o un certo incantesimo); in presenza invece di obiettivi precisi raggiungibili entro un ristretto numero di livelli (non più di cinque o sei), questi dovrebbero avere la priorità, a prescindere dalle statistiche che richiedono. Questo permette ai personaggi di avere la versatilità necessaria per compensare le loro debolezze, e al contempo statistiche chiave abbastanza alte da valorizzare i loro punti di forza.

Soluzione – Walkthrough Sam & Max – The Penal Zone

Anche se The Penal Zone l’ho considerato una passeggiata (qui trovate la recensione), sono convinto che se siete arrivati a questa pagina volete quanto meno una guida morale che vi permetta di giocare questo episodio fluidamente, come fosse una sit-com interattiva. Ecco perché ho speso un po’ del mio tempo nel trascrivere questo walkthrough, ovviamente se siete capitati qui per caso e non volete rovinarvi nulla del gioco, tornate alla home!

Iniziamo prendendo subito il controllo di Max cliccate sull’apposita icona in alto a destra, attivate così il potere del teletrasporto selezionandolo dall’icona dei potere corrispondente (e attualmente unico disponibile). Chiamate Stinky, schiacciando il tasto col suo viso sopra. Dopo l’apparizione dell’alieno in salamoia, aprite l’inventario cliccando sul disegno della scatola aperta in alto a destra e selezionate l’homing beacon usandolo (è presente anche la lente d’ingrandimento per esaminare gli oggetti con una descrizione verbale), adesso Sam lo sta impugnando, cliccate sulla schiena del Generale Skun-ka’pe e il vostro primo tentativo fallirà. Max verrà omaggiato di un nuovo potere, usate Sam per raccoglierlo ed ecco a voi la plastilina muta forma! Essa Permetterà a Max di trasformarsi in qualsiasi oggetto animato e inanimato a vista (in verità solo quelli che vorranno i designer). Selezionatela dalla ruota dei poteri, cliccate sul quadro raffigurante una pianta verde e dopo direttamente sulla palla di plastilina su cui sarà comparsa la stessa immagine. Trasformativi nella pianta con vaso , offrirete una copertura a Sam, spingete il vaso in avanti usando il fido cagnone e avvicinatevi alle spalle dello scimmione, ora potrete usare l’homing beacon su di lui. Aprite l’inventario e attivate il telecomando schiacciando l’icona della mano che stringe il pupazzetto (la stessa usata nell’antico Hit the road!). Dirigetevi verso Harry,  l’uomo talpa, parlateci cliccandoci sopra, a quanto pare c’è bisogno dell’aiuto di Max. Dirigetevi verso destra e vedrete delle carte da gioco sotto vetro. Raccoglietele, ed ecco un altro potere per il conigliastro bianco! Adesso avete anche la telepatia a vostro servizio. Selezionatela dal disco dei poteri e usatela sul povero Harry e così scoprirete il suo numero di cellulare (più altre informazioni meno piacevoli). Quest’ultimo e rinchiuso in un contenitore di vetro che potremo raggiungere teletrasportandoci dopo aver selezionato il numero corrispondente nel telefono. Eccovi al piano superiore, sulla parete frontale è raffigurata una bella super arma aliena, tramite il potere della plastilina selezionatela e trasformate Max in Bazooka alieno! A questo punto raccoglietelo cliccandoci sopra e spedirete il brutto alieno dritto nella Penal Zone. Complimenti, avete completato il primo capitolo-tutorial introduttivo!

Torniamo un po’ indietro per capire come siamo finiti su questa nave aliena. Scambiate due chiacchiere con il gorilla alieno per conoscere le sue intenzioni, ricordatevi che le voci di dialogo si esauriranno solo quando diventeranno grigie, quindi a volte potrete tornare sullo stesso argomento per proseguire il discorso. Gli argomenti di circostanza che non hanno grossa utilità ai fini del proseguo della storia spariranno lasciando spazio solo a quelli utili da risentire. Dirigetevi verso sinistra e analizzate la Desoto, dopo aver chiacchierato con tre vecchie conoscenze elettroniche raccogliete i cavi batteria che sono situati nei sedili posteriori. Nel cruscotto troverete anche la mappa della città, la userete per spostarvi tra le varie locazioni della città (ma non sarà l’unico mezzo di trasporto utile). Entrate nel pub di Stinky e provate a raccogliere il demon broth, niente da fare il vecchio Stinky non ve lo permetterà. Parlate con la nipote Stinky e provate a sgattaiolare in cucina, niente da fare. Usate il nuovo potere di Max -la visione del futuro- su nonno Stinky, la nipote, la radio e e Sam, noterete che vi mostrerà come dovrebbero andare le cose o comunque il potenziale risultato delle vostre azioni. Uscite e scendete nel tombino di fronte al pub. Analizzate la scultura di Lincoln, sembra fatta di budino ma non ci servirà.
Entrate nella nave spaziale e prendete la porta sulla destra, noterete che il cervello alieno parlante del tutorial sembra passato a miglior vita, abbiamo bisogno di un liquido speciale per rianimarlo! Sbirciamo nel futuro con Max, cliccate sul cervello e poi su Sam per scoprire cosa hanno fatto per rianimarlo. Avete bisogno del demon broth di nonno Stinky e il power core di Momma Bosco! Prima di uscire dalla nave, dirigetevi a sinistra verso la porta adibita ai mole men e provate ad aprirla, dopodiché schiacciate il pulsante degli effetti personali e raccogliete l’elmetto da minatore e il biglietto per una vacanza.
Dirigetevi verso sinistra e analizzate la Desoto e fate rotta verso il Bosco Techlab! Entrate, usate la piattaforma elevatrice e scendete al piano di sotto. Parlate con Herry The Moleman e offritegli il biglietto per la vacanza stellare, per ringraziarvi vi regalerà un biglietto della lotteria. Dedicatevi a Momma Bosco e scoprirete che era in possesso di un power core che le è stato rubato. Tornate da Stinky e consegnate il biglietto della lotteria al vecchio che ci consentirà di prendere il demon broth e andate a versarlo nel contenitore del cervello all’interno della nave di Skun-ka-pé; purtroppo non basterà a resuscitarlo, ci vuole la corrente elettrica che potrebbe fornirvi il power core! Tornate da Stinky e osservate cosa riserva il futuro a Flint Paper, dovete assolutamente evitarne le conseguenze! Consegnategli l’elmetto e finalmente potrete parlargli, toccate tutti gli argomenti e otterrete così il numero della bella Stinky; correte alla Desoto e chiamatela, chiedendole di uscire e di incontrarvi fuori. Tornate al pub, andate dietro il bancone e schiacciate il bottone verde, ecco un passaggio segreto! Entrateci e vi ritroverete nella metropolitana, dall’altra parte del fiume. Esaminate i rottami sulla destra e troverete un vecchio scanner e il Power Core! Portatelo sulla nave dello scimmione e usatelo con Gordon il cervello, aggiungete i cavi batteria con le pinze che avete trovato nella Desoto et voilà! Una bella scarica rianimatrice. Dopo l’ingresso dello scimmione apparirà uno dei poteri che abbiamo già visto nella visione, precipitatevi giù a raccoglierlo e troverete l’Agente Superball ad aspettarvi; vi spiegherà della Penal Zone e del vostro nuovo obiettivo. Raccogliete finalmente il potere del Teletrasporto e usatelo: guardate quanti bei nuovi contatti!
Chiamate la giovane Stinky e una volta sul posto raccogliete il suo cellulare. Dirigetevi verso il tech lab di Momma Bosco, ci saranno degli scimmioni a fare la guardia, cacceranno Sam fuori e Max rimarrà dentro in colluttazione con uno di loro. Con Sam girate attorno al palazzo, verso sinistra e salite sul tetto dell’edificio usando la scala antincendio. Spostatevi verso la sbarra che tiene la bandiera pubblicitaria e noterete  un piccione che tiene un anello luccicante nel becco, salite sulla sbarra e provatelo a molestarlo, volerà via lasciando cadere il gioiello giusto ai piedi del primate a guardia del portone, che si distrarrà. Lasciate Sam in bilico sulla sbarra e prendete il controllo di Max che è sul punto di venire strozzato, usate il potere del teletrasporto e chiamate il telefono di Stinky che al momento si trova nella giacca di Sam, ecco due bei scimmioni sistemati per le feste! Tornate giù a raccogliere l’anello di fidanzamento ed entrate nel laboratorio, ecco uno scontrino strappato che Sam raccoglierà automaticamente. Parlate del Distabilizzatore a Momma Bosco e raccogliete il telecomando.

Andate sulla nave spaziale, chiacchierate un po’ con Gordon il cervello e poi cliccate sulla porta autorizzata solo ai mole men, convincete il cervellone ad aprirvela. Chiusi dentro e preso coscienza della trappola, usate i poteri di Max per andare da nonno Stinky. Noterete che il vecchio si è procurato ciò che vi serve: l’homing beacon! Dite a grandpa Stinky che adorate Skun-ka’pe e che volete entrare nel suo esercito, il vecchio sfotterà Max e inizierà un litigio. Uscite dalla discussione, Max rimarrà in colluttazione, usate il suo potere del teletrasporto (ricordate che chiunque vi sta toccando in quel momento, viaggerà con voi!) e chiamate il telefono della giovane Stinky che è rimasto nella camera caliente dentro la nave spaziale. Alla fine del siparietto, uscite fuori dalla camera, aprite lo sportello degli effetti personali e otterrete così l‘homing beacon. Adesso vi trovate in mano diversi indizi e grazie all’aiuto dei C.O.P.S. (i vari terminali che si trovano alla Desoto) potrete ricavarne fuori delle informazioni utili. Andate alla Desoto (solitamente la troverete vicino al telefono di Sybil), cliccateci, entrate nell’inventario e offrite il vecchio Scanner che avete ai C.O.P.S. A questo punto l’unità anti crimine sarà ufficialmente operativa! Cliccate sul nuovo acquisto e iniziate la scansione di due indizi, inserite nello scanner il cellulare di Stinky e il pezzo di scontrino strappato, troverete la locazione del Meesta Pizza dove si dovrebbe trovare lo scimmione alieno. Dirigetevi lì ed entrate in pizzeria, uscite e dirigetevi a destra sul retro. Noterete dei piccioni golosi di pizza e delle scatole vuote usate, posate il cellulare di Stinky in una di queste e attendete che il piccione se lo pappi. Usate il teletrasporto e vi  ritroverete sul tetto di Meesta Pizza dove scoprirete un altro indizio. Dirigetevi alla Desoto e usate il Crime-Tron, inserite la cartolina appena raccolta e l’anello luccicante: ecco una nuova location, presto correte lì! Sbirciate il futuro dei cassonetti d’immondizia sulla destra, aprite il tombino al centro della strada e aprite anche uno dei cassonetti di poco sopra per raccogliere una buccia di banana. Poggiatela sopra il coperchio del tombino per sbarazzarvi dello stupido guardiano. Entrate nel negozio per ottenere un nuovo indizio che porterete subito al Crime-Tron nella Desoto, usitelo in combinazione con lo scontrino strappato per trovare una nuova locazione: il negozio di giocattoli. Arrivati lì, scoprite il futuro di Sam e Sam e… finirete nei guai!
Eccoci tornati al principio, che poi sarebbe l’epilogo… più o meno. Parlate con Stinky e convincetela ad allearsi con Skun-ka’pe dicendole che lo stimate e che non è poi tanto male come individuo, in particolare fatele notare la Nave spaziale come punto di forza (scegliendo l’apposita voce nel dialogo). Una volta uscita e sedutasi sul trono, teletrasportatevi vicino a lei (chiamando il suo solito cellulare), convinti di sbarazzarvi del malvagio primate eh? Vi sbagliate di grosso. Dopo la sgradita sorpresa vi ritroverete nella Penal Zone con una bella bomba che ticchetta. Usiate il teletrasporto e selezionate il telefono di Stinky, vi ritroverete da Momma Bosco con l’agente Superball, completate tutti gli argomenti di dialogo. Raccogliete il Generatore (rift generator) dal tavolo e teletrasportatevi al cellulare di Sybil. Avrete bisogno di una grossa fonte di energia per attivare il rift generator sull’ufficio di Sam & Max. Dirigetevi verso il tombino e verrete attaccati dalla nave spaziale dello scimmione, cercate di evitare i suoi raggi e avvicinatevi alla roba accatastata di Sybil, non appena il puntatore del laser si bloccherà lì, spostatevi e verrà aperto un buco più grosso in cui cadrà tutta la roba della veggente. Usate i poteri di teletrasporto e dirigetevi nella metropolitana, ovviamente selezionando lo stesso cellulare di poco sopra. Entriate nel tunnel degli uomini talpa e parlate con i guardiani, procedete in fondo alla stanza, vedrete una caldaia e più avanti una presa a cui collegare il generatore. Al momento non c’è corrente quindi andiate verso muro dietro al forziere su cui noterete un cavo collegato, sganciatelo e collegatelo al baule prezioso. Adesso la presa avrà la corrente necessaria ad attivare il generatore di portali, quindi tornate nella nave spaziale e salite da Gordon il cervello che vi restituirà la vostra fida pistola. Provate ad appiccicare l‘homing beacon alle spalle del primate ma niente da fare, i due poliziotti chiederanno l’ultimo aiuto a Gordon il cervello che si sacrificherà per distrarre il malvagio. Adesso tornate sotto terra e attivate il rift generator, manca davvero poco adesso! Alzate la temperatura della caldaia e mostrate la racchetta che avete nell’inventario a Skun-ka’pe. Complimenti, avete salvato il mondo!
Forse.

Sviluppo PC e Console: una panoramica

Prima che inizi il flame, mi preme dire che in questo articolo non entrerò nel merito dell’eterna polemica “giochi console VS. giochi PC”, bensì vi racconterò qualche cosa sullo sviluppo per console confrontandolo con lo sviluppo per PC.

Ordinerò i pensieri per categorie.

MEMORIA

Come sappiamo, su PC abbiamo come minimo 2GB di memoria più la memoria video , mentre su console ne abbiamo un quantitativo decisamente inferiore: se consultiamo Wikipedia, scopriamo che le console next-gen hanno circa 512MB di RAM tra memoria video e memoria di sistema.

Sapendo questo, capiamo che l’approccio all’uso della memoria deve essere estremamente attento. Non solo: il modo in cui si tratta la memoria cambia completamente.

Per farvi un esempio: quando su PC si libera 1MB di memoria, non cambia praticamente niente, mentre su console è un quantitativo che viene accolto con gaudio e tripudio.

Inoltre il PC è una macchina dinamica, che potrebbe avere più o meno memoria, quindi un gioco potrebbe voler utilizzare quella memoria aggiuntiva. Nonostante questo, dovrà stare attento: il gioco non è l’unica applicazione che sta funzionando sul PC, quindi le risorse potrebbero essere già utilizzate in piccola o larga parte.

Su console questo problema non esiste: la memoria è una risorsa nota e possiamo utilizzarla come preferiamo.

Questo ovviamente cambia l’approccio: su console una soluzione conveniente è quella di utilizzare delle pool di memoria che allocano dei grossi blocchi per poi gestire le piccole allocazioni internamente, e queste pool possono essere fisse.

Su PC questa soluzione può funzionare, ma non sfrutterà il maggior quantitativo di memoria. Sarà quindi necessario avere un sistema che dimensiona le pool a seconda del sistema.

Inoltre, abbiamo il problema della frammentazione della memoria: siccome su PC la memoria potrebbe essere in qualunque stato, potrebbe succedere ad esempio che abbiamo 8GB di RAM di cui 4 liberi, ma il blocco più grosso è, poniamo, di 4MB. Se il gioco vuole allocare una pool da 16M, il sistema non troverà niente da usare e quindi utilizzerà la memoria virtuale, ossia l’hard disk.

A quel punto il nostro gioco inizierà a scattare orrendamente mentre l’hard disk verrà stressato.

Ci verrebbe da pensare che quindi su PC è meglio allocare la memoria in pezzi più piccoli, magari con l’allocatore standard. Questa soluzione comunque non va bene, poiché potrebbe aumentare ulteriormente la frammentazione in un ambiente in continuo mutamento: se una pool viene allocata in memoria, fintanto che è lì tutte le allocazioni saranno in memoria. Se invece uso l’allocatore standard, magari la prima allocazione va in memoria, poi va via e l’antivirus si prende quel pezzo. Poi ne arriva un’altra e finisce nella memoria virtuale. Capiamo che non vogliamo che questo accada: per quanto possibile vogliamo predicibilità nelle nostre azioni.

Per questo, nonostante tutto, su PC è comunque meglio usare delle pool la cui dimensione sappia adattarsi alla memoria fisica presente. Magari non automaticamente, ma semplicemente linkata alle varie impostazioni nelle opzioni (qualità della grafica, qualità dell’audio e così via).

L’utente cambierà le impostazioni in modo che il gioco vada bene sul suo PC. Oppure metterà tutto a manetta e quando tutto scatterà e laggherà sul suo Pentium 3 con 512MB di RAM, andrà sui forum gridando ai programmatori che non sanno ottimizzare.

CPU

Saltando l’ovvietà (ossia che i PC hanno tanti tipi di CPU mentre le console hanno lo stesso modello per tutta la loro vita), in genere i PC offrono dei set di istruzioni standard (altivec, MMX, SSE e così via). Le console, invece, hanno praticamente sempre delle CPU custom.

Non è che in realtà siano proprio custom, cioè costruite da zero apposta per la console: sono più che altro processori standard con istruzioni da altri modelli, con l’aggiunta magari di qualche istruzione aggiuntiva fatta apposta e una modifica alla memoria di cache.

Questa soluzione porta a scrivere codice per console in maniera molto più a basso livello rispetto a quello che si farebbe su PC.

Oltre a questo, il fatto che i processori per PC siano tutti diversi porta a scrivere codice in maniera “scolastica”, ossia pulita, ordinata e standard: sarà il compilatore a ottimizzare dove può. Su console, invece, l’avere una sola CPU significa che possiamo fare ottimizzazioni molto forti: ad esempio possiamo lavorare sull’eliminazione dei branch se essi sono un problema per quella CPU. Magari il compilatore avrà delle direttive speciali, che noi potremo usare abbondantemente  durante la stesura del nostro gioco. Questo porterà a codice di certo meno leggibile, ma nettamente più veloce per quella specifica CPU.

GRAFICA

Qui parlo di GPU e di memoria video. Scavalcando la questione “PC = tante schede, Console = una soluzione”, vale la stessa regola delle ottimizzazioni già vista per la CPU.

Oltre a questo, le console potrebbero offrire soluzioni impensabili nel mondo PC: ad esempio una soluzione che su PC dovrebbe essere eseguita su GPU, su console potrebbe essere conveniente farla su CPU. Pensiamo alla PS3 e le sue SPU.

La grafica è generalmente il punto su cui i giochi PC e console possono differenziarsi maggiormente, poiché i PC moderni (tipo Intel i7 con una scheda DX11, Win7 64bit con 8GB di RAM) sono nettamente più potenti delle console presenti al momento sul mercato.

Questo ovviamente impone dei problemi nel fare giochi multipiattaforma: fare una versione PC che utilizzi tutto il suo ben di Dio significa fare shader apposta, avere asset apposta e un’organizzazione della memoria apposta.

Questo impatta tutti gli stadi di produzione:

  • I grafici dovranno fare texture più grandi e modelli più dettagliati apposta per il PC;
  • I programmatori dovranno fare degli shader apposta, che su console potrebbero proprio non esistere (o potrebbero non essere shader);
  • Soluzioni “brute force” che su PC possono essere fatte senza particolari accorgimenti, su console potrebbero richiedere uno studio nettamente piu’ attento;
  • I tool dovranno gestire delle pipeline di conversione piuttosto differenti tra le varie versioni;
  • Gli screenshot andranno fatti dalle varie versioni per sottolineare le differenze. Allo stesso tempo non devono creare danno alle versioni meno spinte, poiché anche quelle versioni devono andare sul mercato;
  • Il marketing dovrà veicolare attentamente le informazioni delle varie versioni.

Capiamo facilmente che una versione PC dei giochi moderni che ne sfrutti appieno la potenza diventa un problema più che altro di costi.

AUDIO

Qui si entra in un campo incredibilmente variegato, forse ancora più  di quello della grafica.

La musica è un asset che può essere piuttosto pesante (per occupazione della memoria, per la decompressione e per il mix), per questo il suo trattamento può essere completamente diverso da macchina a macchina. Ad esempio, su Nintendo DS si usa molto il formato MOD (o XM), poiché consente una qualità eccellente con poca memoria usata e un basso costo computazionale per la decodifica. Purtroppo, ad oggi, è diventato un po’ difficile trovare persone che conoscano e sappiano usare i tracker (nonostante esistano programmi eccezionalmente moderni come Renoise).

Sulle console più potenti e sui PC, invece, non c’è problema nell’usare MP3 , OGG o qualunque formato di compressione che utilizzi modelli cocleari. Nonostante questo, potrebbero esserci delle situazioni (ad esempio per degli effetti sonori molto piccoli o particolari) in cui l’uso di WAV a 8 bit o a un basso sample rate potrebbe generare file più piccoli rispetto alle compressioni MP3, con la medesima qualità e senza il costo aggiuntivo della decompressione.

Tutti questi problemi, su PC, possono probabilmente essere del tutto ignorati (fintanto che l’audio non prende troppo tempo ad essere elaborato, caricato e decompresso), mentre su console sono un problema costante.

Direi che ho detto abbastanza per stimolare le vostre idee: per le domande vi lascio ai commenti.

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Analisi tematica di BioShock 2

Una delle più grosse assurdità di BioShock 2 è la fedeltà dei ricombinanti a Sofia Lamb, l’antagonista principale, e alla sua pseudo-religione. Nel primo BioShock, i simpatici tossici sempre a caccia di Adam, il liquido che le Sorelline estraggono dai cadaveri, erano il simbolo della decadenza dell’utopia di Ryan, il fallimento di un progetto che pur partendo da basi teoriche solide, non aveva tenuto conto della natura umana e dei rischi che un mondo come Rapture poteva produrre.

L’ego aveva preso il sopravvento, distruggendo l’individualità e creando dei mostri che vivevano in funzione soltanto delle loro dipendenze e desideri.

La follia aveva preso il sopravvento, inoculata nel sistema dagli stessi che dovevano garantirne l’ordine.

Non è chiaro, quindi, perché in BioShock 2 i ricombinanti siano diventati i fedeli della Lamb; ovvero: perché si sono trasformati nell’incarnazione del collettivismo basato sul pregiudizio religioso e sull’ignoranza che distrugge la sfera individuale annichilendola nella massa? Eppure si comportano e parlano esattamente nello stesso modo. Nascono nello stesso modo. Sono identici, le stesse maschere di allora… cambia soltanto il punto di vista. Come se lo stesso ente possa essere il risultato di due opposti integralismi.

Il problema che nasce, mi pare evidente, coinvolge l’intero gioco. Sacrificata la Rapture di Levine/Ryan alla necessità di produrre un seguito, la nuova Rapture sembra una fotocopia dell’originale ma finisce per non somigliarle che negli aspetti più superficiali. Non è un problema di diversa interpretazione dello stesso scenario, quanto di barbarizzazione dei contenuti, piegati e violentati per essere adattati all’inevitabile necessità di sfruttare ancora i soldi spesi per produrre il primo BioShock, senza la volontà (o la capacità) di riplasmarli.

Rapture è Ryan e senza Ryan diventa solo un riflesso, un parco giochi, una Venezia costruita nel deserto per fare contenti i turisti ma di cui un osservatore accorto nota subito l’abominevole assenza di vissuto celata dietro il caos e i lustrini. La Rapture di BioShock 2 è la Rapture di BioShock privata della vitalità creativa dell’originale, ovvero è una celebrazione vuota di un involucro abbandonato dal bruco ormai diventato farfalla. Insomma, ci troviamo di fronte a un pessimo attore che basa tutta la sua imitazione sul trucco. La Lamb è un’abusiva, un’infiltrata in un sogno che non è suo. L’assenza del sognatore è letale perché il sogno si sgretola subito.

L’idea da cui nasce BioShock 2 non ha niente a che fare con l’ispirazione: è puro calcolo industriale: al giocatore sono piaciuti Bid Daddy e Sorelline? Diamogliene a iosa! Moltiplichiamoli, riempiamone lo schermo, anzi, trasformiamolo in uno di loro. Il resto è niente, e la coerenza dei contenuti può andare a farsi benedire. Probabilmente è da questo che è dipeso il disagio indistinto che buona parte della critica ha provato giocandoci, disagio che non nasce dal deja-vu in sé, quanto dalla trasformazione in retorica della visione originale. Il livello ambientato nel parco giochi di Ryan è il più indicativo in tal senso, perché non fa che ripetere i temi visti nel primo episodio, accorpandoli e privandoli di peso.

La stessa immagine, ma leggermente modificata per cercare di renderla altrettanto profonda. Peccato che il fallimento sia evidente e che, se è possibile attribuire un difetto a BioShock 2, è proprio l’incapacità di riprodurre la stessa empatia tra il giocatore e l’ambiente, proprio in virtù del fallimento della rappresentazione. Non c’è niente nella Rapture della Lamb che sia alternativo alla Rapture di Ryan, e allora che senso ha innestare la sua visione sulla precedente?

L’unica cosa azzeccata è che Ryan per tutto il gioco, nei suoi diari audio non nasconde di considerare la Lamb una parassita… come dargli torto?